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Esteridi Abramo Rincoln (Abr)
pubblicato il 8 luglio 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’occupante della casa Banca sarà anche cambiato, ma la lista degli errori economici e non solo di Obama è lunga – e continua a crescere.

Controcorrente è la rubrica periodica – piaccia o meno – di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Può causare allergie, sonnolenza e dare assuefazione.

Se posso dire, personalmente Barack Obama mi sta simpatico. Affinità elettive: alto e snello non grande e grosso “tutto carne e patate” all’americana, giovanile, mancino, diretto e dall’oratoria coinvolgente senza arrivare agli eccessi del gospel passionale, in control (non è un “testa calda”). Un sangue misto – lo siamo tutti – cosa che però non gli barack obama Titanic Obamaimpedisce una precisa ed esplicita scelta di campo identitaria priva di infingimenti: il Nostro è autore di ben due autobiografie prima di compiere quarant’anni (forse un record), che narrano i perchè e i percorsi della sua adesione culturale totale alla propria metà “black”, nonostante l’origine della stessa (il padre keniota) l’avesse materialmente e moralmente abbandonato alla sua metà white (la madre e la nonna che l’hanno allevato). Simpatia e affinità personali sin qui forti, che si interrompono sul piano delle idee dal Nostro sviluppate. Il perchè è grossolanamente presto detto: al nostro “half blood prince” è totalmente americano malgrado la genetica (e forse anche malgrado l’anagrafe vera), gli manca totalmente la contezza diretta dei disastri provocati dall’approccio socialista e socialdemocratico che possediamo in Europa. Tale affermazione si basa sul suo FARE nel terreno del recovery economico, la prova più impegnativa che il Presidente della prima democrazia compiuta si trovi ad affrontare, ma si fonda anche su considerazioni derivanti dal suo agire su piani più “sottili” ma non meno importanti, sull’evoluzione dei costumi e dei comportamenti americani. Esaminiamo i due aspetti nell’ordine.

NEWS – La notizia fresca da cui si parte sono i dati sull’occupazione statunistense di giugno: altri 467.000 posti di lavoro bruciati e tasso di disoccupazione schizzato al 9,5%, il più alto da decenni. Se fossimo in Europa si direbbe beh, date le premesse cosa ci si aspettava… E invece no: l’Amministrazione e il Congresso in mani Dems. si sono convinte e hanno convinto tutti, Europidi progressisti inclusi, a investire su bail out e stimulus package un valore complessivo superiore a ONE TRILLION DOLLAR (un numero con dodici zeri che in italiano sarebbe un milione di miliardi). Una volta stampata tutta quella mole di soldi e immessa in banche finanziarie e aziende, le cose si sarebbero aggiustate molto presto a partire proprio dal piano occupazionale. Beh, ancora una volta lo scetticismo liberale sui risultati degli interventismi top down statalisti sull’economia, ci ha azzeccato in pieno. Guardate il grafico qui riportato, da solo la dice tutta sulla situazione, non servono altre complicate analisi:è la divergenza sempre più accentuata tra quanto pianificato dallo staff obamiano e quello che sta realmente accadendo negli Stati Uniti sul piano occupazionale.

ANNUNCIAZIO’ - La situazione ha raggiunto punte di involontaria comicità un mese fa, quando Obama, a mo’ di Supereroe che ha salvato il Mondo mentre la città dorme, ha trionfalmente dichiarato che le misure di sostegno all’economia avrebbero generato centomila nuovi posti di lavoro: nottetempo per l’appunto, nessuno se n’è accorto; o forse è vero, solo che contemporaneamente di posti se ne bruciavano mezzo milione PIU’ centomila. Ma lui s’è lasciato andare a un “emergenza in via di soluzione, mo’ possiamo dedicarci a risolvere gli altri problemi”. Non è bello quando i piani e la realtà divergono in modo così significativo, ma è ancora peggio quando, a frotne di ciò, si cerca di “forgiare” la realtà, piegandola verso il proprio piano: puzza di sovietico. Ovviamente non starò qui a tediarvi sul perchè tale terrificante fallimento fosse già scritto: siamo tutti Europei, sappiamo bene anche se alcuni fingono di non conoscerli, i danni che l’intervento statale massivo sa fare alle economie. Questo è ovviamente ancora nulla rispetto alla situazione europea e italiana in particolare, perchè i nostri amici al di là del Pond sono appena partiti. Ne riparliamo tra un paio di generazioni, quando le nuove generazioni si troveranno come noi oggi a pagare il conto di tutta quella montagna di debiti, di carta stampata per sostenere i loro padri, peraltro fallendo nell’obiettivo e riuscendo solo a pianificarne la vita, riducendone i gradi di iniziativa personale e libertà.

MA… – Sin qui nulla di troppo Controcorrente, se non un significativo sfregetto all’icona liberal cui si prostra il mondo progressive adorante, bisognoso come sempre di Piccoli Padri e Grandi barack obama is on fire Titanic ObamaTimonieri. Purtroppo i danni che il Titanic(o) Mr.President non si limitano all’economia (hai detto niente) o alla politica estera (caso Iran). Ci sono iniziative “sottili” ma dagli effetti potenziali sul medio e lungo termine. Come la nomina di Sonia Sotomayor alla Corte Suprema.La prima “latina” giudice suprema possiede un track record inquietante dal punto di vista di una presidenza che si era inizialmente proposta come il suggello del superamento del problema razziale negli Usa: ella afferma con forza che se ha ottenuto voti costantemente mediocri nei suoi studi, cio è dovuto al “bias” razziele del sistema educativo che non l’ha mai favorita. Del tutto plausibile, figuriamoci se lo mettiamo in dubbio noi che dei “latini” siamo la Patria Putativa. Solo che, sommessamente osserviamo, il successo dell’America non si è mai misurato sull’assenza di barriere, ma sulla REALE possibilità di superarle, “against all odds” e lei stessa ne è un esempio; se la conclusione che trae dalla sua esperienza di vita è quella dell’abbassare gli standard per eliminare le discriminazioni, l’effetto dle tutto europeo che otterrà sarà l’emarginazione proprio delle minoranze. Aldilà delle “impressioni” e delle dichiarazioni, la Sotomayor, ancora in attesa di ratifica della sua nomina presidenziale da parte del Senato (è una formalità ma non è così scontata come sarebbe da noi), andrebbe come tutti valutata sul piano dei fatti concreti. Una recente sentenza della Corte in cui la ispano americana ha detto la sua, offre la possibilità di fare questa valutazione.

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