Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. (Apocalisse di Giovanni, 5,6)
INCUBI CONTEMPORANEI - Tra i tanti “rimossi” che la nostra epoca mette a disposizione, ve n’è uno verso il quale bisognerebbe, credo, prestare ogni
tanto un po’ d’attenzione: le bombe atomiche che ancora numerose gravano sulle nostre teste. Tali armi di distruzione totale informano il pensiero apocalittico, vale a dire la possibilità, l’evenienza che abbiamo, noi umani, di autodistruggerci. Di passaggio, occorre però notare che la malcelata presenza delle bombe nucleari ha ottenuto, ben prima di internet, un fattore ironicamente positivo; ossia esse ci hanno fornito la percezione concreta di appartenere ad un’unica entità: la razza umana. Di questo s’era ben accorto un pensatore apocalittico del calibro di Günther Anders che, nel suo L’uomo è antiquato, scrive:
«Perché una cosa ha ottenuto la bomba: si tratta ora di una lotta della umanità intera. Perché ciò che non sono riuscite a compiere religioni e filosofie, imperi e rivoluzioni, la bomba è riuscita a compierlo: renderci realmente un’unica umanità. Ciò che può colpire tutti, ci riguarda tutti. Il tetto che sta per crollare diventa il nostro tetto. Come morituri ora siamo veramente noi. Per la prima volta lo siamo effettivamente».
Oltre alle bombe, di cui solo noi umani siamo responsabili, un altro elemento più in voga che induce a pensare apocalitticamente sono sicuramente i disastri ambientali (e anche per questi, sia pur minimamente, appare un fattore di responsabilità umano). Per un brivido percettivo di tal genere basta dare uno sguardo al trailer del film 2012, dove una serie di tsunami, terremoti e uragani provocano la morte del pianeta e dove i pochi sopravvissuti faranno il possibile per non estinguersi. Su Internazionale del 24 giugno si può leggere poi la divertente recensione (del trailer) che ne fa il Guardian.
«Un elenco delle cose da non fare nel dicembre 2012 comprende: volare, guidare grandi suv, passare dalle parti del Vaticano, della Casa bianca o di quell’enorme Gesù che sta a Rio de Janeiro, perché potrebbero cascargli le braccia. Essere un bambino, o un adulto, o trovarsi vicino a qualsiasi posto che faccia bella figura al cinema, o vicino al mare, o sotto il cielo, o avere una famiglia felice, o essere religioso di una fede qualunque, o non esserlo affatto».
DIVULGAZIONE DEL CATASTROFISMO – Già, passare dal Vaticano. In un lampo del trailer si vedono il Papa, con cardinali e prelati al seguito, e una moltitudine di fedeli, prega
re terrorizzati di fronte al tremare delle fondamenta di San Pietro… Invenzione cinematografica a parte, a me sembra che la dimensione apocalittica della Chiesa sia andata perduta; essa si limita alla quieta amministrazione del proprio (enorme) potere temporale, al sereno esercizio di dominio sulle coscienze. Ma in questa prassi quotidiana, nell’usura inesorabile dei rituali e delle ricorrenze (diventate questi la conferma dell’innesto cattolico nel grande albero delle religioni) a cosa porta se non all’apatia, alla noia (senza mèta), alla mancanza di un orizzonte preciso, salvifico, verso il quale consacrarsi e buttarsi senza posa? E tutto questo ripetere vano che la fede è necessaria e che è il frutto privilegiato della ragione, fides et ratio eccetera: questo è, a mio avviso, un tenere ingabbiato l’unico vero elemento veritativo che il cristianesimo ha ancora da proporre, e con forza, nel mondo odierno: la verità apocalittica della vittima, la verità che l’elemento unificatore mondano (Satana, secondo la simbologia evangelica) è scatenato per sempre e che l’umanità intera non può più cercare di riconciliarsi a scapito di chicchessia; la verità della vittima che fa esplodere ogni religione, ogni relegazione a terra; verità la cui chiara luce acceca forse i chierici apostolici che si sforzano, diuturnamente, di oscurare nelle trappole dell’esercizio del potere temporale.
SMARRIMENTO CONSAPEVOLE – Perché cosa vuole in fondo la Chiesa se non perpetuare il proprio potere mondano, il suo potere giudicante? «Noialtri non si sarebbe in giro da duemila anni, sponsorizzazione divina a parte, se non si avesse una certa misura di realismo» dice con
cristallina verità una cattolica odierna (vedi «Io, cattolica tra Silvio e Patrizia sto con lei», Giornalettismo, 29 giugno). È proprio questo realismo che va portato fino in fondo e non usato, come perle ai porci, nei piccoli problemi di amministrazione quotidiana. È il realismo che diventa idealismo incarnato che manca alla Chiesa odierna. Perché nessuno domanda più quale sia il fine ultimo della Chiesa? La Parusia è il grande rimosso delle gerarchie ecclesiastiche dacché con le loro parole, coi loro comportamenti non fanno altro che ritardare il “possibile” ritorno del Cristo. Infatti, la loro azione politica, con il loro continuo giudizio sulle cose e sul mondo, sulle vicende umane tout court, cerca di far prevalere una dottrina che, anche qualora fosse accolta in Italia (facile), o in Europa (meno facile), o nel mondo (più difficile), essa non sarebbe altro che un paridigma politico come gli altri (e forse peggiore), che non farebbe che aumentare l’infelicità di chi lo andrebbe ad adottare. Aldilà di essere corretto o meno da un punto di vista esegetico, si nota che la Chiesa Cattolica è davvero fondata e si fonda su Pietro; con una differenza fondamentale però: l’apostolo, al canto del gallo, si ravvide di aver rinnegato di conoscere il suo Maestro e pianse amaramente. La Chiesa, il Vaticano soprattutto, mi pare invece che, nonostante a cantare sia un intero pollaio, faccia finta di niente e, come dice l’adagio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Le raffinate encicliche, i moniti severi, i richiami, le osservazioni, i comunicati non servono a niente. Spògliati Chiesa prima che sia troppo tardi, privati di tutto il tuo potere, sappi che se davvero Gesù tornasse di nascosto non sapresti riconoscerlo, o meglio, non vorresti che fosse riconosciuto.























Trovo che questo articolo sia piacevole anche se mi dissocio dal pensare che l’uomo come afferma Günther Anders si senta parte dell’umanità intera altrimenti molti paesi non starebbere nelle condizioni in cui si trovano oggi. Non credi?
Dalla percezione di appartenere ad unica umanità, non consegue purtroppo l’urgenza della fratellanza, della uguaglianza, della libertà.
bè vero quanto dice Mina e vero anche quel che hai scritto tu, vero anche che allora certi paesi “fanno parte dell’umanità” e non sono nelle urgenza primarie, ma, ultime. Insomma una catasrofe voluta.
che j’avete rubato la ragazza a giamba?