Cronaca di un’occupazione speciale, accaduta tra Prenestina e Casilina: quando il cliché, o quello che qualcuno ritiene tale, mostra un’altra faccia. E spiazza
Sono arrivati in fila indiana. Senza bagagli, mano nella mano con i bambini zompettanti, si sono infilati nel cancellone verde che guarda su via dei Gordiani e hanno preso possesso del vecchio stabile abbandonato che, almeno per stanotte, sarà la loro casa. Nel tardo pomeriggio di oggi centoventi rom dell’insediamento di via Centocelle hanno scritto una pagina nuova della storia dimenticata e ancora non scritta degli “zingari” in Italia: probabilmente per la prima volta nel nostro Paese, una comunità rom
ha deciso di rivendicare il proprio diritto alla casa, spazzando via il luogo comune che vuole i “nomadi” inguaribilmente refrattari alla fissa dimora e rispondendo all’annuncio dello sgombero del campo di via Centocelle da parte delle forze dell’ordine con un’azione clamorosa: l’ occupazione di un magazzino abbandonato, di uno di quei tanti luoghi morti della Capitale che la creatività e l’audacia di gente a cui la miseria non ha ancora sottratto la voglia di vivere riesce, a volte, a rendere impensabili fortini di speranza (vedi su questo sito l’articolo di Fabio Germani sull’ iniziativa femminile di Lucha y siesta organizzata da Action-A).
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DALLA MANIFESTAZIONE ALL’AZIONE – L’avviso di sgombero era arrivato una prima volta il 25 aprile. Le proteste degli abitanti dell’insediamento e le spiegazioni convincenti fornite alle autorità da parte dei ragazzi dell’ associazione Popica Onlus e di quei rom che non volevano privare i loro figli della frequenza scolastica, avevano permesso di rinviare lo “sfratto” di due mesi. Da allora, i rom di Centocelle hanno deciso di iniziare una lotta nuova accanto a quella quotidiana per la sopravvivenza: la lotta per la casa. È così che il primo maggio nel mega corte del MayDay, c’erano anche una sessantina di rom di Centocelle con il loro singolare striscione: “Siamo rom, non siamo nomadi. Vogliamo la casa” e un volantino dai contenuti precisi: «Siamo Rom e Romnì provenienti dalla Romania – si poteva leggere sul breve testo diffuso poi anche in rete da Popica Onlus – Siamo dovuti venire in Italia perché da noi nessuno vuole dare un lavoro ad uno “zingaro” e ci costringono a fare la fame. A Roma viviamo in un insediamento su via di 100celle, in mezzo ai ratti, senza luce né acqua. Sopravviviamo raccogliendo metalli e prelevando nei cassonetti oggetti da rivendere. Ogni mattina ci alziamo e autonomamente accompagniamo a scuola i nostri figli e le nostre figlie perché per loro vogliamo un futuro diverso. […] Non rinneghiamo le nostre origini e rivendichiamo la nostra cultura, ma l’esigenza di essere nomadi non ci appartiene. […] Oggi scendiamo in piazza perché abbiamo scelto di non scappare più e di smetterla di nasconderci come topi, vogliamo vivere la nostra vita come esseri umani, come Rom e Romnì liberi/e. Non vogliamo più vivere in baracche assaltate dai ratti, non vogliamo più morire di fame o freddo, non vogliamo più essere gestiti da chi prende i soldi sulle nostre teste e ci chiude dentro invivibili container. Vogliamo vivere. Vogliamo vivere sotto un tetto vero».
UN TETTO VERO – E un tetto vero se lo sono presi questo pomeriggio, coordinati dai ragazzi dei Blocchi Proletari Metropolitani (Bpm), che hanno deciso di credere nella voglia di normalità e di integrazione di questi centoventi giovani rom dagli occhi profondi e dai modi gentili. Se lo sono preso oggi, perché domani al campo di via di Centocelle arriverà la Folgore per lo sgombero, non più rinviabile dopo che con la chiusura delle scuole era caduto l’ultimo elemento ostativo al provvedimento. L’occupazione è iniziata, ma non si sa come finirà. Poco dopo l’ingresso dei rom e degli attivisti dei Bpm nello stabile di via dei Gordiani, infatti, puntualmente sono giunti sul posto la polizia municipale e alcuni rappresentanti politici del VI Municipio, cui si sono presto aggiunti tanti abitanti della zona e alcuni curiosi di passaggio. Mentre i ragazzi dei Bpm
trattavano con i rappresentanti delle istituzioni, sulla strada alcuni dei rom hanno iniziato un fitto volantinaggio per informare la gente del quartiere di quanto stava accadendo: «Siamo giovani donne e uomini che hanno davanti ancora tutta la propria vita. La metà di noi non è ancora maggiorenne e frequenta le scuole del VI Municipio con il massimo delle presenze e un ottimo profitto. […] Abbiamo deciso di iniziare a lottare per il nostro diritto ad un’esistenza degna, dentro le case e fuori dai campi ghetto che stanno progettando per noi – spiega il testo – Oggi abbiamo scelto di “riqualificare” (vogliamo usare il termine con cui di solito le istituzioni chiamano gli sgomberi dei rom come noi) un edificio da tempo abbandonato di questo territorio per costruirci la nostra nuova esistenza. […] Siamo gente onesta, siamo lavoratori, oggi iniziamo a vivere dentro una casa perché i campi sono prigioni-discariche a cielo aperto e noi non siamo né bestie né prigionieri. Chiediamo pertanto alle istituzioni competenti l’immediato blocco di tutti gli sgomberi degli insediamenti rom della Capitale fino all’attuazione di un piano di edilizia residenziale pubblica che consenta anche ai rom il passaggio dal campo alla casa per che scelga la vita stanziale, come previsto tra l’altro dall’art. 7 della Legge regionale del Lazio n. 82 del 24-5-85».
ALMENO PER UNA SERA - Alla fine, dopo una vivace trattativa a cui hanno preso parte anche dirigenti del vicino commissariato e della Digos, si è raggiunto un compromesso: i rom possono restare nello stabile occupato per questa notte, in attesa di un incontro con il presidente del Municipio che dovrebbe avvenire nella mattinata di domani. Non una soluzione, ma comunque una piccola vittoria che è bastata per dare il là alle grandi pulizie dello stabile, avviate dagli uomini con un’ efficienza e una capacità organizzativa da fare invidia alla più qualificata ditta di sgomberi. Mentre la sera scende sulla Capitale e le ombre si allungano sul grande cortile del vecchio magazzino, in un angolo i bambini proseguono a correre eccitati, spruzzandosi e rincorrendosi intorno a una piccola pozza. Per chi non ha mai vissuto in una casa con l’acqua corrente, anche un tubo verde da giardino può diventare la promessa di una vita nuova. Almeno per una sera.


























“per la prima volta nel nostro Paese, una comunità rom ha deciso di rivendicare il proprio diritto alla casa, spazzando via il luogo comune che vuole i “nomadi” inguaribilmente refrattari alla fissa dimora” quest’osservazione è bellissima
“Siamo rom, non siamo nomadi. Vogliamo la casa”
Essere rom dà diritto ad una casa gratis? Per quale motivo?
Spiegare, grazie.
Enrico, no. Non dà diritto a una casa gratis. Ma potrebbe dar diritto all’accesso alle case popolari per esempio. Potrebbe anche darsi che le spese correnti dei campi nomadi romani possano essere invece investiti in soluzioni permanenti meno umilianti.
Ecco, partire dalla dignità delle persone non sarebbe male prima di porsi delle domande così tranchant, non trovi? Tra l’altro non mi pare affatto pietistico l’articolo di Michele.
della stessa opinione di Enrico anche Elisa su fb
“scusate se questo commento darà fastidio però….l’importante è la coerenza: ROM che vivono di carità NON devono avere case, chi vuole la casa ok ma LAVORI”
Le case non ci sono: dategli le vostre. Almeno le seconde case, egoisti!
“Siamo rom, non siamo nomadi. E vogliamo una casa”….
Cronaca di un’occupazione speciale, accaduta tra Prenestina e Casilina: quando il cliché, o quello che qualcuno ritiene tale, mostra un’altra faccia. E spiazza…
Da quando in qua i rom sono persone SM? Sinistroide mangiabambini che non sei altro.
