Cultura
Prontuario per giovani scrittori in erba
Quando aprite le virgolette all’interno delle virgolette doppie mettete le virgolette singole. Evitate di aprire le virgolette all’interno delle virgolette singole, a meno che non stiate cercando di riprodurre un quadro di Escher.
Se non suona come italiano non è italiano.
Un conto è quello che avete pensato di scrivere, un conto è quello che avete scritto. Sono due entità ontologicamente distinte.
I vostri pensieri non si traducono automaticamente in caratteri tipografici appropriati per intercessione dello Spirito Santo.
Non ogni parola che vi sta simpatica va in maiuscolo.
Non ogni parola che avete sentito pronunciare nel vostro paese di tremi
la anime sulle pendici del monte Cucuzzolo si trova realmente nel dizionario italiano.
Si dicono tante cose nelle occasioni sociali che non necessariamente vanno prese alla lettera (è un soggetto affascinante, dovresti scriverci un libro, hai una cravatta fantastica).
Non cercate di pre-impaginare il vostro libro. L’impaginatore vi odierà e acquisirà una misteriosa bambolina voodo con le vostre fattezze.
Evitate a ogni stra-cazzo di dialogo di scrivere cose come “lui disse”, “lei disse”, “lui disse”. Si capisce che qualcuno sta dicendo qualcosa, ci sono le fottute virgolette apposta.
Non cercate di utilizzare parole ricercate se avete un livello di alfabetizzazione approssimativo. Potreste avere delle brutte sorprese.
Quel libro che avete che si chiama “Dizionario” non è un romanzo futurista e lo potete leggere anche un po’ alla volta.
Tutto quello che può essere levato va levato. Evitate cose come “lei prese il ferro da stiro per stirare”. Evitate comunque di parlare dei vostri altri hobby mentre scrivete.
Usare “esso”, “essa”, “ella” non vi farà sembrare più colti di quanto non siate.
“Egli” non è veramente un pronome, lo insegnano solo alle elementari e nel mondo reale si trova solo nei sussidiari.
Scrivere non è un’attività senza conseguenze. State introducendo infelicità nel mondo rendendo più difficile l’opera di filantropi e missionari.
L’abuso di d eufoniche, che ve lo dico ad fare, non vi renderà dotti eruditi del Trecento.
Se una parola in un determinato contesto non ha senso metterla, tra virgolette non la renderà dotata di senso.
I segni di interpunzione punto, virgola e punto e virgola non sono reciprocamente intercambiabili.
Non introducete personaggi a cazzo. Se zio Palimero fa la sua comparsa solo a pag. 9 per sganciare una protta e poi se ne perde traccia nelle restanti 500 pagine del romanzo, forse, ma forse, non c’era bisogno di zio Palimero.
Non utilizzate frasi fatte se non volete sembrare affetti da moderato ritardo mentale (lo vedrebbe anche un cieco! lo sapevano anche i muri!).
Se proprio dovete usare frasi fatte, almeno, dio cristo, non cambiatele a vostro piacimento. Non si può fare, sono marchio registrato del senso comune (lo vedrebbe anche un non vedente! lo sapevano anche le mura portanti! tanto va la gatta al bacon che ci lascia la zampetta!).
Rileggete. Se voi non avete voglia di rileggere quello che scrivete perché dovrei averne voglia io?
Dopo aver evacuato osservare le proprie feci è lecito. Farle osservare a qualcun altro è da maleducati.
Il consiglio finale che vi posso dare è di chiedervi perché volete scrivere un cazzo di libro. È vero che vanità, vanità, tutto è vanità ma siete sicuri che la vostra vanità dopo aver fatto stampare le vostre deiezioni ne risulterà rinfrancata? Non starete trascurando i vostri pargoli per quello stramaledetto thriller ambientato in un’abbazia del frosinate? Fatemi lasciare con una parola di speranza, una parola di conforto, let it be.
Se avete problemi di autostima andate dall’analista, non scrivete un libro.
Grazie.
Si dice frusinate. Credo.
