Economia

Capitalismo a debito, responsabilità e disciplina

19 giugno 2009

Un tributo a Ralf Dahrendorf e un accenno Controcorrente alla più vituperata delle virtù.

E’ mancato l’altro giorno l’ottantenne Ralf Dahrendorf, sociologo e politologo tedesco di nascita e inglese di adozione – London School of Economics, Oxford -  uno dei primi patrocinatori della Internazionale Liberale. RiP. Oltre al doveroso ricordo – se ne va un grande del pensiero contemporaneo –va citato per un interessante recentissimo articolo, riportato dal Sole24Ore (lo potete trovare qui), in cui delinea i perché di questa crisi e come ne usciremo, nel senso di dare una risposta al quesito, tutto tornerà come prima?

DISTRUZIONE DI RICCHEZZA – Fiumi di parole sono scorsi per spiegare  quale sia l’estensione inedita dell’attuale crisi economica. Mi colpì molto al proposito una dichiarazione di Norberto Ferretti, presidente di uno dei primi gruppi mondiali costruttori di mega yacht: “Lavoro nel settore da quaranta anni” dichiarava “ e questa è la prima crisi che vedo colpire sul serio anche i molto ricchi”. Consumati tutti i cuscinetti di grasso protettivo, in questo caso “anche i ricchi piangono” può forse risultare consolatorio per qualche miope passatista. Andrebbe piuttosto sottolineato che non vale più il concetto volgo-marxista mutuato dalla fisichetta delle medie, della “ricchezza” (nazionale o globale) che non si distrugge mai e si sposta sempre, dalle tasche degli sfruttati a quelle dei privilegiati. I fatti mostrano che tali concetti propri della chimica di Lavoisier (“nulla si crea nulla si distrugge tutto si trasforma”) sono superati da quelli della termodinamica: l’energia degrada regolarmente a stati non più reversibili. Detto come se magna, stiamo vivendo in una fase di distruzione di ricchezze e non certo di accaparramentio. Inutile allora illudersi di recuperare risorse indicando “untori” e categorie privilegiate, non ce n’è più, capì Obama et epigoni?

TUTTI CAPITALISTI - La tesi del professor Dahrendorf è sintetica e molto centrata: senza perdersi  a identificare in modo preconcetto degli “untori” per categorie (gli incapienti con “diritto” alla casa di proprietà piuttosto che gli speculatori finanziari),  accomuna tutta la società capitalista corrente parlando di mentalità e affermando che siamo piombati negli ultimi anni in un passaggio molto critico: “ dal capitalismo di risparmio a quello di debito”. Il suo maestro Max Weber parlava di una “etica calvinista” che sottenderebbe al capitalismo, o per meglio dire al suo fattore critico di successo, il risparmio: secondo tale visione, la ricompensa per il sudore versato lavorando duramente  arriverà nell’Aldilà, e per intanto si accumuli. Nel tempo sarebbe prevalsa invece la spinta al consumo e al godimento delle ricchezze accumulate, trascinando per emulazione strati sempre più estesi  di popolazione; questo non sarebbe un male anzi, fin che i due fattori – consumo e risparmio -  rimangono in equilibrio. Dopodichè il consumismo (parola che quand’ero giovane suonava negativa) è dilagato, ha portato le masse a ignorare la valenza etica e pratica del risparmio, a giocare al capitalista senza capitali, divenendo gioiose macchine da debiti. Sino ad arrivare al paradosso odierno della soddisfazione generalizzata dei bisogni – veri e artefatti – non susseguente al risparmio ma addirittura in anticipo rispetto al pagamento!

22 commenti a Capitalismo a debito, responsabilità e disciplina

  1. Grano

    Due piccioni con una fava, Abr:
    - Il tributo a Dahrendorf
    - L’elogio della disciplina da te recentemente preannunciato
    Coincidenza o stavi giusto aspettando che il povero Ralf schiattasse? ;-)

    P.S. Con questo elogio della disciplina come raggiungimento del massimo grado di libertà sembri quasi più giapponese che anglosassone. Il rugby ponte possibile tra due culture (o tre, se si pensa al suo particolare radicamento in terra veneta)?

  2. Sono sostanzialmente d’accordo, a parte l’etica calvinista che mando volentieri a quel paese. Per dimostrartelo ecco un florilegio di miei dilettanteschi pensieri in merito, già pubblicati a mio rischio e pericolo:

    Diciamo che l’uomo è sempre tentato di imboccare invitanti e illusorie scorciatoie. In fin dei conti gli incontrollati debiti privati dei paesi “liberali” sono il surrogato degli incontrollati debiti pubblici dei paesi statalisti. (Parlo a spanne, s’intende, io preferisco di gran lunga i paesi “liberali”, preferibilmente “senza trucchi”) La filosofia facilona del tipo “andate e consumate” non ha niente a che fare con un corretto “capitalismo” (parola mistificatoria che odio, e di concezione “marxista”); il denaro a costo zero non seleziona la qualità degli investimenti, e colpevolmente non premia il risparmio. A cosa servono le banche se non a premiare con un interesse chi mette il proprio capitale – raccolto rinunciando a qualcosa – a disposizione di chi ne ha bisogno per investimenti “giustificati”, in un’ottica di ottimizzazione spazio-temporale delle risorse finanziarie? In senso lato anche il risparmiatore è un imprenditore.

    Mi ricordo che una volta ci educavano, noi campagnoli, al piccolo capitalista intestandoci un libretto di risparmio. Poi è arrivato il liberismo di sinistra, quello intelligente, e lo scialacquatore è divenuto il lodato motore dell’economia.