/ironia
Non ci sono più i Rom di una volta…
Essemme, grazie per la risposta. Non ti pare pietistico l’articolo?
“mano nella mano con i bambini zompettanti”
“hanno deciso di iniziare una lotta nuova accanto a quella quotidiana per la sopravvivenza”
“questi centoventi giovani rom dagli occhi profondi e dai modi gentili”
“in un angolo i bambini proseguono a correre eccitati, spruzzandosi e rincorrendosi intorno a una piccola pozza”
e così via.
Io non sto mettendo in discussione la dignità delle persone. Credo sia meno dignitoso, anzi, commiserare queste persone, trattandole da martiri ed appoggiare le loro richieste, piuttosto che aiutarli ad integrarsi nel nostro territorio in modo normale. Perchè, non so a te, ma a me non pare normale che qualcuno viva in un territorio recuperando cose dai cassonetti (è scritto nell’articolo) e poi pretenda una casa. Mi pare inoltre che nelle rivendicazioni non si parli di affitto. Ma di diritto, punto. E non parliamo di poveracci che sono arrivati qui l’altroieri, ma spesso di persone che son qui da generazioni, e non hanno ancora avuto voglia di integrarsi. Mi sta benissimo l’integrazione, ma non deve essere a senso unico, nè a fondo perduto.
Una piccola aggiunta. L’art. 25 della dichiarazione dei diritti umani recita:
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.”
Il diritto all’abitazione è necessariamente legato ad un tenore di vita adeguato. Purtroppo, però, non credo si intenda che necessariamente questo diritto debba piovere dall’alto. Ma che debba essere riconosciuto. E non credo che ci siano leggi che vietano di assumere un rom, piuttosto che cittadini di altre nazioni o etnie. Tant’è che moltissimi lavorano, regolarmente. E regolarmente affittano o comprano una casa. Ora, siccome i rom si sono stancati di definirsi “nomadi”, dobbiamo tutti commuoverci e per premio riconoscere loro il diritto ad una casa, senza che loro stessi, per primi, si occupino della propria dignità, di conquistare un tenore di vita decente? E non sto facendo del razzismo, son cose scritte in quest’articolo, ripeto: il vivere coi topi, il raccattare rifiuti, etc.
Ma nessuno si chiede come mai nella stessa Romania, loro terra madre, i rom siano poco graditi ai loro stessi connazionali? Perfino ai loro “cugini” sinti? E così, in tutta Europa? Siamo proprio SICURI che si tratti di discriminazione e non di una differente cultura della legalità?
Luc de Heusch, antropologo ed etnologo, spiega che “Al furto ed alla questua viene data una spiegazione ed interpretazione storico-culturale dall’etnologo belga Luc de Heusch, secondo cui “i Rom non hanno mai dimenticato la tecnica paleolitica della raccolta. (…) L’ambito della raccolta, prima limitata ai prodotti agricoli, si è ampliato, comprendendo anche i prodotti dell’attività della industriale della società ospitante, sia beni naturali che beni culturali. L’ampliamento dei beni di raccolta è costituito soprattutto dal furto e dal manghel (questua), là dove la società ospitata è considerata come selvaggina che viene cacciata nella foresta.”
Allora, a questo punto, direi di chiamare qui anche i tagliatori di teste del Borneo, piuttosto che un bel gruppo di neonazisti violenti, accogliamo le loro culture tacciando di xenofobia chi li guarda storto. E poi, quando ci faranno gli occhioni dolci e diranno di voler cambiar vita, regaliamogli case anche a loro!
I neonazisti violenti ce li abbiamo già, lo dico io prima che lo dica qualcun altro… Era un esempio.
Enrico concordo su quanto dici rispetto al diritto/dovere di intergrazione (“Mi sta benissimo l’integrazione, ma non deve essere a senso unico, nè a fondo perduto”).
Per prima cosa lo Stato ha il dovere di integrare fornendo tutta una serie di servizi. In Svezia si usa costruire dei quartieri popolari misti (nel senso che ogni quartiere ogni palazzo non può essere mono-etnico) e darli a equo-canone agli immigrati, fino a che il loro reddito non permette loro di cercarsi un’abitazione migliore.
In Italia sembra un sogno, ma se ci pensi quello che fa lo Stato è un investimento. Perchè l’integrazione è anche questo, e tirare fuori (e tenere fuori) delle classi sociali vulnerabili dalla povertà significa anche tenerli fuori dal lavoro nero oppure la malavita, e iniziare a riscuotere tasse che fino al giorno prima non si sognavano di riscuotere. Soprattutto in prospettiva. Quindi succede che riduci il conflitto sociale e investi per le future riscossioni erariali.
In Italia invece chiudiamo gli occhi, spendendo barche di soldi. Spendiamo soldi in “campi rom ufficiali”, spendiamo soldi nei “programmi di incentivazione al reimpatrio”, spendiamo soldi ogni volta che rinunciamo ad assistere da un punto di vista sanitario i senza tetto (creando rischi di epidemie), spendiamo soldi lasciando che i rom vivano nell’illegalità.
Detto questo, è ovvio che l’Italia non è un paese civile, e che i rom non sono gli unici a dover avere diritto a un alloggio popolare. Perchè di questo stiamo parlando in fondo. La mancanza cronica di alloggi popolari non solo per i rom, ma per fasce ampissime di popolazione. Non per questo però devono essere considerati secondi. Tutto qui.
Sarà che ho tre nipotini, ed ho imparato che son molto bravi a recitare, ma non mi fido neppure di quei bambini “zompettanti” o che corrono eccitati.
Non finchè poi conosco personalmente realtà come questa:
http://digilander.libero.it/D.men/images/gazzettino%20nomadi.jpg
Degli adulti… non parliamone, và!
Comunque, Michele, se vuoi dargli casa tua, o pagargliene personalmente una, non ho nulla in contrario.
Questi non sono diritti, sono pretese mascherate da diritti e da libertà.
Chi le chiede dovrebbe avere il coraggio di finire la frase e di dire a spese di chi vuole essere mantenuto ed alloggiato.
I vecchi socialisti, perlomeno, erano più onesti: ti dicevano in faccia che avrebbero pagato i “padroni”. Vista la bancarotta continua dei regimi socialisti, adesso va più di moda la variante socialdemocratica: si tosano i cittadini, senza più accopparli.
Cioè questa gentaglia che vive rubando e non disdegna di rapire i bambini per farne dei ladri e degli accattoni vuole una casa. Dov’è il problema, facciano i documenti necessari e incarichino un’impresa come ho fatto io. Assolutamente non sono razzista, ma ho lavorato 5 anni in Romania, ho visto delle cose pazzesche che non sto ad elencare. Questa è la feccia dell’umanità e i soliti imbecilli dei centri sociali potrebbero portarli a casa loro se questa gente gli è così cara. In Romania, un ingegnere che collaborava con la nostra azienda mi ha detto parlando degli zingari “da noi si dice che uno zingaro è peggio della peste”. Non ho mai capito per quale strano principio da noi gli zingari debbano percepire una diaria o qualcosa del genere, mi piacerebbe se qualcuno più ferrato di me sull’argomento mi sapesse specificare meglio la questione.
Volevo ringraziare l’autore dell’articolo per aver dato una notizia che difficilmente potremo leggere o sentire altrove.
Volevo altresi ringraziare tutti i commentatori che invece interpretare il problema della casa come un problema di tutti, un bisogno di tutti, e quindi un diritto di tutti, continuano a scrivere che il diritto alla casa è una pretesa, che non ci sono abbastanza case per tutti (quando invece sono milioni le case sfitte), che se ce l’hanno tutti con i rom un motivo ci sarà, che gli zingari sono tutti ladri, eccetera. Li ringrazio perchè anche se non aggiungono niente di nuovo al dibattito ci ricordando comunque con chi abbiamo a che fare.
@demopazzia: già il tuo nick è abbastanza indicativo. Comunque, vorrei approfondire il tuo pensiero
“Li ringrazio perchè anche se non aggiungono niente di nuovo al dibattito ci ricordando comunque con chi abbiamo a che fare.” vale a dire: noi che abbiamo ragione, ricordiamoci con chi ci dobbiamo scontrare ogni giorno?
