Rugby, Test Match & Leoni

Tant’e’, teniamo il buono e rinfranchiamoci, sabato a Melbourne e’ prevista la … riperdita.

L’ OROLOGIO DEL RUGBY - Anche la nazionale inglese e’ scesa in campo nel weekend e in quello precedente, contro l’Argentina: 1-1 il risultato  compressivo al termine dei due incontri. Anche Galles e Irlanda hanno compiuto le loro tournee in Canada e Stati Uniti. Di tutti val poco la pena di parlare,  l’attenzione in tali Paesi era da tutt’altra parte. Infatti va detto che l’augusta ripetitivita’ dell’eterno orologio del rugby puo’ essere rotta ogni anno dispari o dalla Web Ellis Cup cioe’ i Mondiali (autunno)  o dalla tournee dei British & Irish Lions in tarda primavera. Questo e’ l’anno dei Lions, una selezione che affonda le radici nella storia di questo sport.

I LEONI - La rappresentativa delle British Isles e’ la selezione dei migliori giocatori di tutte le Home Unions: Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia. Una sorta di super nazionale che dal 1888 (primo tour in Australia e Nuova Zelanda) visita periodicamente quei Paesi anglosassoni dell’Emisfero Australe dove il rugby e’ ‘na roba seria. Col tempo il “format”si e’ stabilizzato: ogni quattro anni i Lions visitano alternativamente Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. L’ultimo tour nel 2005 e’ stato in Nuova Zelanda, ora tocca al Sudafrica dopo dodici anni dalla ultima visita e potete immaginare l’attesa e il seguito. Si stima in almeno 50.000 turisti  il flusso che dai paesi anglosassoni e’ sceso in questi giorni in Sudafrica usando come “utile scusa” il tour dei Lions: anni luce sopra la Confederations Cup calciofila. I Lions tra l’altro mica si trovan davanti, senza offesa, i Bafana Bafana; vanno a sfidare per tre volte gli Springboks, la nazionale che detiene il titolo mondiale di rugby, lo sport nazionale della Tribu’ Bianca degli Altipiani oltre il fiume Vaal. Altro pianeta rispetto ai gusti decisamente orientati al calcio della maggioranza nera del Paese, presidente Jacob Zuma in prima fila, amore che trova per adesso sfogo non tanto nei risultati quanto nelle coreografie – del resto «La musica in Sudafrica fa parte del quotidiano, non è che si manifesta solo sugli spalti», sentenzia da RaiUno Ubaldo Righetti, trovando parole politicamente corrette per rinverdire il trito cliche’ dei neri col ritmo nel sangue. I Lions dicevamo: rimpinzati di irlandesi e gallesi come Tommy Bowe, capitan O’Connel, i mitici BOD Brian O’Driscoll e ROG Ronan O’Gara, Earls, Wallace, Heaslip e poi Jamie Roberts, Martyn Williams, Lee Byrne, Leigh Halpenny e Stephen Jones, piu’ una pattuglia di inglesi con Ugo Monye, Phil Vickery, Tom Croft e Joe Worsley, tutti sotto la guida di Ian McGeechan ex coach dei London Wasps e Warren Gatland allenatore in carica della nazionale irlandese. I Lions paiono quest’anno molto tonici, tosti e determinati: han saputo vincere sinora con cocciutaggine molto british tutte le partite preparatorie contro formazioni locali anche di buon livello come i Cheetahs di Bloemfontein o Western Province di Citta’ del Capo. Sabato 20 il primo scontro con gli Springboks, qui si parra’ la loro nobilitate, la loro capacita’ di difendere una tradizione che risale all’Ottocento. E’ il bello del rugby, sempre fermi, ma sempre avanti a difendere le tradizioni nelle generazioni che si susseguono, col messaggio delle nazionalita’ e dei confini come luogo del rispetto, dell’incontro e dello scambio.  Anche tosto se serve.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>