Carolina Lussana, deputato della Lega Nord, il 20 maggio scorso ha presentato una proposta di legge che regola le nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale. Il 23 giugno la proposta è passata all’esame della 2° Commissione Giustizia.
«La presente proposta di legge –si legge nel documento- è finalizzata a
riconoscere ai cittadini, già sottoposti a processo penale, il cosiddetto “diritto all’oblio” su internet, cioè la garanzia che decorso un certo lasso temporale, le informazioni (immagini e dati) riguardanti i propri trascorsi giudiziari non siano più direttamente attingibili da chiunque».
ATTUALITA’ E INFORMAZIONE - Nel “mondo reale”, si ritiene illegittimo che una condanna o un precedente giuridico venga riproposto, quando la questione non sia di attualità. Un organo di informazione tratta di un caso d’attualità, lo approfondisce e, una volta esaurito, lo ripone passando oltre. L’opinione pubblica è stata portata a conoscenza di quel fatto, la stampa ha svolto il proprio ruolo di informatore e così si chiude il cerchio per riaprirlo da un’altra parte. Nel momento in cui, per qualche motivo, si dovesse ripresentare un fatto che richiami quello precedente, il ruolo della stampa è quello di ricordare cos’è successo in passato, le informazioni sono in possesso dei giornalisti che, se serve, le ripropongono, non come notizia ma come corollario. Infatti, se viene ripresentato un vecchio fatto all’opinione pubblica, elevandolo al rango di notizia (quindi un’informazione che rende noto un avvenimento accaduto di recente), il diritto all’oblio ha profonda ragione d’esistere. Se un quotidiano, ad esempio, pubblicasse un fatto vecchio di 10 anni, spacciandolo per notizia, il lettore la recepirebbe come attuale, dunque potrebbe ledere al protagonista della vicenda.
LA CRONOLOGIA - Ma internet è differente dal “mondo reale”. Sul web le informazioni arrivano da chiunque, sono multidirezionali, interconnesse e si completano a vicenda. Applicare una norma che presupponga delle basi che in questo ambiente non esistono perde di significato. Come nota la leghista «spesso, anche a distanza di anni da una sentenza penale, molte informazioni presenti su pagine internet (mai aggiornate o rimosse) continuano a proiettare un’immagine cristallizzata di una determinata vicenda giudiziaria, senza riflettere – il più delle volte – l’attuale modo d’essere del soggetto coinvolto, il quale può aver saldato definitivamente il suo conto con la giustizia ed essere completamente risocializzato». Vero certo, ma a corredo delle pagine ”mai aggiornate o rimosse” sono presenti, inevitabilmente quelle che parlano degli sviluppi della vicenda e della loro conclusione. È dunque possibile ottenere una cronologia completa.
LA SALVAGUARDIA DELLA CASTA - La stessa Lussana afferma che « Prima della nascita di internet, l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale finiva per esaurirsi in tempi accettabili, finché non si fosse spento nella stampa locale e nazionale l’interesse per quel determinato fatto di cronaca». Tutto ciò però presuppone la trasmissione di notizie in modo unidirezionale, dalla stampa all’opinione pubblica. La deputata non ha considerato la caratteristica fondamentale del web: il ruolo attivo degli utenti. Non riconosce infatti l’acquisizione attiva di un fatto attraverso una ricerca sui motori della rete. E’ anche vero che se un condannato, sconta la sua pena è giusto che venga riabilitato e non venga ricordato per quello che ha commesso. Infatti ad una prima lettura sembrerebbe che la proposta salvaguardi innanzitutto il cittadino. Però poi leggendo attentamente, ad esempio l’Art. 3, comma 3°, lettera c. vediamo che «la legge non si applica a chi esercita o ha esercitato alte cariche pubbliche, anche elettive, in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti». Eccolo lì. Notare “nell’esercizio delle proprie funzioni”. Dunque, in casi come ad esempio il recente processo Mills, le informazioni potranno rimanere in rete per due soli anni poi via, tutto cancellato perché il reato di corruzione non è stato compiuto “nell’esercizio delle proprie funzioni”. E noi non ne sapremo più niente.