Non mi pare eccellente come argomentazione. Sono sicuro che sai fare di meglio.
E ti domando, tu ce l’hai una casa? Te l’ha regalata qualcuno? Ci vivi gratis, o pretenderesti di farlo?
Attendo risposte, grazie. Magari concrete, se ti riesce.
Grazie a Demopazzia che ha anticipato la conclusione di un discorso che stavo tentando di compiere per gradi.
Ah, e un saluto a Dinophis che non incrociavo da tempo immemore.
Ho 49 anni, sono 29 anni che lavoro. Sposato con 3 figli. Guadagno 2.000 euri al mese (non pochi). Bene, non mi sono mai potuto permettere l’acquisto di una casa; non ce la faccio, vedo che a fine mese dovrei rinunciare a troppe cose. Ho preferito l’educazione dei miei figli alla casa. Ho mandato mio figlio in Inghilterra 6 mesi per perfezionare la lingua; costo 4.500 euro. Ho speso 10.000 euro per un bambino adottato (un figlio non ha prezzo). Ho fatto tante spese, poche per me e mia moglie, ma quasi tutte per i miei figli. Ditemi Voi come faccio ad accettare un discorso de genere. Non ditemi che sono razzista; il mio bimbo che ho adottato è di colore!!!!!!
compratevela e pagatevela con i soldi di un lavoro onesto come faccio io PARASSITI!
perchè il lavoro rende liberi!
Constatata nuovamente la già più volte risaputa e risentita(in entrambe le accezioni della parola) qualità medio-(bassa?)della visione generale del mondo che sta dietro a molti degli interventi surriportati,perché continuiamo a meravigliarci che la destra continui a dominare la scena politica nel nostro beneamato paese?
C’è una cosa che, soprattutto da alcuni commenti di questo bellissimo (per me) pezzo, torna fuori, a volte in modo palese a volte più “sottotraccia”.
Ed è la strana – sotto sotto – paura di includere comunque una realtà che non si riesce a capire.
MI spiego: se questi Rom chiedono quello che a tutti noi piacerebbe avere, spiazzandoci rispetto alla “vulagata popolare” o luogo comune”, parte uno strano riflesso condizionato che ci spinge (ripeto, in taluni casi palesemente, in altri in modo più “sotterraneo”) a dire: si ma in fondo in fondo…
In fondo cosa?
Poi certo, la casa si “conquista” con il lavoro e non si “chiede” a qualcun’altro “Gratis”
Ma comunque, questi hanno occupato una struttura abbandonata, non le nostre case.
Tendere una mano, a chi sembra fare un passo verso l’integrazione, mi sembra il minimo. Naturalmente, senza che questo significhi automaticamente “regalare” diritti acquisiti a nessuno.
Un sorriso vagabondo
C.
@ipazia, meno male che ci siete tu e i Blocchi Proletari a tenere alta la qualità del Paese. Ci sono terremotati che vivono da anni nei container, che una casa ce l’avevano e se l’erano comprata sudata, e non vengono ad avanzare pretese assurde. Che dici, li portiamo un po’ per centri sociali in cerca di ispirazione? O di aspirazione, anche. Che magari con qualche canna tutti possiamo avere una mente aperta come la tua.
Ipazia, il tuo intervento è fuorilegge. Se lo sente il Berlusca, ti crea una legge ad Hoc per farti tacere….per sempre!!!Attenzione, tu pensi di difendere qualche cosa-non so cosa- ma così facendo fomenti il razzismo!! Medita ipazia medita!!!!!!!!!
Un caro saluto a te, stimatissimo Essemme.
L’unico che, anche quando di opinione contraria alla mia, non posso che condividere nella ragionevolezza delle argomentazioni. Sempre un piacere leggerti.
Ti rispondo per Enrico, che arriva tra un’oretta.
Vedi, non posso che condividere al cento per cento la tua opinione, così come sarebbe auspicabile una soluzione come quella svedese. O un’integrazione come quella spagnola. Ma appunto di integrazione, si parla, ed è qui il nocciolo. Ho l’impressione che, anche per colpa nostra, i nostri ospiti ragionino un po’ “all’italiana”, viviamo in un paese dove alcune regioni raggiungono il 90% di evasione fiscale, per dire. Quindi non mi stupisco se i rom intendano che la casa gliela dovremmo veramente regalare. E non mi stupisce nemmeno che molti siano anche d’accordo…
Io, come Enrico, ripeto quello che ho già detto. Non vedo perchè si debba negare il diritto di una casa a chicchessia. Ciò non toglie che questa debba cascare dall’alto, sarebbe solo negativo.
@ dinophis
sul discorso generale non posso che essere d’accordo con te (anzi, lo sai che sono d’accordissimo con te…
); faccio presente però che in questo caso stiamo parlando di stanziali, che chiedono un alloggio; non di quelli di cui, in genere (e giustamente) parli tu. Non trovi?
@Comicomix: quindi, se tu trovi un’automobile abbandonata, ritieni sia tuo diritto, o comunque confidi nello spirito di carità del proprietario (perchè stai sicuro che un proprietario c’è, e se anche non c’è, quella “cosa” non è tua), accendere il motore e portartela via?
O mettiamo tu abbia una seconda casa, al mare, ai monti, ad inizio stagione la trovi occupata, al momento di entrare cosa fai, dici “scusate, sono solo venuto a pulire” e poi te ne vai?
Non mi sembra una logica ragionevole. Mi sembra ragionevole il modo civile e sociale di agire e comportarsi della quasi totalità della popolazione: usufruire dei servizi che lo Stato garantisce, e al contempo contribuire a quella civiltà, lavorando, rispettando la comunità. Riscuotere solo i frutti, o pretendere assistenzialismo, quando si è benissimo in grado di integrarsi, mi sembra piuttosto comodo. E fondamentalmente sbagliato.
Voi siete pazzi. Non è un insulto ma una constatazione. Se certe regioni evadono il 90% delle tasse (intanto dimmi dove hai preso il dato e citami la fonte, perchè è una cretinata), questo dà diritto a qualcuno di pretendere qualcosa. Io la casa l’ho fatta e strapagata, addesso voglio la Ferrari (una che costa meno della casa). Tenete presente che io pago le tasse da 35 anni e non poche. A chi mi devo rivolgere?
Grande Zapotek, hai centrato bene il problema. Sai, la lingua italiana non è per tutti uguale…..come la legge!
Intervengo riallacciandomi alle parole di Demopazzia sul “problema della casa come un problema di tutti, un bisogno di tutti, e quindi un diritto di tutti”.
In effetti l’articolo voleva essere semplicemente:
1) una cronaca di un fatto oggettivamente molto particolare: dei rom che come singoli nuclei familiari manifestano la loro volontà di seguire un percorso di integrazione, che passa anche attraverso la ricerca di quella casa che aspettano migliaia e migliaia di romani;
2) uno spunto di riflessione sul cronico problema della casa e sulle mille promesse mai mantenute dalle istituzioni sull’edilizia popolare nel nostro Paese, un tema drammatico trattato recentemente anche da “Report” con il racconto di situazioni tremende.
Non è stato scritto da nessuna parte che deve essere data una casa a questi rom, magari scavalcando altri o pretendendo che ricevano qualcosa senza rispettare le leggi e le procedure.
Se nell’articolo qualcuno avrà notato “pietismo” o una certa tendenza a mostrare alcune comportamenti positivi di queste persone, è soltanto perchè chi scrive ha imparato a conoscerle da vicino e sa che si tratta di un gruppo di giovani che lavorano – se non tutti lo fanno regolarmente è perchè, come tanti italiani e stranieri, non trovano qualcuno disposto a metterli in regola -, che accompagnano personalmente a scuola i figli ogni giorno, cercando di dar loro un’infanzia dignitosa (fatevi una chiaccherata con le maestre e le dirigenti scolastiche delle scuole del VI municipio e ne avrete conferma) e che accettano le “regole del gioco” di una società fondata sulle leggi, con i diritti e i doveri che ne scaturiscono.
