Proviamo ad analizzare i pro e i contro del tetto ai salari. L’unica soluzione per allontanare lo spettro della bancarotta del calcio.
Hanno collaborato : Cristiano Bosco e Rado Il Figo.
La Gazzetta cartacea pubblica oggi un articolo sui numeri della seria A
denunciando un gap di 200 milioni di euro negli ultimi 10 anni. Spese folli? Certamente si, spese folli dovute a procuratori folli, che piazzano campioni a cifre folli, con presidenti folli quanto loro e così facendo, falsano il mercato, con ingaggi assurdi ( Iraola, procuratore di Ibra, chiede 18 milioni a stagione…). E’ iniziata molti anni fa a dire il vero, non solo 10 questa storia. Berlusconi quando entrò nel mondo del calcio, entrò subito con grosse cifre, prendendo tanti campioni con rose molto folte e forti spese. Con l’avvento di Moratti poi e di procuratori sempre più squali le cose sfuggirono di mano. Ora si è arrivati al punto di vedere il nostro calcio svuotato, si è puntatati tutto sui “fenomeni” esteri, tralasciando i vivai.
IN SOLDONI - Ora finito il nostro ciclo, si fanno avanti gli Inglesi e gli Spagnoli, ma non illudiamoci, anche lì le cose non sono come sembrano, le parole del presidente dell’Osasuna Francisco Izco, parlano chiaro: «Da anni viaggiamo al di sopra delle nostre possibilità. Non c’è stata reazione davanti al calo delle entrate: sono diminuiti gli incassi, i guadagni dai diritti tv e le sponsorizzazioni, ma la maggior parte dei club hanno tirato dritto». I numeri sono:
3,5miliardi di euro è l’indebitamento nella Premier League così come nella Liga
660milioni di euro, i debiti nella Bundesliga.
300milioni di euro, le perdite nella Serie A.
Perez, l’uomo che sta spendendo centinaia di milioni di euro come se fossero noccioline, non li ha presi dalla pianta dell’Euro, nella sua prima era, quella dei “Galacticos” ha lasciato un buco al Real di 173 milioni di euro, nonostante abbia incassato 480 milioni vendendo la Ciudad Deportiva. Non va meglio al Manchester United che stando a Forbes è il club più ricco del pianeta, ma è anche il più indebitato (tra 760 e 790 milioni di euro).
COME USCIRNE ? - Ora passiamo alla soluzione possibile, che secondo
noi sta nel Salary Cap, proposto da Platini qualche tempo fa. La prima a introdurre il salary cap è stata la NHL, già dai tempi della grande depressione. nella NBA è calcolato come percentuale delle entrate della lega. Nel 2008-09 è stato di 58 milioni di dollari per squadra, ma è anche considerato “soft”, nel senso che le formazioni possono “sforare”, a patto che si tratti del rinnovo di un contratto di un giocatore che è già nella rosa (la chiamano la “Larry Bird” exception, studiata affinché Larry Bird restasse ai Celtics e non facesse incazzare i tifosi cambiando casacca…). In ogni caso, molto brevemente, il salary cap è studiato per evitare che certi campioni siano strapagati e per diffondere il “livellamento” del talento per tutte le squadre. Non funziona che “chi ha più soldi, più compra”, quindi si riducono le ineguaglianze e ogni anno, almeno in teoria, cambiano le squadre che possono ambire al titolo. Esiste anche la famosa ‘luxury tax’, copiata dal baseball, dove si pagano più tasse per ogni volta che si supera il tetto del salary cap. Anche nella NFL c’è il salary cap, però è rigidissimo: non si può sforare, altrimenti si pagano multe fino a 5 milioni di dollari o peggio (contratti cancellati, ecc). Il dispositivo è attivo dal 1994, quest’anno sarà di 128 milioni a squadra.
LE LIMITAZIONI - Naturalmente ci sono dei problemi da risolvere, noi abbiamo riscontrato un paio. Ogni club può spendere in stipendi solo una certa cifra, oltre (in NBA) paga una multa proporzionata allo sforamento. Lì è il rapporto 1:1, il che significa che se sfori, paghi un doppio stipendio: uno al giocatore e l’altro alla NBA. Inoltre ci sono tutta una serie di eccezioni che di fatto normano i contratti per giocatori “d’eccezione” (in tutti i sensi). Anche a voler togliere ogni eccezione ed ogni multa, il salary cup non garantirebbe quindi che il Real Madrid di turno spendesse cifre esorbitanti per acquistare giocatori, se a tali giocatori fornisse poi uno stipendio tale da rimanere nel tetto prefissato. Scatta poi il problema del campo di applicazione del salary cup. Un conto è l’NBA, dove ci sono trenta squadre che giocano solo il campionato nazionale, altro è parlare dell’ambito UEFA, con 53 federazioni e i loro club che disputano non solo le competizioni continentali ma anche quelle nazionali. A quali club, quindi, dover applicare il s.c.? Il sistema delle licenze UEFA prevede che se ne debbano munire i club che hanno titolo per prendere parte alle coppe europee, pena l’esclusione. Se si volesse adottare simile soluzione per il s.c. si correrebbe il rischio che una grande squadra, complice una stagione storta, non vada nemmeno in Europa League e, non sottostando ad alcun limite di stipendio, possa di fatto monopolizzare il campionato nazionale. Certamente le coppe europee sarebbero “salve” ed il limite dovrebbe essere rispettato l’anno seguente, ma intanto per un anno si rischierebbe di avere un campionato nazionale a senso unico. Quindi si dovrebbe imporre il s.c. a tutte le formazioni delle massime serie di tutte le federazioni UEFA e a tutte le altre che prendono parte alle coppe.
LA BANCAROTTA SI AVVICINA - Forse l’unica soluzione è agire sulle
liste dei 25 giocatori utilizzabili in Europa. Oltre ai limiti preesistenti di giocatori cresciuti nel proprio vivaio ed in quelli di altri club della stessa federazione, si potrebbero applicare lì tutti i limiti di spesa e d’ingaggio. Ovvero sommando gli stipendi o le spese per l’acquisto del cartellino di soli quei 25 giocatori, non si può superare un certo tetto. Queste sono alcune proposte, che andrebbero prese e valutate bene da chi “comanda” perché la bancarotta è uno spettro che si avvicina. Certo il Salary cap come detto non garantisce che Perez o Moratti spendano 100 milioni per un calciatore, ma poi che ingaggio gli dà? Se c’è un monte stipendi e vuoi avere più campioni, tutti si dovranno adeguare, quindi puoi avere un campione, due, ma non puoi più pensare di prenderne 8… se poi tutti seguissero questa regola, forse si arriverebbe ad un effetto domino virtuoso.
L’unica cosa certa è che così non va…























In realtà i meriti vanno condivisi con Rado e Cristiano
[...] per l’acquisto dei giocatori alle entrate generate dai club. Il tema era già stato trattato su queste pagine e fa piacere che anche l’UEFA abbia seguito il nostro suggerimento di non fermarsi al salary cap, [...]