Il suicidio e l’anima stracciata di chi resta vivo

23/06/2009 - Fra la ricerca di ragioni e perché, spesso si dimentica che per ogni vita che va via ce ne sono tante che rimangono. E che soffrono. Nell’arco di un mese, nel territorio a me affidato come psichiatra, si sono suicidati

     
 

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Fra la ricerca di ragioni e perché, spesso si dimentica che per ogni vita che va via ce ne sono tante che rimangono. E che soffrono.

Nell’arco di un mese, nel territorio a me affidato come psichiatra, si sono suicidati due ragazzi. Entrambi maschi, entrambi avevano 20 anni, nessuno dei due aveva mostrato indizi rispetto alla propria intenzione di metter fine alla loro vita. In entrambi i casi si è trattato dunque di un fulmine a ciel sereno. Sono situazioni in cui solitamente chi rimane cerca di comprendere, di percorrere a ritroso le strade del tempo e dei luoghi, i sentieri degli affetti e dei dubbi nel tentativo spesso piuttosto inutile di ricostruire le ragioni di un atto che resterà sempre, in fondo, incomprensibile.

SOLLIEVO? - Lascio ad altri questo lavoro perché per una volta voglio rivolgere il mio sguardo a chi, comunque, bene o male resta in questa terra. Parlerò quindi con dolore e con rabbia, parlerò forse da psichiatra, ma anche e soprattutto da madre, da essere umano. E per una volta voglio togliere a forza i riflettori su chi si rende tragicamente protagonista ma voglio illuminare con la discrezione di una candela coloro che del protagonismo avrebbero fatto molto volentieri a meno. Mi son spesso sentita dire, da parte di persone con ideazione suicidaria, che la loro morte sarebbe stata un sollievo per tutti coloro che ruotavano loro intorno. Ebbene, con tutto il rispetto che ho nei confronti di una sofferenza tanto intensa da portare a questa decisione, lasciatemelo dire chiaramente: questa è una stronzata bella e buona. E per giunta è una stronzata banale e priva di originalità. Ogni essere umano è legato agli altri da fili sottili ma molto resistenti, fili costituiti da affetti, emozioni, ricordi, bagagli di vita anche nel caso di vite molto giovani. Ciò che capita ad uno di noi si ripercuote inevitabilmente su tutti gli altri, a volte strattonando violentemente questi fili, mettendoli in tensione e magari spezzandoli.

LE RAGIONI – Ho visto gli occhi di una madre spalancati, asciutti, che chiedevano morte prima ancora di domandar risposte, gli occhi di un padre ormai privi di luce, pieni solo di lacrime salate. Ho ascoltato parole di un amico, lente e solenni, pesanti come macigni. Parole che, cosa ormai rara in questa società dove tutto viene reso banale, acquistano d’improvviso significato, vengono pronunciate gravandole di tutto il loro valore. Ho percepito in parenti, vicini di casa, conoscenti, una profonda e insanabile lacerazione nelle anime, ormai perse a cercare qualcosa di viscido e sfuggente, sottile e velenoso com’è “le ragioni”. Ora questi fatti recenti hanno fatto esplodere in me qualcosa di indefinibile, accumulato in anni di lavoro, durante i quali ho fatto da contenitore non solo del dolore di chi se ne vuole andare (e che qualche volta se n’è andato davvero) ma anche di chi resta, di chi dopo 10, 20 anni continua a percepire la propria anima strappata, al di là delle stratificazioni che la vita inevitabilmente accumula. Ho visto figli di uomini e donne suicidi che, arrivati ad un certo punto nella vita, decidono di seguire a loro volta la strada paterna o materna, tant’è violenta e insanabile la frattura creata.

FILI SPEZZATI - All’improvviso un vortice risucchia queste anime, le spezzetta, le mastica, le sputa, le ri-inghiotte, le frantuma, le rimastica e le risputa in un processo destinato a non interrompersi mai. Un continuo e inarrestabile movimento che sfianca anima, mente e corpo, dal quale si cerca di difendersi, il cui dolore si cerca quotidianamente di allontanare, di coprire, di anestetizzare moltiplicando impegni o rivolgendosi a forme più o meno ortodosse di spiritualità, destinate il più delle volte a trasformarsi in ossessivo fanatismo. E questo processo si scarica pesantemente sulle generazioni a venire, inconsapevoli contenitori di un dolore di cui ignorano l’esistenza, costituendo una tensione dei fili che si estende non solo nellospazio a anche nel tempo. Nel nostro essere comunque e sempre legati ad ogni Uomo (e, oserei dire, all’Universo intero), nulla di ciò che facciamo resta senza conseguenze. L’esempio del sasso gettato nello stagno e dei cerchi da esso prodotti non rende abbastanza l’idea. Le interferenze create dai nostri gesti hanno innumerevoli dimensioni, e la nostra vita trascorre troppo spesso nella superficiale, colpevole inconsapevolezza di questo processo. E se questo è vero anche per i piccoli gesti quotidiani, quanto diventa grave quando le nostre azioni tagliano a fette, violentano, lacerano!