LA PAURA DI INTERNET - La proposta della Lussana chiarisce che la
legge non è applicabile a chi è stato condannato all’ergastolo, per genocidio, terrorismo internazionale o strage e, all’Art. 1, stabilisce i termini di permanenza su internet in base alla condanna: tre anni dalla sentenza per una contravvenzione, cinque da quella che sancisce una pena inferiore a cinque anni di reclusione; dieci per un delitto con una condanna superiore a cinque anni. Quindici anni di permanenza invece, dalla sentenza irrevocabile di condanna superiore a dieci anni di reclusione e venticinque anni se la pena inflitta è superiore a venti anni. Quindi è probabile che ci ritroveremo pieni di notizie di omicidi, furti, aggressioni, violenze, ma non dei reati dei colletti bianchi, che spesso finiscono in prescrizione, o in patteggiamenti o comunque non superano i dieci anni di condanna. Questo tentativo, come anche i precedenti (vedi la legge Levi-Prodi, l’emendamento D’Alia, o il DDL intercettazioni) sottolinea la totale ignoranza della classe politica nei confronti di internet e del suo funzionamento. Mostra come la nostra casta reputi il web e gli internauti alla stregua del mondo reale dove la collettività recepisce passivamente le notizie fornite dalla stampa, ma soprattutto rivela il timore che i politici, tutti, nutrono nei suoi confronti.






















Mi sembra in effetti il solito tentativo di “bavaglio” ad internet, solo che, come nella maggiorparte dei casi, anche questo è un obbrobbrio inapplicabile, scritto da chi internet non sa nemmeno cos’é.
A parte le solite storie e problemi legati a quale legge nazionale sia applicabile a un sito… e sulla possibilità tecnica di cancellare o meno una “pagina” da un blog o da un’altra piattaforma, mi viene in mente la Internet Wayback Machine… li tanto rimane tutto o quasi di quello che è stato scritto… buona fortuna Lussana, li sopra ci ho ritrovato le castronerie che scrivevo su un sito ormai scomparso nel lontano 1999…. pensa te cosa può fare la leggina della Lussana.
Ma voi conoscete gli argomenti dei quali scrivete? cercate almeno di informarvi, quando avete deciso di scrivere su qualcosa?
Il diritto all’oblio è garantito dalla legge, per tutti i cittadini che sbagliano. Quando è passato il tempo deciso dal giudice, in relazione alla condanna, la stessa viene cancellata dal casellario giudiziale perché la legge OFFRE A TUTTI UNA SECONDA POSSIBILITA’.
Cosa per voi evidentemente impensabile, da quei forcaioli ottusi quali siete.
Quindi, anche Internet cade in prescrizione!
Complimenti per l’articolo!
una legge per “obliare” cose del genere, immagino: http://buffa.blogautore.repubblica.it/2008/11/27/
A due mani viene meglio!!!
http://4.bp.blogspot.com/_Ex8zkluK37U/SgFQK0jxq3I/AAAAAAAAAik/uCuvq3Rs2fw/s400/livia-turco-pianista.jpg
Per ambrogio brambilla
nessuno ha mai sostenuto che il diritto all’oblio non sia giusto. Se leggessi l’articolo levandoti i paraocchi, capiresti che il diritto è sacrosanto e che non vengono negate le norme formulate dal Garante della privacy, di cui tu sapientemente parli. Si sostiene che il disegno lussana per come è formulato non può essere appilcabie ad internet per una questione logica.
e soprattutto, sempre leggendo senza paraocchi, capiresti che i comuni cittdini non vengono preservati, ma soltanto i “colletti bianchi” che sono già ampiamente protetti. Poi chiaro ognuno vede le cose come preferisce, quello che è certo è che prima di scrivere i pezzi ci si informa e anche parecchio.
Sarebbe come proporre per legge che del mio archivio di giornali e riviste siano distrutti quelli che hanno più di 5 anni…addio Gazzette dello scudetto della Sampdoria…
Fra l’altro, curiosamente, ma non erano proprio quelli di centrodestra che pubblicavano nei loro giornali le liste di chi era stato condannato per determinati reati? Adesso i vari Lussana e ambrogio brambilla si ricordano della privacy?
