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Spazio Sportdi Abramo Rincoln (Abr)
pubblicato il 3 luglio 2009 alle 13:29 dallo stesso autore - torna alla home

La stagione del rugby sarebbe virtualmente finita in anticipo rispetto alle previsioni, grazie o a causa della seconda sconfitta rimediata sul filo di lana sabato scorso dai British & Irish Lions in Sudafrica. Il fatto rende priva di obiettiv la terza partita tra la super rappresentativa del rugby anglofono Boreale e i campioni del mondo in carica di sabato prossimo, i se non il salvare la faccia da parte dei Reds (ex-) di Sua Maestà.

La stagione sarebbe finita, ma nella realtà sono solo i team e le nazionali Boreali a chiudere temporaneamente i battenti; succede anche nel calcio, ci sono tornei e campionati dell’emisfero australe, ma nel rugby diversamente dal calcio, questi qui son robe serie e non solo una vetrina di campioncini da prelevare o di vecchie glorie, anzi le sfide down under sono tipicamente le più importanti del panorama annuale.

IL TRI NATIONS - Il primo trofeo in palio a partire da metà luglio è il Tri Nations, una sorta di mircobergamascoagainstn Rugby giocato e gossipparoSei Nazioni Australe con le prime tre del ranking mondiale: nell’ordine Nuova Zelanda campione in carica, Sudafrica e Australia. Un cenno allo stato dell’arte in vista del torneo 2009: a giudicare dai test match (traduzione del tutto infedele: “amichevoli”) giocati in giugno, i Kiwis difensori del titolo sono quelli messi di gran lunga peggio di tutti. Sconfitti dalla Francia in casa una volta su due, non del tutto convincenti neppure contro la spuntata ma arcigna Italia, si trovano a gestire un delicato momento di cambio generazionale, perdipiù infarcito di gravi infortuni a elementi chiave (Dan Carte, Riche McCaw, Sitiveni Sivivatu tra gli altri). Quello che sembra emergere per la prima volta nella storia degli All Blacks non è tanto l’assenza tra le nuove leve di rimpiazzi di buon valore tecnico, quanto nella capacità di leadership: scendono in campo, fanno la Haka, si impegnano, ci mettono tutto il fisico senza tirarsi indietro mai, solo che manca loro il guizzo finale, l’invenzione, l’armonia dello sforzo collettivo che si fa meta. Ecco, i neozelandesi danno la sensazione di essere poco squadra in questo scorcio di stagione. Ovviamente un fatto del genere sta mettendo sotto pressione non solo i giocatori ma soprattutto lo staff, in primis all’allenatore Graham Henry già “perdonato” per l’improvvida eliminazione ai quarti di finale della Coppa del Mondo 2007. Le vittorie coi Lions, susseguenti alla convincente vittoria del club Blue Bulls di Pretoria nel torneo sopra nazionale del Super14 (una sorta di Champions League australe), stanno invece rilanciando alla grande le quotazioni del Sudafrica campione mondiale in carica. Rispetto alla poco consistente prova dell’anno scorso, gli Springboks hanno mostrato di essere tornati la implacabile macchina fisica schiaccia avversari che sono sempre stati: velocità, fisicità e determinazione quasi “omicida”, le caratteristiche che hanno sempre contraddistinto il rugby sudafricano rendendolo una sorta di “Terra di Mezzo” tra Europa e Pacifico, quest’anno sono esaltate dal mix di “reduci” in formissima –Bryan Habana, Fourie Du Preez, JP Pietersen, Victor Matfield, Frans Steyn – mixati con new entries talentuose – Bismark Du Plessis, Heinrich Brussow, Mornè Steyn, “The Beast” Mtawarira. Notare, reduci o new entries, la nazionale Springboks gode di una età media attorno ai 23 anni: tutti giovanissimi tranne pochi carismatici grandi vecchi ancora integri, come capitan John Smit o Bakkies Botha (il Gattuso, il Furino del rugby mondiale). E’ forse questa la differenza odierna con gli All Blacks: a parità di capacità di generare costantemente nuovi talenti e di coaching team molto discusso, il passaggio generazionale è attualmente più smooth e gestibile in Sudafrica. L’unico rischio per i sudafricani in ottica Tri Nations è l’appagamento: la vittoria nella serie contro i Lions, una sfida che avviene ogni dodici anni, secondo molti è allo stesso livello se non ancora più importante di un campionato del mondo.

Dulcis in fundo l’Australia: a questa nazionale viene unanimemente john smit 1427819c Rugby giocato e gossipparoriconosciuto un differenziatore: l’avere a disposizione il miglior allenatore al mondo, il neozelandese Robbie Deans, artefice del predominio decennale dei Crociati di Christchurch, Canterbury sulla platea del rugby mondiale. Al lavoro per la seconda stagione, Deans sta innestando nel classico tronco del rugby dei Wallabies fatto di grande classe, capacità di judgement generalizzata e gioco offensivo, alcuni elementi basilari e molto promettenti, ad esempio il gioco nelle fasi statiche (mischia e rimessa). Già molto quotati nella passata edizione quando avevano dovuto arrendersi allo strapotere fisico e tecnico degli All Blacks, a detta di tutti sono ulteriormente migliorati. All in all, sarà come al solito un gran bel Tri Nations, giocato sui seguenti temi: la proverbiale capacità degli All Blacks di rigenerarsi, il rischio appagamento degli Springboks, la maturazione tecnica e mentale dei Wallabies.

IL GOSSIP - Nell’attesa del Tri Nations, il sipario è calato sul rugby di noi europei ma quest’anno come non mai è decollato il gossip. Il rugby è uno sport borderline, va riconosciuto, in cui la violenza è strettamente regolamentata e controllata, ma è sempre lì dietro l’angolo. Ciò detto, rimane sport esemplare per contenuti educativi e fair play rispetto a quanto si vede normalmente in giuochi ancor più popolari. Solo che all’opinionismo generalista non par vero di poter sbattere i mostri grandi e grossi in prima pagina, con accuse di stupri di gruppo ai danni di ingenue giovani ospiti che passavano di lì per caso. Recentemente persino Chiambretti ha tentato di far leva su un episodio accaduto in Australia nel rugby league (altra cosa rispetto rugby classico, come il calcetto rispetto al calcio, ma i generalisti non amano le distinzioni troppo sottili).