Politici & festini, un binomio storico: Berlusconi e il caso Montesi
02/07/2009 - Analisi e parallelismi fra il Berlusconi-gate e il caso di Wilma Montesi, che qualche tempo portò alla luce un giro di feste simile a quello che riguarda il premier L’inchiesta di Bari continua imperterrita. Nuovi filoni si sono affacciati ed
Analisi e parallelismi fra il Berlusconi-gate e il caso di Wilma Montesi, che qualche tempo portò alla luce un giro di feste simile a quello che riguarda il premier
L’inchiesta di Bari continua imperterrita. Nuovi filoni si sono affacciati ed è comparsa anche la pista milanese: Gianpolo Tarantini, l’imprenditore che avrebbe portato la D’Addario e altre ragazze nelle residenze di Silvio Berlusconi, forse ha reclutato anche ragazze straniere per le proprie feste. E lo avrebbe fatto a Milano. E mentre le indagini vanno avanti e la stampa straniera si occupa sempre più spesso di questo scandalo, che in un qualsiasi paese straniero occidentale avrebbe portato alle dimissioni del Primo ministro, da noi sono in molti a gridare al complotto. Lo fa perfino lo stesso giornale, il Corriere della Sera, che per primo ha pubblicato le notizie
relative all’inchiesta. A dare voce a questa ipotesi è Aldo Cazzullo che intervista in maniera del tutto acritica Angelo Rizzoli , l’ex proprietario del Corriere della Sera ed ex iscritto alla loggia P2 (tessera n° E.19.77). Per Rizzoli tutta questa storia delle “veline” a Palazzo Grazioli ricorda una vecchia vicenda: il Caso Montesi. E, oggi come allora, è chiaro che siamo di fronte a un complotto.
LA TESI RIZZOLI – Del caso di Wilma Montesi ci siamo già occupati in precedenza . L’11 aprile del 1953 il cadavere della ragazza 21enne viene ritrovato sulla spiaggia di Tor Vajanica. È quasi completamente vestita, mancano all’appello solo il reggicalze e le scarpe, e il corpo è rivolto a faccia in giù. Le indagini appaiono subito difficili perché non si capisce come abbia fatto a morire e, soprattutto, cosa facesse lì. Prende corpo l’ipotesi del pediluvio finito in un annegamento accidentale, ma viene scartata. Grazie al lavoro condotto dai giornalisti dell’epoca vengono smontate le certezze degli inquirenti e si affaccia un’altra verità. Verità che viene riportata da Rizzoli: «Le indagini sono nelle mani della polizia, quindi del ministero dell’Interno, quindi di Amintore Fanfani, il grande rivale di Piccioni. Al resto provvede l’ufficio affari riservati del Viminale. Nascono leggende secondo cui la Montesi ha partecipato a un festino, allora si diceva a un’orgia, ed è morta per overdose, il corpo gettato in mare. Il festino sarebbe stato organizzato nella villa del sedicente marchese Montagna, e vi avrebbe partecipato Piero Piccioni, figlio di Attilio». A fare entrare Piero Piccioni nelle indagini era stata Maria Concetta Caglio, detta Anna Maria e soprannominata Cigno Nero. Raccontò al suo confessore, il frate gesuita Alessandro Dall’Olio, di aver il sospetto che il marchese e il figlio del ministro c’entrassero qualcosa con la morte di Wilma. La notizia dal frate arrivò al superiore, padre Virgilio Rotondi, e da lì ad Amintore Fanfani, ministro degli Interni che, insieme a Moro, Gronchi, Rumor e Colombo, fronteggiava la “vecchia Dc” di De Gasperi di cui Piccioni era l’erede designato. Fanfani commissionò al colonnello Umberto Pompei un dossier riservato, che tale rimase ben poco. Piero Piccioni risultò poi estraneo alla vicenda: il giorno del delitto era insieme alla celebre attrice Alida Valli. La tesi della Caglio, portata avanti anche dal giornalista Silvano Muto, verrà così smentita dai giudici che li condanneranno per aver dichiarato il falso. Nel frattempo, però, il possibile coinvolgimento del figlio del ministro era stato utilizzato ad arte e la carriera politica del padre terminò immediatamente. Ed ecco allora le analogie fra ieri e oggi. «Sotto certi aspetti, la vicenda di Palazzo Grazioli è la fotocopia del caso Montesi. Non c’è un cadavere, per fortuna. Ma ci sono i festini. Ci sono le ragazze che raccontano. C’è un leader politico da colpire: ieri Attilio Piccioni, oggi Berlusconi. E c’è un disegno, diciamo pure un complotto», spiega Rizzoli, lasciando che Cazzullo annoti fedelmente senza aver nulla da ridere.
