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di John Christian Falkenberg (Falkenberg)
pubblicato il 18 giugno 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

In dieci giorni i tassi d’interesse sono esplosi di nuovo, prima di calmarsi. Per chi vede il bicchiere mezzo pieno, è il riflesso dell’ottimismo sulla ripresa; per i pessimisti, una nuova risalita di quello che è stato definito il “termometro della paura”. Per molti, il ritorno dei guardiani della sostenibilità delle politiche statali, da parte degli investitori del mercato dei titoli a reddito fisso che l’amministrazione Obama e la Fed speravano di avere zittito

Alla fine della scorsa settimana, il mercato del reddito fisso è andato vicino al colpo di grazia e lo ha evitato di stretta misura. L’intero mercato, dimensionalmente maggiore  del più celebre mercato azionario. era stato scosso nel profondo, prima dal massacro sui titoli legati ai mutui immobiliari, e poi sui tittitanic4 I Bond vigilantes sono tornati? Magari oli di stato veri e propri.  L’andamento dei tassi sui mutui e di quello sul mercato dei titoli di Stato aveva fatto scorrere un brivido  lungo la schiena dei trader: la Fed e le autorità sembravano diventate improvvisamente impotenti e fermare la risalita dei tassi d’interesse, raddoppiati in pochi mesi ed esplosi nelle ultime settimane. Il  fiasco dell’intervento della Fed sul mercato degli MBS e la risalita dei tassi  d’interesse in generale avevano fatto temere una replica sul fondamentale mercato dei Treasuries, i titoli di Stato veri e propri, al momento della prima asta di dimensioni considerevoli, dopo risultati poco entusiasmanti di quelle immediatamente precedenti. L’asta in questione, avvenuta Giovedì 11, è andata bene , anche grazie ad un intervento deciso delle Banche Centrali estere.  Il sollievo ha scatenato un rally che ha riportato i tassi al 3,75% e l’inizio settimana pesante delle Borse sta paradossalmente mitigando il problema, aumentando la richiesta di titoli poco rischiosi; rimane da vedere se il danno alla reputazione della banca centrale potrà essere riassorbito altrettanto rapidamente.

LA LINEA DELLA PAURA – Il  grafico illustra l’origine della grande paura. I minimi dei tassi – ed i massimi dei prezzi – sul mercato dei titoli garantiti da mutui  (MBS) sono stati toccati appena dopo  l’intervento della banca Centrale, che aveva varato un programma di acquisto  al fine di calmierare i tassi sui mutui e, di conseguenza, attenuare la caduta dei prezzi delle case.  Come si può osservare dal grafico, gli acquisti fatti sono stati fatti ai massimi di un mercato che era già salito molto grazie alle fughe di notizie ed alle anticipazioni sul programma federale, un mercato che ha ricominciato a peggiorare quasi immediatamente. La Fed ha procurato quindi sostanziosi utili a banche d’affari con buoni canali di comunicazione con l’Amministrazione, ma  non ha frenato il ritorno dei tassi ai livelli vicini alle prime fughe di notizie. Il caso degli MBS è soltanto l’esempio più lampante, ma la situazione si estende al mercato dei titoli di Stato, teatro di un altro intervento Fed, questa volta da 300 miliardi di  dollari.  I motivi  della171 I Bond vigilantes sono tornati? Magari tensione sono molteplici ed hanno contemporaneamente compresso la domanda, aumentato esponenzialmente l’offerta ed  creato nervosismo in chi  aveva già acquistato.  Il punto di partenza  è lo sforzo eccezionale della Federal Reserve e del governo federale per impedire una deflazione ed una depressione ritenute alle porte. L’obbiettivo fondamentale della Fed, di fronte ad una recessione,  è sempre stato quello d’impiegare la propria capacità di modificare a piacimento il tasso a breve termine,  per comprimere i tassi a lungo termine (che non controlla) ad un livello più basso del livello d’equilibrio; in questo modo, vengono distorti i segnali di mercato che influenzano le decisioni d’investimento;  si spera poi che tale sostegno artificioso attenui il colpo, sino al ritorno della fase ascendente del ciclo economico “naturale” che risolva anche i problemi di eccessivo indebitamento. In questo ciclo, la Fed  ed il governo federale hanno ritenuto che non esistesse soltanto un rischio di recessione, ma anche di una vera e propria deflazione, dovuta allo scoppio della bolla causata dall’eccesso di liquidità – creato dalla stessa Federal Reserve. La soluzione è stata quella di un aumento di spesa inaudito in tempo di pace da parte del governo Federale, che ha visto il proprio deficit esplodere, e di una serie di iniziative di finanziamento e sostegno dei mercati da parte dell’istituto di emissione, che ha stampato moneta a ritmi forsennati per fungere da “acquirente di ultima istanza” per molti titoli; lo scopo era quello di  calmare il panico,  mantenere i prezzi alti ed i tassi bassi, facilitando l’atterraggio dell’economia.