    Se il sogno americano, invece che quello della responsabilità individuale, è diventato quello dell’irresponsabilità individuale garantita dalla generosità della Banca Centrale, probabilmente lo Stato si è solo ripreso alla fine quello che aveva dato… un mercatismo poco mercatista e molto col trucco, direi. D’altra parte, se i truffatori prosperavano è perché il sogno era bello per tutti: la greppia del denaro facile era allettante e comoda come quella dello stato sociale e in parte la surrogava. Il “liberismo selvaggio” non può essere che una forma mascherata di statalismo, o perché la libertà o la dignità dell’individuo non viene rispettata, o perché in una maniera o nell’altra è sempre lo Stato ad allargare i cordoni della borsa…

  3. Giusto tributo ad un grande, che molto ammiro. Mi ritrovo molto nella frase sulla necessità di
    “qualcosa come un “capitalismo responsabile”, sebbene nel concetto di responsabilità è necessario che risuoni soprattutto la prospettiva di medio periodo, ovvero quella di un nuovo rapporto col tempo”.

    Mi ritrovo anche in quest’altra frase: “’unica uguaglianza possibile sotto il sole: quella “verticale”, quella che consentisse la mobilità sociale sulla base del merito. Ovviamente con tutti gli ammortizzatori solidali possibili per chi si trovi ad attraversare fasi (non esistenze intere) di bisogno. Mobilità verticale che fa l’uguaglianza”

    Mi sembra di capire che non sei d’accordo, e che richiami a tal proposito un concetto “quello di discplina” che – ti stupisce? – mi trova totalemtne d’accordo. Mi spieghi, forse ho capito male?

    Per evitare che gli altri pensino che siamo diventati amici (Giammai!!! ^_^) sottolineo una frase che non condivido…

    “stiamo vivendo in una fase di distruzione di ricchezze, non di accaparramenti; inutile allora illudersi di recuperare risorse indicando “untori” e categorie privilegiate, non ce n’è più”

    Che stiamo vivendo una fase di distruzione di ricchezze è abbastanza vero (perché erano effimere, però). Ma dici “Non ci sono più categorie privilegiate”. Ne sei sicuro? Secondo te un manager che guadagna un milione di euro all’anno non è privilegiato rispetto a un bambino del Burkina Faso? O, senza andare così nel macroscopico, ad un precario di Gallarate?

    Un sorriso dal tuo affezionato nemico
    CoMicomix :-)

  4. Abr

    Grano, senza volerlo ;) hai infilzato una doo l’altra una serie di enormi verità, almeno per quanto concerne la mia visione delle cose. Mo’ nude me sento … :0

  5. Abr

    Zamax non sto nenahhe al eggere il seguito della tua (o meglio lo leggerò dopo ave risposto), perchè sull’etica protestante Weber a mio avviso non ci aveva capito una solida mazza.
    Solo che non volevo attaccare Dahrendorf, mortui nisi sed bonum …

    Pe ril protestante (forse il calvinista è più puritano, non so), il favore di Dio all’uomo probo non richiede di attendere l’aldilà, si dimostra già in Terra. Allora l’etica capitalista è il favore che Dio mostra oggi e subito al virtuoso: è il valore del SUCCESSO e non del risparmio, che guarda caso appartiene molto di più (o apparteneva?) al cattolico Nord Italia.

  6. Abr

    Copy, te pareva che ti piaceva quello che per me è l’aspetto più weak delle considerazioni di Dahr., quello sul “capitalismo repsonsabile” … ;)
    Don’t worry, weak nel senso di potenzialmente male interpretabile; mentre per lui la responsabilità è individuale (è etica) per altri serve il controllo dell’Ente Superiore Statale per garantire i debboli, vale a dire garantire posti di lavoro assistiti.
    Ma poi ti riscatti alla grande aderendo al concetto di uguaglianza intesa come “pari opportunità” e mobilità sociale. E’ la mia visione. Il mio dubbio concerne lo sbocco a un capitalismo di responsabilità, perchè quello che sta succedendo è l’esatto opposto: si delega, ci si rifugia nella deresponsabilizzAzione individuale, delegando lo Stato Carabiniere.
    Il mio appello alla disciplina poroprio quel senso avrebbe: a mio avviso solo per tramite di una etica della disciplina (molto Zen com esottolina Grano ma anche molto , moltissimo cattolica, alla S.Bernardo di Chiaravalle) si può pervenire all un capitalismo responsabile da un lato, e alla crescita del merito, del proprio merito, dall’altro.
    Senza attendere “aiutini” o perequazioni.

    Riguardo al “non ci sono piu’ categorie privilegiate”, mi riferivo all’esito della crisi, non a un improbabile “livellamento” del Mondo intero. Quindi non replico sul Brukina Faso, spari sulla Croce Rossa, ma insisto: credere alla Obama di reperire risorse “REDISTRUENDO” è un errore madornale, che poggia sull’antico adagio che se qualcuno manca di qualcosa è perchè qualcun altro ha il doppio di quanto gli servirebbe.
    Abbiamo distrutto, tutti, con l’avidità del piccolo e del grande. Conla differenz ache purtroppo di piccoli ce n’è milioni, per cui l’effetto della loro avidità è paradossalmente analogo a quella del grande avido singolo. Prima di redistribuire, bisognerebbe ricostituire ricchezza.

    Non so se hai mai fatto mente locale, ma nelle procedure di emergenza in aereo ti raccomandano prima di tutto di assicurati a te stesso la mascherina d’ossigeno e poi, solo poi di aiutare i più deboli o i bimbi: per aiutare devi esser enelle condizioni di falro, altrimenti fai solo casino.

  7. Mi trovo molto in sintonia con questo articolo. Soprattutto quando si parla di risparmio piuttosto che consumo. La produzione e la divisione del lavoro si basano esclusivament sul risparmio. Il consumo e’ qualcosa di necessario, di utile, ma che inevitabilmente frena la produzione perche’ riduce il capitale investito.
    Anche il concetto di responsabilita’ (ovviamente intesa come individuale) mi trova perfettamente d’accordo. Tengo pero’ a precisare che in un mondo in cui non ci fosse l’illusione dello Stato Sociale garantito, ovvero in un mondo in cui nessuno fosse sicuro di ottenere cio’ che non si e’ guadagnato, la responsabilita’ individuale sarebbe la norma.
    Si e’ voluto il welfare state, e il welfare state per definizione deresponsabilizza e premia il parassitismo.
    L’unico modo per non avere il parassitismo e’ la solidarieta’ volontaria e non imposta da terzi. Ma e’ esattamente l’inverso del welfare state.

