Giugno tempo di test (match). Compromessi, macheddico, esaltati dalla tournee sudafricana dei British & English Lions.
Il rugby e’ sport cadenzato da ritmi sempre piu’ frenetici ma immutabili:
terminati i campionati e le coppe europee, nell’intervallo tra la prima parte della stagione australe (il torneo Super14) e la seconda (TriNations e poi campionati nazionali) , e’ giunto il tempo destinato da sempre ai cosiddetti Test Match. In linguaggio calciofilo si tradurrebbe “amichevoli tra squadre nazionali”, il che non renderebbe il carico di pathos e l’importanza strategica degli incontri-scontri nel rugby, dove di amichevole c’è solo (e sempre) il terzo tempo, mentre in campo si scende per vincere. A giugno spetta tradizionalmente alle Nazionali Boreali visitare i climi autunnali Australi, mentre a novembre c’e’ la classica resa della visita nei Paesi dell’Emisfero Nord.
I GALLETTI - Dei test disputati in questi giorni, i due di sabato scorso sono stati particolarmente significativi e uno ci riguarda direttamente. Il primo anche in ordine cronologico e’ stata l’inattesa ma meritata vittoria per 27-22 della Francia sui mitici All Blacks a Dunedin, contea di Otago nell’Isola Meridionale, location scelta dalla federazione neozelandese con tutta probabilita’ proprio per mettere in difficolta’ gli europei dal punto di vista climatico (il tempo e’ tipo Amburgo in novembre). Mal glie ne incolse: “probabilmente i peggiori All Blacks di sempre” (definizione della stampa locale) han mostrato di avere grossi problemi nell’handling dell’attrezzo, perdendo un sacco di ovali in fase d’attacco soprattutto nel primo, disastroso tempo. Colpa non solo dell’umidita’ : i Galletti, mix di giovani fuoriclasse (Medard, Bastareaud, Porical) e “vecchi” esperti (Traille, Jauzion, Clerc, Servat), in piu’ dotati di una cabina di regia (Dupuy e Trinh Duc) affidabile e capace di mantenere la calma, si sono rivelati determinatissimi e aggressivi in fase difensiva e velocissimi in quella offensiva. Han saputo mettere in difficolta’ i soliti All Blacks arrembanti e “fisici” ma stavolta troppo prevedibili. La partita e’ stata ipotecata dai Bleus nella prima mezzora, quando sono pervenuti a un clamoroso 17-3 grazie alle belle mete di Francois Trinh-Duc – l’apertura mezza viet dal fisico montaignard – e del tallonatore Servat che ha finalizzato con esperienza la forza del pack. A fronte del reato di lesa maesta’ i Tutti Neri si sono svegliati, hanno modificato l’approccio tattico alla gara (per chi fosse interessato agli approfondimenti tecnici, consultare RightRugby) e si sono portati sul 17 pari con ancora dieci minuti buoni da giocare. Sfortuna (loro) ha voluto che i francesi non si perdessero d’animo ne’ cadessero nello sconforto: al primo errore di gestione dell’ovale commesso nel secondo tempo dai padroni di casa, zac, arriva fulmineo l’intercetto del giovane fuoriclasse Maxime Medard che porta i Galletti alla quarta vittoria di sempre nella Terra della Lunga Nuvola, senza contare quella clamorosa e discussa di Cardiff che mando’ gli All Blacks a casa dal Mondiale 2007. Una vittoria molto fruttuosa in termini di ranking per i Transalpini, che si portano al quinto posto mondiale scavalcando Inghilterra e Galles. Sabato prossimo la rivincita a Wellington.
I NOSTRI - Al termine della gara di Dunedin, per ragioni di fuso orario e’ iniziata quella
di Camberra, Australia, tra gli Azzurri e i padroni di casa. I quali hanno scelto una preparazione meno tough dei neozelandesi per il prossimo TriNations: dopo aver schiacciato i Barbarians – una squadra internazionale ad inviti per stelle piu’ o meno sul viale del tramonto – rendono ospitalita’ ai nostri, gia’ sconfitti a Padova a fine anno scorso in una partita che aveva illuso molti tifosi sulle potenzialita’ azzurre, crollate nel fallimentare torneo delle Sei Nazioni successivo. La partita e’ andata come doveva andare: 31-8 per i Wallabies, sempre belli da vedere per la maestria e la completezza del bagaglio tecnico. Tenendo nel dovuto conto i valori in campo, i nostri non hanno sfigurato. In particolare salta fuori che finalmente abbiamo un attaccante vero, tal Craig Gower, australiano di nascita con nonno umbro, residente a Bayonne, Francia: l’ex stella del rugby a tredici, versione tutta corsa, penetrazioni e mete del gioco dei gentiluomini, ha propiziato la bella meta degli azzurri. Lampo d’attacco purtroppo rimasto isolato, i Wallabies ci hanno confinato con un gioco tattico perfetto nella nostra metacampo a resitere resistere resistere. Purtroppo la difesa arcigna e molto ordinata dei nostri non ha saputo impedire cinque mete agli avversari, con tanto di hat trick (tripletta) per l’esordiente diciottenne James O’Connor: vuoi per superiorita’ individuali degli australi vuoi per il fatto che, e dagli e dagli, qualche errore individuale, qualche crepa organizzativa nei nostri saltava fuori prima o poi.






















