Finestrella Confederescions Cap – The Final -

29/06/2009 - Le cattolicissime Spagna e Brasile si scambiavano il risultato regolando i conti con gli infedeli e le illusioni Quando i lupi si accoppiano, restano attaccati per mezz’ora. Così succede che se succede qualcosa, sei bloccato. E così funziona. E così

     
 

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Le cattolicissime Spagna e Brasile si scambiavano il risultato regolando i conti con gli infedeli e le illusioni

Quando i lupi si accoppiano, restano attaccati per mezz’ora. Così succede che se succede qualcosa, sei bloccato. E così funziona. E così è stato tra Furie Rosse e mezzi di comunicazione, qui nel Sud Afrika. Specie se la Spagna sconta una campagna stampa e propaganda che neanche i bei belgi all’epoca delle trincee in Ardenne e i cattivi crucchi che mozzavano le mani. E poi è qui, a giocarsi a rubamazzo i resti, pari a trecentomila euro di differenza. Resti bloccato e impiccato alle parole. Specie se la gentile squadra di casa, una che l’anno prossimo sarà considerata una gran signora perché non profitterà biecamente del fattore campo per meritarsi qualcosa oltre la qualificazione, che so un podio o anche un rigore se non fosse per il buon nome di quel santo di Mandela, non vuol morire.

E allora è una gara a minimizzare. Era distratta. Ecco cosa succede a prendere sottogamba. Giocavano già in infradito. Mentre già son passati dal peana al conto in tasca. Terzi, i vincitori.

Esperito il rituale orrendo e inutile e goffo della finalina, ci si collegava a Brasile-States. Per il titolo sudista, il primato confederato. Arbitrava uno svedese arrivato di corsa e trafelato dalla Svezia esattamente come tre quarti della stampa italiana, scesa venerdì dalle splendide trasferte premio nella mignottocrazia di Goteborg e insieme ai bamboccioni dell’ander dal carro del vincitore. Tutti di corsa a guadagnarsi il pane congelato nel rumore del Sud Afrika. Usa col 4-4-2 in linea, on line, come il Brasile. Quest’ultimo aggiungeva di suo un mezzo rombo ravvicinato a centrocampo. Con il picchiatore Melo vertice basso e pensante, Kakà con la febbre battitore libero di quello alto. La gara precedente era terminata 3 a zero per i verdeoro, ma dopo la Spagna c’era più di qualcuno (Tombolini negli studi Rai) pronto a scommetterci sul ripetersi di Ungheria-Germania del ’54, ungheresi a valanga quando non contava e crucchi a tagliare davvero le mani già sulla coppa. Prima pensata di quel genio di Melo: raga, pressing così compensiamo il ritmo basso. Al sesto, da angolo di Robinho, Kakà anticipava tutti di testa sul primo palo. Bello, senz’anima. Senza costrutto. Difesa bassa amerikana ? No, effetto ottico del pressing brasiliano ma sarebbe poco durato. Gli States cominciavano la loro solita esercitazione militare, mostrando muscoli, compattezza e disciplina. Il Brasile era senza seconda punta in quanto Robinho a sinistra non si accentrava mai, morso com’era dalla voglia di toccare il pallone. E dunque al cross da destra di Maicon, il signor Cosigno non chiudeva mai la diagonale. 9° e mezzo, Spector il francobollatore di Robigno, appunto rimasto mentalmente sgombro per tentare l’attacco, crossava basso da metà campo. Gesto inutile nobilitato da una girata di prima ed angolatissima che teneva basso il pallone e il portiere. Imparabile. Il colpo quasi di stinco del signor Dempsey la palla non la tirava, l’accompagnava. Usa 1- Brasile 0.

Era il dodicesimo del primo tempo quando Robinho finalmente tornato serio chiudeva la diagonale a sinistra dopo tre passaggi, il portiere avversario deviava più con punta che con dita.