    Una nota per Comicomix (col quale spesso sono in disaccordo, ma che apprezzo per l’intelligenza e la moderazione dei toni).
    In realta’ stiamo veramente distruggendo capitale. Non perche’ erano effimere, semplicemente perche’ ogni qualvolta un investimento e’ sbagliato, io ho distrutto del capitale.
    Se spendo 100 milioni di euro per una centrale idroelettrica nel Sahara, ho distutto 100 milioni di euro. Non perche’ questi fossero effimeri, ma perche’ li ho usati male.
    Nella crisi odierna, tante centrali idroelettriche nel Sahara, sono state occultate alla loro valutazione con interventi statali, versandoci in piu’ altri soldi. Adesso, il gioco e’ stato “scoperto” dal mercato e questo sta liquidando gli investimenti sbagliati.
    Il risultato e’ una vera e propria perdita di capitale. Non la sparizione di un capitale effimero come puo’ essere quello dovuto ad esempio ad un capitale da inflazione monetaria.
    Qui si tratta di struttura di produzione deformata. Quindi di capitale reale andato in fumo.
    Grazie per l’attenzione
    Complimenti

  8. Z

    Cos’è, un pezzo di cabaret?

    “Inutile allora illudersi di recuperare risorse indicando “untori” e categorie privilegiate [...] senza perdersi a identificare in modo preconcetto degli “untori” per categorie (gli incapienti con “diritto” alla casa di proprietà piuttosto che gli speculatori finanziari)”

    Il tutto supportato dalla testimonianza di un costruttore di yacht!
    Il tutto in un paese dove ci sono più yacht che contribuenti, in cui proprio oggi circolavano le foto delle “vergini” che approdano al molo della villa del “Drago” in sella ad un potente motoscafo.
    Se il potente passa dallo yacht alla Ferrari e contemporaneamente il ceto medio dal benessere all’indigenza, il potente guadagna in termini di potere relativo perché aumenta il numero dei ricattabili e dei ricattati.
    Questa verità della distruzione della ricchezza la vedi solo tu. A chi capita di vivere al al di fuori del quadrilatero della moda risulta chiaro che la piramide sociale si va acuendo con una rapidità inaudita ed in proporzioni ottocentesche.
    Il desiderio indotto di sicurezza e la conseguente militarizzazione del territorio non sono altro che un riflesso di questo “prossimo futuro” fatto di enclave di potenti della corporazione capitalistico/burocratica difesa con le armi dalle masse che vivono in sobborghi sempre più marginali ed abbandonati al degrado grazie al progressivo taglio di tutti i livelli d’assistenza pubblica (dalla scuola alla sanità).

    “Sad but true, la spinta maggiore verso la massa indistinta che consumi non arrivava certo da fantomatici partiti “capitalisti” ma partiva dalle sinistre”

    Controcorrente? Sarà, a me sembra di sentire Berlusconi: la colpa è sempre e comunque dei comunisti. Scusa, mi sapresti citare un passaggio del Capitale in cui Marx inneggia al consumismo? Hai mai letto qualche passaggio in cui Proudhon, Kropotkin o Saint-Simon inneggiassero al consumismo?
    Il solito ribaltamento della verità di chi, di fronte al crollo della propria fede, non sa più che pesci prendere e vaneggia in preda ai fantasmi.
    Basta stronzate. Il consumismo è un sottoprodotto della cultura capitalistica. Punto.

    “ha portato le masse a ignorare la valenza etica e pratica del risparmio”

    Bene, se il risparmio è un valore etico, mi chiedo quali siano gli altri valori di riferimento del tuo universo etico. La lardellatura dello stracotto e la quadratura del cerchio?
    Posso considerare la parsimonia e la continenza valori etici, il risparmio rappresenta la corruzione e la riduzione di tali valori alle esigenze di quel sistema di produzione misantropico ed antisociale meglio noto come capitalismo.

    “capitalismo responsabile”

    Eccoci arrivati all’ossimoro. Capitalismo e responsabilità (sociale) sono concetti intrinsecamente inconciliabili. Una responsabilità esogena del capitalismo conseguente alla benemerenza dei suoi attori non solo non esiste, ma non esisterà mai e sarebbe anzi paradossale.
    E questa è una banalità. La stessa intelligenzia capitalistico-mercatista evita di cadere in una contraddizione tanto macroscopica e palese, asserendo che la “responsabilità” del capitale sia endogena.
    Per essere più chiari, un capitalismo responsabile non esisterà mai a fronte di un capitalismo irresponsabile. In sostanza, o il mercato porta automaticamente al benessere diffuso o è assolutamente ridicolo appellarsi ai valori morali eteronomi sperando che diventino in qualche modo connaturati ad un sistema che li rifiuta per principio.
    Il capitalismo non ha valori, ha solo una logica: quella del profitto. Questa è la sua forza e il suo limite. E’ l’ultimo e il più resistente dei determinismi.
    Ma poi, perché dovrei mai accontentarmi dei benefici derivati dalla benevolenza di chi arbitrariamente decide che grado di benessere accordarmi quando lo posso costringere col forcone in base alle mie esigenze e ai miei valori/ideali?

    La cosa ridicola di questo articolo e dell’idea che vi sottende è che, da una parte si denuncia la falsificazione storica della teoria marxiana dell’accumulazione (e quindi dell’inasprimento della piramide sociale), dall’altra parte si imputa ai marxisti (alle sinistre) la diffusione del benessere (e quindi la stessa falsificazione).
    Allora decidetevi. Un minimo di coerenza. Il benessere per tutti è merito del capitalismo o colpa del comunismo? Non può essere entrambe le cose a seconda che il termine di riferimento sia la falsificazione delle teorie marxiane o l’attuale crisi economica. Non vi rendete conto di quanto questo atteggiamento sia ridicolo ed intellettualmente disonesto?