Peccato che mi cada anche lei sul “Levi-Prodi” che è una invenzione grillesca, in quanto Prodi non c’entrava un cappero
Brambilla ascolta: lascia perdere, son cose complicate per te. E’ imbarazzante vedere con quale impegno ogni giorno ti ci metti per dimostrare al mondo di non saper nemmeno leggere un articolo scritto in lingua italiana e di comprenderne il significato.
ma quale garante, ma quale privacy, dovreste smetterla di spiarmi mentre lo prendo in culo dai buoi muschiati tibetani, oliando loro accuratamente le palle
Frank…io l’ho letta su wikipedia la levi-prodi… O_o
Per Ambrogio Brambilla: Touché
Il testo era di Franco Levi, non di Prodi, messo in mezzo perché era all’epoca PresdelCons. Come se ogni legge approvata adesso portasse il nome Tizioecaio – Berlusconi. Non mi risulta.
Tra parentesi: questo sito, Giornalettismo.com, “è un prodotto editoriale” e quindi “Testata registrata al ROC (Registro Operatori della Comunicazione) in data 05/08/2008 numero 17507″ come previsto appunto dal signor Levi, e non mi pare che qui grazie a quella legge si sia stati tutti imbavagliati dal governo fascista kattivo, nonostante questo sia notoriamente un covo di komunisti (vero bramby? A proposito ).
sai cosa pensavo, andando leggermente off topic? che se l’uomo fosse in grado di rapportarsi al suo prossimo senza pregiudizi non si porrebbe nemmeno la questione del salvaguardare il presente di chi, “peccando” in passato, si è poi “redento”.
Concordo con la tua conclusione. Bel pezzo
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Carolina Lussana, deputato della Lega Nord, il 20 maggio scorso ha presentato una proposta di legge che regola le nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un pro…
[...] pubblico della collettività a conoscere la condotta dei propri rappresentanti. La proposta di legge della deputata leghista invece prevede che sia applicata anche (e soprattutto) ai politici, con [...]
Internet è una specie di “mostro”. Non è controllabile, spesso non ci riescono neppure i regimi più repressivi (penso a quello cinese). Proprio ieri su FB ho trovato e rilanciato un’intervista a Vittorio Arrigoni, ormai stabilmente a Gaza, che racconta ciò che vede in prima persona. Quel filmato ha superato molti ostacoli per essere pubblicato fuori dalla striscia di Gaza.
L’essere umano vero, non quello che ha subìto la trasformazione in rettile, è un’essere libero, profondamente libero. Libero, fra l’altro, anche di informarsi e di cercare la verità ovunque essa sia.
Mi viene in mente quando, durante la 2° guerra mondiale, i nostri nonni ascoltavano Radio Londra. Fatte le proporzioni legate alla differenza di tecnologia, le cose saranno uguali: l’informazione potrà tranquillamente essere demandata a server localizzati in altri Stati, i cui governanti hanno meno paura di venir beccati con le mani nel sacco.
Mi sembra di sentire quei due geni chiamati Di Pietro & Travaglio:
chi viene condannato (ma anche solo indagato) deve essere marchiato a vita, viva la Lettera Scarlatta insomma.
Ai colletti bianchi non interessa l’oblio, loro si riciclano sempre, è il normale cittadino che viene rovinato dalle persistenti notizie sul suo conto.
Io su internet trovo nome e cognome del ragazzo di Feltre perquisito dalla PolPost nell’ambito di una tipica operazione antipedoporno, gli hanno trovato cd masterizzati ed è finito in tribunale per presunta vendita di opere coperte da copyright. Poi non si sa come è finito il processo, se il reato è stato riqualificato, se era possesso per uso personale, se era un illecito amministrativo quindi.
Altra aspirante a “” due staffe “” che vuol essere gradita al “”SOLITO “”. Non so bene come le assoldi il “”nostro silvio”" ma notate una cosa, spuntano come funghi in una selva ben irrigata.
I fascisti del nord sono sempre più aggressivi, peccato non incontrino resistenza.
@ gloria e lucia: Grazie ragazze
@Andrea J, supponiamo che non se ne sappia più nulla del ragazzo di Feltre che ha masterizzato 2 cd, e magari nemmeno della neodiciottenne di varese che ha fatto qualche ruberia in un negozio di profumi in centro. Oppure del giovane di centocelle che ha venduto un pezzo di hashish all’amico perchè era rimasto senza. Ma a te cosa cambia? A me ad esempio non cambia nulla sapere cosa è successo a quelli. Cambia invece quando per tutelare loro si tutelano anche altri che fanno cose assai più gravi e che coinvolgono tutti noi. Metti che Tizio viene nominato governatore della banca d’italia, e metti che 10 anni prima era stato condannato per bancarotta fraudolenta, o per truffa, o per usura…ti interessa essere nelle possibilità di saperlo perché nel caso la banca se la apre nel suo cortile e ci mette dentro i suoi soldi e non i nostri, oppure gli vuoi dare un’altra occasione perché è giusto così?
