Se li conosci li eviti”, ultima fatica letteraria del nostro, e qualche riflessione sul tema del giornalismo, della critica e della ricerca della verità. Un fine verso il quale tendere.
Alla Feltrinelli di Pisa c’è un angolino monopolizzato dai libri di Travaglio. L’ultimo in ordine di tempo, firmato con l’ottimo Peter Gomez è “Se li conosci li eviti”. Io Travaglio lo conosco abbastanza, quindi lo evito volentieri. Questo ha già venduto più di centomila copie, più di un grillino su tre se l’è aggiudicato. Niente male per un elenco di politici con a seguito fedine più o meno penali. Mi capita tra le mani un’altra recente fatica del nostro, di miliardi di pagine, firmata con gli ottimi Gomez e Barbacetto.
METICOLOSE SVISTE - L’occhio cade su strage di Peteano, leggo. “Un altro vuoto di memoria lo [Castelli, NdA] colpisce proprio mentre si oppone legittimamente alla grazia a Sofri scontrandosi col presidente Ciampi e, sul caso del latitante Cesare Battisti rifugiato in Francia, tuona contro <questa sinistra europea che difende assassini e latitanti mentre i cittadini hanno sete di giustizia e certezza della pena> e dichiara: <Molti sono dalla parte di Caino, io penso prima ad Abele. Chi sbaglia deve pagare>. Eppure Castelli da una mano a Carlo Cicuttini, il neofascista autore della strage di Peteano del 1972 (due Carabinieri uccisi, un terzo rimasto invalido).(…) [G.Barbacetto, P.Gomez, M.Travaglio, Mani Sporche. Chiarelettere, Milano, 2007 - p.36] Ora: l’attentato di Peteano di Sagrado (Gorizia) eseguito con un’autobomba, è stato predisposto da Vincenzo Vinciguerra, reggente di Ordine nuovo a Udine,
condannato insieme a Carlo Cicuttini (segretario di sezione del MSI, colui che ha fatto la telefonata anonima per avvicinare i carabinieri), e il militante Ivano Boccaccio. I carabinieri morti nell’attentato non sono stati due, ma tre. Il brigadiere Antonio Ferraro e i militi Donato Poveromo e Franco Bongiovanni, più il tenente Angelo Tagliari, che rimane gravemente ferito. Queste disattenzioni, questa poca cura nell’inquadrare un contesto prima di scriverci libri e articoli è secondo me una peculiarità di Travaglio. Questo mi porta a fare un discorso più generale, prima di tutto per me stesso, per non finire anch’io nel dogma del fatto.
PROVOCAZIONI - I fatti non esistono. Mi scuserà Travaglio, ma il fatto, l’episodio in sé non c’è, non è oggettivo, e non può essere, da solo, il perno di un ragionamento sensato. Noi tutti dovremmo svegliarci da questo sonno dogmatico, da questo limbo nel quale pretendiamo che basti conoscere un singolo fenomeno, o una molteplicità di singoli fenomeni, per dare valutazioni etiche, morali, e per prendere delle decisioni di tipo politico. Tutto questo sminuisce prima di tutto noi stessi, la nostra capacità critica, la nostra possibilità di complicare un discorso che solo in apparenza è chiaro, e che noi pretendiamo di giudicare solo alla fine della sua evoluzione: pretendiamo di analizzare un’istantanea senza sapere i perché, i come, i cosa e i chi. Ha rubato? Sì. È un ladro: in galera. È un invito, il mio, a non accontentarci di una notizia così come viene posta (tanto più se apparentemente coincide con le nostre tendenze politiche).
Poniamoci un critico distacco, una ricerca di una verità, sempre con v minuscola, che deve portarci a mettere continuamente in discussione quello che apprendiamo, e anche quello che vogliamo dimostrare. Dobbiamo farlo, metterci in discussione, dare voce al nostro advocatus diaboli, continuamente, metterci in difficoltà.
INTERPRETAZIONE E SINTESI - L’oggetto, l’episodio, il fatto, non può e non deve essere la spiegazione di se stesso. Siamo noi, attori protagonisti in quanto critici e interpreti del fatto, a dargli un senso, a collocarlo in un contesto, a sistemarlo. Siamo noi e non il fatto in sé attraverso delle categorie generali, direi kantiane, a trasfigurare il fatto e renderlo reale. Ognuno di noi, rende reale lo stesso fatto in infiniti modi diversi, perché infinite sono le categorie che ognuno di noi ha, infiniti e diversi sono i filtri attraverso i quali noi interpretiamo. E sulle categorie dobbiamo lavorare, per affinarle, per renderle strumenti interpretativi validi per ogni tipo di fattispecie.