Applausi scroscianti a scena aperta.
dimenticavo: vale anche per giovani giornalisti e “giovani” analisti finanziari
frusinate? che razza di parola è frusinate? forse perché sono burini e dicono tutto con la u…
volevo fare i complimenti all’impaginatore per la scelta delle immagine. molto carine, bravo secco
(secco? mah)
Il tuo pezzo è… magnifico!!!
(soprattutto perché conosco una persona che si sta facendo pubblicare un libro a pagamento e sarò costretta a leggerlo: mi terrò buono questo elenco così da passarglielo dopo la lettura ^_^)
Un saluto, Lisa
Caspita! Che bella grinta! Sei stato davvero spassoso. Mi hai fatto sganasciare.
Volevo soltando puntualizzare che purtroppo l’editore, altri non è che un imprenditore. Certo a volte sbaglia, ma spesso sa quale libro può fare la differenza sul suo conto corrente, tanto che ho visto pubblicati libri di cucina di personaggi famosi, soltanto perché erano noti o semi-noti (lasciatemela passare).
Concordo con chi ha denigrato “La solitudine dei numeri primi”, un libro che ho finito di leggere per forza. Magari, sarà stato scritto con tutti i criteri della lingua italiana, però signori miei, che palle!
Io sono un’esordiente e scrivo essenzialmente per il piacere di farlo.
Ho inviato, spinta da mio marito, uno dei miei manoscritti ad alcuni editori.
Quelli “seri” mi hanno ringraziata e incitata a continuare, ma non mi hanno pubblicata.
Quelli meno seri, chi più, chi meno, hanno cercato di stamparmi e rivendermi il libro, con la promessa di eseguire una sano lavoro di editoria per promuovere il manoscritto. Tanti bla bla, un bel contratto da firmare e rispedire entro un mese e un minimo di 600 euro.
Ultima cosa: a volte non basta conoscere bene la lingua per saper scrivere.
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“Non introducete personaggi a cazzo. Se zio Palimero fa la sua comparsa solo a pag. 9 per sganciare una protta e poi se ne perde traccia nelle restanti 500 pagine del romanzo, forse, ma forse, non c’era bisogno di zio Palimero”
l’unico punto su cui non sono d’accordo (checché ne dicano i critici strutturalisti)
“Se non suona come italiano non è italiano”: il bello è che, se nel mio lavoro faccio notare un errore lessicale o di altra natura, paradossalmente rispondono proprio così: però suona bene!
p.s. morte alle “d” eufoniche senza pietà
ahahahahahahah grandioso!!!
(alzino la mano quanti al secondo commento di Gregorj si sono guardati intorno con l’espressione più rilassata che sappiano fare, fingendo superiorità, e hanno pensato “eh eh eh, di certo non parla di me”)
(io ho alzato la mano, sì)
Come dicevo su faccialibro:
C’e’ un’eccezione. Quando il punto esclamativo sia raccoglitore per la cifra “1″. Ad esempio: “Voglio pubblicare un libro!!!1!!!11111!!1!!11″.
Ecco, in questo caso il punto esclamativo puo’ ben esistere come trino o perfino multiplo, a seconda delle esigenze. Mescolare con cura e tenere in forno a temperatura media per 45 minuti. Servire caldo.
Detto questo, propongo l’istituzione di un fondo volontario per l’acquisto di dizionari da inviare alle redazioni meno abbienti (volenti). Magari qualcuno ogni tanto si ricorda di dare aria alle pagine. E scopre che c’e’ di meglio di wordreference.
Post divertentissimo. “Dopo aver evacuato osservare le proprie feci è lecito. Farle osservare a qualcun altro è da maleducati.” è geniale.
Concordo quasi pienamente, anche se ogni regola – tranne quelle ortografiche e sintattiche – ha eccezioni. Ad esempio posso immaginare un personaggio che non faccia nulla in 500 pagine tranne in 3, SE quelle pagine sono rilevanti per l’economia del romanzo.
