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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 2 luglio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Alleluja. Ieri la procura di Roma ha finalmente messo la lente d’ingrandimento sulla “presunta” vendita della A. S. Roma, e ha aperto un fascicolo d’indagine ipotizzando la manipolazione del mercato e l’aggiotaggio informativo. La prima è il reato che caratterizza “chiunque pone in essere operazioni simulate per provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari“; Il secondo è un’accusa riservata a chi, “al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo” (Wikipedia) delle azioni di un’azienda quotata in Borsa. Si indaga sulla “scalata” del gruppo guidato da 20090611 artefatti Aprite i cancelli, fate entra Fioranelli. Quelli giusti, però Vinicio Fioranelli e Volker Flick: un parente, ma fondamentalmente un omonimo dell’ex azionista della Daimler: ciononostante, questa non-notizia è stata nascosta consapevolmente dagli attori in scena finché non è arrivata la smentita della famiglia tedesca. Sembrava di vedere “Un americano a Roma“. Eppure, nel frattempo, guidato dal tam tam di radio e tv private – che a Roma sono più influenti del Papa, per lo meno sulle questioni calcistiche – dipingevano i nuovi padroni (Fioranelli & Co) come pronti ad arrivare come i re magi a Betlemme, portando oro (grandi calciatori) e incenso (l’affare della costruzione dello stadio), ma soprattutto tanta, tanta birra. Perlomeno sembravano averne in corpo assai, quelli che andarono a Trigoria con lo striscione  ”Aprite i cancelli, fate entrà Fioranelli“: scusateci, è che noi romani ci facciamo sempre prendere dall’entusiasmo. Un po’ come il titolo dell’A.S. Roma, che nel frattempo sobbalzava a Piazza Affari scambiando bei volumi di azioni, con rialzi anche a doppia cifra. Toh, chi si vede: il mercato. Quello che, se qualcuno “pone in essere operazioni simulate” oppure “pubblica o fa pubblicare notizie false“, viene turbato. E questo è un reato.

A proposito delle operazioni simulate, c’è da ricordare che quando Fioranelli si presentò in Consob non convinse molto: ai funzionari vennero “presentati documenti in regola e rintracciabili, ma nulla più della registrazione delle società d’intermediazione svizzera, con tanto di riferimenti bancari, e le credenziali dello studio dei legali“, come si scrisse qui il 27 maggio. Eppure il furore del popolo sembrava tutt’uno con l’agente Fifa che voleva prestarsi alla presidenza di una squadra di calcio. Anzi, a un certo punto si pensava che fosse fatta, una settimana fa. Nell’occasione, spuntò, tra i soci dell’affare, anche un certo Massimo Pica, del quale si sapeva soltanto che aveva un fallimento “alle spalle, quello della Eldo, con la non simpatica “coda” di un’indagine per aver tentato di “scegliersi” i commissari fallimentari facendo pressione sul ministro Antonio Marzano. E qualche dettaglio del tutto indifferente a un popolo già pronto a favoleggiare una campagna acquisti milionaria: “Le garanzie bancarie, rivelatesi insufficienti, erano tutte a favore di una società svizzera di Fioranelli, i veri finanziatori, che ci fossero o meno, volevano rimanere nell’ombra“. Quando l’improvvisamente popolare Vinicio va in Mediobanca (advisor dei Sensi) con l’ok sul prezzo (totale: 310 milioni compresa l’Opa, più 50 da investire nel mercato del calciatori) della famiglia, succede la stessa identica cosa. Nel frattempo, su alcuni – molti – giornali – si dipinge Unicredit, la banca creditrice (e in parte proprietaria) di Italpetroli, come ansiosissima di vendere a chiunque, oppure di mettere in mora l’azienda. Il titolo si impenna di nuovo, e l’aggiotaggio – ricordiamolo – è il reato di chi fornisce false informazioni per provocare aumenti o crolli del prezzo di una merce. Ma Unicredit non è ansiosa di vendere, anzi: la banca “teme la questione calcio della capitale non si chiuderà mai veramente e se il nuovo compratore si dovesse rivelare poco solido o poco accorto, le pressioni su Unicredit per salvare la squadra sarebbero di nuovo molto forti nel giro di un paio d’anni. Unicredit si vedrebbe costretta a contabilizzare ora una minusvalenza di 100-150 milioni vista la partecipazione al 49% Italpetroli (e ipotizzando un’Opa a 1 euro sulla As Roma che porterebbe nelle casse della holding solo 85 milioni), per poi essere costretta a finanziarie i nuovi proprietari“. E infatti arriva la conferma: si cerca un grande manager, ma Unicredit non ha intenzione di mettere in mora nessuno.

Stranamente, il tifoso romanista reagisce a modo suo: 500 tifosi si presentano nella sede della banca per contestare la dirigenza e l’istituto di credito. Che non saranno il massimo, ma in questa occasione li stanno salvando da una “aspirante” nuova proprietà la quale non sembra poi così solida. Nel frattempo Nicola Irti, uno dei legali della Fioranelli dipinge anche Mediobanca come pronta a bloccare la trattativa : “Abbiamo dato dimostrazione dei fondi. La Fio Sport è una società serissima, operante nel mondo del calcio come primaria società mondiale. Da cosa nascono queste diffidenze? Io mi faccio una domanda. Dove c’è una differenza tra UniCredit e Mediobanca? La mia risposta è chiara. Si ripete quello che c’è stato tante volte sulla piazza di Roma: Cirio, Parmalat“. Certo, due esempi peggio posti (Tanzi, Cragnotti) non li poteva fare. Ma arrivati a oggi, non importa. O alcuni dei protagonisti di questa vicenda decidono di parlare chiaro su quanto accaduto – e magari comprare la Roma con i soldi finalmente arrivati, forse grazie alla legge Tremonti sui capitali cdall’estero – oppure che si spieghi al mercato – e pure ai tifosi più fessi – il perché di tanti “su e giù” del titolo. Se necessario, anche con l’ausilio della legge. L’una o l’altra ipotesi che sia, ora “Aprite i cancelli, fate entra’ Fioranelli“. Ma quelli giusti, però.

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