Ferrara, poco prima delle sei di mattina. Federico cammina allegro dopo una bella serata con gli amici a sentire musica reggae. Davanti al cancello del galoppatoio, pochi minuti dopo, è riverso, ammanettato. Morto. Una madre e un padre, davanti al suo letto vuoto, chiedono giustizia. E per ora la ottengono
Ferrara, 2/1/2006
“Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…” (da qui)
Se in quel momento, il 2 gennaio 2006, a Ferrara, una donna non avesse avuto il coraggio di aprire una finestra sul proprio dolore, se non avesse cominciato a digitare sulla tastiera il nome di suo figlio per raccontarne la tragica ed incomprensibile morte, se dall’isolamento della sua stanza non avesse implicitamente lanciato un SOS alla rete, forse oggi il nome di Federico Aldrovandi non ci sarebbe divenuto familiare. Se sua madre, Patrizia Moretti, quel giorno fosse rimasta in silenzio, se avesse abbandonato l’idea di aprire quel blog probabilmente oggi non verrebbe da chiedersi come sia possibile, in un Paese democratico come dovrebbe essere il nostro, che q
uattro uomini possano indossare con tanta leggerezza una divisa e, al contempo, restare coinvolti in una vicenda così cruenta vestendo pure i panni dei principali responsabili della stessa.
COME UN GIOCO – Colpevoli di “eccesso colposo nell’omicidio colposo”. Questa la sentenza con cui il tribunale di Ferrara, il 6 luglio, si è pronunciata nei confronti di Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri, Enzo Pontani. Sono stati condannati solo a 3 anni e 6 mesi, pena che non sconteranno nemmeno, a quanto pare, per via dell’indulto. Ma mentre il popolo della rete si scalda perché i giudici sembrano esser stati tutti clementi, perché gli agenti sono ancora al lavoro, perché uno di loro in questi giorni è addirittura di servizio al G8 all’Aquila, dai genitori di Federico arriva una lezione di correttezza e di umanità. Scrive Lino, suo padre, sul blog: “Il sistema processuale italiano, a garanzia della libertà dei cittadini, prevede che ogni sentenza sia sottoposta ad appello e poi a ricorso per cassazione ma sono convinto che le basi per quel minimo di giustizia e di rispetto che ti dobbiamo, sono state finalmente poste“. Patrizia, invece, ripresa dalle telecamere dello staff di Beppe Grillo subito dopo la sentenza, dice: “Ho sentito condanna, il tempo non so, non riesco a giudicarlo, l’importante è che questo tribunale abbia sancito la condanna, il tempo non riesco a giudicarlo. Pura ferocia, non ci hanno fornito nessuna spiegazione, se non la pura ferocia degli indagati”. Appare finalmente felice, ma stanca, tanto. Rilassata ma vulnerabile. Per la prima volta. Sembra essersi finalmente lasciata andare. Negli ultimi tre anni, che per lei sono stati di dura e costante lotta alla ricerca della verità, ogni volta che si vedeva in video, sembrava indossasse una sorta di maschera di imperturbabilità.
