Alla fine ne rimase davvero uno: Paolo Maldini. Sì, perché di tutta una generazione di calciatori, nata a metà degli anni ’80 e sfiorita all’alba del ventunesimo secolo, è rimasto solo lui. Il penultimo se n’è andato giusto l’altro giorno: Romario ha deciso di smettere col calcio, a 42 anni.
ASCESA - Inizia la sua carriera nel 1979, nelle giovanili di una squadra brasiliana di seconda fascia, per poi approdare nel 1981 al Vasco da Gama, il club in cui più a lungo militerà nella sua carriera.
Esplode nel triennio 1985-88 per poi approdare nel calcio europeo nelle fila del PSV Eindhoven, allora guidato da Guus Hiddink e fresco vincitore di una Coppa dei Campioni. La formazione olandese inizia con lui un trend brasiliano che culminerà con l’acquisto di Ronaldo negli anni successivi. Romario vince 3 Eredivisie, 3 titoli di capocannoniere (segnando 98 gol) e poi se ne va al Barcellona; la stessa identica carriera che vedrà protagonista, pochi anni più tardi, il Fenomeno.
Arriva in Catalogna nel 1993, voglioso di fare bene per poi presentarsi da protagonista al mondiale americano del 1994, e porta subito il dream team blaugrana al successo.
USA ’94 – La manifestazione è il mondiale della sfida tra il suo Brasile e l’Italia di Roberto Baggio. Avrà la meglio, purtroppo, la nazionale verdeoro del “bassino”, autore di 5 gol decisivi nella marcia mondiale brasiliana e successivo vincitore del Fifa World Player. Sicuramente in quell’anno avrebbe vinto anche il Pallone d’Oro, ma purtroppo la rassegna di France Football allora non era ancora aperta ai giocatori non europei, e il premio andò così a Hristo Stoichkov, suo compagno nel Barça e capocannoniere, con un solo gol in più di Romario e Baggio, del mondiale americano.
Dopo quelli che saranno i suoi anni migliori (34 gol in 46 incontri con la maglia del Barcellona), Romario inizia una staffetta tra il porto di Rio de Janeiro e quello di Valencia, in un valzer a doppio giro con pochi alti e molti bassi.
ESODO - Nel 1997 termina così la sua carriera europea, ritornando una volta per tutte al Flamengo, e mancando con suo grande rammarico il mondiale di Francia del 1998, a causa di un infortunio muscolare.
Verso la fine degli anni ’90 continua a segnare in Brasile, cambiando casacca e ritornando al suo Vasco da Gama. Nonostante in quegli anni la gran parte dei colleghi suoi coetanei stia appendendo le scarpette al chiodo, scegliendo la panchina e mettendo su qualche chilo di troppo, lui imperterrito non si ferma, e inizia a sognare il traguardo dei 1000 gol in carriera, segnando 83 gol in 5 anni.
DISCESA - Nel 2002 la sua carriera imbocca la fase crepuscolare: nonostante una forma smagliante viene escluso dalla rosa del Brasile per la Coppa del Mondo in Asia. Un duro colpo psicologico per Romario, una vicenda che lo accomuna al suo rivale italiano di otto anni prima, Roberto Baggio, escluso anch’egli dalla Nazionale per “precarie condizioni fisiche”. Due campioni degli anni ’90 legati da un destino simile, e da un’ammirazione reciproca: Baggio disse di Romario, infatti, che era il maestro dell’area di rigore.
Nel 2003 il suo sogno sembra allontanarsi, visto che non sembra essere più competitivo come un tempo. Decide quindi di vagare in tutto il mondo, tra Arabia, Oceania e Stati Uniti, pur di giungere al suo traguardo.
MILLE GOL E L’ADDIO - Ci è riuscito soltanto nel 2007, arrotondando alla sua maniera il conto, realizzando il suo ennesimo gol di rapina. Mille gol segnati nei club, mille gol da sbattere in faccia al suo detrattore di sempre, Pelè, anche lui detentore dello stesso record. E così ci lascia la penultima delle icone di un calcio che fu, un giocatore che non seguì quasi mai il dio denaro, ma piuttosto la passione che spesso lo portò a scontrarsi con allenatori o dirigenti, e che gli fece scegliere di tornare nel suo paese natale quando era ancora degno di calcare i campi dell’Olimpo calcistico.
Ci mancherà Romario coi suo gol in velocità, con quei palleggi e pallonetti in corsa utili a scavalcare portieri e difensori, con quei gol in rovesciata o in tuffo, segnati nonostante la natura non gli avesse dato un fisico da prima punta, e con quelle invenzioni che solo lui in area di rigore riusciva a trovare. Forse, col senno di poi, avrebbe potuto anche smettere quattro anni fa, evitando questa piccola farsa dei gol-non-gol; ma forse, se non l’avesse fatto, non sarebbe stato il Romario che tutti conoscono, e ricorderanno.
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