Interni

Cronaca di un referendum (non) annunciato

16 giugno 2009

Siamo in pieno periodo elettorale. Appena finito di contare i voti delle elezioni europee e amministrative, ci si trova a riaprire i seggi per ballottaggi delle amministrative e referendum. Tra ricatti politici e inviti all’astensione

Il 35% degli elettori si sono tenuti lontani dai seggi, due milioni hanno consegnato schede bianche o nulle: sono i numeri del maggior partito italiano, quello del cittadino che non partecipa della politica. Sono dati di poco più di una settimana fa, in aumento rispetto alle ultime chiamate al voto, e che fanno suonare un campanello d’allarme: il cittadino medio non ne vuole sapere.

REFERENDUM A OSTACOLI – In questo quadro politico, il prossimo fine settimana, domenica 21 e lunedì 22 giugno, sono programmati non solo i ballottaggi delle elezioni politiche, ma soprattutto il voto per il referendum sulla legge elettorale. Un referendum che più di altre volte è stato al centro dell’agenda politica del governo, sin da aprile, e ha visto susseguirsi scontri politici e ricatti. La netta presa di posizione in senso negativo della Lega Nord ha in un primo momento impedito l’incorporazione con le votazioni della scorsa settimana (questo “election day” avrebbe permesso un risparmio di circa 400 milioni di euro, che si sarebbero potuti destinare ad esempio alle vittime del terremoto in Abruzzo). In seconda battuta, dopo aver trovato un faticoso accordo sulla data del 21-22 giugno, lo stesso partito ha imposto al Presidente del Consiglio un improvviso dietrofront sulle iniziali dichiarazioni di voto a favore del SI. Ostacolo dopo ostacolo, ci si ritrova oggi con un comitato promotore isolato, più volte protagonista di denunce per l’oscuramento televisivo e informativo subito, orfano di qualsivoglia referente politico, eccezion fatta per singole personalità come il Presidente della Camera Gianfranco Fini.

I QUESITI, LE CONSEGUENZE POLITICHE – Ci si chiederà cosa contengano i quesiti referendari di così dirompente, quale innovazione possa creare tanto scompiglio nel Governo. Cercheremo di riassumere contenuto e soprattutto effetti di ognuno dei tre quesiti che ci vengono proposti. Il primo vorrebbe abrogare la facoltà per i partiti di coalizzarsi prima delle elezioni dei membri della Camera dei Deputati, lasciando la sola opzione della creazione di liste unitarie (più banalmente: diventerebbe illecita un’operazione come quella dell’Unione che vinse nel 2006, mentre sarebbe legittimo unificare in un unico partito più compagini). Di conseguenza, il partito con la maggioranza relativa dei voti su base nazionale otterrebbe il premio di maggioranza prima riservato alla coalizione: leggasi il 55% dei seggi alla Camera (anche se avesse raccolto non più del 25% delle preferenze). Di contro, lo sbarramento del 4% resterebbe in vigore. Il secondo quesito applica lo stesso principio all’elezione dei membri del Senato, con due differenze: il premio di maggioranza sarebbe attribuito su base regionale (quindi il 55% dei seggi riservati a quella specifica regione spetterebbero al partito con più voti in quella stessa regione), mentre lo sbarramento sarebbe all’8% (anche questo calcolato su base regionale). Ultimo e fondamentale quesito riguarda i limiti alle candidature: abrogando parzialmente la legge elettorale, sarebbe vietato di lì in poi ai politici candidarsi in più circoscrizioni. Le famose candidature multiple, che già avevamo denunciato attraverso questo stesso sito, consentono ai partiti di far eleggere persone attraverso i voti di un collega più noto, che ne raccolga in diverse zone del Paese e li distribuisca a elezioni concluse. Un modo per scegliere i membri della Camera nelle riunioni di partito anziché in base alle preferenze dei cittadini.