MAI UNA LACRIMA – Questa madre coraggio appariva forte, risoluta, lucida, decisa, mai aggressiva. Mai ho sentito nelle sue parole e mai ho scorto nel suo sguardo anche solo un sottile lume di una spietata voglia di vendetta. Nemmeno ora. Non era vendicarsi nei confronti degli agenti che le interessava, il suo obiettivo non era quello di vederli marcire in prigione. Ora più che mai si capisce il senso della battaglia sua, di suo marito e delle persone che le stavano affianco: Verità, giustizia e dignità per Federico. E ci sono riusciti. Federico non è morto perché era drogato, perché si era fatto del male da solo. Nulla di tutto questo. E’ stato malmenato. Lo dicono le prove, lo dicono i testimoni. Era il suo stesso sospetto, quello che trapelava sul suo blog quel due gennaio 2006, dalle sue parole, che per fortuna, erano state prontamente raccolte da qualcuno. Si legge nei commenti a quel primo post (qualcuno si era permesso di postare la storia su indymedia. Era già il nove gennaio e i media non davano credito a quella che a “molti poteva sembrare una bufala una di quella che girano sul web”. A ribadirlo Alessio Spataro ai microfoni di Radio Onda Rossa. Il 17 luglio, giorno in cui Federico avrebbe dovuto compiere 22 anni, presenterà a Ferrara il libro a fumetti “La zona del Silenzio” scritto insieme a Francesco Checchino Antonini. Vi sarà noto anche questo nome, immagino. È infatti quello del giornalista il cui articolo, pubblicato l’11 gennaio 2005 su liberazione, finalmente accendeva i riflettori sulla vicenda di Federico. Le sue parole fecero rapidamente il giro del web. “Un post al giorno finché giustizia non sarà fatta”, questo era il nome dell’iniziativa cui si poteva aderire. Sembrava necessaria, dal momento che nonostante il lavoro di Checchino Antonini, le altre testate nazionali sembravano restie a prestarle la giusta attenzione.
NEL NOME DELLA GIUSTIZIA – Nel frattempo si era già costituito il comitato Verità p
er Aldrovandi e Patrizia, già stata intervistata da Arcoiristv, che aveva doviziosamente documentato la sua storia, si preparava a partecipare a qualche trasmissione televisiva. Checchino Antonini era già con lei, anche in quelle occasioni. Non l’aveva abbandonata. Non l’ha mai fatto, in tutti questi anni. “All’epoca scoprimmo la vicenda sulla newswire di indymedia, qualche ora dopo ero a colloquio con patrizia in un caffé di Ferrara. Per tre anni e mezzo sono andato e venuto da quella città per seguire ogni passo della faticosa controinchiesta. In questi anni Lino e Patrizia mi hanno trattato come un fratello e io ho cercato di essere all’altezza del loro affetto.” Ci racconta così, contattato via facebook, il suo rapporto esclusivo con quella madre coraggio, con quella famiglia che non ha mai smesso di cercare di capire cosa era successo davvero quel venticinque settembre 2005, all’alba. Cosa hai provato dopo la sentenza? Gli ho chiesto. “Da lunedì sera mi sento certamente meglio: c’è un’aula di giustizia dove le polizie non sono al di sopra della legge. L’amarezza per il non ritorno di Federico è comunque più forte di ogni altra sensazione. Abbiamo pianto tutti quella sera, poi ci siamo riscandalizzati perché lo stesso agente che si vantava al telefono di averlo “bastonato di brutto per mezz’ora” (la registrazione è stata ascoltata in aula) ha detto che avrebbe continuato a dormire tranquillo. Un altro sta aspettando i ragazzi come Federico al G8 dell’Aquila. E non è finita qui. Ci sarà l’appello, come doveroso per una giustizia garantista. Ma il blocco di potere che s’è schierato in difesa dei quattro imputati agirà ancora. Lo Stato difficilmente processa se stesso“.




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Si può morire così, a vent’anni, senza motivo e senza senso. “giustizia” forse sarà fatta, ma il mio pensiero va a Lino e Patrizia, e quel letto vuoto. E tutto continua a sembrarmi profondamente ingiusto.
Molto bello.
C.
è un po’ una storia che somiglia a quella di Sandri, anche se questa è più clamorosa perché non c’è nemmeno la scusa che siano ultras. Condivido quanto scritto qui
http://2909.splinder.com/post/20918488/33+mesi+di+condanna+per+omicid
nessuno sa quali sono le pene minime e massime per “eccesso colposo di omicidio colposto”?
Perché solo sapendo entro quali limiti (inferiore e superiore) di condanna si possono muovere i giudici, si può emettere un giudizio sulla congruità dei 3 anni e sei mesi comminati.
