Viareggio, Italia. I sorrisi spezzati per caso in un paese che non vuole crescere
02/07/2009 - Mentre si contano ancora i morti, i dispersi, gli sfollati del disastro della Versilia, e già è partita la caccia alle eventuali responsabilità, mentre i treni merci sono sotto accusa, riflettiamo sui temi della sicurezza, dei controlli e della continua
Mentre si contano ancora i morti, i dispersi, gli sfollati del disastro della Versilia, e già è partita la caccia alle eventuali responsabilità, mentre i treni merci sono sotto accusa, riflettiamo sui temi della sicurezza, dei controlli e della continua emergenza in cui vive questo paese. Casualmente?
Accade sempre per caso. Un treno merci, di quelli che sferragliano nascosti nel buio della notte, carico di Gpl (Gas di petrolio liquefatto), uno dei 30 “sorvegliati speciali” delle ferrovie italiane che ogni giorno per 24 ore vanno dal nord al sud con il loro carico di merci pericolose, è deragliato in stazione. Fiamme altissime, e il gas sui binari che si sposta verso le case, come un serpente giallo, celeste, poi rosso fuoco. C’erano palazzi. C’era gente che mangiava, scherzava, rideva, faceva l’amore, che in un attimo si è dissolta nel nulla.
UNA TRAGEDIA EVITABILE? – Sì, quando accade una tragedia come quella di l’altro ieri c’è gente che riesce a pensare solo a quelle vite spezzate in una frazione di secondo. Sembra di vederli, mentre guardano la tv stravaccati sul divano, mentre dormono ignari. Mentre parlano davanti a un boccale di birra fresca. E le polemiche, che pure sono inevitabili perché la mente umana non può accettare una tragedia del genere senza spiegazioni, mi fanno male. Capisco che è giusto interrogarsi sull’accaduto, perché se emergessero responsabilità gravi, oltre alla giusta punizione per chi ha sbagliato, tutti noi dobbiamo essere garantiti che si trovino i rimedi perché tragedie come queste non si ripetano. Ma era davvero possibile evitare la tragedia di Viareggio? E’ importante saperlo, perché ogni giorno 450 vagoni potenzialmente pericolosi passano a pochi metri da migliaia di case in cui vivono persone come noi. Circa metà trasportano Gpl, il resto polietilene, acido fluoridrico, ammoniaca, toluolo e persino tritolo. Materiale oggettivamente a rischio. E fa venire istintivamente i brividi pensare che stanotte viaggeranno a pochi metri da noi.
IL SISTEMA DEI CONTROLLI – Qualcuno ha chiamato in causa la sempre minore sicurezza del trasporto ferroviario, che diminuisce per il taglio dei posti di lavoro e che diminuirà ancora con il macchinista unico. Questione magari da approfondire, ma in questo caso non sembra entrarci, visto che si sarebbe spezzato un asse del carrello cisterna. L’incidente chiama quindi in causa il sistema dei controlli. Gli esperti dicono che la procedura di controllo per questi mezzi è molto rigida, ma l’Agenzia nazionale della sicurezza ferroviaria (Ansf) ha avvisato da tempo sulla “non conformità rilevate sul materiale rotabile per le merci pericolose, soprattutto relativamente ai trasporti di Trenitalia“. Com’è possibile, se è vero che la rete dei controlli è rigidissima? La ferrocisterna della Gatx esplosa l’altro ieri, come ognuno di quei vagoni, è passata appena uscita di fabbrica attraverso il controllo dell’omologatore. Poi, ottenuto il libretto di circolazione, viene periodicamente controllata pezzo per pezzo. La cisterna va controllata, a norma di legge, ogni 4 anni, (esame passato poche settimane fa dalla cisterna esplosa, anche se non si sa se l’esame sia avvenuto in Italia). Il controllo lo fa il proprietario del mezzo. Ai suoi controlli si aggiungono le verifiche delle aziende che noleggiano il vagone, controlli di tipo documentale, e in più ci sono le verifiche tecniche di Trenitalia. Quindi i controlli sono tanti. Forse, come dice Carlo Viaghi della Bocconi, “il problema è che le responsabilità dei controlli sono ancora troppo frazionate“. Perché la responsabilità è talmente diluita, che ognuno può ragionevolmente pensare che in fondo basta dare un’occhiata, senza controllare troppo. E se si guarda chi fa i controlli, dalla revisione alla verifica, esso sono assicurati sostanzialmente con l’autocertificazione. L’autorità pubblica è presente solo all’inizio e non dopo, quando il treno viaggia. Forse l’allarme della Ansf non è così peregrino. Anche se tutti alla fine usciranno “puliti” da questa vicenda, qualche falla ci deve essere, se ieri è successo quello che è successo.
OCCHIO ALL’EMOTIVITA’ – Pensando a quelle vite spezzate, a Leonardo di 8 anni che non sa di avere perduto papà Marco, mamma Stefania e il fratellino Luca di 4 anni, mentre Lorenzo di 17 mesi e gravemente ustionato, la rabbia cresce. Ma se guardiamo alle statistiche, il trasporto merci su rotaia è molto più sicuro di quello su gomma. Non dimentichiamo che nel 2008 novemila persone in Europa sono morte in incidenti stradali con mezzi pesanti. Una guerra silenziosa, che il gravissimo bilancio dell’incidente di Viareggio, il primo mortale per un treno merci dal 2000, non dovrebbe invece far passare sotto silenzio. Perché secondo molti esperti è comunque molto più sicuro mandare questi materiali per ferrovia che farli viaggiare per strada perché “un chilo di Gpl su rotaia ha costi sociali e umani molto inferiori rispetto a quello che si sposta su ruote“. E anche se fa paura che un convoglio carico di sostanze ad altissimo rischio passi nel centro di una città, anche se saremmo tutti più tranquilli se si utilizzassero percorsi a minimo impatto, per ridurre i rischi, bisogna riflettere: imporre un allungamento dei percorsi a un settore già in difficoltà potrebbe decretarne il fallimento. Perché il settore è già in sofferenza. Già non conviene investire soldi in carri cisterna quando è molto meglio affittarli. Il presidente di FS Mauro Moretti ha definito un fortissimo recupero aver chiuso in rosso di “solo 100 milioni di euro il 2008”, visto che si partiva da 600.
