Cultura

Cina contemporanea in mostra… a mostrare cosa?

19 aprile 2008

La comune pratica della visita alle mostre d’arte rappresenta forse l’esperienza culturalmente più appagante e socialmente più straniante che l’Europa post-illuministica sia riuscita a concepire.

L’IMPORTANTE È COMPIACERSI – Esiste infatti la diffusa illusione che, come in una sorta di SuperQuark in presa diretta e senza Alberto Angela, un’esposizione di opere sia perfettamente in grado di supplire alle lacune educative di ciascun visitatore, e di fornirgli tutti gli elementi per acquisire la migliore delle conoscenze possibili di quel determinato argomento su cui la mostra è incentrata. Arte modernaPoco importa che si tratti di incisioni del Pollaiolo o di vasi di Faenza, di fotografie postmoderne o di gioielli etruschi: il visitatore emerge dalle sale con la gratificante consapevolezza di aver assunto, grazie alla semplice visione dei pezzi presentati, la più approfondita delle erudizioni. La situazione si fa poi più paradossale laddove l’oggetto dell’esposizione sia una realtà culturalmente assai distante da quelle sulle cui è stata improntata la nostra formazione (amatoriale o specialistica che sia). Laddove, cioè, al posto delle canoniche madonne con bambino, subentrino invece collezioni di oggetti esotici, provenienti da ambiti lontanissimi nel tempo e nello spazio. Un esempio su tutti? La Cina, naturalmente.

NEL MUCCHIO – Da un paio di anni a questa parte, l’arte estremo-orientale sembrerebbe aver goduto di una notevole e “inaspettata” considerazione presso gli organizzatori culturali nostrani, tanto che numerose sono stati gli eventi ad essa dedicati, specialmente nelle grandi sedi espositive di Roma. La qualità dell’offerta, nella stragrande maggioranza dei casi, è piuttosto mediocre. Del resto, parlare genericamente di esposizioni sulla “Cina“, da intendersi come quella mal nota e sterminata entità politica dal millenario percorso storico, sarebbe non dico impreciso, ma anche abbastanza idiota. Suonerebbe cioè più o meno come voler organizzare una mostra sull’”Europa“, senza precisare di quale Europa si tratti: quella dell’Egitto dei faraoni o quella dei druidi celtici? Quella assolata e poliglotta del Mediterraneo rinascimentale, o quella dei silenziosi fiordi scandinavi? In qualche caso l’errore in questo senso è stato piuttosto grossolano. Cito, per fare un esempio, la grande e pomposa “Cina. La nascita di un impero” delle Scuderie del Quirinale, che aveva la pretesa di presentare al pubblico un’improbabile panoramica di dieci secoli di storia cinese: in pratica, come se si esponessero in uno stesso spazio un aratro dell’ XI secolo e un Commodore 64.

Le mostre attualmente in corso, invece, hanno cercato di correggere il tiro selezionando aree cronologiche e culturali molto più ristrette, con risultati in alcuni casi abbastanza convincenti (è il caso di “Capolavori della città proibita“, presso il Museo del Corso, in altri decisamente meno. Assai interessante, in questo senso, è la controversa “Cina XXI secolo. Arte fra identità e trasformazione“, che, rispetto alle due sopra citate, propone opere di arte contemporanea e, di conseguenza, una visione teoricamente “nuova” e “moderna”, maggiormente rivolta ai problemi della complesse trasformazioni della società cinese negli ultimi anni. Un aspetto sottolineato dal comunicato stampa, impegnato a lodare “artisti che con il loro lavoro riflettono sull’impatto che l’attuale società ha sull’esperienza personale, oltre a denunciare l’alienazione degli individui nell’odierno ambiente urbano“.

5 commenti a Cina contemporanea in mostra… a mostrare cosa?

  1. “il visitatore emerge dalle sale con la gratificante consapevolezza di aver assunto, grazie alla semplice visione dei pezzi presentati, la più approfondita delle erudizioni.”

    concordo perfettamente con questa frase.
    E’ un po’ come un’espiazione per chi è fuori dal mondo dell’arte o della cultura. si esce dal museo puliti, convinti di aver fatto una buona azione. E’ lo stesso procedimento della confessione in chiesa: si esce purificati.

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  4. Grazie Fabristol… beh sì, in effetti sarebbe responsabilità di coloro che fanno parte del mondo dell’arte riuscire ad organizzare eventi qualitativamente ottimi, proprio perchè essi hanno in mano questa potentissima arma suggestionante che sono le mostre…

    Come vanno le cose nella realtà, purtroppo, lo sappiamo…

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