Se venisse messo in pratica il famoso aforisma shakespeariano (“Per prima cosa uccideremo tutti gli avvocati”) i palinsesti tv avrebbero una crisi.
Ad affollare il foro televisivo si aggiunge in questi giorni Eli Stone. Come
tutti i suoi predecessori in toga, Eli è un giovane rampante avvocaticchio di San Francisco, ricco sfondato perché bravo ed ambizioso. Ha la faccia da Ciccio Bello cresciuto bene, con le scuole giuste e la giusta visione della vita: e cioè che si deve essere sì bravi ragazzi, ma sul lavoro una certa percentuale di pelo sullo stomaco ci vuole, o non si fanno i soldi, uè. Da Ciccio Bello saggio, che ha capito come va il mondo e cosa bisogna fare, si è anche fidanzato con la figlia del capo in testa del suo studio, avvocato squalo come deve essere chi mette in piedi una baracca da qualche milione di dollari, che ha la faccia perennemente di tola di Victor Garber.
TELE-VISIONI - Eli ha dunque una vita soddisfacente sotto ogni punto di vista: è felice, è giovane, è fidanzato, guadagna come un pascià e non si deve angosciare particolarmente per scrupoli morali, perché fa il suo lavoro con coscienza. Se non che, ad un certo punto, gli appare George Michael. Nel salotto di casa, che canta Faith. Da quel momento, è un delirio, nel senso letterale del termine, sebbene con venature simpaticamente pop: Eli sente le voci, sotto forma di vecchi successi della hit parade; ha allucinazioni relative al padre ed alla sua infanzia. Scombussolato e sconvolto, si dedica – forse per placare la cattiva coscienza che, psicoanaliticamente, incolpa del suo imminente crollo nervoso – a difendere una causa giusta (una madre che incolpa una multinazionale di aver fatto ammalare il figlio con un vaccino tarocco); finché, consultato il fratello medico con cui ha un rapporto controverso, ottiene un responso che è una specie di condanna. Le allucinazioni, George Michael e il juke box che si ritrova in testa non sono dovuti allo stress o al senso di colpa, ma ad un aneurisma celebrale che può scoppiare da un momento all’altro, mandandolo al creatore per direttissima sensa lasciargli il tempo di fare né a né ba.
IN HOC SIGNO - Il povero fanciullo, disperato, dopo la medicina ufficiale si rivolge al suo agopuntore di fiducia, il quale gli rifila una bella spiegazione New Age: forse l’aneurisma è un segno del cielo, che consentirà a Eli di diventare una sorta di avvocato, sì, ma veggente e profeta: un paladino delle cause giuste biologicamente programmato come una bomba a tempo, insomma: anche un aneurisma celebrale fa parte del misterioso piano del Destino o di Dio. Eli è perplesso, perché in Dio non ci crede e non ci ha mai creduto, dice, ma siccome continua ad avere le traveggole e uno straccio di motivo razionale bisogna pur darselo, accetta la cosa come una missione: le prossime puntate si annunciano politicamente corrette e destinate al raddrizzamento di ingiustizie legali.




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