Voglio dire: se per l’eccesso colposo la pena non si potesse andare oltre i 42 mesi, allora è già stato dato il massimo previsto dall’ordinamento italiano.
il problema sta proprio qui, rado.
nelle norme del codice penale che si è scelto di applicare.
si è stabilito di fatto che un poliziotto che uccide lo fa in adempimento del dovere, anche quando uccida un inerme innocente di 18 anni.
questi sono gli articoli:
51 codice penale:
Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere.
L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità.
Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.
Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo.
Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine.
55 codice penale:
Eccesso colposo.
Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.
589 codice penale:
Omicidio colposo.
Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.
Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto e’ commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:
1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni;
2) soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici.
quindi il massimo era 5 anni.
(ho preso in considerazione l’articolo 51 perché spero bene che per il giudice non fossero più opportuni quelli sulla legittima difesa, l’uso legittimo delle armi e lo stato di necessità…sarebbe ancora peggio)
“Lo Stato difficilmente processa se stesso”
Ecco questo è il succo di tutto, ma proprio tutto quello che succede in Italia!
Non so quanto sia la pena massima per un pestaggio a morte, ma secondo me ci dovrebbe essere un aggravante per le forze dell’ordine, che in quanto tali, dovrebbero fare del bene e non abbusare della loro posizione per ammazzare un pischello.
Inoltre sti quattro assasini non sono nenache stati radiati e da quello che capisco neanche sospsesi in via cautelare.
Ultima provocazione… se 4 ragazzi avessero pestato a morte un poliziotto che sarebbe successo mediaticamente e penalmente?
L’indulto non doveva scattare soltanto per pene residue inferiori a due anni?
Grazie Luigi: quindi i 3 anni e mezzo non solo rientrano nei limiti dell’attuale ordinamento (ma su questo non è che avessi molti dubbi) ma addirittura sono più verso il massimo che non verso il minimo (6 mesi). Mettici le attenuanti (presumo si tratti di persone incensurate) quindi mi viene da pensare che con queste norme la pena massima realmente comminabile non si discosti molto da quella attualmente inflitta. Alla fine i 3 anni e mezzo sono 1 anno e mezzo meno del massimo e 3 anni più del minimo.
Tetsuo: purtroppo vado a memoria, e la cosa mi dispiace perché amo essere preciso nei riferimenti, ma qui a Padova sono già accaduti pestaggi (dove non erano coinvolte forze dell’ordine ad onor del vero) “simili” a questo caso: nel primo caso un elemento di estrema sinistra è stato pestato da un gruppo di estrema destra, nel secondo caso il contrario. Nel primo caso ci è scappato il morto, nel secondo quasi. In entrambi i casi i colpevoli hanno avuto pene “lievi” (in senso assoluto), forse anche meno dei 3 anni di cui sopra: ti lascia immaginare le reazioni uguali e contrarie. Viene quindi da pensare (almeno a me) che è un problema di pene e norme, più che di sentenze.
Falkenberg: che io sappia (nel senso che non è la prima volta che lo vedo scritto) i tre anni sono uno sconto che viene applicato a chiunque rientri nella casistica dell’indulto, anche se è stato condannato dopo.
Caso Aldrovandi: finché giustizia non sarà fatta…
Ci sarà l’appello, come doveroso per una giustizia garantista. Ma il blocco di potere che s’è schierato in difesa dei quattro imputati agirà ancora. Lo Stato difficilmente processa se stesso“….
“qui a Padova sono già accaduti pestaggi (dove non erano coinvolte forze dell’ordine ad onor del vero) “simili” a questo caso”
Be io intendevo proprio a parti invertite, cioè che 4 ragazzi pestassero a morte un polizziotto.
Si sarebbe scatenato un circo mediatico da fine del mondo e sicuramente si sarebbero richieste pene massime…
Ma poi l’indulto non era escluso per i casi di omicidio?
