Due sole parrebbero le possibili letture dell’ennesima sortita di padre Peter Gumpel, postulatore della causa di beatificazione di Pio XII, che anche stavolta mette in serio imbarazzo la Santa Sede. La prima lascia intravvedere un’ansia ben comprensibile in chi, avendo piena ed esclusiva libertà negli Archivi Vaticani, può essersi lasciato prendere la mano nel trattare con troppa disinvoltura certe carte. La seconda è addirittura inquietante.
“Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni
Un taroccatore che teme di essere sputtanato? Viene il sospetto che da un momento all’altro possa saltar fuori qualche documento compromettente che sputtani in modo irreparabile Pio XII e, di conseguenza, chi finora ha cercato di cucirgli addosso l’eroica virtù di protettore degli ebrei sotto la persecuzione nazista. O, viceversa, che possa esservi la prova del taroccamento di qualche carta finora esibita come prova certa della paterna sollecitudine di papa Pacelli verso i perseguitati, il che sputtanerebbe il taroccatore e, di conseguenza, il beatificando. Qualche scorrettezza in tal senso è già stata documentata. Se così fosse – se la smania di chiudere al più presto una pratica aperta nel lontano 1967 non fosse solo motivata dalla frustrazione di un postulatore cui il papa nega l’indispensabile firmetta – si
spiegherebbe quale diavolo si sia impossessato di padre Peter Gumpel, facendogli uscir di bocca affermazioni assai inopportune: “Le organizzazioni ebraiche hanno detto chiaro e tondo a Benedetto XVI che i rapporti tra la Chiesa e gli ebrei sarebbero compromessi per sempre dalla beatificazione di Pio XII”.
Un papa sotto il ricatto dei “perfidi giudei”? Ce n’è abbastanza per buttare nel cesso i già magri risultati del recente viaggio di Ratzinger in Terrasanta, e per bloccare per chissà quanto il dialogo interculturale ed interconfessionale con i “fratelli maggiori”: subito arriva la secca smentita della Sala Stampa Vaticana e la retromarcia del postulatore che ai “fratelli minori” è indispensabile per un sacco di ragioni. C’è da seppellire nell’oblio degli uomini di buona volontà il plurisecolare antigiudaismo del papato, scaturigine primaria di ogni antisemitismo, e questo è possibile solo evitando di essere scortesi: la beatificazione di Pacelli può e deve essere rimandata. C’è da ribadire la comune radice nella tradizione veterotestamentaria, perché regga quel trattino tra giudaico e cristiano, oggi così necessario sul piano geopolitico]. È vero, c’è da accreditare papa Pacelli come vero ispiratore del Concilio Vaticano II, così da poterlo rileggere come momento di continuità e non di rottura rispetto alla tradizione, e dunque c’è bisogno di un Pio XII che prefigurasse quanto poi sarebbe stato scritto nella Nostra aetate; da beato sarebbe tutto più facile, ma non si può correre il rischio di buttare all’aria quanto si è pazientemente tessuto con le comunità ebraiche sparse per il mondo. Occorre che padre Gumpel, “non nuovo a certe cadute di stile”, si taccia.
O un gesuita papista più del papa? Un’altra lettura dell’increscioso imbarazzo in cui padre Gumpel ha messo Benedetto XVI potrebbe essere
quella del richiamo all’orgoglio: la Chiesa proclama beato o santo chi vuole, senza subire interferenze esterne. Lamentando l’ingiustizia che sarebbe fatta a papa Pacelli da papa Ratzinger per ragioni del tutto indipendenti da ciò che stabilisce l’iter legislativo della Divinus perfectionis magister, padre Gumpel lo sollecita ad esercitare la prerogativa petrina in aderenza al suo mandato. C’è un impedimento alla beatificazione di Pio XII? È nello stesso tempo un impedimento al legittimo esercizio del primato di Benedetto XVI. Se non è un richiamo all’orgoglio, se non è l’estemporanea iniziativa di un papista più del papa, pare un’esortazione che cela una premura: firma adesso la beatificazione di Pacelli prima che sia troppo tardi, che salti fuori qualche carta che, insieme a me che ho cercato di tenerla infognata dov’era, inguai la memoria di Pio XII e della Chiesa ai tempi della Shoah. Chessò, qualcosa di cui ci sia copia o corrispettivo negli archivi di qualche ambasciata…
























te pensa quanti giri “politici” e ricatti possono esserci dietro ad una così santa come una beatificazione