Donovan, questo furetto bocciato nella Bundesliga dei lenti e dimenticato a L.A. fuori casa di Beckham, destava furore e brama di conquista esotica in noi altri coloni: meglio di una testa di tigre in salotto. Egli, ‘st’amerikano con la faccia di Poli il cognato Balboa, inseguiva tutti i palloni, piccolo. Piccolo piccolo, mentalmente una marcia in più quando sapeva a chi darla la sfera prima ancora di scendere ancora più in basso col tackle. Ma pure gli altri, sembravano umani. Più forti nel fisico ma l’accortenza di non sfiancarsi a prendere Maicon, che per quello è come fare Dio, non c’è prova logica sia possibile farlo. Boccanegra ci conquistava del tutto, a noi snob e razzisti della Vecchia Europa, quando con una cinturata a Kakà meritava l’ammonizione. Avevate visto farlo a qualcuno dell’Italia, voi altri ? No. Difesa bassa ? No. A uomo. Manco più le basi, abbiamo, manco più quelle. Questi extracomunitari del soccer si, un fortino bianco ordinato, compatto, forte e disciplinato con un Donovan (che uno basti e avanzi anche a noi) con gli occhi anche dietro. Grande condizione anche senza campionato, anche esausti ed europei from calcio inglese, grande condizione anche morale. Avevo negli occhi ancora il perno in occasione del vantaggio in semifinale, il perno umano su quello spagnolo tagliato fuori dal pallone usando come arma proprio se stesso. 25°, Melo da fuori, 20 mt circa, centrale. 26° Maicon-tacco di Kakà, Maicon provava a metterla tra portiere e palo interno. E’ riuscito una sola volta da quando è cominciato il mondo, si chiamava Antonio Careca un acquisto di Moggi, ad Antonio Careca contro la Roma ma sul secondo palo e dalla linea di fondo, e poi hanno ritirato il passi. 27°, contropiede a stelle e strisce su errore di un Maicon deluso dal mancato giochetto. In due, Davies e Donovan. Donovan avvia, riceve, freddissimo non va di fretta come i tre quarti degli attaccanti di serie A e cambia di piede. Invece di tirare col destro, portandosela sul sinistro dribbla Cosirez che rincula d’istinto all’indietro. A quel punto completa l’opera, tira, fa rete. Due a zero.

Il portiere migliore del mondo quando muore Buffon si piegava a raccogliere la seconda volta. Dunga, il suo allenatore, uno che da calciatore era una bestia, davvero grezzo e letale, da civile veste male ed è simpatico peggio. Per la finale s’era munito di giacca nera di velluto ed anello nero, di velluto, in tinta e stoffa con la giacca. Un alpino al ballo della domenica in baita, di fatto. E per il momento non faceva due passi, né indietro, né avanti. Stava fermo aspettando alla Ranieri che tutto passi. Donovan intanto arrivava ad intimidire Maicon che più non gli si avvicinava, temendo altre sorprese. Umiliato da un amerikano, mai, questa poi no. Al 34° intignavano tingendo di verde oro la sinistra di Coso Robinho d’un uno due con Andre Santos, tirato male, telefonato, Howard il soccer keeper c’era. Fabiano di testa alto, sulla successiva esibizione verbale. Calava il mistero. Per tutta la gara s’era udito soliti muuu a parte richiami d’uccelli per cacciatori. Appurato che se caccia grossa era, l’avevano inventata gli amerikani, la domanda a quel punto era, l’avrà messa al freddo di quella tragedia di secondo posto in ConfCap che tanto oramai somigliava ad un tavolo con il finto scarso ed il ricco scemo, Dunga, pure la maglia di lana ? Si. Era lì, sotto la giacca di pelle da pollo. Come nascosto (all’occhio umano) riappariva poi Donovan al 34° abbattendo Fabiano. Al 41° ancora Robinho nel modo in cui s’era cucinato da solo, (tiretto) non alla diavola ma alla disperata. Forse occorreva Baptista, trattandosi di Bestie, forse Pato, trattandosi di sogni & Disney, forse semplicemente evitare l’ennesimo gioco di Melo su Maicon con ridicole prove a sorprendere chi, poi. La difesa ex finto scarsa era di ferro. De Merit come già con la Spagna chiudeva sobrio e sicuro, come quella razza estinta di difensore sgombro da corsi tipo Il pallone è mio amico. Ognivù, l’altro centrale, era in ogni dove. Li mettevi in incertezza, come qualsiasi difesa del mondo, soltanto coi cross da fondo campo al centro, quei cross che per le difese son come per le donne le belle scarpe una taglia in meno. Che se calzi sei bella, che quindi ci provi sempre e comunque e ce la faccio e oh ma per chi mi hai preso m’offendo, ma mentre ricadi senza pallone capisci la differenza tra piede reale e percepito. Se attaccati al centro, al cuore Maicòn, nada. Barriera volante e ferma a maglie strette. Fine della tarda carriera di Mister Fabiano. No mas, mai più Fabiano a galleggiare tra Cannavaro e Chiellini. Così terminava la prima frazione dell’assegnazione di una Conf Cap ottava edizione, quel giusto trionfo del calcio inter etnico e multi nazione e mondo visione e una faccia e un calcione e una razza che se tre anni fa non avessimo vinto il mondiale non avremmo mai e poi mai filato di striscio.

Nell’intervallo, mentre si parlava di un msg alla nazione di Obama anzi no, trattandosi di (sport) orfani, la first lady di carità, Michelle, Galeazzi minacciava di bruciare la tessera della Lazio se le gerarchie eterne, Brasile buono terzo mondo no bbuono, fossero state sovvertite sul serio. Ed anche chi vi scrive percepiva quell’antico fastidio. Non sopporto i cori russi, il calcio inglese e il fri panki pakistano. Figurarsi il ballon d’essai. Ero l’unico a tifare inglese a italia 90 vs.camerun. Con il calcio d’essai ho lo stesso atteggiamento da sempre. Come ahmadinegiad e la democrazia. Come l’uninominale e i partitini. Quel calcio che assomiglia all’imperativo morale di Kant. Quello che ti viene il culo duro come a teatro.

