Economia

Quei poveri disgraziati di Piazza Affari

2 luglio 2009

Per evitare il fallimento tornano sul mercato alcune grosse società per ricapitalizzare

A Piazza Affari è tempo di imprenditori con il cappello in mano. Sono almeno una dozzina le ristrutturazioni di società quotate in corso (Bialetti, Aedes, Camfin, Safilo, Tiscali, Stefanel, Mariella Burani, Seat, Pirelli Re, le maggiori) e quasi tutte passano anche per un aumento di capitale a prezzi stracciati, ma mai come in questo periodo l’ubicazione fisica della borsa nazionale suona involontariamente ironica: di affari per i risparmiatori non ce ne sono. Non solo, partecipare a questi tentativi di turnaround significa dare una seconda possibilità a manager che già si sono distinti per la capacità di distruggere valore e conseguentemente il denaro di chi gli ha dato fiducia. Per fare due nomi altisonanti: Marco Tronchetti Provera e Renato Soru.

FEDE - Quasi tutte tornano sul mercato per evitare il fallimento, promettono cambi di business, piani industriali più assennati e naturalmente danno alla crisi la colpa maggiore delle loro difficoltà. Non è vero nella maggioranza dei casi: ad esempio Tiscali non ha mai raggiunto il pareggio di bilancio in dieci anni in Borsa, la più piccola Mariella Burani entra ed esce da continui concordati e rinegoziazioni con i creditori. La galassia Pirelli (Camfin e Pirelli Re) unisce le difficoltà che la famiglia Tronchetti Provera ha subito per la terribile gestione della Telecom con l’eccessivo debito accumulato speculando negli immobili con Pirelli Re. Peraltro negli stessi anni si costruivano queste voragini i principali soci e della galassia Marco Tronchetti Proveri e Carlo Puri Negri risultavano i manager più pagati d’Italia.Con queste premesse diventa un vero e proprio atto di fede pensare di rifinanziarli non solo per l’ovvia considerazione che manager che hanno fallito in tempi di vacche grasse difficilmente diventano dei geniali innovatori, qualità necessarie per fare meglio dei concorrenti in momento in cui l’economia va male e la domanda ristagna.

SPERANZA - Ulteriore elemento che suggerisce diffidenza è il trattamento riservato ai vecchi soci. Per alimentare la speranza di buoni guadagni dei nuovi entranti si condannano i vecchi a cristallizzare le perdite praticamente senza via d’uscita. Almeno tre delle più importanti ricapitalizzazioni di questi mesi Seat, Tiscali e Camfin prevedono d’inondare il mercato con azioni di nuova emissione a prezzi stracciati. L’internet provider sardo, fissando il prezzo a 0,01 euro ha valutato tutta la Tiscali attuale 7 milioni di euro, un’evidente forzatura che costringe gli attuali possessori o ad accettare il crollo definitivo del valore del proprio pacchetto o impegnare nuovi soldi per ridurre il prezzo di carico, insomma una sorta di “il doppio o niente” degno delle peggiori bische. Viene da domandarsi quanto debba peggiorare ancora la casistica di “fregature” rifilate ai risparmiatori perché un po’ di queste operazioni debbano essere rigettate dal mercato. Non vale solo per gli aumenti di capitale dettati dai rischi di fallimento, Enel ha visto sottoscrivere al 99% il mega aumento da 8 miliardi e le modalità non erano diverse: il grande sconto delle nuove azioni serviva incentivare i vecchi azionisti ad aderire per ridurre il prezzo di carico e mitigare la riduzione del prezzo delle vecchie azioni (e del rendimento futuro). Per ricordarci che quasi mai i conti finali sono positivi per chi partecipa, guardiamo i dati riportati dal Sole 24 ore sul prezzo di carico delle azioni delle varie fasi di privatizzazione: Per chi ha sottoscritto i titoli nel corso della prima tranche di fine ’99 (il prezzo era di 4,3 euro pari a 8,6 euro dopo il raggruppamento dei titoli) e ha aderito all’aumento, il nuovo prezzo di carico, considerata anche la bonus share del 5%, si attesta a 6,29 euro. Per chi avesse sottoscritto la tranche del 2004 a 6,64 euro, il nuovo prezzo di carico sarebbe pari a 5,05 euro ad azione, mentre per i sottoscrittori della tranche del 2005 a 7,07 euro il prezzo di carico scende a 5,32 euro. Certo i dividendi sono stati generosi (3-4 euro in totale), ma sono tutti prezzi più alti delle attuali quotazioni e ci vorranno tre anni per ripagarsi con le cedole quest’ulteriore esborso.

6 commenti a Quei poveri disgraziati di Piazza Affari

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  2. Aplausi.

    L’aumento di capitale Seat è stata la pagliacciata peggiore, soprattutto per il ruolo di Consob.
    Nel caso di Pirelli, è notevole come buona parte della stampa nazionale abbia ribaltato i termini delal notizia, facendola passare per uno stepitoso successo del Tronchetto della felicità

  3. Per Enel sarei meno pessimista. L’operazione in sé aveva senso per mantenere ili rapporto debito/capitale e l’acquisizione di Endesa è razionale. Purtroppo, il tempismo di Conti è tremendo.

  4. pietro

    Oggi come oggi sono abbastanza soddisfatto dei mie investimenti, la mia avventura nella borsa italiana si è limitata all’acquisto nel 1994 di alcune blue chip e di alcune quote di fondi di investimento, alla liquidazione del tutto nel 2007 la cifra investita si era più o meno quadruplicata.
    Quanto potrebbe durare la vacanza dalla borsa?
    Quando mai si potrebbe ripresentare un periodo come quello attraverso cui sono passato?

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