Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 1 luglio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Dopo un anno di blackout, sta per essere nominato un nuovo ministro della Sanità, Ferruccio Fazio. Non avrà un compito facile, tra le tentazioni ragionieristiche di Tremonti e la necessità di salvaguardare il nostro sistema sanitario. Che rischia di andare allo sbaraglio, come dimostra l’uso eccessivo di specializzandi nei turni notturni

La nomina, salvo sorprese,  è imminente. E’ un medico, ed ha un bel curriculum alle spalle. E’ stato il reggente di Sacconi da oltre un anno. Non sono note le sue intenzioni. Difficile penssanita Salvate la sanità italiana!are a clamorose inversioni di rotta riguardo alla “vision” complessiva del sistema, delineata nel libro bianco del welfare e che avevamo già analizzato qui, ma non si può mai dire. In quell’analisi ci sono cose giuste e cose meno giuste, ma è complessivamente poco convincente, basata com’è sulla sostanziale “ritirata dello stato”, che parte dall’assunto che il welfare, la Sanità ci “costano” troppo: la spesa è eccessiva, dicono, e cresce a ritmi vertiginosi anno dopo anno.

DATI DI FATTOAlcuni “assiomisono smentiti dai dati di fatto. Forse su alcuni temi il prossimo ministro, che conosce bene il mondo della sanità, ha altre idee. Certamente conosce i dati: dicono che la spesa sanitaria in Italia vale oltre 100 miliardi di euro, circa il 7% del Pil italiano. Non è poco, ma è in linea con molti paesi europei e con la media dell’Unione europea. Ed è molto meno degli USA. Come si può vedere qui, non tra i più alti fra i paesi Ocse. La spesa sanitaria cresce anche a ritmi abbastanza sostenuti. Ma non è “fuori controllo”: tra il 2000 e il 2006 è aumentata del 7%, mentre nel biennio successivo l’incremento è stato di appena lo 0,9%. Questo mentre la popolazione residente aumenta in modo consistente, la vita media si allunga quindi aumenta la quota di persone sopra 65 anni, ora pari a oltre il 20%: fenomeno che continuerà a ritmi elevati. Quindi servono più cure. Infine, la spesa aumenta perché ci sono tecnologie sempre più sofisticate, che aumentano il successo delle cure ma fanno aumentare anche i costi. Che quindi, fisiologicamente, non potranno diminuire se si vuole mantenere un livello di servizi adeguato. Parliamo di sanità: un approccio eccessivamente ragionieristico-contabile non sembra il più appropriato, a meno di non voler dare davvero un calcio alla nostra salute.

LE CONSEGUENZE DELL’APPROCCIO “CONTABILE” – Perché il compito del sistema sanitario è garantire la salute, ovviamente riducendo al minimo gli sprechi. Non è quello di spendere un determinato ammontare (costante o addirittura calante) di risorse per fornire un “pacchetto” di prestazioni, anche a costo di qualche “piccolo sacrificio” sul livello del sevizio offerto. Il sistema italiano è ipocrita perché proclama l’universalità del servizio, ma ha scelto un modello “aziendalistico”. L’ospedale ha un budget predefinito di soldi per la “produzione” delle cure ai cittadini. Il fatturato aziendale viene determinato in base al DRG, assegnato ad ogni paziente dimesso sulla base della diagnosi e delle prestazioni fornite, e che in base ad un valore economico predeterminato viene pagato dalla Regione di appartenenza all’Azienda Ospedaliera, determinandone così il “fatturato”. Se l’ospedale fornisce molte prestazioni (cioè vende m700 dettaglio2 FERRUCCIO FAZIO Salvate la sanità italiana!olti “prodotti”) ad un costo più basso è  “virtuoso”, mentre se avviene il contrario è “da punire”. Il sistema in pratica è che il “risparmio” per l’Ospedale avviene sul “costo” per la produzione della cura. In teoria, eliminando tutti gli sprechi. Ma in pratica, risparmiando un po’ dove si può.

