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Culturadi Luca Massaro
pubblicato il 25 giugno 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Ecco la fotografia dell’uomo che incarna il modello culturale di questi anni: quello che tutti vorremmo essere, forse anche chi lo è già

I veri problemi che affliggono il mondo sono tanti e diversi: la violenza, la fame, le disuguaglianze, l’oppressione dittatoriale, l‘inquinamento, le malattie eccetera. Penso, da buon pessimista, che essi non saranno risolti né a medio né lungo termine. Tuttavia, anche se, in futuro, a tali problemi magritte golconda Piccoli borghesi cresconofosse data soluzione (vale a dire che pace, uguaglianza, libertà, fraternità, sanità, rispetto dei diritti umani e dell’ambiente si realizzassero e si consolidassero per secoli e millenni), ecco – mi domando – potremmo dire di aver compiuto, realizzato, trovato il senso del nostro vivere? Potremmo cioè aver l’ardire di considerarci nuovamente in una riedizione del paradiso terrestre?

PIRAMIDE DI MASLOW OGGI – A proposito: qual è il sogno che potrebbe accomunare tutta l’umanità? Ne esiste uno? Forse sì: diventare piccolo borghese. La classe media è il fine ultimo e il sogno definitivo dell’umanità. Una volta sbaraccate le vestigia aristocratiche (il re è nudo e ha i miei stessi desideri) e reso palese l’impossibilità di un autentico comunismo, che rimane se non il quieto vivere occidentale? Certo in esso si notano vari turbamenti, scossoni episodici, qualche deriva destrorsa e autoritaria. Ma poi? L’accesso (limitato) alla classe media è la speranza verso la quale tendono i tre quarti dell’umanità che per ora ne sono esclusi. Il piccolo borghese è il modello per eccellenza e dentro questa categoria c’entrano tutti, dai concorrenti del grande fratello a Yoko Ono che espone le sue opere d’arte alla Biennale di Venezia, dall’operaio che sciopera alla rockstar. Gli affamati della terra ci invidiano le nostre case sicure, le nostre auto confortevoli, le nostre ferie, i nostri ospedali, le nostre pensioni, il nostro divano affacciato davanti al televisore, telecomando in mano.

MODELLO CULTURALE - L’uomo medio, il piccolo borghese è il destino della nostra razza. Egli assorbe ogni estremismo contrastandolo efficacemente con l’indifferenza. L’indifferente, si sa, è colui che assorbe meglio i desideri dell’Altro, del combattente, del rivoluzionario, ma anche dell’aristocratico e del maître à penser. «Il piccolo-borghese è un uomo incapace di immaginare l’Altro. Se l’Altro si presenta ai suoi occhi il piccolo-borghese si rifiuta di vedere, lo ignora e lo nega, oppure lo trasforma in se stesso» (Roland Barthes, Mythologies)  L’uomo medio è oramai diventato il Modello culturale planetario di riferimento. Nessun uomo nuovo si vede all’orizzonte. Alfonso Berardinelli, nel suo Eroe che pensa (Einaudi, 1997, pag. 52),, sostiene che «in Pasolini, la classe media compariva come agente della Fine di un Mondo [...] Sulle rovine di tutte le trasformazioni e rivoluzioni, oltre le crisi di tutte le prospettive e di tutti i valori, solo la classe media vive, sopravvive, si riproduce, si alimenta di tutto».

CHI IMITIAMO - Il piccolo borghese è un animale che si accontenta, che non guarda oltre il proprio naso, che è pronto sì a protestare se gli si pestano i piedi, ma sempre con garbo e con disincantata fiducia che l’ingiustizia prevarrà. Ma l’ingiustizia ha bisogno essenziale dell’esistenza del piccolo borghese per mantenere incontrastato il suo potere.

«La coercizione, il tipo fondamentale del potere, implica l’uso della forza fisica da parte di chi detiene il potere; quando non si può altrimenti influenzare un individuo lo si aggredisce fisicamente o lo si usa, in un modo o nell’altro, contro la sua volontà. L’autorità implica l’obbedienza più o meno volontaria di chi è meno potente: il problema dell’autorità consiste nello scoprire chi è che obbedisce e a chi, quando e per quali motivi obbedisce. La manipolazione è una forma segreta o impersonale di esercizio del potere; l’individuo condizionato non riceve degli ordini diretti, ma è pur sempre soggetto al volere altrui. Nella società moderna la coercizione, monopolizzata dallo stato democratico, è raramente necessaria in maniera continuata. Ma coloro che detengono il potere sono giunti ad esercitarla in modo occulto: essi sono passati e stanno ancor oggi passando dall’autorità alla manipolazione. E questo passaggio riguarda non solo le grandi strutture burocratiche della società moderna, esse stesse strumenti di manipolazione al pari che di autorità, ma anche gli organi di comunicazione di massa. Il demiurgo delle attività direttive si estende all’opinione e ai sentimenti e persino allo stato d’animo e all’atmosfera che sottendono determinati atti. Sotto il sistema dell’autorità esplicita, nel quadrato e solido Ottocento, la vittima sapeva di essere sacrificata, la sofferenza e il malcontento di chi non era in grado di difendersi erano espliciti. Nel mondo amorfo del nostro secolo, nel quale la manipolazione ha sostituito l’autorità, la vittima non riconosce il proprio stato. La finalità esplicitamente dichiarata, per la quale si ricorre all’ausilio del più recente armamentario psicologico, è di convincere gli individui ad acquisire come necessità interiore ciò che l’apparato dirigente vuole che essi facciano, spinti da impulsi che non conoscono ma che pure hanno dentro di sé. Esistono molte di queste fruste interiori, della cui genesi gli uomini nulla sanno e della cui esistenza, in realtà, essi non sono neppure coscienti. Nel passaggio dall’autorità alla manipolazione il potere si sposta dal visibile all’invisibile, dal conosciuto all’anonimo. E col miglioramento delle condizioni materiali lo sfruttamento si fa meno materiale e più psicologico. Il problema del potere non può più essere posto semplicemente nei termini di un trapasso dai processi della coercizione a quelli del consenso. Le attività intese a suscitare il consenso all’autorità sono passate nel regno della manipolazione, dove i Pagina11 Piccoli borghesi cresconopotenti sono anonimi. La manipolazione impersonale è più insidiosa della coercizione proprio perché è occulta: non è possibile localizzare il nemico e muovergli guerra. Non esistono obiettivi da attaccare, gli uomini hanno perduto ogni certezza». C. Wright Mills, Colletti bianchi. La classe media americana, Einaudi, Torino 1966 (pag. 153-154).

Lavoro, divertimento, prestigio: dategli in pasto questa triade e l’uomo medio ad essa si dedicherà, cercando con ogni sforzo di raggiungerla, e sempre rimanendo dentro i binari della normalità. L’uomo medio è l’uomo inconsapevole per eccellenza, religioso per definizione, in quanto relegato a terra, incatenato, figlio illegittimo dello sforzo prometeico. Siamo qui, dei piccoli borghesi provetti che cercano di restare abbarbicati al proprio relativo benessere di accomodati, che non cercano slanci e futuri migliori, che sanno che tutto il meglio (e il peggio) è già qui, come canta Paolo Conte nella sua sublime Madeleine (Paris, Milonga 1981)

Qui, tutto il meglio è già qui, non ci sono parole per spiegare ed intuire e capire, Madeleine, e se mai ricordare… tanto, io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata come un’altra, un’altra vita…

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