Rimango dell’idea che 5 anni per omicidio colposo sono pochi (in ogni caso non solo in questo) e che i poliziotti andrebbero radiati dopo questa condanna od almeno sospesi in via cautelare… invece uno fa servizio al G8.
Il tuo articolo, Gloria, da cui si recepisce tanta sensibilità, mi ha fatto ricordare, purtroppo, alcuni scritti di Noberto Bobbio:
infatti scrive:”
“La definizione dello Stato che ricorre continuamente è quella secondo cui lo Stato è il detentore del monopolio della forza legittima, forza necessaria perché la maggior parte dei cittadini non è virtuosa, ma viziosa. Ecco perché lo Stato ha bisogno della forza; questa è la mia concezione della politica. È una categoria della politica diversa da quella che ritiene di poter parlare di Stati fondati sulla virtù dei cittadini. Ti ho detto, la virtù era l’ideale giacobino. La ragione per cui ci sono gli Stati, repubbliche comprese, è quella di tenere a freno i cittadini viziosi, che sono la maggior parte. Nessuno Stato reale si regge sulla virtù dei cittadini, ma è regolato da una costituzione scritta o non scritta, che stabilisce regole per la loro condotta, proprio col presupposto che i cittadini non siano generalmente virtuosi.”
Noto che in alcuni commenti, ci sono anche delle lezioni di Diritto e Procedura penale!….basta non se ne può più…mi bastano i libri!!
Trovo scandaloso che la giustizia (se cosi la si può chiamare)dia una condanna cosi breve a chi dovrebbe essere il buon esempio per i cittadini.Sono fermamente convinta che lassù esista l’onnipotente che ;si è buono, ma ricordiamoci che è giusto.Quindi la sua condanna non credo sarà cosi breve per la tanta cattiveria e inumanità che i lor signori poliziotti hanno in corpo.
Un abbraccio forte va a Patrizia e Lino continuate a guardare lassù il vostro Federico vi guarda e continua ad amarvi.
“Be io intendevo proprio a parti invertite, cioè che 4 ragazzi pestassero a morte un polizziotto.
Si sarebbe scatenato un circo mediatico da fine del mondo e sicuramente si sarebbero richieste pene massime…”
Anche nei casi da me citati si era scatenato il circo mediatico, e un pestaggio è sempre un pestaggio, chiunque ne sia l’autore e la vittima. A meno che non si vogliano legislazioni diverse a seconda dell’identità dei soggetti attivi e passivi…
Sto semplificando, chiarisco
“Ma poi l’indulto non era escluso per i casi di omicidio?”
Non lo so: forse – forse – solo per gli omicidi volontari, ma non mi va di avventurarmi in ipotesi su ipotesi, senza dati certi.
“Rimango dell’idea che 5 anni per omicidio colposo sono pochi (in ogni caso non solo in questo) e che i poliziotti andrebbero radiati dopo questa condanna od almeno sospesi in via cautelare… invece uno fa servizio al G8.”
Se li ritieni pochi, come avevo detto, è un problema di norma, e non di sentenza. Probabilmente le pene sono tarate sulle altri fattispecie di omicidio. Ad esempio: si presume che un omicidio volontario debba essere punito più severamente di uno colposo, per cui se si innalzassero le pene del secondo conseguentemente bisogna procedere a riformulare le pene del primo.
“Noto che in alcuni commenti, ci sono anche delle lezioni di Diritto e Procedura penale!….basta non se ne può più…mi bastano i libri!!”
comprendo il tono in cui è stata scritta la frase, ma occhio che più di qualcuno – non in questa sede – ragiona in questa maniera: “non so nulla di diritto, secondo me la pena dovrebbe essere questa, se non è questa allora grido allo scandalo!”. Riassunto in termini brutali: “m’invento la norma, pretendo che sia applicata e protesto se non viene fatto”.
In realtà, come è stato fatto qui, bisogna partire da: “questa è la norma, in base a questa giudico quanto fatto, e se ritengo che non ci sia giustizia è la norma che è da cambiare”.