I RISPARMI CHE POTREBBERO NON PIACERE – Perché un manager sanitario magari difficilmente dice di no all’assunzione di nuovo primario suggerito dal politico di turno, un “favore” che poi sarà utile al momento di spartirsi la torta della salute. E per compensare risparmia invece sulle protesi, o sul bisturi monouso, sui liquidi di sterilizzazione, sui cerotti, sui turni dei medici e del personale paramedico. O, peggio, sui macchinari per la diagnostica. Che ne penserebbe il cittadino che ha una macchiolina “sospetta” se la diagnosi fosse fatta con una TAC di prima generazione anziché con una PET ultimo modello? O se le visite ambulatoriali a cui è sottoposto sono “affrettate” perché è più conveniente farne 6 all’ora invece che 3? Difficile distinguere il risparmio che elimina lo spreco da quello che riduce il livello del servizio. Soprattutto quando, com’è avvenuto con l’ultima manovra finanziaria, si assegnano risorse al sistema sanitario nazionale completamente al di fuori dalla realtà, con incrementi nominali inferiori all’1% annuo, che significa inevitabilmente (dato l’aumento di popolazione, i costi crescenti delle tecnologie, ecc..) una riduzione netta di prestazioni offerte. E il sacrifico delle risorse per gli investimenti.

IL CASO DELLE GUARDIE AGLI SPECIALIZZANDI – Ci sono casi eclatanti, tipo quello dei reparti ospedalieri lasciati sotto la esclusiva responsabilità degli specializzandi. E’ successo a Messina, a Verona, a Roma. La legge consente le cosiddette guardie interdivisionali: un solo specialista “garantisce” la copertura notturna e festiva di più reparti (ad esempio, Neurochirurgia e Oncologia) e gli altri medici “strutturati” danno la reperibilità. In pratica, lo specialista presente lascia agli specializzandi la responsabilità di diversi reparti, anche se “garantisce” la sua presenza per tutti. In caso di emergenza, può succedere di tutto. Ci sono casi documentati. A Messina, si veda qui, succede anche in reparti delicatissimi lasciati agli specializzandi, medici neolaureati che appunto, devono “specializzarsi”. E fioccano le telefonate notturne in casi di emergenza, come per quel bambino in crisi diabetica. Perché, anche se “gli specializzandi sanno che devono rivolgersi sempre al medico di guardia senza assumere alcuna iniziativa autonoma”, spesso “lo strutturato è a sua volta  impegnato in consulenze ed impazzirebbe se lo chiamassimo da ogni reparto”. E quindi non si può aspettare. Ci si arrangia. A Verona l’anno scorso (si veda qui) un blitz di Cittadinanza Attiva scoprì casi analoghi: interi reparti di fatto “affidati” agli specializzandi. Si è scatenato un putiferio, anche di tipo legale, con pareri e contro pareri. E’ intervenuto anche lo studio di [[Niccolò Ghedini]] (tranquilli, Berlusconi stavolta non c’entra nulla) come si può leggere qui. A Roma l’associazione ha denunciato che gli specializzandi sono “utilizzati come manodopera a basso costo per coprire le carenze strutturali del Sistema sanitario nazionale“, per una decisione che dimostra peraltro “poca attenzione nei confronti della salute dei cittadini“.

SANITA’ A RISCHIO SBARAGLIO – La tutela della salute è garantita dalla Costituzione. E la salute, almeno lei, non è né di destra né di sinistra. Certo, chi ha i mezzi economici puòfoto4 Salvate la sanità italiana! sempre rivolgersi alle strutture private. Ma le emergenze di salute, purtroppo, non guardano in faccia nessuno. E a quel punto, se nell’ospedale in cui viene ricoverato d’urgenza un manager pubblico o d’azienda, un commerciante, un imprenditore o un libero professionista c’è uno specializzando, bisogna accontentarsi. E’ importante che il futuro ministro segua, per davvero, un approccio non ideologico. Sul modello sanitario, sulla determinazione dei DRG, sulla partita aperta della definizione dei LEP (in sanità chiamati LEA), i livelli essenziali di prestazione, da introdurre in applicazione della Legge Calderoli sul Federalismo fiscale. Per una sanità che offra cure efficaci, al massimo livello tecnologico possibile e senza sprecare risorse. Difficilmente la scelta della stragrande maggioranza dei cittadini sarebbe sul “risparmio” sulla salute.  Se correttamente informata. Poi, ci si può dividere su quale sia il modello più utile allo scopo: una sana competizione pubblico-privato, ma non ritirando lo Stato, caso mai ampliandone il potere di “verifica”, per evitare che al danno dello spreco che continua si aggiunga la beffa degli arricchimenti di pochi furbacchioni. Oppure un modello ancora in prevalenza “pubblico”. O un mix dei due. In Italia ci sono esempi di Sanità regionali “decenti” sia nell’uno che nell’altro caso. L’importante è salvaguardare almeno la tutela della salute, non mandandola allo sbaraglio della cupio dissolvi di tagli ragionieristici senza criterio.

7 commentistampa - fallo leggere