Io ho letto diversi manoscritti e anch’io ogni tanto provo a scrivere qualcosa, e devo dire che l’ortografia e la sintassi da sole sono sufficienti a bocciare il 99% degli aspiranti scrittori.
Comunque tra i consigli direi di evitare una frase stupenda che scrissi senza volerlo tanto tempo fa: “entrò nel cellulare della polizia e scoprì che il suo cellulare non prendeva”.
C’è un dubbio che ho sempre avuto: “;” e “:” in che ordine si usano? Una delle due ha superiorità gerarchica sull’altro?
Si leggono manoscritti così anche nelle grosse case editrici. Poi arrivano i ghost-writer (negri) e dalla merda ricreano altra merda solo grammaticalmente, sintatticamente, semanticamente corretta.
Comunque, in questa divertente disamina, hai scordato il ‘qual è’. Che non si scrive con l’apostrofo.
AHAHAHAHHAHAH
si dice frusinate.con la U!
e per colpa di Nino Manfredi col suo sketch sul barista di Ceccano (lui che di Ceccano non
era, ma bensì di Castro dei Volsci), tutti pensano che da quelle parti si parli solo in quel
modo lì
Ma posso assicurarti che basta spostarsi di 2km e non si capiscono più neanche fra di
loro!
odio il sistema dei commenti di questo sito!
due ore a mettere gli accapo al posto giusto, e lui mi sputtana tutto!
> Ad esempio posso immaginare un personaggio che non faccia nulla in 500 pagine tranne in 3, SE quelle pagine sono rilevanti per l’economia del romanzo.
Sì, certo. Io parlavo di gente che introduce personaggi e poi se li dimentica. Altri livelli di follia, ne converrai.
Quanto a “:” e “;”. Io il punto e virgola non lo utilizzerei neanche sotto tortura ma mi rendo conto che qui entriamo nel campo delle opinioni.
Quanto alla gerarchia, io parlerei più che altro di funzioni diverse. Il “:” deve essere seguito da qualcosa che spieghi ciò che precede i due punti, che ne costituisca una specificazione.
Il punto e virgola invece è solo una via di mezzo tra una virgola e un punto. Pausa maggiore della virgola ma minore del punto.
IMHO ovviamente.
Il post è spiritoso come sempre. E venderebbe bene perché la gente pensa di essere una merda e se lo trovano scritto la prendono come una conferma, pagano e non ci pensano più.
Però se non ci fossero gli scrittori a pagamento, l’editoria italiana avrebbe già chiuso e l’autore del post non avrebbe trovato il lavoro che ha svolto e incassato la retribuzione corrispondente.
Tenamoceli cari, gli stronzi.
il mio cruccio è invece riuscire a leggere i commenti a fatica perché me li aggiorna dopo ore! (tipo ora riesco a leggere fino al commento delle 17:34)
non è importante la “quantità” narrativa di un personaggio anche se compare in una sola pagina: a volte la sua dimenticanza è solo apparente, perché quel personaggio abbandonato ha fatto qualcosa che simbolicamente (sotterraneamente) viene illuminato da un altro evento che lo completa (vabbè, faccio un esempio sublime da proustomane: la lettera sgrammaticata scritta dal valet de pied nel terzo delle recherche, citata e lasciata lì senza alcuna plausibile spiegazione dal narratore,che uno dice: bohh? che c’azzecca, il cui significato sarà compreso solo in una polemica lettararia dell’ultimo volume, a cui si lega solo tramite mediatissime analogie,e senza che il valet de pied torni più sulla scena)
il punto e virgola è roba per intenditori, roba raffinata. Io sono per la riabilitazione. I LOVE ;
Chiara, posso avere la tessera numero #000000002 della Gran Loggia degli Umili Servitori e Adoratori del Punto e Virgola?
Pezzo stupendo, quasi quasi lo linko al nostro manuale di montaggio interno; non sono rari i pezzi che ci giungono con piccoli errorini sparsi (la fanno da padrone la E’ e i perchè) che non sempre vengono corretti. :p
pure io la tessera: il punto e virgola è infungibile per chi ama le estenuazioni sintattiche! a meno di non voler scrivere come ilvo diamanti.