Fermo restando che ogni cambiamento varrà solo per altri casi simili (se mai dovessero avvenire) futuri.
Non capisco perché quattro agenti armati di manganelli che pestano a morte un ragazzino disarmato sia “eccesso colposo nell’omicidio colposo” anziché “omicidio preterintenzionale”. Non mi intendo di diritto, però pensavo che l’omicidio colposo è quando uno sbadatamente uccide qualcun altro, non quando gli spezza le ossa a bastonate in condizioni di ampia superiorità numerica. Immagino non esista l’aggravante della vigliaccata, comunque.
Quesito che mi sono posto anch’io. L’unica risposta che mi sono dato (essendo nelle tue stesse condizioni) è che col preterintenzionale si presuppone la volontà di compiere comunque un reato meno grave, che dovrebbe mancare nel colposo.
Il che può darsi, però picchiare un ragazzino dovrebbe già essere di per sé un reato, anche se non muore.
14 anni di pena per l’agente Luigi Spaccarotella indagato per omicidio colposo per aver ucciso Gabriele Sandri sono stati chiesti stamane dal Pm Luigi Ledda.
quindi la pena poteva essere più alta?
Paolo, infatti la norma riportata da Luigi prevede massimo 15 anni colle aggravanti per l’omicidio colposo.
questa storia ha davvero dei contorni inverosimili, dal principio (un ragazzo che muore durante un controllo di polizia che sembra essersi trasformato in una mattanza) alla fine: una sentenza che lascia perplessi.
Anche l’ergastolo, però, non avrebbe riportato Federico in vita. Secondo me, quantomeno per la madre (le parole del padre a fine del processo sono più dure) era soprattutto importante difendere la dignità di suo figlio, proteggerne l’immagine, anche quella delmomento della morte. Se Federico non è più con noi, insomma, non è perché era un tossico autolesionista, idea che taluni avrebbero voluto far passare ma perché qualcuno gli ha fatto del male gratuiramente.
Certo però, fa strano pensare, questo per quanto mi riguarda, che ci siano 4 divise capaci di tanta ferocia ancora in giro a rappresentare lo Stato italiano. E se uno sbaglia una volta, non è detto che non possa ripetersi ancora
Purtroppo come si dice la giustizia non è di questo mondo. Io l’ho seguito ieri a chi l’ha visto. E’ vergognoso, a Napoli uno ha rubato un pacco di biscotti era recidivo è vero, ma lo hanno condannato a tre anni. La notizia è nella cronaca di Libero.
sì, letta letta. Penso che venga un po’ a tutti di fare lo stesso paragone che hai fatto tu Alberto. La giustizia non è di questo mondo
“Certo però, fa strano pensare, questo per quanto mi riguarda, che ci siano 4 divise capaci di tanta ferocia ancora in giro a rappresentare lo Stato italiano. E se uno sbaglia una volta, non è detto che non possa ripetersi ancora”
http://www.youtube.com/watch?v=4WYB0CVe8Vo
Ciao ragazzi, come sempre siete molto attenti, Vi ringrazio vivamente di aver fatto mensione della mia iniziativa ” UN POST AL GIORNO FINCHE GIUSTIZIA NON SARA’ FATTA” a favore di Federico Aldrovandi, una parte di questa è arrivata con una modesta SENTENZA,la quale non placa i cuori e il DOLORE IMMENSO. Io non mi ritengo soddisfatto,la VERA GIUSTIZIA E’BEN ALTRA COSA.
Un abbraccio ed un sorriso
Roby Bern
Alberto, guarda che i tre anni non erano per la recidiva, ma perché aveva usufruito del condono e rubando i wafer ha dimostrato “di non meritarselo”.
D’altronde quando fu varato il provvedimento del condono, si era ben detto che chi veniva ribeccato colle mani del sacco sarebbe stato colpito più duramente.
