Economia

Tremonti e i cattivi maestri

6 luglio 2009

“Aumentare il debito pubblico vuol dire dopo pagare di più sui titoli e aumentare le tasse per chi lavora. Il debito, pubblico o privato, è comunque negativo.” Giulio Tremonti, 24 giugno 2009

L’ ultimo rapporto ISTAT sull’indebitamento delle Amministrazioni Pubbliche riporta che, nel primo trimestre 2009, l’indebitamento netto (il disavanzo) è arrivato al 9,3% del PIL. E’ un dato che risente di una elevata componente stagionale, ma è pur sempre molto, molto preoccupante (+ 3,6 punti di PIL rispetto al primo trimestre del 2008). Non è solo l’entità dell’aumento del deficit pubblico che preoccupa, quanto la sua composizione.

CARTA CANTA – Il disavanzo appare dovuto soprattutto ad un aumento delle spese, passate dal 45,6 al 49,2% del PIL, in particolare di quelle correnti (+3,9% rispetto al primo trimestre 2008). Il primo dato preoccupante è che gli aumenti di spesa sono solo in parte riconducibili alla manovra anti-crisi (+ 3,5 miliardi in maggiori prestazioni sociali), ma sono piuttosto dovuti ai maggiori stipendi pubblici (+ 3,3 miliardi per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici) ed a maggiori spese per beni intermedi (+ 1,4 miliardi). Queste due voci hanno più che dilapidato i risparmi, circa 1,2 miliardi, legati ai minori esborsi per gli interessi sul debito. Ma quello che preoccupa di più, paradossalmente, è la “buona” tenuta delle entrate, diminuite nel primo trimestre 2009 “solo” del 2,8% per cento rispetto allo scorso anno. A ridursi sono state soprattutto le entrate correnti, più sensibili al ciclo economico (-4,6% per cento per le imposte dirette, -4,9% quelle indirette) . Il problema è che, con una flessione del PIL stimata nell’ordine del 6%, è ragionevole attendersi che le entrate si riducano almeno nella stessa proporzione (un sistema di imposizione progressivo implicherebbe che le entrate debbano variare più che in proporzione alla base imponibile). Questo aggiunge almeno altri 3 punti al disavanzo tendenziale. Anche ammettendo che il governo “terrà duro” sul fronte della spesa e non riformerà gli ammortizzatori sociali a fronte di un tasso di disoccupazione in continua crescita, è ragionevole pensare che il disavanzo tendenziale, al 2,7% del PIL nel 2008, facilmente si collocherà vicino al 9% nel 2009, confermando i timori di quanti avevano giudicato la strategia di wait and see del Ministro Tremonti molto pericolosa per il bilancio pubblico.

Paolo Manasse ha ottenuto il Phd  in Economics presso la London School of Economics and Political Science. Ha svolto attività di ricerca presso organizzazioni quali OCSE, FMI e Banca Mondiale. E’ autore di numerose pubblicazioni per le più prestigiose riviste scientifiche quali l’American Economic Review e la European Economic Review. Attualmente insegna Politica Economica all’Università di Bologna. Collabora con il sito Lavoce.info. Qui il suo blog.

9 commenti a Tremonti e i cattivi maestri

  1. Al di là di dare il benvenuto a Paolo Manasse su queste pagine, e ringraziarlo del suo prezioso contributo, non so se essere felice di concordare perfettamente con la sua analisi. Al di là infatti del mero narcisismo intellettuale, la preoccupazione per le condizioni in cui l’economia italiana riversa attualmente è tanta.

  2. Rivoglio Paolo Cento all’economia: ugualmente liberale, ma almeno simpatico. Articolo interessante.

  3. Abr

    Cento lasciamolo pure stare dove sta con i suoi colleghi “liberali” (somos todos caballeros, y liberales tambien).

    Nel merito i dati riportati sono inconstestabile realtà.
    Che a mio avviso dice, tra cali delle entrate probabilmente più grossi nel prossimo periodo (concordo) e spese già “committed” (stipendi agli statali) che l’acqua è poca per manovre congiunturali di interventi di “stimulus” di stampo obamiano.

    Opinabili risultati a parte (vedi dati sulla disoccupazione in Usa ch enon cala), ci mancherebbero solo questo per affossare definitivamente tutto quaggiù, con relative risorse da reperire a scapito dei “privilegiati”, cioè dei soliti noti.