Nell’articolo non si fa sociologia spicciola sui rom e sul nomadismo nel terzo millennio: semplicemente si racconta come tra le migliaia di nomadi orbitanti su Roma, ci siano persone che cercano una vita “normale” (casa, lavoro, studio), a dispetto di tanti, troppi luoghi comuni.
Che ci siano altri rom o nomadi che si comportino diversamente, non significa che queste centoventi persone debbano essere private della possibilità di ricercare un’esistenza diversa ed è su queste basi che anche gruppi di lotta per il diritto alla casa hanno deciso di sostenere la loro causa.
Hanno anche loro il diritto di provarci, insomma. Come ognuno di noi. Ma con condizioni di partenza ancor più probitive ed esiti purtroppo davvero imprevedibili.
Gregorj, quelli di cui parlo io, i miei “vicini di casa”, sono veneziani da più generazioni. E’ una comunità stanziale, qui, dagli anni 50. Sono figli dei figli. Ma nonostante questo, e nonostante le rassicurazioni del sindaco che sono tutta “gente-per-bene-che-lavora”, le cronache sembrano affermare il contrario. Ho amici clandestini con un senso civico molto più sviluppato. Per lavoro chiedo di regolarizzare ogni giorno una moltitudine di extracomunitari, da tutte le parti del mondo, che vengono qui in Italia con l’unica pretesa di avere un lavoro, onesto, e con quello mettere in moto quel meccanismo che tutti noi contribuiamo ad alimentare: guadagnare, trovare un alloggio, mantenere la famiglia. Perchè per loro non deve essere così? Perchè devono essere “sussidiati” dal comune con una diaria, per decenni, e poi gli deve anche essere riconosciuta una casa?
Io, tanto per aggiungere una nota di folklore personale, da questi vicini stanziali sono già stato derubato in casa una volta, ed un’altra volta accerchiato per strada, perchè mi son permesso di passare nella via pubblica di fronte al loro campo alle nove di sera. Permettimi di non averli troppo in simpatia, nè di considerarli dei redenti. Nè tantomeno, e questo al di fuori di ogni antipatia personale, di non riconoscere la loro potenziale capacità all’autosufficienza, cosa che sono i primi a trovare scomoda.
@aramis: ne hanno parlato diversi telegiornali, delle percentuali di evasione. E se leggi qui scoprirai con orrore che si arriva a punte del 98%
http://www.tuttoconsumatori.it/archivio/2006/11/evasione_fiscal.shtml
@Michele: il fatto è, a parer mio, che un conto è confortare il diritto ad una casa quando questo viene perseguito con le modalità che sono civili e normali per qualsiasi altro cittadino. Altra cosa è in qualche modo sostenere una battaglia condotta con i presupposti sbagliati. Perchè, dunque, una manifestazione per la casa e non per un lavoro? Perchè, bene o male, anche tutti quelli che un lavoro fanno fatica a trovarlo, comunque riescono a vivere in modo dignitoso, e magari si ammazzano di fatica (non che lo trovi giusto, s’intende) per pochi euro, o vivono in otto in un appartamento, ma comunque non li trovi nè a rovistare nei cassonetti, nè a manifestare perchè gli si deve dare una casa?
@ dinophis:
la prossima volta che vengo a Venezia mi porto la tanica di benzina, va bene? Dopodiché, spero concorderai sul fatto che questi qui non sono gli stessi tuoi. O li hai riconosciuti dalle foto?
Zatopek. Mi chiedo perchè dovrei dare a te delle risposte concrete quando in risposta ad un articolo concreto commenti gettando fumo negli occhi.
Quello che ho detto io è abbastanza semplice da capire. Se la casa è un diritto deve esserlo per tutti. Se ci sono persone che non ne hanno una e soprattutto non possono averne una lo stato deve occuparsi di risolvere il problema. Se non lo risolve, se cioè non mette a disposizione abbastanza case per coloro che non possono comprarsela o affittarla è da idioti prendersela con chi eventualmente la ottiene passando avanti in graduatoria a categorie che ti stanno più simpatiche. In genere parenti e amici. Sarebbe più sano prendersela con chi non è in grado di gestire politicamente il problema mettendo a disposizione le case per tutti, e sottolineo tutti, quelli che hanno i requisiti per ottenere un alloggio sociale.
Stare a blaterare della propensione a delinquere di alcune popolazioni, ripetere tutti i pregiudizi sui rom, non penso che risolverà il problema della casa in Italia. Forse serve a sfogarvi. A quelli che scrivono che se la comprino lavorando giro quel tipo di domanda retorica e pretestuosa che di solito viene usata proprio da loro: ma voi lo assumereste uno “zingaro”?
Venite gente..abbiamo case gratis x tutti… paga pantalone tranquilli. Per i nostri giovani avere una casa è pura utopia,mettere un figlio all’asilo una follia ci sono famiglie di extra…con otto bimbi piccoli… arrivi sempre esimo, sanità…no problem come i mezzi pubblici del resto. per tutto il resto c’è Sinistra Master Card
sono andato in Romania
avevo fame ed ho chiesto una casa
ma mi hanno dato una pizza
e sei fortunato, la prox te la guadagni con il sudore della fronte, mi hanno detto
allora son tornato in Italia, dove da cittadino incensurato non avevo diritto a nulla, ma da ex carcerato o da Rom di provenienza romena o extracomunitario avrei avuto diritto a mangiare e dormire a spese dello stato ed il diritto di iscrizione degli aventi diritto privilegiato alla casa
non di sola pizza vive l’ uomo
ma voi lo assumereste uno “zingaro”? Demopazzia
Se nessuno ti assume in terra straniera tu cosa faresti? Scioperi? Occupi case? Delinqui? Rubi? Stupri? O + semplicemente torni a casa??????????
@Greg: a me veramente piacerebbero gli interventi più personali, la benzina la trovo così… fredda!
Scherzi a parte, cosa che volevo dire anche a Michele, è che non vorrei si creasse questa tendenza, e si creassero dei precedenti, perchè non solo a Venezia, ma anche a Firenze (dieci Euro al mese, ossia un canone popolare, ma addirittura scontato) ed altri comuni. Perchè questa è comunque una discriminazione inversa. Perchè ai rom sì e ai cingalesi no? O ai pensionati? O a chicchessia?
Per il resto del discorso, mi chiedi se concordo se questi non siano i “miei”. Chiaro che non lo sono. Ma allora, perchè – e anche tu potrai concordare – è un continuo prendere le distanze, i sinti che dicono “non siamo rom”, i rumeni che dicono “non siamo rom”, i rom che dicono “non siamo nomadi”. Perchè questa assoluta necessità di dover affermare una propria identità per differenza? Ti sembrerà strano, ma, di solito, quando incontro un vigile urbano, non sento l’irrefrenabile bisogno di dirli: non guido mai ubriaco nè col cellulare.
Vogliono dimostrare di essere persone – scusate il termine – “normali”? Benissimo, non aspetto di meglio, e sono pronto a difendere i loro diritti come fossero i miei. Però, scusa, ma tenderei ad avere l’assurda pretesa che coincidano.
@demopazzia, mi pare che continui a girare intorno al discorso, con molta retorica e scarse idee. Vai a parare sui parenti e amici, come se io, o qualcun altro qui dentro, sostenessi che è giusto che vengano assegnate per simpatia, le case popolari. C’è gente che vive in container perchè la casa l’ha persa. C’è gente che non può permettersi la casa perchè non ha modo di lavorare, per i più svariati motivi: invalidità, vecchiaia, mettici quelli che vuoi. Capisco che per te sia più facile prendersela col Potere, che sbaglia ad assegnare le case, che non ne costruisce abbastanza. Però i problemi non stanno tutti lì.
C’è il problema che qualcuno si nasconde dietro al vittimismo per assecondare una scarsa propensione a stare alle regole cui tutti siamo sottoposti. E oltre a questo pretende, e trova i tonti come te che gli danno man forte, impressionati dagli occhioni dolci.
Se assumerei un rom? C’è scritto da qualche parte, forse, che è rom? Chissà perchè allora c’è gente che assume neri, gialli, verdi, blu. E i rom, poverini, nessuno.
Marco non hai risposto alla mia domanda te la ripeto: lo assumeresti uno “zingaro”? Glielo daresti quel lavoro con cui si può comprare la casa?
