DUE PAROLE CON GINA – Non sappiamo poi a quali risultati abbia condotto l’operazione. Il 16 giugno scorso l’associazione nazionale delle parafarmacie italiane (Anpi) è tornata
sulla questione ricordando che: ”… nel corso del 2008 i sequestri di farmaci contraffatti sono aumentati in Italia per oltre il 50% (dati delle dogane italiane), una tendenza preoccupante che non deve farci abbassare la guardia sui controlli e sul miglioramento delle procedure di tracciabilità dei farmaci, specie nel settore online (acquisti via internet).“ La rete però non conosce confini. Il problema dei farmaci contraffatti venduti a colpi di mouse, anche a noi italiani, potrebbe costituire ancora un grande problema visto che tanti sono i siti ancora tranquillamente raggiungibili con qualche click dopo una rapida ricerca su Google. A sottolineare questo aspetto, a margine della nostra chiacchierata, la dottoressa Gina Massimo, professore associato del dipartimento farmaceutico dell’ Università di Parma, con la quale abbiamo approfondito l’aspetto legislativo della questione.
Gloria – Esiste una legge italiana che regolamentarizzi la vendita dei farmaci online? In che senso si dice che in Italia tale pratica è vietata? Qualcuno parla di vuoto legislativo a riguardo. E’ d’accordo?
Gina Massimo - Non esiste una legge in Italia che regoli specificatamente la vendita di farmaci online. Ma non si può parlare di vuoto normativo. Esiste una disposizione in merito ancora in vigore del 1934 che vieta la vendita di farmaci in un luogo diverso dalla farmacia e da parte di una persona che non sia abilitata all’esercizio della professione di farmacista. Si tratta dell’articolo 122 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie. Gliela cito: “La vendita al pubblico di medicinali a dose e forma di medicamento non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima.” Ci sono due eccezioni che riguardano il luogo di vendita che sono state introdotte con leggi successive: il recente Decreto Bersani che riguarda però solo la vendita del farmaco da automedicazione in altri esercizi commerciali diversi dalla farmacia e la vendita al dettaglio di medicinali veterinari presso i titolari autorizzazione al commercio all’ingrosso e i fabbricanti di premiscele per alimenti medicamentosi
Gloria- Ed una direttiva europea?
Gina Massimo –Recentemente, nel nuovo Codice deontologico del Farmacista (19 giugno 2007) è stato introdotto un “titolo” che riguarda la vendita di medicinali tramite Internet in conformità con le direttive della unione europea e le linee guida dell’organizzazione mondiale della
Sanità. Le cito anche questo articolo [il 34, NdA]: “Non è consentita al farmacista la cessione, tramite Internet o altre reti informatiche, di medicinali, sia su prescrizione, sia senza obbligo di prescrizione, anche omeopatici, in conformità alle direttive della UE e delle linee guida dell’OMS, fatte salve le specifiche normative nazionali. Chi vende quindi farmaci via Internet contravviene a queste norme.
Gloria – Commette reato un italiano che acquisti un farmaco in modo irregolare da un sito straniero?
Gina Massimo – Viceversa chi acquista un prodotto via Internet non commette nessun reato.
Gloria – Beh, forse quello dell’incauto acquisto, visto che mette a repentaglio la propria salute. Corre pericoli?
Gina Massimo - Corre seri pericoli. Perché così facendo rinuncia alla competenza di due figure professionali il medico e il farmacista, preposti dall’organizzazione sanitaria italiana a tutela della sua salute. Per combattere il commercio di medicinali contraffatti (e non solo per questo) è stato realizzato in Italia il Progetto “Tracciabilità del Farmaco” che attraverso una banca dati centrale monitorizza le confezioni dei medicinali all’interno del sistema distributivo. Il farmaco è cioè seguito dal momento della sua produzione fino alla sua distribuzione finale, cioè alla vendita in farmacia. Il commercio via internet elude questa “sorveglianza”.




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Se c’è gente così sprovveduta da agire in modo da danneggiare se stessa credo che si possa solo fare informazione, tanta informazione, corretta, accattivante, chiara; internet è troppo sfuggente per ottenere qualcosa mediante azioni di tipo repressivo.
io credo che le multinazionali farmaceutiche dovrebbero venire incontro alla gente e, tra le altre cose, ABBASSARE I PREZZI. Hai ragione Teresa:internet è troppo sfuggente per ottenere qualcosa mediante azioni di tipo repressivo
Concordo con Gloria: il primo passo deve partire dalle multinazionali, anche se penso che entriamo nell’irreale, considerandogli interessi e le poche notizie che trapelano sui farmaci venduti per anni a danno della nostra salute.
Ha ragione Teresa, l’informazione seria potrebbe essere d’aiuto all’ariginare il problema su internet, ma purtroppo esiste lo stesso esiste anche in alcune farmacie dove magari NORME e REGOLE chiare sarebbero importanti, con riferiemnto per esempio agli anabolizzanti.
Ma siamo in Italia e manco il preservativo è degno di essere preso in considerazione come tutore della salute.
“alcuni farmaci costano troppo se acquistati dove sarebbe opportuno secondo norma, alcuni sono stati tolti dagli scaffali per una qualche disposizione ministeriale non condivisa da chi ne faceva uso, online si trovano quasi tutti e ad un prezzo più basso,”
La salute, per me, non ha prezzo! meglio pagare qualcosina in più, andando alla farmacia sotto casa, che essere truffati on line…
“io credo che le multinazionali farmaceutiche dovrebbero venire incontro alla gente e, tra le altre cose, ABBASSARE I PREZZI.”
Hai provato a scriver loro una mail?
Secondo me se glielo chiedi per favore…