LE DIFFERENZE – Fra il caso Montesi e quello di Berlusconi non ci sono analogie, semmai differenze. Sostanziali. Lì i festini era supposti. Nell’inchiesta di Bari, come nel caso delle foto di Villa Certosa e del caso Noemi, si è di fronte a un’evidenza: il Premier è abituato a organizzare feste nelle proprie residenze. E a questo non ci sono solo i riscontri delle
testimonianze, le foto, ma le stesse ammissioni di Silvio Berlusconi, che non ha mai negato di averle organizzate. Altra differenza significativa sta proprio nelle modalità di partecipazione a queste feste. Nel caso Montesi, Wilma era una ragazza di buona famiglia che forse, nell’ipotesi che non ha mai trovato conferma, aveva allacciato rapporti con strane figure. Qui, invece, si parla di ragazze che per partecipare agli incontri con il premier hanno ricevuto compensi, magari sotto forma di “gettoni di presenza”. Nel caso di Patrizia D’Addario poi, come lei stessa ha dichiarato, siamo in presenza di una escort, una prostituta di lusso, appositamente retribuita per avere un rapporto con il premier. Duemila euro le sono stati dati e gli era stato promesso anche lo sbloccamento della pratica edilizia riguardante il residence che voleva costruire. Nel caso di Barbara Montereale, invece, il Times ha riportato che secondo quanto da lei stessa ammesso, avrebbe ricevuto 11 mila euro da Gianpaolo Tarantini e 10 mila “come regalo” dallo stesso Berlusconi. In tutti questi casi, come anche in quello di Noemi Letizia, anche laddove non si parla di soldi c’è sempre di mezzo una qualche promessa che Berlusconi avrebbe fatto alle ragazze: un posto in politica, in televisione e via dicendo. Non a caso Barbara Montereale e la D’Addario doveva essere entrambe candidate alle ultime elezioni comunali nel movimento “La Puglia prima di tutto”, che fa capo all’ex governatore della regione e ora ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto. Candidature poi ritirare a causa dello “scandalo veline” scoppiato all’interno del centrodestra.
E ANCORA - L’idea del complotto poi, in questo caso, non trova nessun riscontro. Nella vicenda Montesi la strumentalizzazione politica è stata evidente. Oggi, siamo di fronte a tutt’altro scenario. Il premier può dichiarare che la D’Addario è stata pagata per dire quello che ha detto, ma nemmeno lui può negare di averla incontrata (la ragazza ha i nastri e le registrazioni degli incontri avvenuti), né di aver avuto un rapporto sessuale con lei. E in effetti non la fa, nega solo di essere a conoscenza che la D’Addario fosse una prostituta e di averla pagata. Tutto questo sembra sfuggire a Rizzoli e allo stesso Cazzullo. Il complotto qui, se caso mai ci fosse, come è stato fatto notare, porterebbe il nome e il cognome del
premier e dei suoi fedelissimi alleati. È lui che ha organizzato le feste, ed è sempre lui che ha fatto sesso con una prostituta. Anche volendo ipotizzare un’ipotesi di “complotto” più ampia, il mandante sarebbe sempre lui stesso, il suo stuolo di fedelissimi, la sua famiglia. È stato il centrodestra a criticare le candidature delle “veline” alle elezioni politiche. È stata Veronica Lario, sua moglie, a dire che il premier va “con le minorenni” ed ha problemi di salute. Ed è stato lo stesso Silvio Berlusconi a contraddirsi infinite volte sul caso Noemi, come ha ricostruito Giuseppe D’Avanzo su Repubblica: prima dicendo di essere amico del padre e di averlo conosciuto perché era autista di Craxi (smentito); poi dicendo che lo aveva conosciuto a un convegno e di essere diventato amico di famiglia (smentito); dichiarando di non aver ricevuto mai Noemi da sola senza i genitori (smentito). Nel caso Montesi c’erano ipotesi, che non hanno trovato conferma nei tribunali, qui siamo invece di fronte a certezze che hanno trovato riscontri nelle stesse dichiarazioni di Berlusconi. Altra e ultima differenza, riguarda poi i ruoli ricoperti dalle figure coinvolte negli scandali. Nell’omicidio di Wilma era il figlio di un ministro, non questi, che si supponeva fosse implicato nel delitto. Qui è il Primo fra i ministri che è invece al centro della vicenda. Allora il ministro Piccioni decise di lasciare l’incarico da lui ricoperto rassegnando le proprie dimissioni. Oggi cosa succederà?