Articolo utile come l’ormai (per certi versi) datato «Come si scrive una tesi di laurea» di U. Eco.
cordapazza,
certo che se mi paragoni proust all’autore esordiente medio stiamo messi bene!
proust avrà violato consapevolmente una regola dal non sapere nemmeno che questa regola esista.
shonberg scriveva pezzi dodecafonici, usando tutti e dodici i semitoni, ma non è lo stesso che suonare i tasti del pianoforte a caso! : D
Mi sa comunque che la roba che esce fuori dal vostro sporco lavoro rispetterà pure tutti i punti ma non è che sia eccezionale.
Ad esempio un libro che parla di una ragazza che perde l’uso della gamba in un incredibile incidente di sci e si incontra con uno complessato che da piccolo aveva una sorellina autistica che è scomparsa o morta a causa sua perchè si è distratto l’unica volta che gliela avevano affidata dovrebbe essere rinnegato da tutte le case editrici e bruciato insieme all’autore ed invece ha vinto il premio strega e te lo ritrovi in tutti i programmi di tendenza…
Mi sa che voi redattori sapete solo distinguere una E’ da una È o una É
Viva il punto e virgola!
La fantascienza non è roba da dilettanti infatti gli scrittori italiani in genere sono antropologicamente negati e scrivono fantasy perché non capiscono una mazza di scienza. Chiamano poi queste robe fantascienza perché non riescono a fare distinzione tra lo scaricarsi di un condensatore e un incantesimo elfico. I loro lettori idem.
Bisogna smettere di accettare manoscritti di fantascienza per un altro motivo: la certezza che gli scrittori che ne facevano di ottima sono sicuramente tutti morti o attualmente preferiscono scrivere fantasy per campare. E certamente non ne nasceranno di nuovi nel suolo italico dopo l’avvento di Giacobbo.
you are what you is
http://www.giornalettismo.com/archives/7613/leghista-non-sa-scrivere/
http://www.giornalettismo.com/archives/6921/libri-sesso/
marblestone, non sono i redattori ad assegnare i premi, che c’entra?
Faro’ tesoro !!!!
Sarebbero consigli e considerazioni interessanti senza tutti quei cazzo e diocristo: da un pulpito così è difficile accettare prediche. E poi almeno scrivere Schoenberg.
minchia diocristo cazzo, che parco commentatori eh!
> da un pulpito così è difficile accettare prediche.
mai voluto farti la predica, ma forse sei tu che la vuoi fare a me che dico la parola “cazzo” senza prima chiederti il permesso.
> Ad esempio un libro che parla di una ragazza che perde l’uso della
i redattori non scelgono i libri da pubblicare, li correggono e basta. e ti assicuro che paolo giordano rispetto alla roba media che vede un redattore medio è platino allo stato puro frammischiato di diamanti.
e comunque io non sono snob con chi fa errori di ortografia, sintassi, semantica o pragmatica, non me ne frega niente di niente.
semplicemente penso che gente del genere non dovrebbe pubblicare libri (nè gratis nè a pagamento) così come penso che è stonato come una campana (frase fatta) non dovrebbe intraprendere la carriera musicale. chiedo troppo?
non stiamo parlando di refusi, stiamo parlando di gente che scrive “lui si sedetta sulla sedia” e non nota il problema neanche se glielo spieghi. e poi magari ti cazzia perché gli hai levato “sedia”, come se chissà quale informazione essenziale per la trama andasse perduta.
poi c’è tutto quel discorso sul narcisismo, sul perché insospettabili professionisti debbano spendere soldi per pubblicare le loro baggianate. perché ci siano più scrittori che lettori, e tutto un discorso che qui non possiamo nemmeno iniziare a delineare.
eh, eh, eh. lettura catartica. se fosse un film (frase fatta) si titolerebbe (frase fatta modificata) *Tutto quello che avreste voluto dire a un aspirante esordiente ma non avete mai osato dire*. perché non bisogna (frase fatta) dare grucciate agli zoppi. =)
Mister Vertigoz, le volevo dire che stamattina ho postato il suo b-e-l-l-e-r-r-i-m-o articolo su questo link, e se ne sta discutendo. Magari è interessato anche lei a intervenire, sarebbe bello lo facesse. Saluti
ecco il link
http://www.anonimascrittori.it/forum/topic/prontuario-per-giovani-scrittori-in-erba
Per Gregory: sì, si dirà anche frusinate, ma in realtà si preferisce comunemente dire <>.