Quello al quale devi trovare i pregi a ogni costo. Pure di applaudire la nuda sobrietà, il fatto che non si mettano le dita nel naso. Troppo per chi è cresciuto sui libri dei vecchi albi d’oro. Troppo per chi trovi un perché funzioni solo la Tradizione. “E’ sciocco credere che l’apprendimento sui libri possa costituire un’educazione completa” tuttavia. “Specialmente in periodi in cui vi è carenza di esempi viventi di tipi umani elevati”. Ad esempio, Amauri. Era così doveroso umiliarlo con le battutine su chi gioca a calcio chi a cinquant’anni ?. E in favore di chi poi, questo facondo e saltellante Fabiano, buono a far tutto, senza specialità della casa, uno da provincia, da Siviglia, da gloria ai margini, da corride a Casoria, da diamogli l’ultima scians, da venti goal l’anno per non retrocedere. Tuttavia.

Tuttavia era Fabiano la cinciallegra dei peggiori bar della Liga dopo 38-40 secondi a far una cosa à la Gerd Muller su assist decentrato di Maicon. Stop & Go, 2 a 1.

Ancora lui, al 74°, pura velocità di Kakà da sx, in mezzo, Robinho, traversa, Fabiano, è solo, è pari. Due a due. In mezzo, poco e nulla. Qualcosa Brasile, non più pervenuto lo stellone degli Stars and Stripes. Tra le squadre lunghe, Usa anche mentalmente, occasioni di Lucio di testa da corner, al 60° segnava non segnava Kakà di testa sul secondo palo, zuccata con respinta di Howard & traversa, palla usciva, palla entrata, goal non goal, una ripresa diceva goal, un’altra non diceva goal, una terza non diceva nulla. Era il relativismo etico della moviola in campo e delle mille tv, l’incertezza dell’oggettività. Poi Donovan , respinta di Jc, e poi Dempsey, sinistro, e poi Pato che non entrava mai più. E poi prima del goal un fuorigioco Stati Uniti cara vecchia maniera con un Fabiano chiuso solo all’ultimo istante dall’estremo Howard, l’ultimo a (non) mollare. In una marea di esausti col braccino. E poi dopo il goal, 81°, Robinho che sparecchiava togliendo(si) occasione dopo Spector a chiuder sul Kakà.

E poi la fine. Minuto ottantaquattro, Lucio su Dempsey, la fine sull’inizio. Sovrastava. Tre a due. Finita. Un paio di occasioni ancora una per parte, Ognivù ad imitare Lucio di testa uno contro 4, Kakà a corteggiare i legni senza scheggiarli come ogni miglior bravo ragazzo del torneo deve. Ma era tutto spento, stop and go. Andare.

Galeazzi non brucerà mai più. Michelle Obama non guarnirà il soccer e il suo trofeo terzomondista con i drappeggi del nuovo stilista palestinese o cubano, boro-eale.

L’ordine era ristabilito, il nuovo ordine pure era stato messo a posto. Il solito. Usa e getta via. Dietro noi altri.

Il mondo (calcisticamente) civilizzato tirava un sospiro di sollievo.

     
 

16 Commenti

  1. ricchiuti scrive:

    Brambilla, continui ad eludere il punto.
    Visto che hai delle critiche, circostanziale. Magari potrei ribattere se sapessi cosa non ti convince, hai visto mai.

  2. Giamba scrive:

    Brambi lascia sta Ricchiuti..
    E’ robba mia..
    Me ce posso diverti solo io..

  3. Giamba scrive:

    Quello che me stimola de Ricchiuti è il napoletanino furbo convinto de pote pija pe culo tutti che trasuda da ogni sua parola..

    Mica l’ha capito ancora che i napoletano so’ i più scemi de tutti e che ce se pijano gusto tutti..

  4. Giamba scrive:

    Ricchiu come cazzo hai fatto a sali’ sull’impalcatira pe contesta Berlusocni ieri?
    T’hanno tirato su co la gru?

  5. Annamoapijapeculoquellosfigatodericchiuti scrive:

    Ricchiu ma che te piji prima de scrive sti posts?
    Deve esse qualcosa che provoca la dissociazione del pensiero logico..

  6. Annamoapijapeculoquellosfigatodericchiuti scrive:

    Quello che me stimola de Ricchiuti è l’atteggiamento da intellettuale della Magna Grecia furbo convinto de pote pija pe culo tutti che trasuda da ogni sua parola..

    Mica l’ha capito ancora che quelli come lui so’ i più scemi de tutti e che ce se pijano gusto tutti..

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