P.s. Visto che non sembra essere chiaro a molti. Tanti dei rom di cui parlate sono italiani, non rumeni.
Ma stiamo scherzando?!?! “Vogliamo una casa”!! Cioè oltre che vengono in Italia, senza documenti e in modo irregolare, pretendono dallo Stato Italiano la costruzione di case per loro!! E ai cittadini italiani chi ci pensa?! Se vogliono una casa dove poter vivere, cominciassero a lavorare in modo regolare, a pagare le tasse e a vivere rispettando le norme che vigilano qui! Prima di tutto il rispetto per il Paese che li ha ospitati. Ma guarda un pò: sti balordi arrivano in Italia, non pagano le tasse, i figli frequentano la scuola italiana(oppure rubano in metropolitana e sugli autobus) e pretendono una casa!
Demopazzia, senti un po’.
Quella bella domanda, quella con cui pensi di chiudere la bocca a tutti, vediamo un po’ di girarla.
Credo che una buona percentuale della popolazione sia della tua opinione. Mettiamo anche che sia soltanto un 30%? Per essere pessimisti al massimo. Secondo un ragionamento logico, questi sarebbero disposti ad assumere alle proprie dipendenze un rom, come sicuramente anche tu sei disposto/a a fare. Bene. Fai un saltino nel campo più vicino, allora, e dimmi quanti sono assunti da te, o dai molti che la pensano come te.
E poi ci risentiamo, e ci rifacciamo la domanda.
Ok?
Perchè se sei qui solo per fare domande demagogiche, credo che non valga nemmeno la pena risponderti.
E quale è il problema? Ha un passaporto con su scritto “ZINGARO”? E’ una brava persona? Ha voglia di lavorare? Se non ha voglia di lavorare non assumerei neppure un italiano, se è questo che vuoi sapere.
E tu? Quanto predichi? Hai mai fatto volontariato? Hai mai dato da mangiare agli anziani in una casa di cura? Hai mai fatto il buffone (clown) per gli anziani, solo per farli divertire? Sei mai andata a pulire le spiagge dai rifiuti? Hai mai aiutato i dip.comunali a piantare un albero ogni volta che nasce un bimbo? Quante cose dovresti fare…poi si che puoi parlare!!!!!
Prendo atto che anche tu eviti di rispondere direttamente alla domanda.
Prendo atto, e dovresti farlo anche tu, che l’assegnare ad un’intera popolazione “una scarsa propensione a stare alle regole” è razzismo. Ti ricordo che lo hanno detto e lo dicono tutt’ora anche di noi italiani.
Per il resto sta a te la scelta. Pensi sia più utile a risolvere il problema di chi “vive in un container perchè la casa l’ha persa” prendersela con due zingari o forse sarebbe più utile chiedere allo Stato di fare il suo dovere? Non si tratta di un potere che sbaglia, si tratta di un potere che non fa. Non si tratta di soldi che non ci sono, ma di soldi che vengono destinati ad altre attività. E, pensa, non si tratta nemmeno di case che non ci sono. Potresti chiederti per esempio come mai gli affitti delle case continuino a salire quando continua a salire il numero degli appartamenti sfitti. Deve o non deve intervenire lo stato in un mercato che non funziona e crea disagi come quelli di cui stiamo parlando.
Demopazzia,tu stai pazziando:come fanno alcuni rom ad essere italiani,se i rom non sono esseri umani?
Ma che, scherzi, Marco? Per quelli come demopazzia le lotte sono quelle da combattere (da lontano) contro le discriminazioni. Gli fa talmente orrore soltanto il termine, che li rende incapaci, per l’appunto, anche di discriminare. Quand’anche si traduce nel fare una ragionevole valutazione dei fatti.
Dinophis. Proprio qualche giorno fa parlavo con un ragazzo che lavora ad un distributore autolavaggio. Mi dice che sono mesi che cercano qualcuno ma non lo trovano. I ragazzi se ne vanno dopo pochi giorni. Gli chiedo se anche quelli stranieri se ne vadano. Lui mi risponde che quelli stranieri non li fanno neanche provare. “Ci vuole gente onesta, di cui ci si possa fidare” dice. Siamo nella “rossa” toscana. Se quello che dici tu fosse vero dovrebbe esserlo a maggior ragione qui. Quelli che la pensano come me dovrebbero essere il 90% no? E invece guarda caso i commenti che si sento in giro sono ovunque gli stessi che sto leggendo qui. Non capisco perchè vi sentiate in minoranza. Forse dipende da una vostra insicurezza interiore.
E non vorrei sconvolgerti ma facendo una ricerca sulle baraccopoli ho parlato con persone che pur avendo un lavoro regolare erano costretti a vivere in sistemazioni di fortuna. E sono tante.
A Marco che rispondere. Se uno lo “zingaro” lo riconosce per menarlo lo può riconoscere anche ad un colloquio di lavoro. Soprattutto quando gli verrà chiesta la residenza. Lei dove abita? Al campo nomadi qui vicino. E si sa. Gli per un addetto alle risorse umane che differenza vuoi che faccia se il candidato vive in una casa o in una baracca?
“Se non ha voglia di lavorare non assumerei neanche un italiano”. Quindi sei capace di valutare la voglia di lavorare prima di aver visto lavorare una persona. Mi piacerebbe sapere quali sono i criteri che usi.
Quello che faccio io non è argomento della discussione. Anche perchè io non ti ho chiesto cosa fai tu. E non mi interessa.
Demopazzia, se vuoi la risposta, te ne ha già data una egregia Marco: assumerei qualunque persona ben disposta a lavorare. Attualmente ho alle mie dipendenze, su un totale di sei persone, una ragazza moldava ed una albanese, regolarmente assunte e che pago come tutte le altre. Non avrei difficoltà ad assumere chiunque altro, se ne avessi bisogno, soddisfacesse le mie necessità lavorative. Ti sembrerà strano, ma di centinaia di curriculum, non ne ho mai ricevuto nessuno da parte di rom, o sinti. Mai. Ti stupirai, ma anzichè denunciarlo ho anche trovato lavoro per un vicino di casa, clandestino. Incredibile, no?
Non sono io che assegno un marchio. Se fai un giro in internet c’è una letteratura che parte dal ‘500, da Miguel de Cervantes, ai giorni nostri, avvalorato da studi di etnologi ed antropologi, ammesso dagli stessi componenti dell’etnia, che considerano il furto come caratteristica appartenente alla cultura rom. Non lo dico io, o non lo dicono le “malelingue”. Lo dicono secoli di cultura. Se tu poi ne sai di più, per carità, non mi stupirei.
Tornando alle case, nonostante tu non riesca ad evitare di divagare, facendo il solito polpettone demagogico, se gli appartamenti sono sfitti, dobbiamo preoccuparci di darli prima di tutto ai rom? Hanno diritto, prima degli altri, ad avere una casa gratis?
E poi, parli dei doveri dello Stato, tra i quali non mi risulta quello di regalare case a chiunque non abbia voglia di lavorare, perchè non mi parli un po’ anche dei doveri di un qualsiasi individuo voglia essere considerato cittadino? Dai, su, farlo per le mie orecchie, parlami dei doveri di chi chiede solo i diritti. Ti prego. Fammi contento.
Caro Zatopek non ti ho affibbiato la responsabilità di aver affibbiato quel marchio ai rom. So che c’è chi lo ha fatto prima di te. Ci sono delle pagine interessanti anche di Lombroso sul tema. Ci sono fior fiore di studi razzisti. Certo si sono tutti rilevati falsi. Ma che importa. Ciò che è scritto continua a circolare.
Io non divago. E soprattitto non ho scritto che dobbiamo dare appartamenti a rom prima che ad altri. Sei tu che non riesci che a ragionare in questi termini. Io ho detto che il problema della casa è un problema molto più grande e generale. Ma a te evidentemente interessano soprattutto i rom. Pazienza.