DOMANDA, OFFERTA, FLOP - Tralasciamo considerazioni sull’utilità di affrontare una crisi nata dal troppo debito e dalla troppa moneta stampando altra moneta e incoraggiando ulteriore indebitamento. Tutto quello fatto sinora sembrava aver avuto finalmente successo, dopo mesi di delusioni : i tassi a zero, le agevolazioni, i salvataggi hanno almeno permesso almeno di recuperare le perdite del primo trimestre dell’anno in corso. I costi della manovra sono tuttavia così alti, da  avere minato la fiducia nella stabilità di medio termine, annullando buona parte dell’effetto positivo degli stimoli. Si tratta dell’effetto temuto e descritto da coloro che sono stati  definiti come “liberisti selvaggi” , astratti dottrinari incapaci di comprendere le meravigliose ricette di Bernanke ed Obama.  L’offerta di nuovi titoli di stato  si preannuncia enorme,  nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari , all’incirca una decina di volte il volume a cui il Tesoro americano ci aveva abituati. Si tratta del conto da pagare per il nuovo stato assistenziale e corporativo che sta prendendo piede, fra una nazionalizzazione ed una estensio07 10 04 ensign bernanke I Bond vigilantes sono tornati? Magari ne dei programmi assistenziali, sfruttando il panico. La domanda,  d’altro canto, era stata sinora drogata dal panico sulle Borse, che aveva dato impulso ai prezzi dei titoli di Stato, visti come un porto sicuro. Nessuno prevede una ripartenza frizzante dell’economia, ma è bastata la fine della minaccia dell’Armageddon per fare svanire tale componente  della domanda, almeno per ora. E l’illusione che la Fed avesse in mano le redini del mercato,  che fossero stati i propri interventi a stabilizzarlo, è svanita. Il tasso di sconto portato a zero non serve più a trattenere gli investitori a vendere, a causa dei timori sull’eccesso di emissioni da parte del Tesoro e dello spettro inflazionistico derivante dalla stampa di moneta a ruota libera da parte della Fed, mentre la richiesta di fondi non potrà che aumentar,e per pagare il conto delle politiche dell’amministrazione. L’aumento dei tassi ha effetti ben visibili sull’economia: tassi più alti per i debitori significa minore redditività degli investimenti e mutui più cari, ossia l’esatto opposto degli obbiettivi governativi. Per ora questo rischio sembra essere stato scongiurato, ma al prezzo dell’intervento delle banche centrali estere, che assorbono, per ora, l’eccesso di debito americano. Sono costrette a farlo, per non vedere svalutati i titoli di stato che hanno già acquistato per mantenere sottovalutate le proprie monete: un patto faustiano, inerentemente instabile e dalle conseguenze sempre più problematiche per tutte le parti in causa. Il Governo e la Fed si sono illusi che la propria soluzione alla crisi fosse priva di rischi e che il mercato fosse stato addomesticato grazie alle spregiudicate operazioni, condotte in nome del mercato stesso,  portati avanti nei mesi scorsi. Si è trattato di palliativi, invece, e la scorsa settimana quell’illusione e’ crollata sotto i colpi dei redivivi “bond vigilantes“:  gli investitori nel reddito fisso sono da  sempre occhiuti sorveglianti dei comportamenti virtuosi di governi e aziende; di recente erano stati spinti  in disparte  dal diluvio di liquidità che ha portato alla bolla… e dal diluvio di liquidità per  attutirne lo scoppio, ma  forse  qualcosa sta cambiando. Dobbiamo sperare tutti che sia soltanto l’inizio, altrimenti il risveglio dal sogno socialdemocratico potrebbe avvenire in maniera ben più traumatica.