    “In tal senso la disciplina è il raggiungimento del massimo grado di libertà”

    Peccato che la disciplina non sia intrinseca al capitalismo. Ancora, capitalismo=profitto, la disciplina può solo venire da fuori. C’è peraltro un periodo storico nel quale disciplina sociale e capitalismo hanno convissuto in beata armonia e raggiunto il loro massimo splendore. Mi riferisco ai fascismi. Tutte le volte che il capitalismo va in crisi rispunta l’idea della disciplina come last resort, che porta inevitabilmente al fascismo. Al solito, l’Italia precorre i tempi. Il capitalismo è in crisi e il nostro ducetto ottiene consensi-fiume in tutte le assemblee di categoria simbolo del capitalismo italiano (confindustria, confcommercio, confesercenti…).
    Il nocciolo duro che sostenne Mussolini è lo stesso che sostiene Berlusconi, poche le defezioni, come per il fascismo. Perdonami, ma vedo di cattivo occhio gli appelli alla disciplina nel nome dell’inesistente etica capitalista.

  9. Z

    @ Libertyfighter

    “L’unico modo per non avere il parassitismo e’ la solidarieta’ volontaria e non imposta da terzi. Ma e’ esattamente l’inverso del welfare state.”

    La solidarietà volontaria non è altro che l’ideale egalitario/perequativo socialista espresso in termini compatibili con l’etica borghese.
    Se tu fossi capitalista, se tu credessi veramente nella perfezione sociale del mercato, che bisogno avresti della “solidarietà volontaria”?
    No, dico, ci siamo o ci facciamo? Se l’unità di misura universale è il valore mercatistico delle merci e lo scheletro dell’impianto sociale è l’aumento del tasso di profitto, da dove trai questo impulso alla solidarietà volontaria?
    Ti rendi conto che la solidarietà volontaria è estranea alle logiche di mercato e del capitale?
    Sì o no?

    Ma di che cazzo parli?
    Chiunque pratichi una qualsiasi forma di gratuità in un qualsiasi momento della sua vita contravviene alle regole del capitale e del mercato.
    Dai, non ci vuole una scienza…

    La cultura capitalista produce automaticamente una realtà sociale atomizzata, individualista, economicamente interdipendente.
    Il volontariato è intrinsecamente nemico ed oppositore della società capitalistico/mercatista.
    In altre parole: il volontariato non ha prezzo. Il volontariato ha valore.
    E qui casca l’asino.

    @ grano
    “Mi ritrovo anche in quest’altra frase: “’unica uguaglianza possibile sotto il sole: quella “verticale”, quella che consentisse la mobilità sociale sulla base del merito”

    Bella cagata. La mobilità sociale verticale è un mito. Presuppone la rinuncia volontaria da parte di chi detiene il potere nei confronti di chi non lo detiene.
    Il riscontro è semplice.
    Basterebbe andare a verificare le fasce di reddito relative all’età anagrafica di chi vi appartiene.
    Non mi pagano per questo, fatelo voi.
    Io il riscontro ce l’ho giorno per giorno, non ho nemmeno bisogno di verificarlo a livello statistico.

    La verità è che voi siete un branco di coglioni. Come Repubblica, come il Corriere. Un branco di coglioni di sistema che vive su Marte. Non a caso ho letto un articolo di Repubblica che faceva riferimento a Gregorj.
    La differenza è che voi vi proponete in maniera diversa. Sul web. Ai giornalisti di Repubblica non puoi dire che sono un branco di coglioni.
    A voi di Giornalettismo lo si può dire.
    Perché sul web, chi scrive cazzate improponibili ne risponde anche.

    Allora la mobilità sociale? Dov’è? Andate su Marte a prenderla, perché qua sulla terra non esiste.

    Coglioni.

  10. Z

    Una ricetta per la verticalità sociale?

    Tutti in pensione a 55 anni, esclusione dal voto e da qualsiasi interessenza nei consigli d’amministrazione delle aziende pubbliche o private.

    Presidente e AD di una qualsiasi società quotata in borsa non devono avere più di 35 anni.

    Senato: divieto di elezione per candidati che abbiano superato il trentacinquesimo anno di età. Possono votare tutti i cittadini aventi diritto dal quattordicesimo anno in su.

    Fanculo a questo sistema governato dai vecchi per i vecchi. Fanculo a voi.

  11. Z

    “Possono votare tutti i cittadini aventi diritto dal quattordicesimo anno in su.”

    Fino al cinquantacinquestimo, ovviamente. Poi, a casa, a fare sformati di verdure.

  12. Z

    I servizi sociali non ai writers che imbrattano i muri, ma ai vecchi che non capiscono un cazzo e non sanno fare doppio click col mouse. Corsi di writing nei cessi dei locali milanesi per tutti gli ultracinquantenni…

    Essendo che i giovani saranno impegnati in politica occorrerà istituire corsi per gli ultracinquantenni per lo spaccio di sostanze stupefacenti. I nostri nonni/genitori, visto che non avranno un cazzo da fare, dovranno imparare a dividere le dosi, imparare a coltivare i funghi, la maria e l’oppio, come i loro antenati.

    Questa sarà la loro utilità sociale.

    Vogliamo vedere Ratzinger coltivare la canapa con la quale si farà il vestito monacale di cui si vestirà prima di parlarci dal pulpito.
    Gesù Cristo aveva 33 anni quando morì. Ratzinger è vecchio di un paio di millenni.
    Dategli una zappa, un ago, un filo e dei bottoni.
    Che sia umile ed industrioso come tutti i figli di dio.