MEGLIO LA GOMMA? – Quelle fiamme altissime che hanno arrossato le Alpi apuane, quei corpi fusi, quei bimbi a cui hanno spezzato per sempre il sorriso accecano il viso. L’allarme della Ansf sembra confermare che, nonostante il rigido quadro normativo, queste “bombe su rotaia” non sono affidabili al 100%. E viene la voglia di dire: “Mai più treni pericolosi sulle nostre rotaie!” D’accordo, ma nel valutare il rischio terribile di 30 tonnellate di gas liquido che vanno a spasso per le nostre città, vicino alle nostre case, non dobbiamo solo chiederci se i controlli sulle carrozze e sui relativi componenti sono fatti bene o no. Dobbiamo fare una riflessione più ampia, perché c’è il fondato rischio che, sull’onda dell’emotività, la lobby del trasporto su gomma ricavi un vantaggio notevole. Ma siamo sicuri che ci guadagneremmo in sicurezza? La possibilità di un incidente per le merci pericolose trasportate su rotaia è infinitamente inferiore a quello degli altri mezzi di trasporto. Un decimo rispetto alla strada, dicono gli esperti, tra cui Marco Ponti del Politecnico di Milano. E per i treni almeno esiste un sistema di regole. Fragili, ma ci sono. Mentre nei centri della città possono entrare ogni giorno camion e cisterne carichi di sostanze ad altissimo rischio. Allora, seguendo la nostra giusta rabbia, dovremmo dire anche: “Via i camion di butano a spasso per la città, via le autocisterne di carburante a spasso sulle strade”.
LA CULTURA DELLA SICUREZZA – Certo che cose da fare ce ne sono. A partire da un’inchiesta seria che trovi eventuali responsabili ed individui le falle nei controlli. Ma anche, come dice Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di [[Legambiente]], “servono verifiche più serie, fatte da un’Authority indipendente. Un organo ancora più indispensabile ora che il servizio non è garantito in esclusiva dal monopolio pubblico“. Ma serve anche una riflessione generale sul sistema dei trasporti in Italia. Decidendo qual è l’investimento da garantire per la rete ferroviaria (a parte l’Alta velocità), per la manutenzione dei treni, per la sicurezza dei trasporti. E si deve riflettere sul perché la parola sicurezza in Italia evoca i soldati per strada, le ronde padane per le città o i respingimenti di gommoni pieni di gente disperata. Sarebbe utile interrogarsi sul perché l’indignazione per queste tragedie passa veloce come un treno nel caldo d’estate. In questo paese delle morti sul lavoro, della scarsa sicurezza delle nostre strade e delle nostre case non si riflette mai sul perché in Italia non si riesca ad affrontare seriamente nessun problema, passando da un’emergenza all’altra, dall’Abruzzo a Viareggio. Riuscendo solo a recriminare, o a inventare scuse puerili, o a protestare contro qualcuno, mentre ci sono ancora i morti innocenti sdraiati sul selciato. Un paese che parla, parla, parla. E non fa niente. Ci sarà da riflettere, sì. Ora, il nostro pensiero va, muto, a quei bimbi ignari travolti dalle fiamme, a quei sorrisi spezzati per sempre. In questo spicchio di cielo che guarda l’Italia assopita nel vento d’estate. Muta, e anche un po’ sorda, a quei canti spezzati, a quelle voci lontane interrotte per sempre. Casualmente?













poteva capitare ovunque. Questo è stato il mio primo pensiero. Potevo esserci io che quel giorno ero stata in una stazione, o uno dei miei cari. Il caso non risparmia nessuno ma andrebbero prese sempre delle precauzioni per ridurre le probabilità di rischio. Non voglio fare polemica ma devo ammettere che lì per lì, nella notte in cui piano piano venivano fuori le notizie, tra l’altro, per mano dei blogger di Viareggio e non della stampa , ho pure pensato ad una vecchia vignetta nella quale c’è un premier che guida una mucca come fosse una moto ad alta velocità.
“E si deve riflettere sul perché la parola sicurezza in Italia evoca i soldati per strada, le ronde padane per le città o i respingimenti di gommoni pieni di gente disperata.”
concordo con MariaTeresa: osservazione per nulla scontata
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“il problema è che le responsabilità dei controlli sono ancora troppo frazionate“. Perché la responsabilità è talmente diluita, che ognuno può ragionevolmente pensare che in fondo basta dare un’occhiata, senza controllare troppo. E se si guarda chi fa i controlli, dalla revisione alla verifica, esso sono assicurati sostanzialmente con l’autocertificazione. L’autorità pubblica è presente solo all’inizio…”
giusta osservazione, infatti la burocratizzazione dei controlli, e la diluizione degli stessi portano inevitabilmente ad una sorta di de-responsabilazzione.
allo stesso modo è lecito pensare che da questa vicenda tutti usciranno puliti.