Se poi non hai quel minimo di cultura civica per capire la differenza tra un diritto e un “regalo” è inutile che ti stia a spiegare cos’è un dovere. Tante le volte ti venisse la voglia, nella nostra costituzione, il secondo titolo è “diritti e doveri dei cittadini”. Sono poche pagine. Puoi leggerle da solo. Saluti
Demopazzia, ho abbastanza diottrie da non farmi prendere per il culo sulle cose che scrivo. Io ho detto che chi la pensa come te può essere un 30%, non mi sento nè in minoranza (fortunatamente), e di conseguenza quella che attribuisci a me come insicurezza è soltanto tua, che hai bisogno di girar le carte in tavola, sperando che nessuno se ne accorga.
Appunto, è quello che volevo dimostrarti. Se neanche quelli che dovrebbero pensarla come te sono disposti ad assumere un rom, di cosa stiamo discutendo? Dillo al tuo 90% rosso, di essere coerente e meno ipocrita, anzichè accusare me di insicurezza. E non mi stupirei, comunque, che anche tu un po’ di diffidenza ce l’avresti. Perchè un conto è andare a fare l’eroica intervista nella baraccopoli, altra cosa affidarsi a qualcuno.
Per concludere: sai, conosco un barbone, stiamo sempre a raccontarci cose. Lui è tedesco, lavora nei mesi estivi, il resto dell’anno vive di elemosina. Mangia alla mensa dei poveri. Vive in una baracca. E’ una scelta di vita e lui ha il coraggio di sostenerla, nel bene e nel male, senza sognarsi di pretendere diritti assurdi.
Ecco, io non accetto che qualcuno faccia una determinata scelta di vita, tutti siamo liberi di farne, ma poi accettare solo le conseguenze più comode, mentre per quelle scomode ci si appella ai diritti e si accusa lo Stato. No, così non è giusto.
il secondo titolo è “diritti e doveri dei cittadini”. Sono poche pagine. Puoi leggerle da solo. Saluti
Penso che quando è stata scritta la Costituzione per “cittadini” si intendesse coloro che pagano le tasse, che hanno un lavoro regolare, che non stuprano, che non rubano. Ecco, questi devono godere dei DIRITTI. Sei partita dai Rom, sei arrivata alla casa, poi al lavoro…..stai girando intorno al problema. In ogni caso, io non occupo case, caccio fuori 800 euro al mese di affitto…non so tu.
demopazzia: non ti sembra strano che per riscattare il razzismo contro gli ebrei sono bastati (parola orribile, in questo caso) pochi interminabili decenni? E per quello contro i neri in America, c’è voluto un secolo ma ora c’è un presidente di colore? Che qualsiasi forma di razzismo, in tempi sempre troppo lunghi, ma comunque viene debellata? E perchè, allora, tutta Europa considera i rom come la peste? Da secoli e secoli? Dici che sia solo pregiudizio? Leggi mai le cronache? O leggi solo i volantini del centro sociale, unica vera informazione? Non è che ci sia un vecchio scritto che continua a circolare, si tratta di una cultura che si conferma tale da secoli, e non si smentisce mai. Permetti che ci possa essere una lieve diffidenza?
Se stai parlando di un problema casa in generale, allora sei off topic. O non hai argomenti per rispondere sull’articolo dove stai commentando.
Ti ricordo che il primo articolo della costituzione è: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Non sulla raccolta dai cassonetti o l’elemosina. Quindi evita pure le lezioncine.
Demopazzia, toglimi una curiosità, non hai più di 16 anni, vero?
Visto che a quanto pare sei anche un costituzionalista, ti riporto quello che ho scritto più sopra, e che sicuramente non avrai letto. Si tratta della dichiarazione dei diritti umani, quella che si invoca sempre quando ci si sente parte lesa.
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.”
Bene, ti chiedo: ritieni che quel diritto ad un tenore di vita sufficiente a etc etc, debba essere considerato una concessione gratuita ed unilaterale?
Zatopek e Dinophis,chi l’ha detto che voi siete in minoranza?Voi appartenete ad una robusta,robustissima maggioranza,quella che come altre nel passato, si porrebbe il problrma di eliminare la feccia della feccia del genere umano,cominciando questa volta,mi pare di capire,con gli zingari ed i comunisti che li proteggono.O no?
Demopazzia, secondo me non sai neanche di cosa stai parlando. Continui una discussione persa in partenza arrampicandoti sui muri. Ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di avere delle idee strampalate, se queste non ledono in alcun modo altre persone.
I rom sono una feccia da eliminare. Fosse per me li caccerei tutti a calci verso la Romania, perchè non solo non hanno nessuna voglia di lavorare, ma mandano a delinquere i bambini perchè la stupida legge italiana non li persegue. Gente senza dignità non può avere dei diritti, prima pensino ai doveri.
“I rom sono una feccia da eliminare. ”
aramis, non ci dà fastidio chi la pensa in modo diverso da noi. Anzi, è bene accolto. Ma ti prego di evitare certe frasi. Primo e ultimo avviso.
ipazia: l’ha detto demopazzia in un momento di delirio, non io. Probabilmente era troppo impegnato/a ad arrampicarsi sul monitor.
Qualcuno ha parlato di eliminare? Qualcuno ha parlato di comunisti? So benissimo che mentre io scrivo le ragioni per cui secondo me non è giusto assegnare abitazioni gratuite ai rom, tu leggi “zingari di merda e sporchi comunisti che li proteggono”.
Ma allora chi ha pregiudizi sei tu, non io.
ipazia, che dire, complimenti! Mi stai dando del nazista. Insomma, chi non è d’accordo nel concedere un alloggio gratuito ai rom è uno spietato fanatico nazionalista xenofobo.
Complimenti, davvero.
Sei tu, quella civile, vero?
Gregorj forse hai capito male, non mi passava neppure per la testa “eliminazione fisica” (se vedo una mosca nell’acqua la tiro fuori per non farla soffrire), io disprezzo quella gente, ma non auguro mai del male a nessuno, la mia eliminazione era, e mi sembrava bastasse leggere la frase successiva, dall’Italia. Questo vorrei fosse chiaro.
nessuno ha parlato di eliminazione fisica ed il problema della CASA è DEL TUTTO STRUMENTALE.Dalle cose che dite e dal tono che usate si finisce per capire che voi nutrite un odio profondo per queste persone,odio che non risulterebbe giustificato neppure se costoro fossero in assoluto il peggio del genere umano,e non è così.
“il tempo dei gitani”
non so quanti di voi lo hanno visto
parla degli usi degli zingari, della vita e delle loro relazioni sociali……
non è corretto parlare di feccia da eliminare, ma è certamente munnezza da educare
nelle mie esperienze di viaggiatore, anche nei luoghi malfamati delle periferie europee, americane ed africane, mai ero stato disturbato da chicca e sia……ebbene, a s. Pietroburgo, degli zingari osarono mettersi sulla mia strada
non erano omaccioni armati, troppo facile pijarli a calcinculo
ma donne e bambini che abilmente ti bloccavano per consentire di spogliare i più fessi del gruppo
e fui costretto a prendere a calci ed a pugni donne e bambini
chi non lo fece (homini pietosi) si ritrovò coi vestiti stracciati e senza soldi e documenti
ora io andrò all’ inferno perchè non ho rispettato una norma d’ onore che vieta di toccare esseri più deboli, ma siano maledetti coloro che mi hanno costretto a difendermi contro donne e bambini
@ aramis
ok, ho letto male io.
Ho letto diversi commenti dall’ultimo che avevo lasciato. Si fanno diverse ipotesi su di me. Da che abbia 16 anni a che frequenti i centri sociali. Il che è anche abbastanza divertente. Ma d’altra parte cosi come molti di voi sono abituati a trarre conclusioni sulle persone solo dalla loro faccia deve essere automatico trarne da qualche riga di commento.
Si dice anche che sarei io quello che cerca di sviare l’argomento sollevato dall’articolo.
Bene. L’argomento era un gruppo di persone che vivono in una baraccopoli che verrà smantellata e sgomberata. Si sono posti il problema di dove sarebbero potuti andare il giorno dopo. E l’hanno risolto in un modo provvisisorio e che può essere discusso. Anche se mi piacerebbe sapere quale altra alternativa avessero.
Io ho cercato di parlare di come uno stato sociale dovrebbe affrontare la questione.
In risposta ho ricevuto commenti sulle presunte caratteristiche culturali delle persone protagoniste della storia raccontata nell’articolo e che sostanzialmente prevedono una sola soluzione: la deportazione.