    Quel che serve in realtà (per diminuire le pene non certo per cancellarle) non è uno Stato obamiano ma una bella sferzata sanguinolenta alle logiche di erogazione del Credito in questo Paese.
    Per tutto il resto, scorciatoie rispetto alla sofferenza che si accentuerà in estate e soprattutto dopo, non ce ne sono: siamo ancora sotto i bombardamenti della chiusura del commercio mondiale, non si scappa.
    ciao, Abr

  4. AG

    Concordo in pieno con l’articolo. Che di fronte ad una spesa pubblica non elastica una flessione del PIL del 6% avrebbe portato ad un incremento del deficit è una logica conseguenza dell’impressionante “leverage” che grava sul bilancio pubblico.

    Purtroppo l’unica cosa da fare sarebbe come in qualunque azienda non tanto provare a ridurre le spese, anche perchè pur limando di qua e di là non si arriva poi alla fine da nessuna parte, mentre un taglio strutturale ucciderebbe il cavallo invece che curarlo (come quelle aziende in crisi che tagliano gli investimenti e riducono i dipendenti, magari sostituendo gli esperti, ma costosi, con precari inesperti).

    Quindi con un leva così pesante l’unica cosa sarebbe aumentare il “valore aggiunto” della spesa statale. Se davvero la spesa servisse a far crescere il PIL italiano allora potrebbe anche diventare conveneiente pagare gli interessi.

    Quindi l’obiettivo sarebbe una riqualificazione della spesa ma ciò presupporrebbe anche un programma di riforme radicali che questo Governo, eletto proprio perché ha promesso di non toccare i piccoli interessi corporativi di tutti, partendo proprio dal suo capo, non farà mai e poi mai.

  5. Un caloroso benvenuto a Paolo Manasse!

    Alcune osservazioni (più che altro, domande) nel merito:

    1. L’andamento delle imposte dirette secondo alcuni commentatori (Spaventa in primis) mostrerebbe un eccessiva riduzione rispetto agli andamenti passati, spia (secondo lui) di aumento dell’evasione. Che ne pensa?
    2. A me stupisce di più l’andamento molto negativo delle imposte indirette (che gravano sui consumi e che sono tendenzialmente meno “progressive”), spia p di un calo dei consumi ben oltre le aspettative (e gli stessi dati macroeconomici disponibili) o, davvero, di fenomeni di evasione
    3. Il Contributi sociali invece restano “fermi”. Visto che l’occupazione sarebbe calata discretamente, quale potrebbe essere la spiegazione?
    4. L’impennata delle spese per salari e stipendi e per gli acquisti di beni e servizi è stupefacente, ben oltre l’eventuale effetto degli stabilizzatori automatici: ma non erano stati “messi in sicurezza” i conti con la manovra triennale dei 9 minuti e mezzo?

    In generale, credo occorra riflettere sulla considerazione, espressa dal Prof. Manasse alla conclusione dell’articolo, ma anche in altre occasioni sul suo sito o su La Voce, ed anche qui (nel nostro piccolo) su Giornalettismo sulla sciagurata scelta del wait and see del ministro Tremonti. Con buona pace del mio “carissimo nemico” Abr. :-)

    Un sorriso di benvenuto

    C.

  6. Benvenuto!
    Mi pare che il dato peggiore sia quello dell’aumento della spesa pubblica discrezionale. Se non c’è n’è per nessuno, si deve cominciare proprio dalle spese dell’amministrazione pubblica. Capisco che per gli idoli dei nostri “liberal”craxiani l’importante sia spendere, a costo di far scavare buche e poi riempirle, ma se proprio vogliamo buttare risorse, facciamolo su voci con un moltiplicatore maggiore. Sempre che il bilancio pubblico italiano abbia una qualche possibilità di sopravvivere all’esperimento, del che dubito. Tremonti, piuttosto che mettersi l’elmetto, avrebbe dovuto cercare di tagliare la spesa futura in maniera irrevocabile, in modo da liberare risorse per interventi congiunturali nelle aree più bisognose di un investimento pubblico (se proprio vogliamo aumentare la spesa).

    L’anelasticità delle imposte dirette deriva forse dalla progressività soltanto apparente del nostro sistema fiscale: i percettori di redditi elevati hanno ampio spazio di evasione ed elusione.
    Una campagna senza esclusione di colpi contro l’evasione darebbe la misura del problema: con un trimestre positivo, seguito dal crollo verticale nei semestri successivi…

  7. Z

    Se questo sistema fosse credibile, sarebbe già fallito.

  8. Z

    Se qualunque interprete certificato di questo sitema fosse credibile, sarebbe già disoccupato.

  9. z

    Tremonti s'intende di economia quanto il gatto della mia vicina (che non ha il gatto) s'intende di astronavi vulcaniane.

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