Cosa succederà adesso è un quizzone per teste “fine” ed allora io ci provo. I giudici non chiameranno Berlusconi neppure a testimoniare (A meno che non spostino il processo a Milan), tutte le indagini porteranno ad un inciucio pugliese. Dalema non figurerà fra i pupari, la trama tra giunta PD pugliese e le escort verrà messa a tacere, perchè la sinistra gli scandali li propone o li mette a tacere a convenienza. La sinistra falliti tutti gli agguati, si prenderà un po’ di tempo per mettere in opera qualche altro scandalo, magari con l’aiuto del Berlusca. Nel Frattempo la Serracchiani avrà cambiato sponda e sarà passata con il PDL, perchè affascinata dalla simpatia che sprigiona Berlusconi scriveranno sui loro blog con i piedi si saranno mangiati le mani per le occasioni buttate al vento di far vacillare il Governo.
Un’insieme di faziosità scritte benissimo. Bè, una prostituta che si offre ad un uomo politico (che non ne conosce la professione), munita di registratore….e non c’e’ una macchinazione? Però dello stesso giro di prostituzione, con prestazioni effettuate nella sede del parlamento stesso a beneficio di esponenti della sinistra (indagine autentica di Polizia) ne parla solo Il Giornale. Già, è di Berlusconi e allora non vale….Via, è solo una versione moderna del caso Montesi, aggiornata ai tempi d’oggi. E ridicola come quella degli anni 50. Ma allora saltò Piccioni, che tra l’altro era un gran galantuomo, Berlusconi non molla e vi seppellirà tutti.
la cosa della serracchiani mi pare altamente probabile
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Forse non ho capito io.
L’inchiesta so è conclusa?
Vi è stato rinvio a giudizio?
La sentenza è passata in giudicato?
Tuttavia vi sono evidenze chiarissime.
Anche con Tortora le evidenze erano chiarissime ed il pessimo gusto dell’italiano medio portò quest’ultimo a non credere alle parole del presentatore, ma a quelle dei onorabilissimi pentiti Gianni Melluso detto “il bello” e Pasquale Barra detto “o animale”.
Siamo così, amanti dello scandalo, portati a giudicare prima che un processo abbia luogo e a giudicare una decisione conoscendone solo il dispositivo e non la motivazione.
Io non parlo di complotto, anche se, a ben guardare ve ne siano indizi non indifferenti (che ci fa la escort con un registratore nella borsa?), attendo la nostra lenta giustizia.
Mi domando, invece, come si possa, in una contingenza come quella attuale, reclamare una crisi di governo, che porterebbe ad elezioni anticipate per la vicenda escort.
Ma dove vivete? Si scrivono articoli sulla crisi, sulle difficoltà dell’Italia, degli italiani, sulla assenza di risposte efficaci e perorate la crisi di Governo? In questo momento? Voi che volete il bene degli italiani?
Sapete cosa comporta una crisi di governo sui mercati, sull’economia?
Va bene avercela con il Berlusca, ma non fino questo punto.
prima o poi dovrà cadere…..speriamo prima del G7 e mezzo.