@Zapotek:
E’ abbastanza frequente (ormai mi ci sto abituando) che chi ha pochi argomenti usi mettere in bocca ad altri concetti non espressi. E’ un vizio che parte da molto in alto, ed ha molti adepti…^_^
Ho scritto, con chiarezza che solo chi non sa leggere (o non vuole) non può non vedere: “la casa si “conquista” con il lavoro e non si “chiede” a qualcun’altro “Gratis””.
Però, e qui sta il punto, mi sembra di capire che per molti dei commentatori (non so per te) in questo caso (i ROM) questo non sarebbe sufficiente, ci vorrebbe non so cos’altro per “concedere” a questi poveracci il “diritto” alla casa.
Tralascio il fatto che – lo fanno in tutti i paesi e lo fa anche (incredibile, ma vero!) il nostro paese – si fanno dei programmi di edilizia residenziale pubblica per “aiutare” anche i meno fortunati ad avere una casa, e vorrei capire perchè – a priori – questo diritto non possa essere concesso ANCHE (non solo) ai Rom – ovviamente a quelli che lo desiderano e che possono accedervi in base a requisiti “seri”.
Quanto all’esempio che fai sull’ approprizazione di beni e cose, sei un po’ fuori strada.
Primo, perchè qui non si tratta di aver occupato una casa di proprietà di un tizio o l’automobile di un caio, ma di aver occupato un edificio abbandonato.
Non so la tua cultura giuridica, la mia è abbastanza scarsa ma mi ricordo che esiste un istituto, l’usucapione.
Dice, vado a memoria, che se un proprietario lascia una proprietà immobile incustodita per 20 anni, ne perde il diritto di proprietà. E per un bene mobile, se non erro il termine è più breve, 5 anni.
Quindi, nei casi che tu citi, se io abbandonassi un’auto per 5 anni e qualcuno se la prendesse, in base alla legge sarebbe sua. Idem per un terreno abbandonato per più di venti anni. COme vedi, anche questo non è poi così impossibile.
Ma tornando a bomba, come ho detto (e ripeto) il tema è la sensazione che per molti ci sia un pregiudizio (che potremmo definire razzista) contro alcuni tipo i Rom, che magari si nutre di legittimi dubbi, ma che non vuole arrendersi neppure all’evidenza.
Io alla logica del cattivo a prescindere (come del buono a prescindere) non partecipo. Gli altri sono liberissimi di farlo, ma non significa che abbiano ragione. Anzi.
Un sorriso semplice
C.
Comicomix, partiamo dal diritto, giusto per sapere di quello di cui si parla, anzichè parlare di quello che ci pare di ricordare.
“Art. 1158 – Usucapione dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari
La proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni.”
Come puoi leggere, non è che se abbandoni un immobile per vent’anni (che poi come lo sai che era abbandonato da vent’anni?), chiunque se ne può appropriare. Semmai, ne prende proprietà chi ne esercita il possesso continuato per venti anni.
E’ diverso.
Per come hai cominciato il discorso, invece, avrei da ridire. Non puoi pretendere, ora, che si prenda in considerazione solo una frase del tuo discorso intero. Semplicemente sta lì, sotto gli occhi di tutti, e non mi pare così intelligente ora cercare di estrapolarne un significato diverso. Ti riporto testualmente l’INTERO discorso:
“Poi certo, la casa si “conquista” con il lavoro e non si “chiede” a qualcun’altro “Gratis”
Ma comunque, questi hanno occupato una struttura abbandonata, non le nostre case.
Tendere una mano, a chi sembra fare un passo verso l’integrazione, mi sembra il minimo. Naturalmente, senza che questo significhi automaticamente “regalare” diritti acquisiti a nessuno.”
Dimmi se sbaglio, ora. O se ho sbagliato prima ad interpretarlo. Ma mi sembrano parole tue, e non mie messe in bocca. Mi pare che tu dica che sì, la casa si conquista col lavoro. Ma che comunque questi ne hanno occupato una abbandonata. E che quindi, caritatevolmente, si potrebbe tender loro una mano, pur senza regalare diritti acquisiti (?).
Scusa, ma mi pare proprio di non averti messo in bocca parole, semmai posso aver al massimo interpretato un concetto espresso piuttosto male, sia dal punto di vista logico, che giuridico.
Per la concessione del diritto all’edilizia residenziale pubblica, sono d’accordo, deve essere aperta a tutti. Ciò non giustifica le occupazioni abusive, nè tantomeno deve valere punti in graduatoria, a dispetto di chi aspetta in silenzio per anni.
magari razzisti no. ma una cattiveria di fondo si avverte. perché di logico c’è ne è poca nei vostri argomenti. Una sorta di fastidio… vi ripugnano un poco. per quanto dite lo si sente lo si avverte, sottile strisciare questo odio…e non siete soli. e mi fa paura…spero almeno non siate cattolici.
scusate la sintassi stentata. mi è partito il commento..uh.
Non vorrei che nel marasma dei commenti pressochè inutili, passasse inosservata quella che, tra ipocrisie di buonismo e cattivismo, è per me la frase più toccante e sensibile di questo fiume di parole, dall’articolo ad ora. L’ha scritta il commentatore Kusturica:
“ora io andrò all’ inferno perchè non ho rispettato una norma d’ onore che vieta di toccare esseri più deboli, ma siano maledetti coloro che mi hanno costretto a difendermi contro donne e bambini”
giul, cattiveria o sincerità? Demopazzia dice che pure i suoi compagni diffidano, che non assumerebbero un rom. A questo punto, ammetterlo, non mi pare cattiveria, ma coerenza. Viceversa nascondersi dietro a barricate di concetti – e preconcetti – pare ipocrisia.
Sono cattolico, almeno nel senso che finora ho ricevuto tutti i sacramenti prescritti. L’idea ti sconvolge? Ti spaventa sapere che un bolognese, se tu sei di Bologna, la pensa diversamente da te? O che un italiano ieri sera ha tifato per l’Egitto? Si chiama libertà di pensiero, non odio. Ed appartiene alla realtà, non al mondo delle idee in cui è soffice rifugiarsi.
Anche se qualcuno, che non risponde ai miei commenti, mi considera, in quanto avvocato, figlio di un dio minore, o forse un minorato, mi permetto di esprimere la mia opinione sull’interessante tema.
Il diritto può essere paragonato ad una entità astratta, da tutti condivisa, ma che può divenire effettiva solo in presenza del fatto.
Esiste il diritto alla salute, nessuno lo contesta, ma se il servizio medico statale è, come in Italia, parificabile a quello di un paese del terzo mondo, il mio diritto non si espande: in sintesi, devo avvalermi di un professionista privato.
Lo stesso vale per il diritto alla casa.
Possiamo conclamarlo come diritto, ma se non ci sono i fondi per costruire le case questo diritto, in astratto impeccabile, viene totalmente meno, a fronte del fatto.
Consideriamo che nel nostro bel paese le case popolari pervengonon agli aventi diritto nella misura, abbondante, del 40%; il resto se la pippano quelli che di diritti non ne hanno.
In tale mesto contesto devo concordare con chi sostiene che forse, prima di agevolare soggetti di altri paesi, devo agevolare i miei concittadini, che, forse da anni, sono in lista per beneficiare di un alloggio popolare.
In effetti non comprendo perchè se in Romania non danno una casa ai residenti di quel paese, questa dovrebbe essere data dal nostro paese, che ancora, governi di destra, governi di sinistra (meditate), non l’ha assicurata nemmeno ai cittadini italiani.
Si, sarò fascista, nazista, talebano, ma prima vengono i miei concittadini e poi il resto del mondo.
Ai buonisiti dico, invece di esporre conceti astratti di solidarietà, esprimete in fato la solidarietà.
Io ho aiutato i miei fedelissimi collaboratpri filippini.15 anni or sono, a comprare la casa nelle filippine.
E allora mi costò parecchio.
Oggi li ho aiutati a comprare una casa sul libero mercato in Italia, dandogli quattrini e garantendo il mutuo. E ciò non professando un loro diritto.
Non sono comunista, ma cattolico professante.
Invece di lanciare proclami secondo cui lo Stato dovrebbe provvedere, cominciate ad aiutare il prossimo, voi che siete progressisti, magari, unendovi in gruppi per garan tire i mutui dei poveracci, come ho fatto io.