@ frank, Io ho trovato solo la dicitura Levi-prodi, non levi e basta. Magari perché levi-prodi è uno dei nomi che è stato dato a quel DDL, poi vero come dici tu non è che ogni intervento deve avere il nome del presidente del consiglio di turno oltre a quello di chi scrive il testo. Però insomma l’importante è il concetto
@bed
Il tuo qualunquismo dipietresco ha raggiunto vette inarrivabili:
“a me non cambia nulla”
Prendo atto che te ne fotti allegramente se qualche straccione viene messo alla berlina, basta che la lettera scarlatta si applichi anche ai potenti.
Ai datori di lavoro invece interessa eccome sapere i trascorsi delle persone “normali”, sanno usare Google e sanno trovare i trafiletti di cronaca giudiziaria cercando nome e cognome delle persone da assumere, alla faccia del diritto all’oblio.
Quanto al ridicolo esempio della Banca d’Italia, basta stabilire dei criteri molto restrittivi al momento della nomina, senza dover costringere il resto della popolazione italica allo status di perenne elemento indesiderabile dalla società.
Gradirei sapere se anche tu, come il geniale Travaglio, consideri la non menzione nel casellario un “semplice cavillo”, oppure uno strumento pensato per garantire il reinserimento sociale del condannato.
Vorrei precisare che anche durante il weekend amo prenderlo in culo da una comitiva di buoi muschiati tibetani, e mi diverto molto a lubrificare loro le palle. Non giudicatemi per questo, in fondo sono un essere umano anch’io.
interessante osservare che la mia posizione debba essere necessariamente catalogata. Peccato che io non sia ne dipietrista ne tanto meno travaglina, ma solo una libera pensatrice…figurati poi qualunquista o grillina.
“A me non cambia nulla”, significa che per me quei piccoli reati compiuti o meno non pregiudicano una decisione e mi dispiaccio se è così per gli altri, anche se sono consapevole che succede. Io non intendo dire che sia giusto schedare le persone per quello che hanno fatto, ripeto che il mio pezzo voleva solo dire che il diritto all’oblio pensato in quei termini, non può essere applicato sul web perché attuandolo come dice la lussana, rimarebbero in rete solo i reati più gravi e non gli altri. e fra gli altri oltre allo straccione da te menzionato ci sono anche i finanzieri, i banchieri usurai, quelli che truffano, quelli che delinquono fregando il prossimo, i politici corruttori, gli evasori fiscali… Ridicolo il mio esempio? certo può essere, ma a me non risulta ci siano i criteri di cui parli, l’unico criterio per controllare che non accadano cose come quella che ti ho detto per ora è il diritto di cronaca. Io non ti sto insultando e non mi sto accanendo contro di te, e gradire facessi lo stesso. La questione è semplicemente una differente scala di valori. io accetto che sia accessibile a tutti l’informazione su un reato che ho compiuto e per il quale ho pagato perché voglio sapere se il banchiere dove ho i miei risparmi è stato un usuraio, il politico che voglio votare è stato un corruttore, la ditta che vorrei acquistare ha evaso le tasse… sono disposta a cedere una cosa in cambio di qualcosaltro. Per te è meglio cancellare tutto per preservare i poveretti. Scala di valori ribaltata vedi?
Non mi interessa che dice travaglio, non è fra le mie letture preferite. Io penso che tutti abbiano diritto a una seconda chance in proporzione al reato commesso. Un furto o una rissa sono cose ben diverse da una truffa o dalla corruzione.
Il coglione insiste, crede di essere molto spiritoso. Trattatisi di esemplare tipico di intellettuale da blog, sempre pronto a dimostrare quanto grande sia la sua idiozia e la sua vigliaccheria, perché in condizioni normali, con l’interlocutore di fronte, terrebbe ben altro atteggiamento, perché l’unica verità che conosce è che i cazzotti fanno male, molto male, come ha sicuramente già sperimentato.
Io ad esempio ne ho presi un sacco e come potete vedere mi hanno fatto tanto bene.
Ora scusate ma devo andare, c’è la mandria che scalpita. Muuuu.