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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 6 luglio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il titolo su Macchianera è perfetto: “C’è del marcio in Marcegaglia“. Ma molto più interessante è l’analisi: “Il nuovo decreto anti-crisi (conosciuto anche come Tremonti-Ter) licenziato dal governo alla fine del mese di giugno 2009 contiene diversi interventi tra cui uno principale di politica fiscale: la detassazione dei redditi investiti dalle imprese in macchinari di tipo industriale“. E che non fosse il non plus ultra – viste anche le evidenti contraddizioni interne – si sapeva.

aka01 Emma, lescort di Confindustria, e quei regalini di Silvio e GiulioEppure, dalla Confindustria, che in precedenza aveva aspramente criticato l’inattività del governo in tempi di crisi, sono arrivate recensioni entusiastiche, come per quegli album di artisti ormai in crisi d’ispirazione ma molto, molto amici dei giornalisti che lavorano alla pagina degli spettacoli. Il motivo ce lo spiegano sempre su Macchianera: “Comprendiamo l’entusiasmo di Emma che deve aver fatto due conti: è evidente che molti dei prodotti che ricevono l’incentivo sono presenti nel core business dell’azienda di famiglia (direttamente o indirettamente tramite semilavorati dell’acciaio). Dai link sottostanti potete confrontare il portafoglio della ditta con la tabella dei beni oggetto del decreto legge e rilevarne l’imbarazzante sovrapposizione: dalle lamiere agli ascensori di cantiere, dalle pompe e compressori ai carrelli elevatori. Ci sono anche le catapulte per portaerei, se necessario“.

Insomma, il decreto “di famiglia” del ministro Tremonti finisce per aiutare proprio il presidente della Confindustria, che però – giova ricordarlo – è l’associazione di tutti gli industriali, non solo di quelli dell’acciaio. E, dopo anni e anni di regno di Montezemolo, nei quali l’accusa strisciante che circolava nei corridoi di viale dell’Astronomia era che “iddu pensa soltanto a iddu” (per parafrasare una famosa frase di Totò Riina nei confronti dell’ex premier, ecco che la storia comincia un pochino a ripetersi. E la cosiddetta “parte sana del paese” (Lucaluca dixit) dovrebbe persino iniziarlo a notare. Se non altro, perché questo è lo stesso identico governo che fino a poco tempo fa attaccava il Centro Studi della Confindustria per le sue previsioni sul Pil, e poi tre mesi dopo incorporava queste previsioni nei suoi documenti ufficiali.

Invece no. Da quando Emma è diventata presidente e Silvio è asceso al trono, l’atteggiamento della Confindustria è piuttosto ondivago nei confronti del governo. Da una parte, si critica per chiedere qualcosa di ben specifico e preciso. Dall’altra, una volta che quella cosa viene ottenuta, si parte con i toni concilianti e si ricomincia a parlare “del bene del paese”. Quando c’era Montezemolo, almeno, gli industriali avevano il pudore di mascherare l’ambizione politica personale del presidente con una critica generalizzata alla politica e alla burocrazia italiana, con tutti quei discorsi sulla Casta e via cianciando che sembravano ricopiati dagli articoli dei giornali. Oggi la Marcegaglia ha cambiato profondamente strategia: come Achille Lauro a Napoli regala la scarpa destra della critica mediatica e poi, quando arriva il provvedimento richiesto, allunga sottobanco la scarpa sinistra del plauso al governo. Si potrebbe dire che usa la controparte un po’ come qualcuno è solito utilizzare le escort: le si paga per un servizio e poi amici come prima e chi si è visto, si è visto. Tra Silvio e gli industriali si pensava fosse amore, invece era un calesse. Tristezza!

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