La crescita, culturale in senso ampio, di ognuno di noi, è la conseguenza del confronto tra le interpretazioni. La sintesi non dev’essere la pretesa di sapere, ma esattamente il contrario. Poniamoci un obiettivo diverso da quello di un certo giornalismo, che tende a far parlare di sé a raccogliere approvazione e meriti. Basta con “un omicidio è un omicidio”, basta tirare sassi nel mucchio, basta con l’appiattimento e la omologazione del pensiero. Abbandoniamo l’idea di strumentalizzazione del fatto per interesse. Poniamoci un fine etico, che è molto lontano dal bisogno di vendere un libro.


























Clap, clap, clap.
Oggi siamo tutti Corrini.
Travaglio è uno dei pochissimi giornalisti VERI in Italia… Informazione limpida e trasparente!!!
Cristian, sei stato fin troppo buono.
Travaglio sa essere solo lapidario, sentenzioso e negativo. Il ché potrebbe anche starci bene ma dopo un po’, come il pesce, puzza.
Caro Corrini, confesso che ogni volta che vedo un tuo articolo su Travaglio, non posso fare a meno di leggerlo. la curiosità che mi muove è sempre la stessa: vediamo su quale parete di specchi si arrampica oggi Corrini per cercare di sputtanare Travaglio. La cosa mi diverte. Credimi, mi piacerebbe che tu un giorno riuscissi a cavare fuori una polemica, un dato di fatto reale, una circostanza, che abbia il pregio di reggersi in piedi e la dignità di innescare una discussione seria, in quel caso sarei tra i primi a sostenerti. La tua articolessa sulla ricerca di verità con la v minuscola, il confronto delle interpretazioni ecc ecc, è pura aria fritta. Io elenco dei fatti e ti do delle interpretazioni e te li colloco in uno scenario: si chiama giornalismo, corrini, e se travaglio ti dà la sensazione di rappresentare in questo paese il massimo sacerdote del pensiero unico, non è colpa di travaglio, ma di altri giornalisti che MANCANO (o Mangano, come preferisci) in questo paese. Chiediti questo, invece di arrampicarti per l’ennesima volta sugli specchi. Ci sentiamo alla prossima articolessa, ciao.
e chi se lo aspettava, che Corrini avesse anche degli “ammiratori”?
ciao, gianni!
Già.
[...] Leggere Giornalettismo è cosa buona e giusta non solo perché ci scrive il sottoscritto, ma anche perché si possono trovare delle perle come questa [...]
il cerchio della vita prosegue; finchè travaglio scrive un libro ogni 7 mesi, Corrini avrà sempre qualcosa di cui (s?)parlare
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Il travaglio di Travaglio…
Se li conosci li eviti”, ultima fatica letteraria del nostro, e qualche riflessione sul tema del giornalismo, della critica e della ricerca della verità. Un fine verso il quale tendere….
complimenti COrrini
Sarò tardo, ma non ho capito che ha fatto di male Travaglio a questo giro…
…meglio un travaglio faticoso, discusso che i mille parti cesarei (leggi:taglia e…cuci) che la casta dei giornalisti ci ha da anni propinato.
Immagino che sia davvero fastidioso per questi ultimi digerire un personaggio come lui… “allevato” da Montanelli, (notorio “comunista”?!?) non ammanicato con mafie, camorre e sozzure italiote, CAPACE di scrivere, pure senza sbagliare i congiuntivi…in grado di sostenere un discorso in televisione, o nelle conferenze, facendosi comprendere, informando senza annoiare col politichese su cui la casta dei giornalisti “marcia” troppo spesso.
Complimenti, questo articolo mi ha dato modo di farGli un pò di dovuti complimenti…anche per i suoi libri: siamo in tanti a preferire una buona lettura (mica solo Travaglio ovviamente!)piuttosto che intristirci con Amici,grandifratelli,veline,vespe,fediechipiùnehapiùnemetta.
se rileggi capirai ….
A me certi commenti (come quello - non me ne volere - di Claudia) sanno di preconfezionato.
Alcuni, appena capito che l’articolo esprime posizioni diverse o contrarie alle proprie, si precipitano verso il box dei commenti a riversare una serie di opinioni registrate in precedenza, invece di valutare il punto di vista del disgraziato che ha scritto il pezzo.