LA MAGGIORE GOVERNABILITA’ – Se di quest’ultimo quesito abbiamo detto tutto, dei primi due occorre sottolineare un aspetto: allo scopo di garantire maggiore governabilità del paese, e indirettamente di impedire in futuro i ricatti di un partito che abbia raccolto i voti sufficienti a mettere in minoranza quello di governo, si darebbero le chiavi del potere al solo partito di maggioranza relativa (che per forza di cose dovrà essere grande e radicato sul territorio – argomento che i referendari usano per scongiurare il pericolo di avallare una “dittatura di un partito”). E’ proprio questa perdita di centralità nelle scelte del governo che la Lega Nord teme. Ultima possibile (probabile) conseguenza di un’eventuale vittoria dei “sì” è la proposizione di una nuova legge elettorale, da far votare al Parlamento prima delle prossime elezioni. In questo senso si sono espressi eminenti personaggi della scena politica nazionale. Il porcellum di Calderoli, potato di troppi rami, non garantirebbe la stabilità dell’attuale maggioranza politica, che appunto sul continuo compromesso fra PDL e Lega Nord si basa. E’ questo uno scenario molto plausibile, tenendo conto da un lato che proprio il partito del nord da mesi si sta spendendo contro le temute modifiche della legge Calderoli, e dall’altro che la Lega è essenziale al Presidente Berlusconi per conservare la maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato. Come per l’appunto osservato da D’Alema, dunque, presumibilmente si finirebbe per forzare la creazione di un gruppo di lavoro trasversale che si occupi della scrittura di un nuovo testo, da far approvare al Parlamento prima delle prossime elezioni politiche. Salvo clamorosi colpi di scena, quale potrebbe essere una crisi di governo provocata dal PDL per estromettere la Lega Nord e presentarsi al voto forte del risultato delle europee (che con la legge elettorale “mutilata” dal referendum consentirebbe al partito di Berlusconi di ottenere il 55% dei seggi senza grossi sforzi). Scenario, quest’ultimo, che ad oggi sembra di fantapolitica (siamo sicuri ad esempio che in quel caso molti elettori del PDL non “punirebbero” un comportamento simile, finendo per votare Lega o addirittura per disertare le urne?).

I MOTIVI DEL NO – Abbiamo dunque (seppur brevemente) spiegato contenuto ed effetti del referendum. Molti lettori si saranno già fatti un’idea propria. Altri saranno stati influenzati dalle riflessioni di un addetto ai lavori che stimino. A fini di completezza, sembra tuttavia corretto dare risalto a una strana “alleanza” all’interno del cosiddetto “partito del NO”: quella tra le forze a sinistra (o presunte tali) del Partito Democratico (Italia Dei Valori e sinistra radicale, con la differenza che quest’ultimo schieramento invita all’astensione, mentre Di Pietro afferma che voterà no, ma comunque andrà a votare) e la Lega Nord. Gli argomenti contro il referendum sono principalmente due: con la vittoria del SI’ il Governo diventerebbe uno strumento di un solo partito, con il ripristino di un principio che nel nostro Paese è stato adottato soltanto in epoca fascista (in quel caso il partito di maggioranza relativa otteneva addirittura il 66% dei seggi); di più, si costringerebbero di fatto i piccoli partiti a confluire in quelli più grandi, forzando il bipartitismo ma soprattutto togliendo ogni peso politico alle opinioni di un gran numero di elettori (per capirci, quelli comunque sufficienti a superare gli sbarramenti), con gravi conseguenze sulla rappresentanza. La dialettica parlamentare, già gravemente colpita dall’abuso di decretazione d’urgenza in queste ultime legislature, sarebbe completamente abolita, a favore di una dialettica interna ai partiti.

22 commenti a Cronaca di un referendum (non) annunciato

  1. Giamba

    Faccio come fece il Vate. Vado verso la Vita. Vado con Silvio.

    Ma come fa a non stare dalla parte di Silvio chiunque ami la vita?

    Da una parte vedi quest’uomo felice, soddisfatto dal punto di vista esistenziale, economico e sessuale, che realizza tutti i suoi desideri.

