Capitalismo a debito, responsabilità e disciplina

19/06/2009 - Un tributo a Ralf Dahrendorf e un accenno Controcorrente alla più vituperata delle virtù. E’ mancato l’altro giorno l’ottantenne Ralf Dahrendorf, sociologo e politologo tedesco di nascita e inglese di adozione – London School of Economics, Oxford -  uno dei

     
 

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Un tributo a Ralf Dahrendorf e un accenno Controcorrente alla più vituperata delle virtù.

E’ mancato l’altro giorno l’ottantenne Ralf Dahrendorf, sociologo e politologo tedesco di nascita e inglese di adozione – London School of Economics, Oxford -  uno dei primi patrocinatori della Internazionale Liberale. RiP. Oltre al doveroso ricordo – se ne va un grande del pensiero contemporaneo –va citato per un interessante recentissimo articolo, riportato dal Sole24Ore (lo potete trovare qui), in cui delinea i perché di questa crisi e come ne usciremo, nel senso di dare una risposta al quesito, tutto tornerà come prima?

DISTRUZIONE DI RICCHEZZA – Fiumi di parole sono scorsi per spiegare  quale sia l’estensione inedita dell’attuale crisi economica. Mi colpì molto al proposito una dichiarazione di Norberto Ferretti, presidente di uno dei primi gruppi mondiali costruttori di mega yacht: “Lavoro nel settore da quaranta anni” dichiarava “ e questa è la prima crisi che vedo colpire sul serio anche i molto ricchi”. Consumati tutti i cuscinetti di grasso protettivo, in questo caso “anche i ricchi piangono” può forse risultare consolatorio per qualche miope passatista. Andrebbe piuttosto sottolineato che non vale più il concetto volgo-marxista mutuato dalla fisichetta delle medie, della “ricchezza” (nazionale o globale) che non si distrugge mai e si sposta sempre, dalle tasche degli sfruttati a quelle dei privilegiati. I fatti mostrano che tali concetti propri della chimica di Lavoisier (“nulla si crea nulla si distrugge tutto si trasforma”) sono superati da quelli della termodinamica: l’energia degrada regolarmente a stati non più reversibili. Detto come se magna, stiamo vivendo in una fase di distruzione di ricchezze e non certo di accaparramentio. Inutile allora illudersi di recuperare risorse indicando “untori” e categorie privilegiate, non ce n’è più, capì Obama et epigoni?

TUTTI CAPITALISTI - La tesi del professor Dahrendorf è sintetica e molto centrata: senza perdersi  a identificare in modo preconcetto degli “untori” per categorie (gli incapienti con “diritto” alla casa di proprietà piuttosto che gli speculatori finanziari),  accomuna tutta la società capitalista corrente parlando di mentalità e affermando che siamo piombati negli ultimi anni in un passaggio molto critico: “ dal capitalismo di risparmio a quello di debito”. Il suo maestro Max Weber parlava di una “etica calvinista” che sottenderebbe al capitalismo, o per meglio dire al suo fattore critico di successo, il risparmio: secondo tale visione, la ricompensa per il sudore versato lavorando duramente  arriverà nell’Aldilà, e per intanto si accumuli. Nel tempo sarebbe prevalsa invece la spinta al consumo e al godimento delle ricchezze accumulate, trascinando per emulazione strati sempre più estesi  di popolazione; questo non sarebbe un male anzi, fin che i due fattori – consumo e risparmio -  rimangono in equilibrio. Dopodichè il consumismo (parola che quand’ero giovane suonava negativa) è dilagato, ha portato le masse a ignorare la valenza etica e pratica del risparmio, a giocare al capitalista senza capitali, divenendo gioiose macchine da debiti. Sino ad arrivare al paradosso odierno della soddisfazione generalizzata dei bisogni – veri e artefatti – non susseguente al risparmio ma addirittura in anticipo rispetto al pagamento!

LE RADICI ANTICHE  – Così la gente, incoraggiata non solo dalle forze finanziarie interessate al giochino del debito che diviene titolo di credito, ma anche da politici “attenti ai bisogni”, ha dimenticato identità, categorie e strati sociali per farsi voluttuosamente indistinti “consumatori”. Sad but true,  la spinta maggiore verso la massa indistinta che consumi non arrivava certo da fantomatici partiti “capitalisti” ma partiva dalle sinistre: la mensa pareva imbandita per tutti, gioco ricco mi ci ficco; in cambio dell’adesione ottenevano la possibilità di appiccicarci sopra un (bel) po’ di controlli e di clientele burocratiche. Sin qui, intuizione iniziale a parte, sono elaborazioni nostre, il resto dell’articolo di Dahrendorf scorre tra considerazioni sull’ottica (e l’etica) orientata al brevissimo termine instillata dal capitalismo per tutti, accennando a quello che secondo lui potrebbe essere un output: “Non torneremo al capitalismo di risparmio, ma a un ordine in cui il soddisfacimento dei bisogni è coperto dal necessario valore aggiunto (..) È necessario qualcosa come un “capitalismo responsabile“, sebbene nel concetto di responsabilità è necessario che risuoni soprattutto la prospettiva di medio periodo, ovvero quella di un nuovo rapporto col tempo”. Consolatorio, secondo lui ce la faremo; richiama un po’ le tesi dello “sviluppo sostenibile” senza però cadere nel tranello della pianificazione centralista socialista – Obamiana, rimanendo nei confini del capitalismo da libero mercato, sfruttandone gli anticorpi. Tale “nuovo rapporto col tempo nell’economia e nella società” non è però granchè nuovo mi pare: è un recupero del valore del bene primario, il tempo, da epoche meno “veloci” e frenetiche di questa. Sotto questo profilo il titolo dell’articolo mi convince, lo trovo rivelatore: “Il Mondo che verrà ha radici antiche”..