Ps. solo un appunto (appunto non un /’/ !) : se chi ha autostima bassa non dovesse tentare di scrivere, allora ci saremmo fottuti Kafka e Svevo (che andavano, almeno il secondo dall’anaista), e prima di essere cresciuti saranno ben stati in erba anche loro.
Sono d’accordo, non è colpa dei redattori se escono fuori libri (a mio avviso) mediocri e se poi vincono anche i premi.
Capisco pure che dopo cento libri autobiografici se ne trova uno almeno scritto bene e si fa passare ma signori davvero quello che c’è in giro è mediocre.
Ma dal promemoria io trarrei due insegnamenti:
1. Se non si è bravi nella sintassi lo si faccia correggere da qualcuno. Non è detto che chi abbia qualcosa da dire sappia anche scriverlo in maniera sintatticamente corretta
2. Scrivere significa comunicare a due vie e non vomitare. Significa che qualcuno deve mettersi nei panni di chi legge e deve cercare di ascoltare anche le sue obiezioni, i suoi chi se ne frega, i suoi non capisco, i suoi sempre la stessa cosa
3. E qui viene la cosa più importante: chi vuole scrivere deve portare qualcosa di nuovo al panorama esistente. La fantascienza può essere accettabile ma è un genere molto chiuso in cui è difficile dire qualcosa di nuovo. Ma per dire qualcosa di nuovo bisogna nutrirsi di chi ha già detto tante cose nuove nel passato. Dai classici al contemporaneo, dalla letteratura europea a quella orientale, è necessario leggere per capire se le proprie idee non le ha già dette meglio di noi Virgilio piuttosto che Proust o la Yourcenar. O magari anche solo Stephen king o Wilbur Smith. Perchè se lo hanno fatto loro non c’è storia
Ma se si fa pure tutto questo le speranze che il proprio libro siano lette sono veramente prossime allo zero. perchè i redattori saranno impegnati con i mille altri insulsi manoscritti e, quindi, non rifiuteranno il vostro ma non lo esamineranno proprio.
Amen
Dimenticavo, senza la revisione continua, paziente, ostinata del proprio testo non si va da nessuna parte.
Per questo nel testo precedente (che non ho riletto prima di inviare) ci sono diverse centinaia di errori
@marblestone: grazie, hai detto cose sacrosante. Ho pubblicato due libri e mi sono fatta un’idea abbastanza chiara di come vanno le cose.
Generalmente l’e-mail di rifiuto da parte dell’editore arriva neanche una settimana dopo l’invio del manoscritto. Credo che non leggano nemmeno la sinossi.
sono d’accordo con te marlbestone. il punto è (lavorando con le case editrici so di cosa parlo) che arrivano decine e decine di manoscritti al mese. anche la casa editrice più piccola, qui a roma,riceve almeno un manoscritto al giorno. qualcuno ci prova, con tempi lentissimi, a leggerli, e a volte sono capitate piacevoli scoperte. ma è impossibile leggere tutto anche perché è tristemente vero che il 99,9% della roba che arriva non è brutta, no no, è davvero davvero imbarazzante. c’è un motivo: la cultura di base s’è abbassata, tutti tutti tutti scrivono ma quasi nessuno legge. è vero che esistono grandi poeti semi-analfabeti, ma diomio, è un caso su mille.
vabbè, è un discorso complesso.
secondo me: leggete leggete leggete
riflettete
poi
se avete qualcosa da dire
scrivete
Magnifico.