    Circondato da altri uomini felici come lui, soddisfatti dal punto di vista esistenziale, economico e sessuale, che realizzano tutti i loro desideri.

    Dall’altra parte piccoli meschini ometti e feminette cattocomunisti, repressi dalle loro ideologie contro natura e contro la vita cheli rendono incapaci di dare ogni felicità a se stessi e quindi agli altri

    Stanno lì bell’ombra a sfogare la loro infelicità tramando nell’ombra per togilere la felicità a chi è felice.

    Stanno lì nell’ombra, come servette, a parlare dei soldi del padrone, senza avere soldi, a parlare delle trombate del padrone, senza trombare,

    IO AMO LA VITA, LA SALUTE, LA FELICITA’.

    IO SO CHE PER DARE FELICITA’ AGLI ALTRI BISOGNA ESSERE FELICI.

    Faccio come fece il Vate.

    SCELGO LA VITA.

    SCELGO LA FELICITA’

    SCELGO SILVIO.

  2. gloria

    aspettavo un articolo sul referendum!!! Mi è tornato in mente solo oggi che mancano pochi giorni

  3. Pingback: diggita.it

  4. Giamba

    Andate a votare al referendum?
    Bravi figliuoli..
    Una “nobile testimonianza”..
    Ed un quorum non raggiunto.

  5. @ giamba
    perché tutto deve risolversi nell’amare in modo smisurato il berlusca o nell’odiarlo profondamente? Non sarebbe più utile al paese o alla nazione, che dir si voglia, vedere l’inutilità di questo referendum dove il popolo non delibera un cazzo o preferiamo avere belle donnine con cui fare … anche nulla ma passare per grandi scopatori e avere tanto bel denaro da spendere ma non costruirci una vita migliore?
    Lo so giamba mi dirai di tutto ma non posso fare a meno per tutti i miei trascorsi di contestare il tuo edonismo materialistico

  6. Andrò a votare NO a due terzi dei quesiti referendari. Continuo a dire che una pessima legge non può essere minimamente migliorata eliminando virgole o aggettivi che ne cambino il senso, ma l’importanza dell’istituto referendario in quanto tale è enorme e non può passare l’idea della sua sopraggiunta inutilità. Piuttosto io sono dell’idea che si dovrebbero raccogliere più firme e abbassare il quorum ,per rendere il referendum più importante ed evitare che ci sia una “coalizione” per l’astensione. Contando sulla progeressiva sfiducia e disaffezionamento dei cittadini verso le proprie prerogative, oltre che dannoso e pericolo, incivile e amorale, è quanto di più sbagliato che si possa fare.

    Sono rimasto troppo scottato dal mancato quorum della precedente tornata elettorale, devo al richiamo all’astensione in quel caso il mio odio viscerale verso tutte quelle componenti politiche che hanno appoggiato il non voto. Ho scritto e mi sono infuriato.

    Voglio dire no alla sostanza di questi quesiti, ma al contempo voglio ricordare che quello che facciamo recandoci alle urne è essenziale per l’intera vita democratica del Paese.

    Sulle ragioni dei miei no (e del mio si) trovo che l’analisi di Luigi Prosperi sia assolutamente esaustiva e totalmente condivisibile dal sottoscritto.

  7. Giamba

    Cattocomunismo e infelicità: un connubio inscindibile

    Come potrebbe mai essere felice chi viene educato, fin dalla più tenera età, a criminalizzano il sano e naturale egoismo?

    La felicità viene dl crescere il sano e naturale egoismo, dall’assecondare il sano e naturale egoismo, dal soddisfare il sano e naturale egoismo.

    Il loro destino necessario ed inevitabile è l’infelicità, poi il risentimento ed il rancore verso chi è felice, ed infine il bisogno meschino di togliergli la felicità.

    Immaginate quanto male puà fare agli altri un cattocomunista che si occupa degli altri.