Troppo comodo essere solidali senza impegnarsi
Ho cazzato alcune doppie. Scusatemi, in informatica sono n troglodita.
Attendo da GregorJ severe puntualizzazioni
gregorj
vedi che a volte leggi male Tu.
Pensaci invece di incazzarti col mondo
Mi permetto ancora, i Rom non sono rumeni, sono un gruppo etnico le cui origini vanno riferite all’india od al Pakistan, del pari ai sinti.
Essendo avvocato(chiedo venia a Gregory) di alcuni circhi ho appreso, generiche informazioni sui due gruppi da un caro amico, “domatore di bestie feroci”, morto poco tempo fa di cancro.
Sono entrambe etnie girovaghe, ma i rom, sono considerati peggio dei sinti (da questi stessi), di cui, per l’appunto, nessuno parla.
Non mi soffermerei troppo sulle abitudini che, essendo differenti dalle nostre, stentiamo a non comprendere.
Sono abitudini per noi orride, ma come tali, devono essere considerate e capite-
Ne ho piene le palle delle guerre e degli sterminii.
ipazia.
Siamo nel 2009, non nella Germania del Grofaz o nella Unione sovietica del baffone.
Aggiornati.
“Demopazzia dice che pure i suoi compagni diffidano, che non assumerebbero un rom. A questo punto, ammetterlo, non mi pare cattiveria, ma coerenza”
Caro Zapotek ci tengo a precisare che non ho compagni e non sono iscritto a nessun partito, e anche se fosse forse non hai colto il senso delle mie parole. Volevo sottolineare che anche in quelle che comunemente sono note come regioni rosse esiste un forte pregiudizio nei confronti degli stranieri e in particolare dei rom e dei sinti che, tra l’altro, a volte non sono neppure stranieri. La coerenza non c’entra nulla. Il fatto che esista questo pregiudizio diffuso, che spesso sfocia nel razzismo, non significa che vada accettato.
Ritornando sul tema, abbiamo visto anche un molto approssimativo dibattito giuridico, ma nessuno ha ancora risposto alla questione di cosa avrebbero dovuto fare queste persone all’indomani di uno sgombero. E non vi ponete il problema perchè in sostanza per voi non è un problema. Non sono persone. Non vi interessa. Sono fatti loro. No?
I rom sono una etnia, non una setta, che segue determinati principi.
Nei circhi o adiacenze ne ho conosciuti molti ed alcuni sono persone normalissime.
Alcuni sono in galera per sequestro di persona, rapina, omicidio e sopratutto furto(come alcuni, anzi, molti italiani) altri sono bravissime persone.
Certo sono abbastanza inclini ad alcuni reati, ma non tutti.
La domanda dovrebbe riguardare la assunzione di un Rom onesto e, pertanto, non vedo perchè non dovrebbe essere assunto.
Un disonesto, di qualsiasi razza o etnia io non lo assumerei, ma in quanto disonesto.
Ed i Rom che commettono reati che, non nascondiamoci dietro un dito sono tantissimi, perchè in qualche modo dovranno pure trovare da mangiare, dovrebbero essere rispediti al mittente.
Demopazzia.
Cercare un tetto dove ripararsi non è istinto rom, ma di qualsiasi essere vivente.
Nelle medesime condizioni, anche io, che vivo in una bella casa, avrei cercato un riparo a tutti i costi e con tutte le forze.
Quindi il fatto in sè è giustificabilissimo.
Quello che non è giustificabile e che si permetta a delle persone di restare in un paese in assenza di mezzi, in condizioni pari a quelle di un lager nazista.
Non possiamo essere il centro di raccolta europeo di persone che non vengono aiutate dai loro stessi paesi.
Pertanto non trovo giusto che queste persone girovaghe, che tutto un tratto ritengono di divenire stanziali debbano avere tout court una casa dal nostro stato, prima di nostri concittadini che la casa non l’hanno e lavorano e sopravvivono a fatica.
Se invece di creare un debito pubblico da due milioni di miliardi, la nostra valida casta politica, che continuiamo a votare, avesse governato virtuosamente, forse oggi tutti avrebbero una casa e,forse, potremmo aiutare anche questi poveracci che a prescindere da razza e fedina penale mi fanno una grande pena, perchè quando vedo i loro bambini, lasciamo perdere se zompettanti o meno, penso ai miei bambini.
I soldi non ci sono e senza di quelli è difficile aiutare ed anche se ci fossero, ritengo che la prelazione al loro uso dovrebbe averla gli italiani che veramente non arrivano a fine mese.
Ribadisco, solidarietà, di qualsiasi origine.
perché sai essere cattolici al di là dei sacramenti penso sempre che significhi altre cose, diciamo una certa coerenza di pensiero e azioni; allora mi son chiesto: saranno cattolici questi qui? perché non potevo credere che gente che si sorbisce se non ogni domenica almeno ogni tanto, paginate del vangelo, poi sputi a ramengo senza logica su dei poveri cristi che prendono una casa per non vivere in una fogna.
sei libero di pensarla come vuoi…ti pare? e chi t’ha detto niente…non la buttare in caciara stile capezzone e ghedini. io son di Assisi e vivo a Milano vedi te che me frega come e dove la pensi diversamente.
ma queste son considerazioni personali che non arricchiscono per nulla la discussione. era solo curiosità. ai leghisti non posso chiederlo quando li sento vomitare odio, l’ho chiesto a voi quando ho potuto.
piuttosto direi che ci sono degliargomenti su cui girate intorno senza mai rispondere, argomenta su quelli Zapotek…
e faccio mia la frase splendida lasciata da Kusturica sottolineata da Dinophisis:
“ora io andrò all’inferno perché non ho rispettato una norma d’ onore che vieta di toccare esseri più deboli, ma siano maledetti coloro che mi hanno costretto a difendermi contro donne e bambini”
“Cercare un tetto dove ripararsi non è istinto rom, ma di qualsiasi essere vivente”
E’ quello che stavo cercando di dire, ma evidentemente a molti sfugge
“Quello che non è giustificabile e che si permetta a delle persone di restare in un paese in assenza di mezzi, in condizioni pari a quelle di un lager nazista”
Esatto
“Non possiamo essere il centro di raccolta europeo di persone che non vengono aiutate dai loro stessi paesi”
Di fatto non lo siamo. Si stima che siano 150.000 in tutta italia. 70.000 sono di cittadinanza Italiana.
Mah. Io credo questo. Che quando una “marginalità” chiede di essere inserita e integrata in modo civile vada ascoltata ed aiutata.
Più vengono inseriti nella normalità e più si adattano.
In italia non ci sono programmi di integrazione per nessuno. Ecco perchè si formano i ghetti con tutte le loro conseguenze negative.
La prima cosa è evitare i quartieri mono-etnici. Ma ancora in questo paese di nani e ballerini non si è capito.
Orbene l’italiano è proprio incorerente. Ci sono migliaia di cari italici che vivono sulle spalle di mammella-stato eppure nessuno si scaglia contro di loro. Però ci si scaglia contro i diversi, specie se son poveri.
Quel tizio dai 2000 euro al mese coi tre figli. Facciamo lo stesso discorso. Te l’ho detto io di sobbarcarti 3 mocciosi con soli 2000 euro al mese? Ti ci ha costretto qualcuno? No. Allora, ARRANGIATI. Hai voluto la bicicletta??? ORA PEDALA.
Questione di coerenza. Se ai nomadi, rom o come cazzo si chiamano deve essere negato a PRIORI il diritto ad una vita normale, beh allora neghiamolo a tutti quelli in difficoltà. Specie a chi esagera e pretende pure di essere aiutato “perchè c’ho 3 figli”.
Riguardo ai vari parassati, lamentatevi ogni tanto dei baby pensionati, degli statali, dei preti, degli occupatori abusivi di alloggi popolari (e sono TAAAAANTI)
Parassiti…
Qualche giorno fa un articolo su Giornalettismo riportava la notizia dell’occupazione di uno stabile abbandonato a Roma da parte di un gruppo di rom che avevano ricevuto la comunicazione di uno sgombero imminente da parte delle forze dell’o…