CON GLI OCCHI DI CHI - Ed ora che, nella mia incapacità di restare “professionale” di fronte a questi eventi, vivo queste morti attraverso gli occhi di chi rimane, lasciatemelo dire con tutta la forza che mi rimane che comunque al di là di ciò che il diretto interessato all’interno della sua personale sofferenza è propenso a credere, il suicidio è e resterà sempre una grande vigliaccata.

     
 

90 Commenti

  1. hope scrive:

    Beh!che cosa rispondere ad un essere abbietto come il sig.Giamba?! nulla,meglio far cadere nel silenzio le sue parole visto che lui per primo afferma di vivere nell’assoluto egoismo e quello che io o altri possono dire non farebbe che creare un sordo rimbombo nella sua testa.Ha criticato più di una volta chi si affida alle ideologie per poi rimanervi deluso e tentare il suicidio(noto che è un grande conoscitore della mente umana),eppure,è stato il dare inizio e sviluppo alle idee a darmi una via di scampo.Dica qel che dica Giamba,io sono grata a Dio dell’esistenza di malati come Donatella perchè grazie all’incontro con questi malati riesco ad andare avanti e per fortuna ce ne sono molti.Se questa è la malattia spero che ci sia una pandemia di questo tipo.Detto questo non mi stupirò se il suddetto vorrà rivolgersi a me suggerendomi magari di accoppiarmi e pensare meno…prima però ci pensi bene perchè il frutto di un mio accoppiamento di certo soffrirà della malattia di Donatella,Ricchiuti ed Ipazia,e non credo che lui ne sarebbe felice,sai come si chiama? EMPATIA…sai mica cosa significa Giamba?Vediamo a che punto arriva la tua imbecillità!

  2. Giamba scrive:

    L’inutile e subdola violenza di un’educazione sbagliata: la criminalizzazione del sano e naturale egoismo nel cucciolo di Homo Sapiens

    Osservate un cucciolo di Homo Sapiens appena nato.
    Tutte le sue attività sono finalizzate al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo.
    Mangia, dorme, piange quando ha fame o quando è sporco o quando ha qualche dolore per attirare l’attenzione di chi deve occuparsi di lui.

    Osservate un cucciolo di Homo Sapiens nella prima infanzia.
    Tutte le sue attività sono finalizzate al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo.
    Mangia, dorme, gioca, attira l’attenzione di chi si occupa di lui quando ha bisogno di qualcosa.

    Se non ci fossero gli interventi violenti ed inutili di educazioni sbagliate e contro natura fondate sulla criminalizzazione del sano egoismo e sulla colpevolizzazione di chi non si occupa degli altri il cucciolo crescerebbe sano e felice e diventerebbe un adulto sano e felice,

    Tutta la sua esistenza sarebbe finalizzata al soddisfacimento del suo e naturale egoismo: si occuperebbe, così come il suo istinto lo porta a fare, della sua sopravvivenza come individuo, e poi, una volta giunto il momento, dell’accoppiamento con un esemplare di sesso opposto, della riproduzione e dei cuccioli generati per garantire la permanenza del suo corredo genetico sulla Terra.

    Un’ esistenza sana e felice, finalizzata al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo, completamente priva di ogni interesse per gli altri esemplari della specie, a parte l’individuo di sesso opposto con cui si accoppia ed i cuccioli generati da questo accoppiamento.

    L’ESISTENZA SANA E FELICE DEGLI ESEMPLARI SANI DELLA SPECIE HOMO SAPIENS.

    UN’ ESISTENZA CHE TUTTI POTREBBERO AVERE SE NON ESISTESSERO DELLE IDEOLOGIE E DELLE RELIGIONI CONTRO NATURA CHE IMPONGONO AD ALCUNI UN’ EDUCAZIONE TOTALMENTE SBAGLIATA E FUORVIANTE.