    Immaginate quanto male può fare un cattocomunista che governa: un Prodi, un D’Alema, un Veltroni, un Franceschini, una Rosibindi, una Liviaturco.

    Gente infelice, rancorosa e risentita cnme tutti gli infelici.

    Per rendere felici gli altri bisogna essere felici.

    Votare per i cattocomunisti vuol dire condannare il popolo, per sempre all’infelicità.

  8. Giamba

    Il commento qui sopra è una risposta al commento delle 13:54 di Iliade46

  9. grano

    Trovo l’incitamento all’astensione squallidamente antidemocratico. Oltre a ciò Michele Ainis sulla Stampa cita l’art. 98 del testo unico delle leggi elettorali per la Camera e l’art. 51 della legge che disciplina i referendum, i quali sanzionerebbero (pare) con pene detentive quel tipo di comportamento. Visto che si sarebbe in presenza di flagranza di reato, dal momento che l’incitamento avviene davanti ai microfoni dei canali televisivi nazionali, possibile che nessuna delle nostre spesso zelantissime procure ottemperi all’obbligo dell’azione penale?

  10. Giamba

    Deliri: ideologie e religioni fondate sull’esaltazione del dolore e della sofferenza

    Danno una medaglia alla fine?

    O forse veramente ancora qualcuno crede a quella cazzata delle ricompense dopo la morte per gli ultimi, i poveri, i sofferenti e gli umiliati?

    Ma sta cosa l’ha inventata il potere per tenere buoni i disgraziati usati e sopraffatti dal potere.
    I preti stanno a a libro paga del potere solo per diffondere sta cosa tra iil popolo coglione.
    “Perdonate chi vi fa soffrire, perchè sarà punito diopo la morte”".
    Cosi’ stanno boni e continuano a pijala in culo.
    Tanto chi controlla?

    Lo strumento peculiare di sopravvivenza della specie Homo Sapiens è il cervello evoluto, l’intelligenza e quindi la possibiitò di usarla.

    Perchè non uarla per avere una vita piena di piacere e gioia?
    Perch non usarla per evitare il dolore e la sofferenza?

    PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE.

  11. Giamba

    Anche il commento qui sopra è una risposta al commento delle 13:54 di Iliade46

  12. Vado a votare. Perchè l’ennesimo referendum fallito segnerebbe la fine (se già non c’è stata) di questo strumento, che una delle pochi armi davvero in mano ai cittadini per controllare l’operato dei propri rappresentanti.

    Ci sono buone ragioni per il sì e buone per il no. Forse alla fine sceglierò il sì. Ma – lo ammetto – non mi faccio illusioni: abbiamo votato per l’abolzione del Ministero del Turismo, e c’è una ministro del turismo. Abbiamo votato contro il nucleare, e il nucleare torna di moda.

    Purtroppo, non si può abrogare né per Referendum né in altro modo la poca serietà di chi ci rappresenta. Forse perchè per molti – che s’illudono che la questione non li riguardi, ma invece li riguarda molto – la non serietà è simpatica. E diversi ci si riconoscono. In modo assolutamente bipartisan.

    C.

  13. Pingback: REFERENDUM: CHE FARE? VOTARE, VOTARE, VOTARE! « Europee 2009: per una politica pulita

  14. http://politicapulita.wordpress.com/2009/06/16/referendum-che-fare-votare-votare-votare/

    come dicono essemme e comicomix, è importante andare a votare.
    scegliendo liberamente, ma ESPRIMENDO LA PROPRIA VOCE.

  15. @ Carlo (Comicomix)
    E’ vero, fin troppi referendum passati anche plebiscitariamente sono stati ignorati, chi prima e chi dopo, dalla classe politica. Ma – almeno – la gente se li ricorda, sa bene che ci sono stati, e che modificare una legge su cui si è espresso un voto popolare è comunque un terreno scivoloso. Ministero del turismo a parte, guarda effettivamente gli sforzi che si stanno facendo per ammorbidire l’opinione pubblica, per preparla all’idea del ritorno al nucleare. Oppure pensa alla levata di scudi sulle revisioni paventate della legge sull’aborto. Questi pilastri sono considerati tali anche alla luce della loro conferma elettorale.

