Sport

Addio all’arma letale dell’area di rigore

19 aprile 2008

Alla fine ne rimase davvero uno: Paolo Maldini. Sì, perché di tutta una generazione di calciatori, nata a metà degli anni ’80 e sfiorita all’alba del ventunesimo secolo, è rimasto solo lui. Il penultimo se n’è andato giusto l’altro giorno: Romario ha deciso di smettere col calcio, a 42 anni.

ASCESA - Inizia la sua carriera nel 1979, nelle giovanili di una squadra brasiliana di seconda fascia, per poi approdare nel 1981 al Vasco da Gama, il club in cui più a lungo militerà nella sua carriera.
Esplode nel triennio 1985-88 per poi approdare nel calcio europeo nelle fila del PSV Eindhoven, allora guidato da Guus Hiddink e fresco vincitore di una Coppa dei Campioni. La formazione olandese inizia con lui un trend brasiliano che culminerà con l’acquisto di Ronaldo negli anni successivi. Romario vince 3 Eredivisie, 3 titoli di capocannoniere (segnando 98 gol) e poi se ne va al Barcellona; la stessa identica carriera che vedrà protagonista, pochi anni più tardi, il Fenomeno.
Arriva in Catalogna nel 1993, voglioso di fare bene per poi presentarsi da protagonista al mondiale americano del 1994, e porta subito il dream team blaugrana al successo.

USA ’94 – La manifestazione è il mondiale della sfida tra il suo Brasile e l’Italia di Roberto Baggio. Avrà la meglio, purtroppo, la nazionale verdeoro del “bassino”, autore di 5 gol decisivi nella marcia mondiale brasiliana e successivo vincitore del Fifa World Player. Sicuramente in quell’anno avrebbe vinto anche il Pallone d’Oro, ma purtroppo la rassegna di France Football allora non era ancora aperta ai giocatori non europei, e il premio andò così a Hristo Stoichkov, suo compagno nel Barça e capocannoniere, con un solo gol in più di Romario e Baggio, del mondiale americano.
Dopo quelli che saranno i suoi anni migliori (34 gol in 46 incontri con la maglia del Barcellona), Romario inizia una staffetta tra il porto di Rio de Janeiro e quello di Valencia, in un valzer a doppio giro con pochi alti e molti bassi.

ESODO - Nel 1997 termina così la sua carriera europea, ritornando una volta per tutte al Flamengo, e mancando con suo grande rammarico il mondiale di Francia del 1998, a causa di un infortunio muscolare.
Verso la fine degli anni ’90 continua a segnare in Brasile, cambiando casacca e ritornando al suo Vasco da Gama. Nonostante in quegli anni la gran parte dei colleghi suoi coetanei stia appendendo le scarpette al chiodo, scegliendo la panchina e mettendo su qualche chilo di troppo, lui imperterrito non si ferma, e inizia a sognare il traguardo dei 1000 gol in carriera, segnando 83 gol in 5 anni.

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