    E che non sia solo. Ad aiutarlo, al suo fianco, vogliamo che ci siano tutti gli economisti, i guru e i finanzieri del caso…
    Che imparino ad usare la zappa…che conoscano le loro radici, che conoscano le stagioni del pomodoro e quelle dei cavoli.

    Quando uno solo tra voi avrà colto un pomodoro dalla sua sede, allora ci venga a parlare di economia.
    Quando uno solo tra voi avrà munto una vacca, allora ci venga a parlare di economia.

    Finché non sapete riconoscere l’odore dello sterco di vacca da quello dello sterco di coniglio, parlate pure…tanto parlate di cose di cui non capite un cazzo. Nemmeno la merda sapreste riconoscere a naso…figuriamoci il resto.

  13. Skorzeny

    L’etica protestante non è un corollario ne per Max Weber ne tanto meno per Dahrendorf. C’è però da chiedersi perché il pensiero liberale si sia sviluppato nella sua versione più consolidata proprio nei paesi protestanti.

  14. pietro

    Dato che coltivo l’orto a tempo perso e da ragazzino sono stato anche in campagna nell’azienda agricola di mio zio mi sento autorizzato a considerare le affermazioni di Z uno sconnesso insieme di stupidaggini, sul consumismo si puà affemare senza ombra di dubbio che sia molto più vicino alle idee di quell’idolo dei socialisti di tutto il mondo che si chiama Keynes, piuttosto che al capitalismo, che è basato prima di tutto sull’accumulazione del capitale, e quindi sul risparmio, infatti Keynes diceva “Ogni volta che risparmi 5 scellini togli a un uomo un giorno di lavoro”.
    Tra il cattolicesimo e il protestantesimo c’è una differenza essenziale che è sintomo ( se non causa ) di un atteggiamento più individualista, nel cattolicesimo l’interpretazione delle sacre scritture è esclusivamente delle gerarchie ecclesiastiche, e questo grazie ad una chiesa nella quale un dei padri spirituali, Sant’Ambogio aveva inventato la frase “la proprietà privata è un furto” comportava un etica molto più rispettosa dei poteri costituiti, e senza dubbio un limite alla libera iniziativa.

  15. Z

    “C’è però da chiedersi perché il pensiero liberale si sia sviluppato nella sua versione più consolidata proprio nei paesi protestanti.”

    Non c’è dubbio che l’etica protestante abbia favorito il capitalismo. L’errore di Weber sta nell’identificare il capitalismo con l’etica protestante. Il capitalismo ha un solo scopo: il profitto. In virtù di questo scopo fagocita qualsiasi etica gli sia estranea. E’ peraltro ovvio che qualsiasi etica gli è estranea.

    La contraddizione ultima sulla quale è destinata a soccombere l’ideologia capitalista è la relazione impossibile con la scienza.
    Il capitale si serve della scienza per aumentare la produttività. L’impulso scientifico però libera l’uomo dallo stato di necessità.
    D’altra parte il capitale ed il mercato non possono che esistere in una condizione endemica di scarsità. Il capitale è quindi da un lato nemico della scienza e dall’altro dipendente dalla stessa.
    Da qua origina il consumismo, ovvero l’induzione culturale forzata di esigenze che non sono primarie, ma che vengono veicolate a livello sistemico per garantire continuità ad un organigramma essenzialmente irrazionale.

    Quando sento dire che il capitalismo mercatista è razionale mi vien da ridere.
    Ci son risorse sufficienti per sfamare l’intero pianeta, ma un miliardo di persone muore di fame.
    Nelle società evolute la quota occupata necessaria per il sostentamento della comunità è ridicola. Il resto è rendita, speculazione, paradosso.
    In una società evoluta veramente “razionale” potremmo vivere lavorando un’ora al giorno…e invece…ci parlano di incremento di produttività e del monte ore settimanale.
    Tutto questo non ha a che fare con la razionalità, con la scienza.
    Tutto questo è il frutto di una volontà di potere occulta che si serve di apparati normativi e disciplinari.
    Ai tempi dei borboni questi apparati erano la nobiltà, l’esercito e la polizia.
    Oggi sono gli economisti. Quelli che vi raccontano balle colossali spacciandovele per verità scientifiche ed ineluttabili.
    Gli economisti sono i sacerdoti del privilegio. Coloro che difendono il mondo ricco dalla pressione delle masse indigenti…non con le armi, ma fornendogli la sacralità sulla quale si basa ogni regime verticale, autarchico e xenofobo.

  16. Z

    “sul consumismo si puà affemare senza ombra di dubbio che sia molto più vicino alle idee di quell’idolo dei socialisti di tutto il mondo che si chiama Keynes”

    Mi ripeto…basta stronzate, il consumismo è il sottoprodotto della cultura capitalistica. Punto.
    Come disse Marx, il capitalismo iniziò quando si smise di vendere per comprare e s’iniziò a comprare per vendere.
    Quando la produttività ha saturato la richiesta d’emancipazione dell’uomo dalla schiavitù del lavoro per il proprio sostentamento che rimane, nell’ottica capitalista?
    Niente.
    Se l’uomo producesse per soddisfare le proprie necessità primarie e per realizzare ideali terzi saremmo già ampiamente soddisfatti.
    E il capitalismo, nonché il mercato sarebbero morti da un pezzo.
    La verità è che l’uomo non produce più per soddisfare bisogni, ma crea bisogni per soddisfare la produzione. Questa è l’essenza del consumismo.
    L’idea del profitto è insieme vorace ed insaziabile. Tutte le tue necessità primarie sono esaurite? Bene ne genero io di nuove di modo che tu ti senta forzato a lavorare per soddisfare esigenze arbitrarie, da me stesso indotte, ma da te percepite come primarie. Di modo che io possa continuare a sopravvivere, di rendita, sfruttando il tuo lavoro e, magari, condannando le generazioni future alla disgrazia.
    E’ per questo che il valore dei beni, oggigiorno, non tiene in alcun conto né il lavoro, né l’impatto ambientale futuro. Perché altrimenti si rivelerebbe in tutta la sua irrazionalità.