è rimasto un pezzo nella tastiera:
Questo sono le mie riflessioni sulla scorta di quanto ho letto. Non è un giudizio tecnico
Quello che più mi ha fatto pensare è: cosa sarebbe successo senza la costanza di Patrizia?
Al di là dei “pasticci giudiziari” tanto assurdi e sfortunatamente così comuni in Italia, non mi capacito del fatto che qualcuno in divisa possa pestare a morte una persona stesa a terra ed ammanetatta, è semplicemente un abuso, questo è l’aspetto più inverosimile insieme al vanto di quanto fatto, senza una piccola ombra di pentimento.
Purtroppo nei prossimi gradi di giudizio finirà come tristemente predetto:
“Lo stato difficilmente processa se stesso”
Ma lo stato siamo noi, almeno per la Costituzione, e dovrebbe tutelarci.
“Ma lo stato siamo noi, almeno per la Costituzione, e dovrebbe tutelarci.”
La costituzione non ha impedito a Federico Aldrovandi d’essere battuto a morte da chi, pagato anche dalle tasse dei suoi genitori, avrebbe dovuto tutelarlo e garantire la sua incolumità.
Secondo la “teoria” dello stato di diritto.
Il problema è che la costituzione fa parte appunto della teoria dello stato di diritto, mentre le forze dell’ordine fan parte della realtà dei rapporti di forza che in ogni “democrazia”, ma ancor più nella nostra, determinano giorno per giorno la costituzione reale degli ambiti sociopolitici entro i quali tutti noi ci moviamo.
La verità dei fatti qual è? E’ molto semplice…
Un tizio qualsiasi torna “fatto” da una serata e fa casino.
La classica vecchia del cazzo alla finestra chiama gli sbirri che accorrono, lo menano e lo ammazzano. Per sbaglio, certo, ma lo ammazzano.
Sta tutto qua.
La tua costituzione sta tutta qua.
Sarei potuto essere al suo posto? Innumerevoli volte.
Allora la questione qual è?
Si tratta della verità giuridica che riguarda Federico o si tratta di tutti coloro che, tornando “fatti” da una serata qualsiasi, rischiano di essere ammazzati da un “eccesso colposo di omicidio colposo”?
La prima, come abbiamo detto, è una verità giuridica.
Ovvero sistemica.
E’ chiaro che il potere non processa se stesso.
La seconda è terreno di conquista. E’ azione.
All’inizio degli anni settanta un poliziotto a capo di un ufficio responsabile della morte di un innocente venne ucciso.
La magistratura decretò l’estraneità ai fatti del commissario Calabresi.
Ma la costituzione reale del paese ne decretò la colpevolezza e la conseguente condanna a morte.
Che tu stia dalla parte di Aldrovandi o di Calabresi non importa.
L’importante è che tu ti renda conto del fatto che la costituzione è sempre la stessa, anche se i risultati cambiano.
@z
circa la costituzione ho usato il condizionale, la “mia” costituzione …
A Paolo:
“14 anni di pena per l’agente Luigi Spaccarotella indagato per omicidio colposo per aver ucciso Gabriele Sandri sono stati chiesti stamane dal Pm Luigi Ledda.
quindi la pena poteva essere più alta?”
Secondo il corriere l’accusa formulata è omicidio volontario, per cui non si possono fare paragoni.
“Quello che più mi ha fatto pensare è: cosa sarebbe successo senza la costanza di Patrizia?”
Probabilmente nulla, e il ragazzo morto sarebbe passato per un balordo che se l’è cercata.
Allo stesso modo viene da pensare che la pena esemplare per Spaccarotella sia stata strumentale a prevenire ritorsioni degli ultras.
[...] starci, è logico, visti i precedenti. Così come può succedere quello che è successo nel caso di Federico Aldovrandi, dove “l’eccesso colposo di omicidio colposo” ha portato 3 anni e mezzo di [...]