“Siamo rom, non siamo nomadi. E vogliamo una casa”.
19/06/2009 - Cronaca di un’occupazione speciale, accaduta tra Prenestina e Casilina: quando il cliché, o quello che qualcuno ritiene tale, mostra un’altra faccia. E spiazza Sono arrivati in fila indiana. Senza bagagli, mano nella mano con i bambini zompettanti, si sono infilati
Cronaca di un’occupazione speciale, accaduta tra Prenestina e Casilina: quando il cliché, o quello che qualcuno ritiene tale, mostra un’altra faccia. E spiazza
Sono arrivati in fila indiana. Senza bagagli, mano nella mano con i bambini zompettanti, si sono infilati nel cancellone verde che guarda su via dei Gordiani e hanno preso possesso del vecchio stabile abbandonato che, almeno per stanotte, sarà la loro casa. Nel tardo pomeriggio di oggi centoventi rom dell’insediamento di via Centocelle hanno scritto una pagina nuova della storia dimenticata e ancora non scritta degli “zingari” in Italia: probabilmente per la prima volta nel nostro Paese, una comunità rom
ha deciso di rivendicare il proprio diritto alla casa, spazzando via il luogo comune che vuole i “nomadi” inguaribilmente refrattari alla fissa dimora e rispondendo all’annuncio dello sgombero del campo di via Centocelle da parte delle forze dell’ordine con un’azione clamorosa: l’ occupazione di un magazzino abbandonato, di uno di quei tanti luoghi morti della Capitale che la creatività e l’audacia di gente a cui la miseria non ha ancora sottratto la voglia di vivere riesce, a volte, a rendere impensabili fortini di speranza (vedi su questo sito l’articolo di Fabio Germani sull’ iniziativa femminile di Lucha y siesta organizzata da Action-A).
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DALLA MANIFESTAZIONE ALL’AZIONE – L’avviso di sgombero era arrivato una prima volta il 25 aprile. Le proteste degli abitanti dell’insediamento e le spiegazioni convincenti fornite alle autorità da parte dei ragazzi dell’ associazione Popica Onlus e di quei rom che non volevano privare i loro figli della frequenza scolastica, avevano permesso di rinviare lo “sfratto” di due mesi. Da allora, i rom di Centocelle hanno deciso di iniziare una lotta nuova accanto a quella quotidiana per la sopravvivenza: la lotta per la casa. È così che il primo maggio nel mega corte del MayDay, c’erano anche una sessantina di rom di Centocelle con il loro singolare striscione: “Siamo rom, non siamo nomadi. Vogliamo la casa” e un volantino dai contenuti precisi: «Siamo Rom e Romnì provenienti dalla Romania – si poteva leggere sul breve testo diffuso poi anche in rete da Popica Onlus – Siamo dovuti venire in Italia perché da noi nessuno vuole dare un lavoro ad uno “zingaro” e ci costringono a fare la fame. A Roma viviamo in un insediamento su via di 100celle, in mezzo ai ratti, senza luce né acqua. Sopravviviamo raccogliendo metalli e prelevando nei cassonetti oggetti da rivendere. Ogni mattina ci alziamo e autonomamente accompagniamo a scuola i nostri figli e le nostre figlie perché per loro vogliamo un futuro diverso. […] Non rinneghiamo le nostre origini e rivendichiamo la nostra cultura, ma l’esigenza di essere nomadi non ci appartiene. […] Oggi scendiamo in piazza perché abbiamo scelto di non scappare più e di smetterla di nasconderci come topi, vogliamo vivere la nostra vita come esseri umani, come Rom e Romnì liberi/e. Non vogliamo più vivere in baracche assaltate dai ratti, non vogliamo più morire di fame o freddo, non vogliamo più essere gestiti da chi prende i soldi sulle nostre teste e ci chiude dentro invivibili container. Vogliamo vivere. Vogliamo vivere sotto un tetto vero».