Non condivido tutto dell’articolo di Corrini, anzi: sulle elucubrazioni finali e in particolare quando cita Kant avrei avuto piacere a percuotere il Corrini con una grossa mazza, però…
Però è pure vero che Travaglio, prezzemolino televisivo reso figura mitologica da qualche tempo di finto esilio (al quale ha dovuto le proprie fortune) ha un po’ rotto con le sue cronache giudiziare, puntigliose e meticolose all’apparenza, solo per chi non è in grado di andare a verificare i fatti citati e soprattutto di comprenderli.
Voglio vedere quanti dei Travaglio-boys si prendono la briga di approfondire invece di dare tutto subito per buono, perché Travaglio è Travaglio.
“intristirci con Amici,grandifratelli,veline,vespe,fediechipiùnehapiùnemetta”?
Io non mi ci intristisco affatto, tolgo vespa e fede e però ci aggiungo Posto al sole e Cesaroni tanto è pure peggio, il commento di Just è commovente.Temo gli costerà consensi, ma quel “(dare subito per buono) perchè Travaglio é Travaglio” scalda i cuori.
I più cattivi diranno sia una parafrasi di perchè Sanremo é Sanremo, riconducendo il tutto, à la Fuksas, all’eterno problema del linguaggio televisivo che se avessero vinto all’epoca le pecorelle dell’intervallo e i programmi dell’accesso, signora mia.
puntualizzerei che travaglio in esilio non c’è mai finito, e lo ha pure sempre detto (”dopo quella puntata da luttazzi non mi hanno più chiamato in rai per un pezzo, ma non cambiava più di tanto perchè in ogni caso non mi avevano mai chiamato” [cito a memoria]).
poi, è indubbio che il maniòmio scatenato a Satyricon lo abbia reso famoso, ma fargliene una colpa, francamente…
tra l’altro, per quanto riguarda il pensiero preconfezionato, oltre a quello di chi difende a spada tratta travaglio con argomenti sostanzialmente irrilevanti (ai fini della discussione), c’è anche quello pseudo-garantista che espone tutti i distinguo del caso, mentre a Travaglio interessa solo elencare i “misfatti”, entrando nel merito di quelli più gravi o peculiari.
io condivido molte delle sue analisi, ma di certo quando biasima la sinistra arcobaleno per aver candidato daniele farina o caruso, basta un minimo di onestà intellettuale (del lettore) per capire che sono candidabilissimi e votabilissimi (e infatti li ho votati, so much emo). poi che questo faccia piangere il trav., sinceramente, uno se ne può anche sbattere le palle.
in quel tomo immagino che Travaglio ci avrà messo anche il buon Francesco Rutelli:
Processo di primo grado - Il 25 settembre 2001 c’è stato un processo con relativa condanna: Francesco Rutelli e vari membri delle giunta vengono condannati a restituire lire 2.238.664.265.[5]
Appello - Successivamente un appello con conferma della condanna. Il danno va quantificato, secondo le indicazioni della parte attrice, in complessive 1.090.547.564 di Lire. Rutelli Francesco deve restituire 301.674.228 Lire.[6]
Cassazione - La CORTE DI CASSAZIONE Sezioni Unite Civili, 25 gennaio 2006, con la Sentenza n. 1379 rigetta il ricorso e quindi la condanna dell’appello risulta confermata.
Come immagino che il suo amico/compare Di Pietro, l’uomo tutto d’un pezzo che nel suo programma chiede l’ineleggibilità dei condannati con sentenza passata in giudicato, ne sia all’oscuro dato che lo appoggia alle elezioni per sindaco al comune di Roma.
Travaglio mi piace, perchè è aggressivo e dice quello che pensa, si prende la responsabiltità di dire anche cazzate, ma come fatto notare non sono i grado d giudicare o non ho tempo (visto che se lo mangia il tempo le migliaia di pagine che scrive) di controllare su altre fonti? E quindi? Leggo Travaglio ma con spirito critico, lui ha trovato la formula giusta per avere successo, e i suoi libri non sono nemmeno scritti tanto male. non vi scludo che questo giornalista-showman mi ha aperto gli occhi su molte cose, da un paio d’anni (lessi Montanelli il Cavaliere) sono molto più critico(in senso Kantiano
) verso tutto, sinistra compresa. la colpa in sostanza che gli si può fare, è come per Berlusconi, di sapersi vendere fin troppo bene. Non posso però paragonarlo Berlusca, i libri li compro e non occupano frequenze assegnate ad altri. okey, potremmo iniziare una dotta dissertazione sul fatto che le lebrerie vendono solo quello che il mercato impone e siccome travaglio va di moda allora sta li insieme a Moccia, alle ultime lecchinate di Vespa, al libro scandalo del momento in stile melissa P Franzoni… Per gli altri non c’è spazio, se non li vedo non li compro. Per la serie se non li conosci (i libri) li eviti.