    Non mi faccio illusioni, neanche io. Ma so che il mio voto è importante. E’ essenziale. Raggiungere il quorum in questo caso è comunque un faro che si accende su una pessima legge elettorale, qualsiasi sia il prevalere di una posizione. Il suo naufragio sarebbe l’ennesima delega in bianco che si concede alla classe politica.

  16. Procellaria

    Una domanda:

    sarebbe ammissibile un referendum che abroghi il quorum per i referendum?

  17. redmail

    Il problema in più e che sovente passato il quorum e vinto i ”Si” rivolti a uno specifico quesito, viene fatta poi una legge correttiva in Parlamento che ne stravolge regolaramente a sua volta contenuti ed effetti. Il citadino è in Italia in un ”cul de sac”. Della sua opinione i rappresentanti se ne fregano sovente su tutta la linea.

  18. redmail |errata|

    Il problema in più e che sovente passato il quorum e vinto i ”Si” rivolti a uno specifico quesito, viene fatta poi una legge correttiva in Parlamento che ne stravolge regolaramente a sua volta contenuti ed effetti. Il cittadino è in Italia in un ”cul de sac”. Della sua opinione i rappresentanti se ne fregano sovente su tutta la linea.

  19. Non andrò a votare, e spero che il fallimento di questo ennesimo, ridicolo referendum (Segni in vecchiaia dovrebbe rassegnarsi al fatto che l’Italia non è l’Ammeriga) significhi finalmente la fine di questo dispendioso, abusato e demagogico strumento che tenta solo, annaspando, di mettere delle pezze a mancanze o disastri evidenti causati dall’inadeguatezza e dall’arraffismo di parte della nostra classe politica.

    Ma, suvvia, non è cancellando qualche virgola o qualche frase che si può porre rimedio a ciò (anche perché la volontà del popolo così espressa è acqua fresca, o poco più, per chi non l’avesse notato; quanto vi illudete che resista una legge elettorale nata in questo modo, ammesso e non concesso che raggiunga i risultati desiderati?); è una visione ingenua, semplicistica, per cambiare le regole in maniera degna e duratura occorrono intese extra-large, dei politici semiveri (qualcuno in giro già c’è, ma ce ne vogliono di più) che si accordino per fare riforme vere…

  20. @procellaria
    Tecnicamente no. Il referendum che cercasse di abrogare il quorum sarebbe considerato inammissibile dalla consulta. Però si potrebbe fare una legge di iniziativa popolare. Unico problema, potrebbe soggiacere in Parlamento per il resto dei suoi giorni perchè non c’è l’obbligo di essere calendarizzata. L’unica soluzione dunque è fare pressione nei confronti dei parlamentari che dovrebbero rappresentarti e chiedere che facciano qualcosa per ‘ripagare’ la tua fiducia espressa al momento del voto.
    Purtroppo ad oggi c’è una fetta consistente di elettorato che non è rappresentato in Parlamento (il suo voto è stato dato a partiti che non hanno raggiunto il quorum) o – comunque – non essendoci più il legame diretto tra eletto e cittadino (come per esempio con i collegi uninominali) è difficile avere la corretta forza di lobbying nei confronti degli eletti.

  21. è per commenti come quello di prostata che sul nostro blog stiamo facendo campagna a favore del voto, sia esso un si o un no.

    difendiamo l’unico strumento di democrazia diretta che abbiamo.

    p.s. non è la cancellazione della singola virgola: è l’espressione di un’opinione politica DIRETTA, senza mediazioni. Forse ti sei dimenticato il referendum sul divorzio, quello sull’aborto, quello sul nucleare: ci sono questioni su cui il popolo ha dettato la linea politica al governo, e non viceversa.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>