Sto percolando stima.
Sono commosso. È il post che avrei sempre voluto leggere. Rispetto in quantità industriali.
In relazione alle lettere di rifiuto delle case editrici ci sono stati autori storici che le hanno collezionate. Se consideriamo quanto tempo è stato necessario perchè venisse fuori il genio di Camilleri è chiaro che si perdono molte cose per strada.
Personalmente ho mandato la sinossi di un mio manoscritto a circa 110 case editrice. Il risultato è stato di ricevere una decina di rifiuti (spesso “non è collocabile nella nostra produzione” cosa che ho evitato per almeno altre 100 per cui dal sito o dall’elenco degli editori italiani si capiva il genere di produzione) una ventina di offerte a pagamento (da cui per principio sono rifuggito) e quindi circa 80 non risposte.
A questo punto io mi chiedo (e chiedo ai tanti redattori): quale è la strada che hanno percorso gli autori che hanno sucesso alla prima? Fortuna? Raccomandazioni? Entrare in un certo giro (dove è la porta?). Insomma, e tornando al platino di Giordano di cui parlavo prima (e per cui provo, come è evidente, viscerale invidia): come ha fatto ad arrivare a Mondadori un giovane fisico alla sua prima opera?
Paolo Giordano grande caprio espiatorio di tutti quelli che non riescono a pubblicare un libro
* capro.
Che non si dica che non mi pubblicano il libro perché sono una capria
o Di Caprio
http://writersdream.forumfree.net/?t=41084814
Ti segnalo questo topic. Ho linkato il tuo articolo
Concordo su tutto. Ma proprio tutto.
eh, ma se tu fai il proctologo mica è colpa mia.
a parte che sì, si dice frusinate e il sostantivo viene dal nome latino della città e non dalla burinaggine, comunque “tanto va la gatta al bacon che ci lascia la zampetta!” mi ha fatto ammazzare, fottuto genio.
e dico anche, dopo aver letto tutti i commenti e in particolare rivolgendomi a fuchsia: è vero che a volte, purtroppo, gli editori non leggono (spesso perché impossibilitati dall’eccesso di arrivi)
tutti i manoscritti che vengono loro inviati, ma è altrettanto vero che una settimana è più che sufficiente per dare una risposta negativa. per un redattore bravo, competente, con molta esperienza, è sufficiente leggere poche pagine per capire se un libro funziona o meno.
poniamo di ricevere un libro con una trama più o meno interessante, non importa, che contenga tutti gli errori elencati qui da vertigoz (e ti giuro per esperienza con non è un’eventualità remota, anzi); dopo quaranta righe così tu redattore pensi davvero che ne esca qualcosa di buono se insisti e vai avanti? no, lo rifiuti subito.
certo questo non è il tuo caso, lo so: ma magari è la trama a non interessare, o il target, o qualsiasi altra cosa che a te non sembra importante. gli editori (e soprattutto i redattori che lavorano per loro) non sono tutti stronzi menefreghisti che bocciano libri senza leggerli; spesso sono solo persone che capiscono al volo se quello che avete scritto funziona per loro.
perché il punto è proprio questo: il vostro libro è come il vostro bambino, a voi sembra perfetto, e magari è davvero bello: ma un editore (che non sia a pagamento) li sceglie, i libri (ci investe del suo senza garanzie, del resto, quindi perché non dovrebbe sceglierli secondo i suoi canoni ma secondo quelli di chi li ha scritti?) e magari il vostro non è quello che cercava, gli ci vogliono pochi giorni a capirlo e quindi lo rifiuta subito.
è semplice, e non c’è cattiveria, credo.
concordo
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Ecco. Qui, in nome dell’intelligenza, si infrangono le barriere tra laici e cattolici. Concordo su ogni riga (e alcune mi hanno anche divertito parecchio). E’.
io aggiungerei una postilla per toscani e fiorentini, specificamente:
“anche se un vocabolo esiste sul dizionario non è detto che sia italiano, spesso è dialettale. No, il toscano/fiorentino NON è l’italiano corretto”
:p
Pingback: Placida Signora » Blog Archive » Placide Segnalazio’
Spassoso, condivisibile, ecc.