    Il mercato è razionale? Basta stronzate!

  17. Z

    “sull’accumulazione del capitale, e quindi sul risparmio, infatti Keynes diceva “Ogni volta che risparmi 5 scellini togli a un uomo un giorno di lavoro”

    Assolutamente. Per quanto mi riguarda il risparmio e il debito sono le due facce della stessa medaglia, che è l’accumulazione del capitale.
    Certo è che ogni volta che risparmi o vai in prestito di 5 scellini togli ad un uomo un giorno di lavoro.
    Del resto, il debito non potrebbe esistere senza risparmio.
    Oggi, con acrobazie assurde, si vuole imputare la responsabilità dell’enormità del debito a quei quattro stronzi che hanno fatto mutui in assenza di garanzie. Anche non volendo riconoscere che questo debito è sostanzialmente responsabilità dell’apparato finanziario, è comunque palese che il grosso della mole dello stesso è dovuta al carry trade, alle cartolarizzazioni, ai derivati over the counter e alla speculazione fine a se stessa.

    O volete veramente convincerci che Parmalat, l’Argentina, Citigroup, Ubs, Deutsche Bank, AIG (chi più ne ha più ne metta) sono fallite per colpa dei mutui subprime?

  18. Z, prima di venire qui, scrivere 8 post pieni di puttanate e farti prendere per il culo da tutti, fai per favore due cose. Butta quel cesso di testo di Marx che non serve a niente. Non funziona per evidenti errori di teoria economica riguardanti la definizione di capitale, e di “valore”. Infatti non hai idea di cosa sia valore né di come venga definito. Perché non ci spieghi la differenza tra prezzo e valore?
    Dopo che hai buttato Marx, comprati Mises “L’azione umana”, oppure Rothbard “Man economy and state”. Leggilo tutto un paio di volte e dopo torna.
    Io personalmente, non ho tempo di spiegarti tutte le basi economiche che hai contraddetto nelle tue deliranti affermazioni, quindi mi limito a consigliarti per il tuo bene di leggere questi testi.
    Vai a dare dei coglioni ai tuoi genitori invece di farlo con i commentatori di questo post.

  19. Z

    Liberty…hai ragione…io non capisco un cazzo di economia…come di massaggi shatzu, come di astrologia…ma ho un’idea, o meglio, un universo di idee, che, grazie a dio non dipendono dalle mie conoscenze in ambito economico. Grazie a dio, il mondo è fatto anche di persone che non hanno una preparazione specifica in ambito strettamente economico e che, ciononostante, e anzi, forse proprio in virtù di questo, hanno un’idea.

    Certo, anch’io in parte interpreto la realtà in base ad un’idea, ma ho buone ragioni per ritenere di aver desunto buona parte dei miei punti di riferimento sulla base di riscontri quotidiani.

    Cosa che tu non fai.
    Cosa che voi rothbariani non fate.
    Tu non ti rendi conto che, nel celebrare la tua “scienza” in realtà celebri un’idea, celebri la messa, tanto più quanto l’idea è preminente alla tecnica alla quale ti rifai.
    Ed è un’idea del cazzo.
    Soprattutto il richiamo a Rothbard m’infastidisce, a Rothbard e a tutta quella corrente di pensiero che va da Rothbard a Hoppe, attraverso la scuola austriaca fino ad arrivare in italia con Bruno Leoni. Un unico, mastodontico delirio che non a caso viene definito con un ossimoro come “anarco-capitalismo” e che si basa fondamentalmente su due stronzate di numero che denotano contraddizioni intrinsecamente esplosive nel momento stesso in cui le si prende in considerazione.
    Ma tu non le vedi. Perché non guardi. La tua miopia non ti permette di guardarti d’attorno, figuriamoci se ti consente di vedere l’argilla sulla quale s’edifica questo colosso di stronzate.

    Veniamo al dunque.
    Buona parte di chi scrive di economia su questo forum condivide la tua ideologia: l’anarco-capitalismo (mi vien da ridere solo a scrivere la parola)

    Risultato?

    Questo è il risultato:

    Il mondo è retto da una congiura socialista occulta per la quale le banche centrali di tutto il mondo (Greenspan, Trichet) sono manovrate dalle case del popolo per fomentare economia a debito. La lobby anarcoinsurrezionalista facente capo a Greenpeace costringe i governi nazionali a cementificare il territorio e le istituzioni bancarie mondiali ad erogare crediti non garantiti nel nome dell’edilizia popolare e della casa per tutti.
    Il solo modo per attuare la rivoluzione libertaria è bruciare le sedi dell’ANPI e assaltare i circoli ARCI che verranno difesi da decine di migliaia di poliziotti in assetto anti-sommossa a costo della propria vita.
    La casa bianca ed il presidente degli Stati Uniti d’America sono in realtà dei burattini manovrati dal più famoso triumvirato occulto della storia dell’umanità: Lev Trotsky, Elvis Presley e Jim Morrison.

    Ci sarà un punto nel quale pure un pasdaràn dell’anarco-capitalismo come te comincerà a sentirsi ridicolo.
    O no?

    Io vedo le cose in altro modo…negli ultimi trent’anni non s’è fatto che parlare di capitalismo e libero mercato, di deregulation, di mobilità, di smantellamento dello stato sociale. E ciò è anche avvenuto. I partiti comunisti e socialisti sono scomparsi, il muro è crollato, il precariato ed il ricatto sociale son diventati la norma, il trionfo del FMI e della WB. Reagan, Thatcher, Berlusconi, Nafta, Unione (economica) europea, carry trade, fondi pensione, speculazione a 360°… globalizzazione… delle merci, non degli uomini e non dei valori.

    Mentre voi “economisti” sognavate immersi nei vostri dogmi, questa è stata la realtà degli ultimi trent’anni, che vi piaccia o no.