Sul filone di Travaglio sto legendo comunque “i complici”, di Lirio Abbate e appunto Peter Gomez.. Come ai romanzi gialli ci si appassiona al genere, si vuol leggere sempre di più, e magari rispolvererò Giorgio Bocca o pino Arlacchi… Per accorgermi che travaglio parla chiaro, si assume responsabilità facendo nomi, e se sbaglia in caso paga i danni. E per ultimo questo commento fa una gran bella pubblicità a Trvaglio. Visto che lo conosci, perchè non eviti di fargliene?
Scusate gli errori ortografici del precedente post, ho un pessimo monitor.
Per completare, vistoche sono tornato, aggiungo:
Bocca o Arlacchi erano più “alti”, Travaglio è figlio del’era Berlusconi, e in quest’era anche l’impegno diventa narcisismo e show, credo che bisogna solo accettare le cose come stanno e appunto esercitare il proprio senzo critico. Travaglio è Travaglio,diceva qualcuno in un commento che condivido in buona parte, ma il mio cervello è mio!
Ribadisco le mie posizioni, sicuramente “preconfezionate” o per meglio dire forgiate in anni di luoghi comuni, servilismi, inchini a 90° verso i poteri più o meno occulti ed i taccuini ridondanti che la casta dei giornalisti ci ha propinato: siamo ancora in parecchi ad apprezzare chi “ci prova” a fare delle indagini ed analisi giornalistiche serie, quindi grazie all’inflazionato Travaglio, con l’occasione infinite grazie alla Sig.ra Milena Gabanelli e per allargarmi grazie a Roberto Saviano, Rizzo e a quanti altri ci aiutano, svolgendo con onestà intellettuale il lavoro di giornalisti, a vedere “oltre” (che non è per forza a destra o a sinistra, è OLTRE.) Per quanto riguarda i riscontri e gli approfondimenti preciso che è mia abitudine esprimere opinioni in seguito ad attente analisi, a verifiche con fonti diversificate, ad un allenato uso del mio cervello (normodotato s’intende), e, ahimè, all’elaborazione di personali esperienze vissute.
Direi che D’Avanzo ha letto e mandato a memoria questo pezzo del Corrini, prima di scrivere questi due.
http://www.repubblica.it/2008/.....ifani.html
http://www.repubblica.it/2008/.....erita.html
Tutta invidia, caro Corrini, solo perchè, per usare un’espressione gergale, ma efficace, “a te non ti si fila nessuno”…d’altronde il coraggio se uno non ce l’ha, non se lo può dare!! Bye bye Corrini
Mi chiamo anch’io corrini e poichè mi diletto a scrivere, sia pur in chiave ironica, di politica, leggere un altro Corrini che scrive cazzate mi da un po fastidio. Non condivido il Travaglio pensiero ma credo che la presenza di un giornalista non allineato,un cane sciolto, capace di scrivere e parlare anche se condizionato dalle proprie idee e non obiettivo, possa comunque fare emergere una parte, anche se piccolissima, di verità nascoste nel nostro Paese e quindi, pur essendo di destra ma democratico dico “ce ne fossero di Travaglio” anche se a volte spara stupidaggini.
A chi etichetta Travaglio come figlio politico di Montanelli ricordo che Montanelli era considerato Fascista dai Comunisti e Comunista dai Fascisti e forse proprio questa caratteristica testimonia il suo equilibrio.
Travaglio è tutto fuor che un giornalista equilibrato e quindi non può essere figlio ne politico ne professionale di Montanelli dal quale ha probabilmente solo imparato a scrivere.
Concludo dicendo che un giornalista, per missione, riporta i fatti e i fatti per loro natura sono incontrovertibili. Quando un giornalista viene criticato per il suo pensiero è perche i fatti li ha manipolati, quindi sia lui che il suo critico cercano di orientare il pensiero dei lettori. A tutti i lettori dico “chi pensa quello che crede è schiavo del suo tempo, chi crede in quello che pensa ne è il protagonista”. Credete fermamente in quello che pensate e non avrete più bisogno di credere in Travaglio, Corrini o chi altri.
Marco Corrini