UN TETTO VERO – E un tetto vero se lo sono presi questo pomeriggio, coordinati dai ragazzi dei Blocchi Proletari Metropolitani (Bpm), che hanno deciso di credere nella voglia di normalità e di integrazione di questi centoventi giovani rom dagli occhi profondi e dai modi gentili. Se lo sono preso oggi, perché domani al campo di via di Centocelle arriverà la Folgore per lo sgombero, non più rinviabile dopo che con la chiusura delle scuole era caduto l’ultimo elemento ostativo al provvedimento. L’occupazione è iniziata, ma non si sa come finirà. Poco dopo l’ingresso dei rom e degli attivisti dei Bpm nello stabile di via dei Gordiani, infatti, puntualmente sono giunti sul posto la polizia municipale e alcuni rappresentanti politici del VI Municipio, cui si sono presto aggiunti tanti abitanti della zona e alcuni curiosi di passaggio. Mentre i ragazzi dei Bpm
trattavano con i rappresentanti delle istituzioni, sulla strada alcuni dei rom hanno iniziato un fitto volantinaggio per informare la gente del quartiere di quanto stava accadendo: «Siamo giovani donne e uomini che hanno davanti ancora tutta la propria vita. La metà di noi non è ancora maggiorenne e frequenta le scuole del VI Municipio con il massimo delle presenze e un ottimo profitto. […] Abbiamo deciso di iniziare a lottare per il nostro diritto ad un’esistenza degna, dentro le case e fuori dai campi ghetto che stanno progettando per noi – spiega il testo – Oggi abbiamo scelto di “riqualificare” (vogliamo usare il termine con cui di solito le istituzioni chiamano gli sgomberi dei rom come noi) un edificio da tempo abbandonato di questo territorio per costruirci la nostra nuova esistenza. […] Siamo gente onesta, siamo lavoratori, oggi iniziamo a vivere dentro una casa perché i campi sono prigioni-discariche a cielo aperto e noi non siamo né bestie né prigionieri. Chiediamo pertanto alle istituzioni competenti l’immediato blocco di tutti gli sgomberi degli insediamenti rom della Capitale fino all’attuazione di un piano di edilizia residenziale pubblica che consenta anche ai rom il passaggio dal campo alla casa per che scelga la vita stanziale, come previsto tra l’altro dall’art. 7 della Legge regionale del Lazio n. 82 del 24-5-85».
ALMENO PER UNA SERA - Alla fine, dopo una vivace trattativa a cui hanno preso parte anche dirigenti del vicino commissariato e della Digos, si è raggiunto un compromesso: i rom possono restare nello stabile occupato per questa notte, in attesa di un incontro con il presidente del Municipio che dovrebbe avvenire nella mattinata di domani. Non una soluzione, ma comunque una piccola vittoria che è bastata per dare il là alle grandi pulizie dello stabile, avviate dagli uomini con un’ efficienza e una capacità organizzativa da fare invidia alla più qualificata ditta di sgomberi. Mentre la sera scende sulla Capitale e le ombre si allungano sul grande cortile del vecchio magazzino, in un angolo i bambini proseguono a correre eccitati, spruzzandosi e rincorrendosi intorno a una piccola pozza. Per chi non ha mai vissuto in una casa con l’acqua corrente, anche un tubo verde da giardino può diventare la promessa di una vita nuova. Almeno per una sera.
















Mah. Io credo questo. Che quando una “marginalità” chiede di essere inserita e integrata in modo civile vada ascoltata ed aiutata.
Più vengono inseriti nella normalità e più si adattano.
In italia non ci sono programmi di integrazione per nessuno. Ecco perchè si formano i ghetti con tutte le loro conseguenze negative.
La prima cosa è evitare i quartieri mono-etnici. Ma ancora in questo paese di nani e ballerini non si è capito.
Orbene l’italiano è proprio incorerente. Ci sono migliaia di cari italici che vivono sulle spalle di mammella-stato eppure nessuno si scaglia contro di loro. Però ci si scaglia contro i diversi, specie se son poveri.
Quel tizio dai 2000 euro al mese coi tre figli. Facciamo lo stesso discorso. Te l’ho detto io di sobbarcarti 3 mocciosi con soli 2000 euro al mese? Ti ci ha costretto qualcuno? No. Allora, ARRANGIATI. Hai voluto la bicicletta??? ORA PEDALA.
Questione di coerenza. Se ai nomadi, rom o come cazzo si chiamano deve essere negato a PRIORI il diritto ad una vita normale, beh allora neghiamolo a tutti quelli in difficoltà. Specie a chi esagera e pretende pure di essere aiutato “perchè c’ho 3 figli”.
Riguardo ai vari parassati, lamentatevi ogni tanto dei baby pensionati, degli statali, dei preti, degli occupatori abusivi di alloggi popolari (e sono TAAAAANTI)
Pingback: demopazzia
al diavolo ‘sti pezzenti,ladri e parassiti rom. Ma come si fa a difendere gentaglia del genere? I criminali italiani dobbiamo tenerceli (in galera), quelli non italiani espelliamoli! Oppure chi li difende se li prenda in casa propria, a proprie spese.
non so’ chi tu sia ma se senti cosi vicino il problema della casa hai zingari o rom chiamali come ti pare a te! devono andare via dall’italia via .. via ! lo capisci o no!? ma noi italiani a chi da’ una casa ? dagliela tu la tua casa! non fate l’avvocato delle cause perse!vai a dargli tu i soldi , te e quell’altro anziano di napolitano che mio nonno a meno anni di lui ma fa’ meno cazzate , e non parliamo della chiesa che li farei insediare dentro le loro insediamenti dato che diamo da mangiare anche a loro oppure non lo sai , comunque se vuoi comunicare con me non c’e’ problema ma penso che ti chiuderai dietro all’insolita frase ..razzista se’ pensi questo guarda chi sarebbe piu’ ipocrita !
la casa compratevela col lavoro onesto, morti di fame. Siete la rovina del Paese.