Però, un dubbio: non si nasconde talvolta, sotto questa insofferenza talvolta puramente formale, un certo conservatorismo linguistico e magari, qualcosa che ha a che fare con un paternalismo nei confronti dei più giovani?
ti sposerei a scatola chiusa,solo sulla fiducia! mi hai ammazzato dal ridere ( e hai pure ragione!)..
ora ho capito perchè i miei racconti non hanno mai vinto un cazzo di premio..ok, andrò dall’analista..
Bellissima discussione.
Senza voler contraddire nessuno penso che gli orrori ortografici in un manoscritto di cui si chiede la pubblicazione è inaccettabile.
Deduco che la persona in vita sua abbia letto poco e non solo, quel poco che ha letto non lo ha recepito e non lo rielabora bene.
Chi ha qualcosa da dire che possa interessare gli altri credo sia stato a sua volta interessato a leggere e scoprire qualcun altro ed in primis se stesso.
Un bravo redattore capisce subito se c’è stoffa per confezionare un abito di alta sartoria, basta il titolo, l’incipit, la trama.
Chi scrive deve catturare, ma i più, oggi scrivono per catturare solo i soldi e profilo da intellettuale.
Da strapazzo, naturalmente.
Libri a pagamento sono molto frequenti e ne conosco di gente che attua questo ridicolo mezzuccio di notorietà.
Mi fanno pena perchè non hanno stima di se stessi e rispetto altrui.
Girovagando per i blog succede un pò la stessa cosa, mi sento una redattrice
capisco se c’è stoffa.
L’ambito è un pò più ristretto perchè ornato solo dal gusto personale ma molti non sviluppano manco questo, commentano o scrivono sui blog per apparire, non per essere.
Prima bisogna leggere, poi capire ed infine scrivere in un mescolamento tra corpo ed anima dove tutti i sensi e forse anche il mezzo senso in più fanno la differenza.
Mi piace Dylan Dog
Buon inizio settimana
Attendo con terrore un libro che parla di grasso superfluo infantile e sul quale mi è stato chiesto parere.
Grazie, questo articolo è un toccasana per chi sta provando a pubblicare (non a pagamento) da un bel po’ di tempo.
^_^ C’è chi è preso peggio di me!
Calliope, sono d’accordo con te: trama, incipit, titolo, magari la prima pagina fanno già capire ad un bravo… sarto se c’è la stoffa.
Strana coincidenza, il paragone stoffa-sarto l’ho sentito per la prima volta esattamente vent’anni fa, nell’agosto 1989.
Per quanto riguarda la correzione formale del testo, certo un orrendo “qual’è”, ma anche un “sé stesso” e in più abbondanza di virgolette, due punti magari nella stessa frase, accenti sbagliati e via elencando non depongono a favore del novello non dico Steinbeck ma almeno Paolo Giordano, si parva licet.
Io ci faccio molta attenzione ma in ogni caso un provetto aspira-esordiente certe schifezze non le scrive, altrimenti è meglio che faccia più sesso e/o si dia all’ippica.
Qualche refuso magari può scappare, questo sì.
Ma se non scappa è meglio.
Possibile che una giornalista-scrittrice che da anni vive in Olanda si ostini a scrivere koffie-schop? Ma si può?
Chi paga per pubblicare è un pericolo pubblico, perché per avere il suo momento di gloria (solitamente da dividere con mamma, zia, prole e qualche amico che verrà messo in croce per acquistare il libercolo) contribuisce ad incrementare la bulimia creativa che impedisce l’emergere dei veri talenti.
Iddio o chi ne fa le veci ce ne scampi.
Tra gli esordienti, dalle prime righe, dal titolo e dalla trama mi pare di avere intravisto della buona stoffa nel giovane Gianluca Wayne Palazzo con “Il contrario di tutto” / Voras edizioni (zona Modena) sul mondo della scuola.
