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Internidi John B (John)
pubblicato il 26 giugno 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

CEDIMENTO STRUTTURALE - L’ipotesi è considerata improbabile, sia perché il velivolo I-TIGI era regolarmente ispezionato e manutenuto, sia perché quel modello di aereo, il DC9, vola da decenni e non ha mai manifestato problemi strutturali. Contro l’ipotesi ci sono poi le elevate velocità di proiezione delle schegge e la presenza di tracce di esplosivo. Alcuni tecnici però non escludono questa ipotesi, considerando che: l’Itavia versava in pessime condizioni finanziarie e questo potrebbe aver determinato carenze nei controlli e nelle manutenzioni; una decompressione istantanea potrebbe ingenerare fenomeni distruttivi e proiezioni simili a quella di un’esplosione; la presenza di esplosivo è stata rilevata in quantità minime e potrebbe essere stata causata dalla contaminazione dei rottami durante il recupero e il trasporto.

ABBATTIMENTO – L’ipotesi dell’abbattimento del DC9 nel corso di una battaglia aerea richiede la soluzione di una serie di problemi. I radar non hanno visto il caccia. Un paio di contatti su un solo radar di vecchio modello non bastano, da soli, a evidenziare la presenza di un velivolo, che dovrebbe lasciare una serie di contattdc 9 itavia ustica Ustica, quarta parte: troppe veritài (tipicamente uno a ogni giro di antenna) su tutti i radar. Al contrario i radar non hanno visto arrivare nessun aereo, né hanno visto allontanarsi nessun aereo. Inoltre un caccia dovrebbe avere un bersaglio, quindi dovrebbe esserci almeno un terzo aereo. Ma non c’è nemmeno quello. Un missile, d’altro canto, investe il bersaglio con centinaia di schegge, che non sono state trovate. I sostenitori di questa ipotesi però giustificano l’assenza di segnali radar adducendo l’impiego di sofisticati sistemi di inganno elettronico, giustificano l’assenza di schegge del missile affermando che il missile non è esploso o è esploso a distanza tale da non investire l’aereo con le proprie schegge. Non spiegano però in che modo un missile inesploso o esploso a grande distanza potrebbe lasciare tracce di esplosivo all’interno dell’aereo.

LA BOMBA – E’ l’ipotesi più accreditata dagli esperti. Spiega le proiezioni delle schegge e dei frammenti a grande velocità all’interno del velivolo, spiega la presenza di esplosivo, si connette alla strage di Bologna avvenuta di lì a poco, si concilia con l’orario dell’esplosione (alle 21 in punto). Contro questa ipotesi, però, giocano la mancanza di una rivendicazione, la circostanza che gli esperti non hanno fornito spiegazioni convincenti in ordine al puntusticacadavere Ustica, quarta parte: troppe veritào in cui sarebbe stato posizionato l’ordigno, il fatto che l’aereo viaggiava con due ore di ritardo e gli attentatori non potevano prevederlo.

OSCURO INTERROGATIVO - Dopo quasi 30 anni dovremmo dunque accontentarci di questo: ipotesi più o meno verosimili e nessuna certezza. Una realtà desolante nella quale le parole di Frank Taylor (che non fu un perito di parte, si badi bene, ma un perito d’ufficio) suonano amare e sconcertanti: “ Concludemmo che il disastro fu provocato… dalla detonazione di un ordigno esplosivo… Concludemmo anche che non potendo determinare con certezza la posizione dell’ordigno, non era possibile calcolarne tipo e dimensioni…. Poco dopo aver consegnato il rapporto di 1280 pagine, alla Commissione Tecnica furono avanzate ulteriori domande che apparentemente intendevano chiarire determinati aspetti. Rispondemmo diligentemente e ci fu un incontro nel novembre del 1994… Ma il nostro rapporto fu giudicato inutilizzabile e nessuno ci fece domande né ci fu data la possibilità di spiegare le nostre conclusioni… Evidentemente il problema non era il rapporto, ma le sue conclusioni. Questa fu l’ennesima dimostrazione che qualcuno, avendo già predeterminato la propria posizione, non era disponibile nemmeno a prendere in considerazione che c’era un’altra spiegazione”.

Fonti:

Perizie sul MIG-23; Perizie sui radar; Perizie in generale; Relazione di Frank Taylor

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