RESPONSABILITA’ UGUALE DISCIPLINA – Sì ma, dice, e l’equità l’accesso “al consumo” garantito a tutti che per un decennio aveva illuso anche i democratici che il capitalismo potesse avere un volto umano, egalitario? Una crudissima, cinica battuta in un film western diceva: “finiscila di pregare, Dio non c’è e se c’è se ne frega”; vale anche per il Garante Supremo dell’eguaglianza tra gli uomini. Storia infatti dimostra, o l’uguaglianza in Terra o si finge di realizzarla a scapito della libertà (una farsa, perché la Casta burocratica del Partito si fa “più uguale” degli altri) oppure si lavora duramente e indefessamente, tanto per cominciare al livello di singolo, per realizzare l’unica uguaglianza possibile sotto il sole: quella “verticale”, quella che consentisse la mobilità sociale sulla base del merito. Ovviamente con tutti gli ammortizzatori solidali possibili per chi si trovi ad attraversare fasi (non esistenze intere) di bisogno. Mobilità verticale che fa uguaglianza; recupero della prosperità e dello Stato Sociale; etica della responsabilità richiamata da Dahrendorf – in primis verso sé stessi: tutto molto bello. Putroppo California docet, se va avanti così altro che tasse più alte, le garanzie ce le giochiamo e ci rimane lo Stato rapace,  ai vecchi non resterà che farsi “rancurare” dai figli, com’era in principio, e problemi grossi per chi c’è cascato nell’etica DINKS – double income no kids – e ora sta a casa e s’è fumato pure i risparmi. No, a questo punto non riesco ad evitare di fare il Controcorrente: se capitalismo responsabile significa eguaglianza fondata sul recupero del merito, allora mi viene da richiamare in questo mondo di consumatori consumati dal consumo, la valenza della più vituperata obsoleta e denigrata delle qualità: la disciplina. La mentalità corrente ne trascura e svilisce il potere individuale, svendendola come ubbidienza cieca e sciocca, invece sarebbe lavoro individuale sul sé. Il saggio disse, l’uomo che affronta e vince lo sforzo su se stesso è pago d’ebbrezza, ogni meta e ogni privilegio è il risultato di una disciplina interiore. Nello sport si chiamano “fondamentali” quei gesti da ripetere infinitamente fin che diventano parte del corpo e non serve più pensare per compierli. In tal senso la disciplina è il raggiungimento del massimo grado di libertà, è l’agire senza controlli nemmeno da parte del sé. Siccome è più facile essere smidollati che cazzuti, a pochissimi piace pensarlo seriamente e metterlo in pratica. E allora tutti a guardare gli altri, e ci vogliono più controlli, più sanzioni. Pensiero debole, per smetterla di “consumare” e invece vivere meglio e con responsabilità il tempo che scorre, prima di tutto ci vuole la (auto) disciplina, il resto arrriverà.

     
 

22 Commenti

  1. SigPar scrive:

    Ma che è, l’invasione degli ultracorpi? Blob di commenti, nel senso del film? Uno si distrae un attimo …
    Ringrazio comunque Z per aver sbrodolato così tanto da esimere chiunque dal leggerlo: potrebbe contenere perle di inaudita saggezza, ma chi lo può sapè?
    Lo spirito esploratore alla dottor Livingstone, preferisco riservarlo per situazioni più promettenti, s’il vous plait.

    Grazie a Libertyfighter e persino anche a Pietro ;) per la sintonia e per aver fatto le mie veci, dando a chi crede di essere arrivato in discarica virtuale ciò che si merita.

    (Abr, anche se loggato ad altro nome)

  2. Z scrive:

    “Ringrazio comunque Z per aver sbrodolato così tanto da esimere chiunque dal leggerlo: potrebbe contenere perle di inaudita saggezza, ma chi lo può sapè?
    Lo spirito esploratore alla dottor Livingstone, preferisco riservarlo per situazioni più promettenti, s’il vous plait.”

    Fossi in te mi preoccuperei piuttosto del tuo prossimo articolo. L’ennesima cronaca di Marte?
    Sappi che Aasimov t’ha preceduto di parecchi lustri.
    Dei tuoi compari facenti feci mi preoccupo ben poco. Non ho letto un solo argomento valido, se non riferimenti a santoni del nulla (Rothbard) e supponenza gratuita.

    Hai scritto una marea di stronzate, fattene una ragione.
    Altrimenti, dimostra il contrario.
    Non c’è molto da aggiungere.

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