La serie giuridica statunitense, dopo due stagioni e quarantaquattro episodi è stata bloccata dalla CBS nonostante i discreti ascolti. Il potente effetto cloroformio generato dalla visione delle imprese di Finnigan, Elliott & C. avrà influito sulla decisione?
“Senza satellite”: la rubrica - antologia di tutto quello che si è costretti a vedere quando non ci si può permettere la paytv
Dunque, c’è una giovane procuratrice, Annabeth Chase, che è bionda, bella e con gli occhioni di cielo, di quel bel blu che nei santini viene riservato agli angioletti e alle madonnine caritatevoli; poi, per par condicio politically correct, c’è anche una pubblico ministero nera, che invece è bella, ma con due labbroni e certi taillerini rosso fuoco che sanno di peccato; a capo dell’ufficio, per non scontentare le telespettatrici, è arrivato, nella seconda serie, David James Elliott, bambolotto occhioceruleo di sicuro effetto, che ha smesso la divisa da marinaretto avvocato portata per tanti anni a Jag, ma anche in abiti civili fa la sua bella figura e continua la carriera, tanto che diventa capo della Procura. Tutto si svolge ad Indianapolis, capitale dell’Indiana, città del Midwest americano che, sarà un caso, saranno i sentieri del Signore che sono infiniti e il Padreterno che tiene un bizzarro senso dell’umorismo, è gemellata con Monza, Brianza, Italy.
BORGHEZIO APPROVEREBBE, ECCOME - I procuratori dell’Indiana a Monza non so come ci si troverebbero, ma forse non malaccio, con l’aria che tira in Italia: perché quanto a giustizialismo spicciolo sono campioni olimpici. Il sottotitolo della serie - “giustizia ad ogni costo” è il pittoresco occhiello italiano – la dice lunga su come intendano i processi. In effetti la biondina angelica è una fan scatenata della pena capitale,
e condannerebbe a morte anche chi viene sorpreso a buttare cartacce per strada: le capitasse in tribunale un Rom che ha fregato una borsetta, per dire, non ci sarebbero dubbi su come andrebbe a finire la faccenda. Close to Home, un effetti, è tanto schierato in favore dei procuratori dalla mano dura che persino Law and Order, la celeberrima serie giudiziaria ambientata a New York, che è un po’ l’archetipo di tutti i legal drama americani, in confronto sembra un telefilm per fricchettoni di sinistra: il procuratore Mc Coy, per quanto duro, di tanto in tanto qualche dubbio lo macina, e nelle sceneggiature, seppur con parsimonia, si accenna alla velata possibilità di un qualche sporadico errore giudiziario. In Close to Home l’assunto dato per principio è che chiunque venga accusato dal trio di procuratori fighetti è sicuramente colpevole: l’unico problema da risolvere, per i tre, è impallinare tutti gli esperti della difesa, dagli avvocati agli psicologi e consulenti, che cercano di salvare il reo dalla giusta ed esemplare punizione.
SOFFERTA RICERCA INTROSPETTIVA - I personaggi, che già a chiamarli così si fa loro una grazia, sono una impilata di manichini stereotipati: i poliziotti sono beneducati e premurosi, e quando perdono le staffe e usano le maniere forti con gli indiziati è solo perché questi tentano di aggirare il sistema con qualche cavillo; fra polizia e procura si fila d’amore e d’accordo: se gli avvocati d’accusa disapprovano qualche sberla che rischia di scappare durante gli interrogatori non è, beninteso, perché temano di ledere i diritti civili degli arrestati, ma solo perché, se lo si viene a sapere prima del processo, c’è il rischio che le confessioni non vengano convalidate. Le procuratrici, poi, sempre eleganti e fresche di parrucco, sono due tipi di donna atte a rassicurare lo spettatore medio: la mora pare uscita dalla versione repubblicana di Sex and The City (cioè è chiaramente un diavolo a letto, ma non lo dice perché non sta bene); la bionda, per accreditarsi come ragazza ideale per il matrimonio, ha una bimba piccola ma è fresca di vedovanza, perché il marito è stato ucciso, il che le dona un’aria ulteriormente perbene e le permette di assumere la posa da mariagoretti di ritorno, quella che persino la Pivetti senior qui ha dovuto smettere quando il suo guardaroba ha virato sul sadomaso.
ARIDATECE DERRICK - In tutto ciò, la trama degli episodi è inesistente: del resto non poteva essere che così, in un telefilm in cui quello che viene arrestato come colpevole entro i primi cinque minuti non può che dimostrarsi tale nei successivi quarantacinque, dato che si parte dall’assunto che Polizia e Procura non possono essersi sbagliate mai. Insomma, persino le indagini dell’ispettore Derrick regalavano più colpi di scena, ed è tutto dire. Certo, James David Elliot è più decorativo di Horst Tappert, che era un crucco brutto, oltre che noioso. Ma quanto a noia, Close to Home non si fa battere da nessuno: se la Giustizia, alla fine, viene imposta ad ogni costo, chi paga il conto più salato è il telespettatore, che si ritrova con la mascella slogata dagli sbadigli.


























Bel pezzo, comunque secondo me l’insignificante legnosità di Fritz “acero” Wepper resterà per sempre ineguagliata nell’universo…
e chi cazz’è?
Era il vice di Derrick, quello che dopo aver dato un sommario sguardo alla scena del crimine e interrogato qualcuno, senza indizi né prove, entava in macchina dicendo al collega” secondo me è stato quello” (mio nonno, intanto, alle mie spalle, “no, è stato quell’altro!”).
Di solito li acchiappavano o per caso, gli assassini, o perché avevano le palle triturate dai colloqui intimistico-psicologico-morboetti dei detective. Per sfinimento, insomma.
Che dormite per gli spettatori, però!:-)
Mi sa che ci prendeva più tuo nonno… XD
Il bello è che quel compassato bifolco in qualche puntata cercavano anche di spacciarlo per una specie di focoso Banderas bavarese sciupagnocche
(però ho letto che nella vita reale si è sistemato *ene con la principessa Angela von Hohenzolcacchi).
A Prostata.
Eh? Ti dispiace approfondire?
prostata, contenta che anche tu trovassi irresistibilmente comici quei due: i detective più inespressivi del pianeta ma col pistolotto sempre pronto!
Lies, ciao carissima!
Ciao cordapazza, eccomi!! Ieri mi sono fatta un bel giro in “Giornalettismo” trovandoci come sempre materiale interessante assai.
Con la faccenda dei libri tutto ok, conto nel 2009 di dare alla luce qualcosa.
Saluti da Amsterdam!
in bocca al lupo per la gestazione del “pupo”, allora:-)tienici informati
ciao!
@cordapazza, infatti Tappert era un attore comico, nel telefilm di Derrick si vede… Comicità involontaria, però.
@Lies, http://it.wikipedia.org/wiki/Fritz_Wepper, non so nulla di più… in bocca a Pupo per il pupo anche da parte mia!
@ Cordapazza: sarebbe la gestazione dei pupi… me ne invento una al giorno. Alla prossima carissima! Vado a leggermi i post su complotti vari, rettiliani, lucertoloni, illuminati, sette, NWO, Icke, strapotere bancario, il divo Giulio e teorie varie. Complottismo che passione.
Ciao Prostata anche a te… l’unica puntata di “Derrick” che ho visto vedeva per protagonista una meretrice che ormai era troppo in là con l’età per battere la strada. E quando il pappone nonché suo amante gliel’ha rinfacciato lei l’ha fatto secco. Sublime.