Censura e bloggers, più responsabilità non vuol dire meno libertà
25/06/2009 - RETTIFICARE LA RETE – Ecco dunque la nostra conclusione: stiamo parlando di un “male necessario”. Male perché la nostra indole ci imporrebbe di difendere la libertà di opinione, sempre e comunque. Necessario però: troppo facile servirsi di internet con fini
RETTIFICARE LA RETE – Ecco dunque la nostra conclusione: stiamo parlando di un “male necessario”. Male perché la nostra indole ci imporrebbe di difendere la libertà di opinione, sempre e comunque. Necessario però: troppo facile servirsi di internet con fini deplorevoli. Meglio: troppo semplice bilanciare un buon servizio informativo reso su internet con una miriade di blog e siti apparentemente e formalmente amatoriali. La rete va rettificata, in questo senso: difendendo chi si documenta, chi lavora seriamente, chi cita sempre le fonti e non usa la propria libertà per infangare
reputazioni o sfogare frustrazioni. Difendendo i siti registrati, anche; quelli che risultano già oggi sottoposti a restrizioni. Di questo stiamo parlando: di non permettere a chiunque di essere “famoso per quindici minuti”, senza curarsi delle conseguenze, soltanto grazie ad una tastiera, magari sfruttando la fama altrui. Quale sarebbe dunque il prezzo? La pubblicazione di una rettifica. Fermo restando la possibilità di essere denunciati, querelati o citati in giudizio qualora si rinvengano violazioni gravi. Attenzione alle crociate, allora. E’ incontestabile che il resto del disegno di legge introdurrebbe disposizioni quanto meno discutibili sulla libertà di stampa. Così come è incontestabile a nostro avviso che verrebbero limitati diritti riconosciuti dalla Costituzione, probabilmente senza che ciò sia giustificato dalla necessità di proteggere diritti di pari entità e rilevanza (su tutti quello alla privacy di chi sia sottoposto a intercettazioni). Ci sono battaglie di libertà e battaglie di difesa di prerogative o privilegi. In molti casi sono queste ultime a indebolire le prime, se non altro diluendole, consentendo a qualcuno di accomunare ciò che non è accomunabile. Pensiamoci. Si tratta probabilmente di assumerci delle responsabilità in più, quando scriviamo per il nostro sito (per chi non lo facesse già, cioè la stragrande maggioranza di noi). D’altro canto, è più importante difendere il nostro diritto ad essere informati da chi quelle responsabilità se le assume tutti i giorni, da molto tempo.













Chi ha pensato la legge dimostra di non avere nessuna conoscenza delle dinamiche della comunicazione moderna, infatti si ostina a voler applicare al web norme nate per la carta stampata piu’ sessant’anni fa, inoltre la legge che punisce diffamazione esiste gia’, perche’ non applicare quella? Se io diffamo qualcuno che lo faccia davanti al bancone di un bar o tramite un sito non cambia nulla, sono punibile allo stesso modo. Se lo faccio da direttore di una testata, sia essa stampata su carta o pubblicata sul web oppure radiotelevisiva sono comunque soggetto alla legge.
. Penso piuttosto che non potro’ piu’ scrivere nulla su persone molto piu’ potenti di me perche’ potrebbero ridurmi al silenzio in qualsiasi momento, perche’ non potrei _mai_ affrontare un contenzioso giudiziario con loro, neanche se avessi ragione. Un blogger _non e’ un giornalista perche’ Internet *non e’ un giornale*_. Un blogger non e’ un giornalista perche’ _non ha un editore alle spalle_ che gli para il ©ulo, spesso e’ un precario in©azzato che scrive di getto e in mezzo a tante sacrosante verita’ infila il fake. Io voglio che gli sia garantita la possibilita’ di poterlo fare, trovo anche la cosa educativa per gli utenti, uno stimolo ad essere finalmente attenti e critici, non balene spiaggiate davanti a un monitor a bersi passivamente tutto quanto e’ a portata di telecomando, pardon, di mouse. Non vorrei mai sentirmi dire “e’ vero, l’ho visto su internet”. La Rete deve, e credo che tuttora lo sia, completamente libera e autoregolamentata.
Ho paura che cio’ che si vuol colpire sia la liberta’ che ognuno di noi dovrebbe avere, come giustamente sancisce la nostra Costituzione (e le carte dei diritti fondamentali di tutti i Paesi democratici), quella di poter esprimere liberamente le proprie opinioni. Quando il Presidente del Consiglio (proprietario, editore, controllore di giornali e televisioni) ripete in piu’ occasioni che bisogna boicottare certa stampa (cioe’ quella che non gli appartiene) io mi preoccupo. Quando gli avvocati del Presidente del Consiglio che affollano le aule parlamentari si mettono in moto per studiare delle leggi per far avere al governo il _pieno controllo dei media_, scusatemi tanto ma l’ultima cosa che mi viene in mente e’ che quelle leggi siano pensate per punirmi se mi viene in mente di dire in giro che il mio vicino e’ cornuto (e’ solo un esempio, signor Xyz
La Rete fornisce gli strumenti d’offesa ma nche quelli di difesa. Non e’ un ‘media nuovo’, bensi’ un *nuovo media*, questo Lorsignori debbono metterselo in testa, e’ un mezzo fluido, in continua mutazione, non puo’ essere assimilato a nessun altro, ha regole proprie che funzionano benissimo.
Il link in alto vi porta alla sezione download del mio blog, da dove potete scaricare Italian Crackdown (cfr. Andrea Monti in http://www.ictlex.net/?p=732 ), operazione in cui col pretesto di un’inchiesta sulla pedofilia si cerco’ di colpire i network delle BBS italiane, l’equivalente dei moderni forum. I tempi cambiano ma i sistemi sono sostanzialmente quelli.
Un saluto a tutti.
L.
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Ma dopo quest’articolo di merda, non vi leggerò neanche più!
Internet è quello che è, dovete abituarvi a diventare voi dei lettori responsabili.
La cosa triste di questo provvedimento è che i 12mila euro di multa sarebbero usati come deterrente contro i giornalisti volenterosi e passerebbe la linea editoriale imposta dall’alto. Lo dico perché anche se nel locale ho lavorato nel giornalismo e la cosa è davvero preoccupante. Appioppata ai blogger diventa una grave minaccia. Quelli famosi se la caverebbero perché 12mila euro sarebbe una mancia (penso a Grillo, ma allo stesso Travaglio) ma io dovrei lavorare 2 anni per pagare la multa… sopravvivendo… Un buon sistema per fare pulizia e liberarsi per sempre delle voci scomode. No, non sono d’accordo. Vorrei solo una giustizia più veloce e più agile in quei casi di diffamazione chiara ed evidente che comunque non sarebbe risolta.
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