Parmigianino, ambientalismo e animalismo ante-litteram?

09/07/2009 - Un altro grande artista del rinascimento italiano, che nella sua sterminata e splendida produzione mostra una particolare sensibilità per la natura e per gli “amici animali” Storie dell’arte, per imparare ad amare non solo l’opera che si guarda ma, soprattutto,

     
 

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Un altro grande artista del rinascimento italiano, che nella sua sterminata e splendida produzione mostra una particolare sensibilità per la natura e per gli “amici animali”

Storie dell’arte, per imparare ad amare non solo l’opera che si guarda ma, soprattutto, quello che c’è dietro

“Tosto che ebbe la penna in mano per imparare a scrivere, cominciò, spinto dalla natura che l’avea fatto nascere al disegno, a far cose in quello maravigliose”, così Giorgio Vasari (Vite, 1568, V) distilla in un pensiero la maestria grafica di Francesco Mazzola detto il Parmigianino, il più originale e prolifico rappresentante della prima “maniera” post-raffaellesca, quella della generazione di Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Giulio Romano, Perin del Vaga. Un artista immenso e raffinato,  educato nelle eleganze coloristiche veneziane importate a Parma dal padre Filippo, allievo di Giovanni Bellini e sensibile al linguaggio figurativo di Alvise Vivarini. Un anticonformismo, quello di Francesco, coltivato a Parma, crocevia di spunti nordici, sensualità correggesche, echi bolognesi; una ricchezza di produzione grafica, la sua, nutrita ed arricchita attraverso lo studio del Raffaello romano, da cui trasse una fervida inventiva e una geniale capacità disegnativa. Un’ eccentricità sottolineata dai suoi “ghiribizzi di congelare mercurio” (Vasari, 1568), una passione alchemica che, secondo la storiografia, lo avrebbe condotto prematuramente alla morte.

LA SENSIBILITA’ PER LA NATURA – Dallo sterminato corpus grafico di Parmigianino, emergono in trasparenza alcuni aspetti familiari, intimistici quasi colloquiali, che rivelano un artista dotato di una cultura e sensibilità straordinaria per l’ambiente circostante, per la natura e gli animali. Lo testimoniano alcuni fogli dove sono rappresentati, con estremo naturalismo, rapaci, capre (Londra, British Museum), crostacei ed elementi fitomorfi da “wunderkammer”. Un disegno (Londra, British Museum) colpisce per l’immediatezza della resa, un autoritratto di Francesco mentre abbraccia e tiene per le zampe davanti, in piedi, una cagnetta gravida, la sua fedele amica in attesa dei cuccioli che il Parmigianino ritrae in un’altra prova grafica (Windsor Castle, Royal Library), teneramente assopiti sotto lo sguardo vigile della madre. Affiora dal foglio londinese, collocato cronologicamente entro l’ultimo decennio di vita dell’artista, una estrema raffinatezza di tratto ottenuto a penna ed inchiostro bruno, steso delicatamente e incrociato per suggerire le ombre; Francesco è seduto in una posa poco convenzionale, quindi non uno studio preparatorio di un dipinto, bensì un disegno iconograficamente inconsueto, destinato forse ad essere riposto tra i ricordi più privati. La nota più spontanea è rappresentata dalla maniera in cui i personaggi effigiati volgono lo sguardo verso l’esterno, come colti da un’improvvisa distrazione proveniente dall’ambiente circostante. Un’immagine destinata a catturare immediatamente l’attenzione dell’osservatore rinascimentale, un soggetto ispirato dalla vita quotidiana, definito impropriamente di genere,  che in Italia non trova stretti precedenti se non in un disegno di Polidoro da Caravaggio, allievo di Raffello e, fuor di penisola, in alcune stampe nordiche, tra cui alcune sortite dal bulino del Maestro del Libro di Casa e di Albrecht Dürer. Né i più immediati eredi emiliani del Parmigianino, Jacopo Bertoja, Bertoli, i Mazzola Bedoli, Jan Soens e Giorgio Gandini del Grano, gran copisti del maestro, esplorarono le possibilità insite nel soggetto, segnale tangibile di un’originalità destinata alla fruizione privata.