    La realtà è fatta di grandi gruppi multinazionali (corporations) che hanno fagocitato qualsiasi cosa si trovasse sul loro percorso…ideologie, stati, diritti e leggi internazionali.

    Questa è la realtà, che a voi “economisti” piaccia o no.

    Ma non lo dico io…lo impone la logica.
    Fallisce la Parmalat. Chi si salva? Le banche. Chi ci rimette? I piccoli risparmiatori. Stessa cosa per LB, per l’Argentina, per Fiat, per Telekom, per qualsiasi cazzo di fallimento finanziario/corporativo.
    Ora…se la logica ha un senso…chi comanda trae benefici…chi sottostà paga le conseguenze, in una società verticale.
    Ma no…la loro logica è talmente superiore da essere aliena. Le banche e le corporations vengono salvate a spese dei cittadini, ma sono i socialismi a governare!
    Extraterrestri?
    Intelligenze superiori?
    Visionari?
    Profeti?
    Geni?
    No, due stronzi che sparano quattro stronzate. Se pagassero la patrimoniale risparmieremmo sull’iva.

    Non serve davvero venire su giornalettismo…in rete!!! per documentarsi…anzi…la cara vecchia RAI offre persino un servizio migliore, basta guardare Report.
    E se alla RAI tocca l’amaro compito di fare giornalismo contro le favole del giornalismo di rete…beh…non stiam messi bene…
    Qualcuno tra voi, talebani del libero mercato, è arrivato persino ad insinuare, al colmo dell’ignoranza, che il consumismo fosse frutto della cultura perequativa di sinistra.
    Ciò di cui voi fondamentalisti del libero mercato e, soprattutto i massimalisti della corrente Rothbariana, non vi rendete conto è, in realtà, molto semplice.
    Il capitalismo vive una contraddizione insanabile: da un lato si serve della scienza per aumentare la produttività, dall’altro la scienza libera l’uomo dalla necessità e lo proietta verso l’abbondanza di risorse, a sia volta acerrima nemica del capitalismo e del mercato.
    Ciò di cui nemmeno vi rendete conto, è che ciò che voi chiamate scienza, ovvero la scienza economica asservita all’ideologia capitalista, è in linea retta di collisione con la scienza per antonomasia. Quella vera, per intenderci. E destinata a soccombere.

    L’unica “way out” è l’autoritarismo, il regime.

    Ora, la mia tesi si scontra con la tua. La tua tesi è supportata dagli scritti di Rothbard e da qualche manuale universitario di economia. La mia è supportata dall’esperienza quotidiana di centinaia di migliaia di persone.
    A me, mutatis mutandis, sembra di vedere Galileo di fronte alla santa inquisizione.

    Bene, sciamano del nulla, voodoo dell’inconsistente, custode e mentore del potere costituito…incamminati verso Damasco…c’è una possibilità che incontri la verità. Se anche così non fosse, le tue stronzate non ci mancheranno di certo.

    Vuoi che ti dica qual è la differenza tra valore e prezzo?
    Non esiste. Il prezzo delle merci è dato dal loro valore diminuito della nostra ignoranza/schiavitù. Questo debito, che si va accumulando, verrà pagato in futuro.
    Un tributo a Lavoisier. Anzi, credo proprio che la chiameremo “Lavoisier Tax”.

    PS: Sei già in ritardo per la semina del pomodoro, ma forse ti puoi rifare con gli spinaci.
    Comincia a raccogliere un po’ di merda di vacca per concimare i campi.
    Oh, non dimenticare la zappa.

    “L’anarcocapitalismo, secondo me, è un sistema dottrinale che, se mai implementato, porterebbe a forme di tirannia e oppressione che hanno pochi uguali nella storia dell’umanità. Non c’è la minima possibilità che le sue idee (a parer mio orrende) possano essere implementate, perchè distruggerebbero rapidamente ogni società che avesse fatto questo errore colossale. L’idea di “libero contratto” tra il potente e i suoi soggetti affamati è una triste battuta, forse utile in un seminario accademico per esplorare le conseguenze di idee (per me, assurde), ma non in altri luoghi”.
    (Noam Chomsky)

  20. Z

    L’ho già scritto, intuendolo ai tempi, nonostante nessuno osasse fare il nome di Rothbard.

    Lo riscrivo, a scanso di equivoci.

    L’anarcocapitalismo (termine che non verrà mai accettato da qualsivoglia altra corrente anarchica, che si ritiene per definitionem anticapitalistica) si basa fondamentalmente su due pilastri, che sono due stronzate colossali.

    Il primo pilastro, o meglio, la prima stronzata è quella del darwinismo sociale/giusnaturismo. E’ una stronzata evidente, mi vien persino male a contestarla; mi rallegra solo il pensiero di vedere questi pseudoeconomisti rothbardiani con la zappa in mano: allevia le mie pene.
    Essi sostengono che in una società ideale di libero mercato chi ha di più se lo merita. Ammesso e non concesso che questo sia vero… nel momento in cui tra il soggetto A ed il soggetto B si evidenzia un’emergenza, qualunque dei due soggetti ne goda, farà in modo da escludere il soggetto perdente dalle prossime lotte per il potere, tendendo a consolidare la propria posizione e a renderla impermeabile. Questo fenomeno è ampiamente dimostrato in qualunque modello di società capitalistica si voglia prendere come riferimento. Man mano che le generazioni progrediscono questo fenomeno è sempre più evidente.
    Volete la controprova? Chiedete a questi pagliacci quale sia il tasso di permeabilità sociale nel nostro Paese…vi risponderanno che è colpa del socialismo!