    Accade infatti che su alcuni cuccoli di Homo Sapiens venga esercitata, fin dalla nascita, un’ ottusa, ostinata e violenta attività di criminalizzazione del sano e nauraLe egoismo e di colpevolizzazione di chi non si occupa degli altri.

    Tutte le attività del cucciolo di Homo Sapiens guidate dal sano e naturale egoismo vengono criminalizzate, in modo sistematico e metodico.

    Si arriva addirittura a colpevolizzare il cucciiolo, in modo bieco e subdolo, ogni volta che “non si occupa degli altri” e “non pensa agli altri”, fino a punirlo e/o picchiarlo ogni volta che egli compie un’azione ispirata da un sano e naturale egosimo, che lo porta ad occuparsi di se stesso.

    La sistematica e reiterata applicazione di questo violento metodo di persuasione finisce col trasformare un cucciolo sano e felice, che diventerebbe un adulto sano e felice, in un cucciolo malato, che si sente in colpa ogni volta che si occupa di se stesso ignorando completamente gli altri, come la sua natura ed il suo istinto lo porterebbero a fare.

    Il risultato finale di questa educazione contro natura è un esemplare adulto della specie che invece di impiegare il proprio tempo e la propria energia per se stesso, costruendo una esistenza sana e felice, disperde e dilapida il suo tempo e la sua energia, spesso la sua vita,

    Esemplari adulti della specie malati ed infelici, COSTRETTI AD OCCUPARSI DEGLI ALTRI DALLA CRIMINALIZZAZIONE DEL SANO EGOISMO E DALLA COLPEVOLIZZAZONE DI CHI NON SI OCCUPA DEGLI ALTRI, SUBDOLAMENTE INSTILLATE IN LORO FIN DALL’INFANZIA E CHE LI FA SENTIRE IN COLPA OGNI VOLTA CHE SI OCCUOPANIO DI SE STESSI E NON DEGLI ALTRI.

  3. Giamba scrive:

    hope25 giugno 2009 , 23:25
    Beh!che cosa rispondere ad un essere abbietto come il sig.Giamba?!

    Hope è un esemplare della specie Homo Sapiens in cui l’educazione contronatur fondata sulla criminalizzazione del sano e naturale egoismo è riuscita alal perfezione.
    Di qui, opvviamente, deriva il suo definire “abietto” chiunque si occpi invece, in modo sano e naturale, solo di se stesso, guidato da suo sano e naturale egoismo.

    Un altro infelice da aggugere alla lista.

    In rigoroso ordine alfabetico: Hope, Ipazia, Ricchiuti. Uyulala.

  4. BERLUSKO BERLUSKONIO scrive:

    JAMBA DAMME ER PREMIO MA NUN FARME ‘N ASSEGNO

  5. Giamba scrive:

    Che altro te posso di oltre a quello che t’ho già detto?
    Lo sfrucuglio nun funziona..
    Lo conoscono tutti ormai..
    Nun ce casca più nessuno..
    E’ una valutazione pratica la mia..
    Non morale..
    Nun è che sto stigmtizzando lo sfrucugio coem tecnica immorale.
    TE STO A DI’ CHE NUN FUNZIONA PIU’.

    Guarda Berlusconi per esempio..
    So du mesi che lo stanno a sfrucuglia co le veline e se ne frega..

    Tu sei convinto che funziona e continui..
    Se sei intelligente te ne accorgerai da solo..
    Che nun funziona.
    E smetterai..

    Se sei scemo continuerai..
    Continuando a dimostrare a tutti che sei scemo.
    Ma so cazzi tua..
    A me ch me frega?

  6. Giamba scrive:

    Sono sempre i “migliori” che se ne vanno.. Un buon motivo per diventare “peggiore”.

    Chi sono in pratica i cosiddetti “migliori” ?

    Quelli educati da ideologie contro natura che criminalizzano il sano egoismo e colpevolizzzano chiunque non si occupi degli altri.

    Quelli “costretti” ad occuparsi degli altri per non subire i sensi di colpa.

    Quelli che vengono spremuti come limoni..

    Per poi alla fine essere “premiati” con un perculeggiante “Sono sempre i migliori che se ne vanno”, da coloro che non solo non se ne vanno, ma rimangono, magari sfruttando, per rimanere, proprio “i migliori che se ne vanno”.

    Tutto questo mi pare un buon motivo per essere un cosiddetto “peggiore”, cioè un
    esemplare sano della spece Homo Sapiens che si occupa di se stesso, seguendo ed assecondando il proprio sano e naturale egoismo.

