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La rubricadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 7 luglio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

La notizia è passata quasi inosservata la scorsa settimana: le regioni italiane, emettendo un durissimo comunicato, hanno deciso all’unanimità di interrompere qualsiasi rapporto con l’esecutivo. Vogliono un chiarimento personale con il presidente del Consiglio su molte questioni. E la Lega tace. Alla faccia del federalismo

Il governo tradisce puntualmente il principio di leale collaborazione e le Regioni sono quindi costrette a sospendere ogni Tavolo di concertazione politica e tecnica“. Uno stop a 360 gradi dei rapporti istituzionali tra lo Stato e le regioni. Vasco Errani, per conto di tutte le regioni, senza distinzione di schieramento sintetizza la decisione con parole molto dure: “Da due mesi siamo in attesa di un vertice chiarificatore con l’esecutivo, ma nel frattempo si moltiplicano le iniziative unilaterali all’insegna del centralismo e il quadro si fa sempre più confuso e preoccupante“.

I federalismo Regioni contro il governo: e lo chiamano federalismoRAPPORTI TESI TRA STATO E REGIONI – Non è una cosa da minimizzare, ed è davvero strano che i media non le abbiano dato spazio. Pare se ne siano accorti solo la Cgil e l’Ugl. Le regioni hanno molti poteri su tante materie, e non è facile governare “contro” di loro. I mugugni covavano sotto la cenere da molti mesi, praticamente quasi subito dopo l’accordo tra le regioni e [[Calderoli]] sulla Legge delega sul federalismo fiscale, l’ultimo atto “condiviso” tra governo e autonomie. Da allora, è stato un crescendo di tensioni, contrasti, lamentele, sfociate in diversi ricorsi alla [[Corte costituzionale]] per “conflitto di competenza”, con le regioni che accusano il governo di non rispettare il loro ruolo, sancito dalla Costituzione, di “invasioni di campo” e in generale di non ascoltare mai la loro voce. Il tutto, nel silenzio assordante della [[Lega nord]] che si proclama federalista, ma che non vuole o non può bloccare la “deriva centralista” di fette consistenti del governo nazionale, a partire da – Udite! Udite! – il super ministro [[Tremonti]], che usa il federalismo solo come una bandierina da sventolare quando è accusato di incapacità nel mettere mano a vere riforme strutturali. Ma ogni richiamo è stato ignorato.

I PUNTI CONTROVERSI – Le relazioni istituzionali tra Governo e Regioni sono così arrivate ad un punto insostenibile. Fino alla decisione di venerdì. I punti di maggiore dissenso riguardano la mancanza di chiarezza sulle risorse del FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate), che come abbiamo più volte sottolineato il governo ha utilizzato come “il pignattino dell’acqua santa”, ed in particolare la non marginale questione dell’accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga sottoscritto tra Stato e regioni a febbraio 2009. Un secondo punto riguarda la incredibile norma contenuta nel decreto anticrisi, con la quale il governo ha ulteriormente ridotto le risorse del Fondo Sanitario nazionale, senza neppure consultare le regioni. Si tratta di quelle derivanti dagli extrasconti sui farmaci generici. Il terzo nodo è la inopinata istituzione di un ministero abolito con referendum, il Ministero del Turismo, che – secondo la Costituzione italiana – è una materia di esclusiva competenza delle regioni. Ora non si capisce bene che cosa fare. Vittoria Brambilla val bene un conflitto istituzionale, evidentemente. Il quarto punto riguarda il famoso “piano casa” che Berlusconi annunciò in pompa magna, salvo poi ricordarsi che anche in questo caso la competenza è regionale. Dopo l’accordo tra regioni e governo, che prevedeva che tutto fosse pronto entro i primi di luglio, mentre le regioni (la gran parte) hanno approvato in fretta e furia le leggi regionali indispensabili per andare avanti, il governo si è “dimenticato” di proporre il “suo” decreto di semplificazione.

ALTRE QUESTIONI SCOTTANTI – Restano sullo sfondo la annosa questione del Patto per la Salute, le risorse per la Sanità, di cui abbiamo parlato recentemente; c’era un impegno sottoscritto da Berlusconi sin dal 1 ottobre 2008 per discutere delle prospettive finanziarie per i prossimi 3 anni. Perché la salute non può essere mandata allo sbaraglio, senza certezze su tempi, modi, risorse. Ma gli impegni di Berlusconi, si sa, lasciano il tempo che trovano. C’è la questione dell’assenza di risorse nel Fondo per le politiche sociali e il fondo per la non autosufficienza per il 2010, e si aspetta a questo proposito di sapere cosa conterrà il Dpef (che tarda ad arrivare, nonostante i richiami di Fini). Ci sarebbe anche – ma a Berlusconi e [[Tremonti]] deve sembrare un trascurabile dettaglio – un quadro macroeconomico preoccupante, legato all’inflazione, al flusso delle entrate e all’andamento della crisi che ha riflessi notevoli sullo stato della finanza pubblica. Per chi non lo sapesse, i parametri di Maastricht non interessano solo i conti dello Stato, ma anche quelli delle Regioni, e quindi su questi provvedimenti è obbligatorio che ci sia un accordo con queste ultime. Per ora, c’è solo il silenzio assordante del governo.

E’ QUESTO IL FEDERALISMO? – Si potrebbe continuare a lungo. I dossier aperti sono talmente tanti che manca lo spaziopunto interrogativo Regioni contro il governo: e lo chiamano federalismo per parlarne. In questo quadro si inserisce lo “schiaffo” della Consulta, che ha dichiarato parzialmente incostituzionale la riforma Gelmini per conflitto di competenza. Ed è sintomatica la superficialità – che, purtroppo, non desta meraviglia – della ministro che minimizza, mentre sempre il Presidente della Conferenza delle regioni avvisa di non sottovalutarne gli esiti. Ed è chiaro che il blocco del confronto istituzionale non è “neutro”. Ad esempio, proprio stamattina doveva iniziare il confronto tecnico stato-regioni sulla legge delega sul federalismo fiscale, per iniziare a dare attuazione al complesso di norme previste dalla Legge Calderoli. Confronto anch’esso bloccato, fino a che Berlusconi non si degnerà di riaprire il dialogo. E non basterà una pacca sulla spalla: le regioni parlano di  “un incontro urgente con il governo, ma che sia preparato e che fornisca risposte alle questioni che noi poniamo”. Il silenzio dei media, dell’opposizione e – soprattutto – della Lega nord la dice lunga sul reale interesse che si ha per la riforma federale. E’ meglio fare i proclami, dando l’illusione del fare. Finché gli elettori non si svegliano, nessun problema. Intanto, le regioni scrivono che “Così  non si può andare avanti. Siamo di fronte ad una crisi delle relazioni istituzionali. Dobbiamo riportare il governo sul binario della leale collaborazione“. Non era mai accaduto che le regioni all’unanimità si rivolgessero ad un governo con queste parole. E intanto, le stelle (e la Lega) stanno a guardare.

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