Promette bene. Sulla maggior parte degli altri è meglio calare un velo pietoso sulle loro ambizioni.
Chiedo venia per la lungaggine, buon proseguimento di vacanze.
è vero che in lingua italiana si distingue tra accenti acuti e gravi, perché allora chi scrive non li usa?: -sí- affermazione si scrive -sí-, cosí come -piú- si scrive -piú-
Vieni pagato per farlo, se ti da tanta noia puoi dedicarti ad altre attività.
Trallallero! Magnifico! Davvero complimenti. Io scrivo, ho dodici anni e non ho intenzione di pubblicare se il mio testo fa schifo. E dato che alla mia età non posso fare tutto questo che, mi sembra impossibile la prospettiva di un libro. Ma dato che ho l’idea in testa, la devo scrivere. Poi si vede.
I ogni caso ho paura di finire come quelle persone che, perchè senza esperienza, scrivono maluccio, che non vogliono detto nulla sui loro errori. Allora sto cercando tutte gli articoli su questo argomento, e finora il tuo è il migliore.
Ma c’è ancora peggio degli “scrittori esordienti”: ci sono quelli che si fanno consigliare la TRAMA del loro testo, e poi la scrivono. Niente ispirazione, niente emozione nel scrivere la PROPRIA storia… che schifo!
In ongi caso scrivendo non fanno nulla di male, il problema è quando pubblicano. Perciò non prendetevela con quelli che scrivono (bene o male) ma con quelli che pubblicano e sprecano inutilmente carta.
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Anche scrivere “fottuto” ogni tre righe non ti rende figo come forse vorresti, eppure lo fai. Bada, non ti sto facendo la paternale, per la serie “le parolacce non si dicono”. È che, esprimendoti in questo modo, finisci col sembrare un adolescente che cerca d’imitare il sergente Hartman.
Mi permetto di darti un consiglio: il tuo è un – comunque godibile – articolo sulle ingenuità degli aspiranti scrittori. Pensa quanto sarebbe più efficace se riuscissi a controllare le tue, d’ingenuità. Un saluto!
ma come ci finite su ‘sti post che ho scritto secoli fa? curiosità eh
Figurati! L’ha postato su Faccialibro un mio conoscente. Che TEMO si sia fatto pubblicare qualcosa a pagamento. Quindi è probabile stesse cercando informazioni sull’argomento, non so. Di più non so dirti!
Il tuo pezzo non è male anche se si sarebbe potuto far di meglio.
Ma scusa perchè tra una frase e l’altra ci hai messo in mezzzo un paio di “Dio Cristo” senza neanche le maiuscole?
Credo che Lui non c’entri molto dentro a tutto questo.
Penso che tu l’abbia fatto solo per dare un tono un po’ più incisivo e autorevole al tuo “bel discorsetto” non sempre pulito e a volte un po’ volgarotto.
Camilla
L’autore dell’articolo critica altri scrittori in erba, li valuta, li schernisce, ma non è in grado di formulare un testo incisivo senza riempirlo di volgarità.
Confortante.
francamente scrivo per il piacere di farlo e per piacere a me stesso, non intendo -al momento- pubblicare alcunchè, e se proprio devo trovare da ridire su chi invece lo fa, preferisco prendermela con idioti superpubblicizzati e osannati dalla critica, con le loro belle copertine patinate poste in bella mostra nelle vetrine delle librerie, e nella vetta delle classifiche di vendita; quando poi invece li compri e cominci a leggere, il tedio ti coglie sin dalla prefazione. per citarne alcuni, Isabella Santacroce, pessima sia come forma che come contenuti, oppure le opere scritte negli ultimi 15 anni da Aldo Busi, tanta bella forma per descrivere il nulla cosmico.
credo che l’articolista faccia meglio a occuparsi di cronaca rosa, ironia e sarcasmo sono l’ossimoro del suo articolo.
Secondo me per quanto riguarda i vari “dio cristo” si dovrebbe usare “almeno” il grassetto assieme al maiuscolo. Almeno per rispetto! O no?