PROTAGONISTE FEMMINILI – La passione del Mazzola per i cani, probabilmente suoi, affiora in filigrana anche da altri disegni; gustosissimo ed originale quello conservato a Parigi (Louvre, Départements des Arts Graphiques) in cui l’estro del genio fissa sulla carta un giovane in movimento, avvitato su sé stesso mentre con una mano delicatamente poggiata sul capo, tenta di fermare un cane che, in una pulsione densa di erotismo, si aggrappa inequivocabilmente al polpaccio, mimando l’accoppiamento. Nella medesima collezione ritroviamo un cane maschio della stessa razza del precedente, inquadrato da tergo, mentre si accinge ad annusare per terra, oppure punta qualche insetto. Convince in questo disegno la freschezza con cui la penna schizza le fattezze dell’esemplare, ne definisce sommariamente le asperità anatomiche e il movimento, tratto dall’osservazione naturale, il mezzo grafico impugnato nell’attimo in cui l’amico a quattro zampe gironzola attorno al maestro. La Testa di cane, sempre parigina, è sicuramente funzionale allo studio preparatorio per la Sala di Diana e Atteone, il capolavoro affrescato dal Parmigianino nella Rocca Sanvitale di Fontanellato poco prima della partenza per Roma, basato sulle Metamorfosi di Ovidio. Si coglie, tra le pieghe degli affreschi, la relazione che intercorre con la Camera della Badessa Giovanna in San Paolo a Parma: da una parte c’è il trentenne Antonio Allegri, detto Correggio che, nel 1519, decora la Camera di Giovanna da Piacenza, badessa del Convento di San Paolo, dall’altra c’è il ventenne Francesco Mazzola detto Parmigianino che arriva a Fontanellato nel 1523 dove nella magnifica Rocca Sanvitale circondata dall’acqua, il conte Galeazzo l’ha chiamato a decorare la piccola Saletta omaggio per la consorte Paola Gonzaga. Ad unire due signore rinascimentali, Paola e Giovanna, è una terza donna, anzi una dea: Diana cacciatrice, simbolo di una femminilità particolare, che ricorre nella decorazione di entrambe le stanze. Si inserisce poi tra le protagoniste femminili la ricorrenza della cagna femmina, posta in una lunetta laterale, che mostra stringenti somiglianze con quella tenuta in piedi nel disegno londinese e in quello di Windsor.

L’AMORE PER GLI ANIMALI - La grazia elegante e raffinata che emerge dalla produzione artistica del Mazzola, si riflette nella vita privata, nella cultura e nel rispetto per il mondo animale, nell’amore e nel colloquio con il paesaggio di cui divenne uno degli interpreti più straordinari del suo tempo. Un discorso che si inserisce nel poco esplorato rapporto tra l’uomo del Rinascimento e il mondo animale, un rapporto basato, come tramandano le testimonianze medioevali, sulla funzionalità lavorativa dei cani, in cui l’uomo ha imparato a sfruttarne la caratteristiche innate. Conosciamo la vasta diffusione di serragli appartenuti ai principali signori italiani, in cui abbondavano le specie esotiche, rare, rappresentate persino da elefanti, notissimo l’episodio di Annone, l’elefante bianco di Leone X, che si ammalò di una gravissima forma di angina e morì agli inizi di giugno del 1516. Storie di animali e padroni affezionati, ma sempre padroni despoti, padroni in possesso di potere decisionale su tutto ciò che viveva nei confini delle loro terre, esseri umani e animali compresi. Forse Parmigianino si discostò da tale assioma, forse guardò gli animali con occhi diversi, ma noi, uomini di oggi, del 2009, in preda al delirio di onnipotenza, non conosciamo la storia e le storie del passato, ne ignoriamo le sfumature, i processi di sviluppo, così, attraverso un neo-imbarbarimento, ci sentiamo signori delle persone e delle cose che vivono tra le mura domestiche, disponiamo della loro vita e, per soddisfare magari un capriccio, regaliamo un cucciolo per Natale, salvo poi abbandonarlo alle prime avvisaglie di ferie, con un atto delinquenziale senza pari, un’aridità dell’anima di chi non conosce le storie dell’arte, la storia e le storie tout-court.

     
 

6 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    “cani e padroni di cani”, (cit.) :D

  2. gloria scrive:

    sei bravissimo.

  3. Comicomix scrive:

    Confermo. MI è piaciuto molto l’articolo. Da assoluto ignorante di storia dell’arte quale sono.

    C.

  4. cordapazza scrive:

    interessante! pregusto fiduciosa qualcosina sul Pontormo, Rosso Fiorentino, quella zona là:-)

  5. Amaranta scrive:

    Ciao Vicky, e non c’è due senza tre… :)

  6. Vicky scrive:

    Grazie a tutti, sono lieto che vi sia piaciuto.
    Si, Cordapazza, il prossimo tratta del Pontormo eretico ( e quindi politico) ;-)

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