di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
postato alle 11:59 del 12 Agosto 2008 in EconomiaTorna alla home

La politica economia europea e il futuro: a partire dalle decisioni di Trichet, si potranno delinerare gli scenari futuri della situazione economica del Vecchio Continente. Un bivio di non facile soluzione.

Che direzione prenderà la politica della BCE pare ai più molto chiara: tassi fermi per tutto l’anno, così come farà probabilmente la Fed, in modo che ad inizio 2009, a recessione inoltrata, si possa parlare di tagli dei tassi di interesse; in tal senso sarà indicativa la probabile prossima Via Crucis di fallimenti & write-off, soprattutto se condita in salsa “contagio carte di credito”, che ci si può aspettare con le semestrali delle banche. Questo però cozza con un andamento preoccupante dell’inflazione. Questa prospettiva fa pensare ad una “fermezza” della BCE, che con la sua bolscevica intransigenza sventola il vessillo del target di inflazione (al 2%; l’inflazione ha passato il 4% ma per molti è un dettaglio insignificante).

USA UE, LE DIFFERENZE - Ma la BCE non è così “dura” come sembra, e forse avrà ancora il pudore di mantenere il tasso ufficiale (Refi) reale positivo per dare un senso al proprio mandato di stabilità monetaria, cercando intanto di non venir tacciata di genocidio economico (qualche Governo già lo fa, ma vista la leggerezza da cicala con cui ha goduto dell’ingresso nella UE non è molto credibile). Guardando i fatti, e non le chiacchiere, il target di inflazione è stato sacrificato sull’altare della crescita. Trichet ha tenuto fermo per un anno il Refi ed ha iniettato liquidità per comporre il panico sui mercati. La politica della BCE è “più restrittiva” di quella della Fed, ma definirla restrittiva tout-court è eccessivo. Rispetto al collega americano, dato il mandato BCE, non ha potuto essere troppo spregiudicato nel suo aiuto all’economia, e quindi ha lasciato che i tassi interbancari salissero un poco (euribor-3-mesi: media luglio 2007 4,216% - media luglio 2008 4,961%; IRS-10-anni media luglio 2007 4,821% - media luglio 2008 4,984%). Soprattutto i tassi reali risultano in calo da un anno a questa parte: essendo l’inflazione passata in un anno da circa l’1,9% al 4,1% del mese scorso, il Refi reale è passato dal 2,1% allo 0,15%, l’euribor-3-mesi dal 2,316% allo 0,861%, e l’IRS-10-anni dal 2,921% allo 0,884%. La crescita annua del PIL nella UEM a inizio 2007 è stata del 3,2% mentre a inizio 2008 è stata del 2,1%. Cioè, in termini reali, a inizio 2007 la crescita della UEM era di 0,884 punti superiore all’euribor e di 0,279 punti superiore all’IRS, ed a luglio ci siamo trovati con una crescita superiore di 1,239 punti all’euribor e di 1,216 punti superiore all’IRS. Questo può essere il risultato di una politica restrittiva seria? Va da sé che un paese come l’Italia che si avvia alla crescita zero è nei guai pure in questa situazione.

OCCHIO ALLE MATERIE PRIME - Come ho discusso anche altrove, la BCE ha tenuto il Refi reale negativo solo tra il 2003 e metà 2005, riportandolo in territorio positivo ai primi cenni di inflazione, essendo il tasso ufficiale lo strumento primo di controllo dei prezzi. Nella punta inflazionistica del 2000-2002 il Refi reale è stato appunto positivo, evitando l’errore molto keynesiano di tassi negativi in cui incorse la Bundesbank nei primi anni ‘70. Se il rintracciamento delle materie prime (petrolio in primis) non varrà a fermare la salita dell’inflazione, il prossimo mese ci potremmo trovare con un Refi reale nullo, con una prospettiva concreta di un ulteriore balzello dello 0,25 entro ottobre.

FUTURO INCERTO - Se Trichet lascia che l’inflazione scavalchi il Refi avremo invece il segnale che la UEM è in pesante recessione e che la BCE ha abbandonato definitivamente il suo mandato anti-inflazionistico, perdendo così la decenza che è stata propria del precedente Governatore, e facendo un gran regalo al dollaro USA. Se la BCE volesse salvare la faccia dovrebbe o dimostrare di aver previsto con precisione il rientro dell’inflazione nei prossimissimi mesi, o aver cura di tenere il Refi reale positivo. Come già anticipato, nell’ultimo trimestre (o forse prima) capiremo di che pasta è fatto Trichet e quale sarà il futuro dell’euro.

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