    Uno che sfrutta i “migliori” finchè di “migliori” finalmente non ce ne saranno più, perchè non esisteranno più degli esemplari della specie Homo Sapiens rovinati da quelle ideologie contro natura che criminalizzanzo il sano e naturale egoismo e che li “costringono” ad occuparsi degli altri.

    Rimarranno solo esemplari sani della specie Homo Sapiens, ognuno per sè e per nessun altro, che avranno come loro guida il motto:

    PENSA A TE STESSO ! POI ANCORA A TE STESSO !! POI ANCORA A TE STESSO !
    POI, SE TI RIMANE UN PO’ DI TEMPO, ACORA A TE STESSO !

  7. MC scrive:

    Jamba, mai pensato che se tua madre avesse assecondato il suo “sano” e naturale egoismo, tu forse non saresti qui a rompere? Chi pensa solo a se stesso non ha motivi per perdere tempo appresso ad un neonato.

  8. carmen scrive:

    ..Mi dispiace contraddirla cara dottoressa…mi meraviglia il suo commentosu chi rimane: le sue parole molto banali mi scusi non toccano il mio profondo (io sono una mammma rimasta nell’incubo ai piedi di mio figlio 20enne come Maria ai piedi della croce)e che croce…nn esistono parole di conoscenza umana che si può descrivere..la sopravvivenza a questa orribile perdita Ma 1 cosa gli e la posso asicurare (può esserle utile x i suoi studi) MIO FIGLIO NON ERA 1 VIGLIACCO. ANZI. Nessuno più di lui era sensibile alla sofferenza umana, era forte e lo so perchè io l’avevo reso così e eppure ha scelto di chiudere con il mondo (era fragile? può darsi dicono così i superficiali)Passata la rabbia, dopo anni ho capito che il suicidio è pure questa una scelta che va rispettata DOPO non giudicata con brutti appellativi.Considero mio figlio Davide un GUERRIEO CORAGGIOSO E GRANDE.(gESù ERA FIGLI di DIO chi piu di lui poteva fuggire la croce? non è anche il suo una forma di suicidio?) Una mamma come tante purtroppo.

  9. josé scrive:

    Mia figlia si è tolta la vita 3 anni fa. Aveva 17 anni. Era seguita da uno psicanalista e, dopo i problemi di bulimia ed un primo tentativo, da altri professionisti.
    Come vedete,(vedi Margi e Carmen) noi genitori di questi figli continuiamo a girare nel web ed altrove cercando risposte, o sollievo, o condivisione o qualcosa che riesca a riempire un vuoto incolmabile. Sono d’accordo con Margi e con Carmen. In effetti sono i due interventi più sensati. Capisco anche che gli scambi di battute servano in qualche modo a esorcizzare un dramma così forte. Ho un grande, onnipresente, infinito dolore. Ho un grande, onnipresente ed infinito amore e gratitudine. Amore incondizionato. Gratitudine per i 17 anni duranti i quali ho conosciuto cos’è l’amore incondizionato. Ci vuole un grande rispetto per chi ha deciso più o meno consapevolmente di finire volontariamente la propria esperienza terrena. Sapendo però che questa decisione, concentrata nei minuti e nei secondi durante i quali s’è portata a termine, passati quei minuti poteva forse essere diversa e mia figlia poteva essere ancora con noi. Il rispetto e l’amore è quello che ci porta ad accettare, a non giudicare, a non cadere nel vittimismo ed a sentirsi spinti a migliorare se stessi guardandosi nel profondo con la maggiore onestà. Io continuo a pensare che mia figlia vive in un’altra dimensione e che il suo spirito continua il suo percorso evolutivo altrove. Cerco di inviare a quel “altrove” i pensieri di amore che è il sentimento che continua ad unirci. Il dolore però non riesco a lenirlo e credo che sia umanamente legittimo provarlo. Sono convinto che un sentimento di amore così grande non si possa esaurire. Questo lo sento anche se non so trovare le spiegazioni. Quindi, questo mi porta alla convinzione che una volta esaurita la mia esperienza terrena da qualche parte, in qualche modo torneremo ad essere un’unica energia di amore. Nel frattempo, con gli alti e bassi che questo dolore provoca cerchiamo con mia moglie di approfondire in nostro rapporto, la nostra intesa e di vivere in più degnamente possibile

  10. Raquel scrive:

    non c’è nulla di male nel decidere di volersi lasciar morire.
    è un atto di salvezza verso se stessi, una salvezza da una vita che non vogliamo più vivere.

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