    La seconda cazzata e quella più grossa è quella del “libero contratto” tra lavoro salariato e datore di lavoro.
    Per ovvi motivi chiunque si definisca libertario (a maggior ragione chiunque usurpi l’epiteto di anarchico) non può concepire lo sfruttamento come elemento fondante di un sistema di produzione. Lo sforzo è stato veramente rimarchevole. Fiumi e fiumi di stronzate per girare attorno ad una questione irresolvibile: il rapporto tra capitale e lavoro salariato include ineluttabilmente lo sfruttamento.
    Allora questi pagliacci ci raccontano che in una situazione ideale (sic!) il salariato è libero di scegliere quale padrone servire. Non fosse un ragionamento da pagliacci sembrerebbe quasi plausibile. Peccato che non si tenga conto del fatto che il salariato non è “libero” di scegliere quale padrone servire, in quanto pressato da esigenze di prima necessità. Che possono essere diverse…la fame, la necessità di dare un futuro ad un figlio, la necessità di sostenere la moglie (il marito, la madre, il padre, etc)…Di fronte a pressioni esercitate dal bisogno, nessuno si può realmente considerare “libero”…ergo…lo sfruttamento.

    Sembrano banalità…sono banalità, ma ci sono stronzi che le affermano e coglioni che le vanno ribadendo avendo l’arroganza di spacciarsi per economisti. Si limitassero a considerarsi economisti, riderei loro in faccia, ma hanno la presunzione di definirsi “scienziati sociali”. Beh, ridiamo loro in faccia comunque, ad ogni buon conto.

    Arriviamo dunque alla società capitalistica ideale.
    Non fatevi illusioni, non esiste e non esisterà mai (così come per i comunisti non è mai esistito il comunismo). Il capitale oggigiorno si serve dello stato per mitigare le tensioni sociali. Lo stato è necessario al capitale per sopravvivere e questi sono i sanculotti involontari, guardati male da chiunque: dagli anarchici, dei quali hanno usurpato impropriamente i titoli e dagli stessi capitalisti, che li vedono come schegge impazzite, che, prima o poi, rientreranno nei ranghi o verranno espulse.

    La cosa più prossima al capitalismo puro che possiamo immaginare è la frontiera…il far west…una volta sterminati gl’indiani che legittimamente occupavano quei territori, ovviamente…

    Questo è importante: la forma pura di capitalismo contraddice ab imo il concetto stesso di capitalismo, non a caso associamo il far west ad un concetto negativo…
    Mi spiegherò meglio: nel far west non c’era limitazione di terre…ogni colono poteva spingersi più ad ovest, sterminare gl’indiani autoctoni e godere del “puro” capitalismo…
    dove chiunque poteva veramente decidere liberamente quale padrone servire, perché le risorse del territorio erano “illimitate”.
    Peccato che non vi fossero molte ragioni di servire un padrone quando si poteva semplicemente spostare la frontiera sempre più verso ovest e conquistarsi autonomamente le proprie terre.
    Per farla breve: il capitalismo prospera solo in condizioni di scarsità di risorse, qualsiasi esse siano.
    Se le risorse sono abbondanti e disponibili a tutti, queste non hanno valore di mercato.
    Proprio per questo non esisterà mai un capitalismo “moralmente” ideale nei confronti del salariato e proprio per questo il capitalismo rappresenterà sempre nella contemporaneità un fattore regressivo (teso allo sfruttamento delle risorse fossili piuttosto che quelle rinnovabili per esempio), a meno che non venga costretto a determinate scelte da movimenti di massa (etici) ad esso estranei.

    Libertyfirst e tutti gli altri sgherri della sua risma potranno dire quello che vogliono, mescolare le carte in tavola a loro piacimento, ma li sfido apertamente a confutare razionalmente ciò che ho scritto in questo post…

    Consapevole del fatto che sia la stessa sfida che colui che, giocando a scacchi, controlla il bianco, pone al nero…invito lorsignori a redimersi nel nome della zappa.
    La zappa sarà più magnanima nei confronti dei vostri deliri di quanto qualsiasi essere umano lo potrà mai essere…fino a remunerarvi del vostro sudore, donandovi di quando in quando il piacere di veder spuntare un pomodoro dalla merda.
    Ma la merda la dovete prima saper spalare.
    Qualcuno potrà pensare che io sia paranoico per i miei continui riferimenti al concime. Nient’affatto.

    Merda sono le vostre teorie “economiche”, merda i pilastri del vostro pensiero, merda ciò che ci proponete…
    In un’economia retta dal mercato perfetto, che v’aspettate d’ottenere in cambio di merda? oro?
    Questo non è il Nasdaq…rassegnatevi e cominciate a spalare…

  21. Ma che è, l’invasione degli ultracorpi? Blob di commenti, nel senso del film? Uno si distrae un attimo …
    Ringrazio comunque Z per aver sbrodolato così tanto da esimere chiunque dal leggerlo: potrebbe contenere perle di inaudita saggezza, ma chi lo può sapè?
    Lo spirito esploratore alla dottor Livingstone, preferisco riservarlo per situazioni più promettenti, s’il vous plait.

    Grazie a Libertyfighter e persino anche a Pietro ;) per la sintonia e per aver fatto le mie veci, dando a chi crede di essere arrivato in discarica virtuale ciò che si merita.

    (Abr, anche se loggato ad altro nome)

  22. Z

    “Ringrazio comunque Z per aver sbrodolato così tanto da esimere chiunque dal leggerlo: potrebbe contenere perle di inaudita saggezza, ma chi lo può sapè?
    Lo spirito esploratore alla dottor Livingstone, preferisco riservarlo per situazioni più promettenti, s’il vous plait.”

    Fossi in te mi preoccuperei piuttosto del tuo prossimo articolo. L’ennesima cronaca di Marte?
    Sappi che Aasimov t’ha preceduto di parecchi lustri.
    Dei tuoi compari facenti feci mi preoccupo ben poco. Non ho letto un solo argomento valido, se non riferimenti a santoni del nulla (Rothbard) e supponenza gratuita.

    Hai scritto una marea di stronzate, fattene una ragione.
    Altrimenti, dimostra il contrario.
    Non c’è molto da aggiungere.

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