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Internidi Simone Tagliaferri (Karat45)
pubblicato il 15 giugno 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Intercettazioni sì, intercettazioni no: paralleli tra la visione italiana e nel mondo. Dove sta la differenza? Forse nella fedina penale

Uno dei paradossi della battaglia del centro-destra italiano contro le intercettazioni telefoniche è tutto culturale. Non è improprio affermare che nella maggior parte dei paesi occidentali sono le destre a spingere per avere Sarkozy3 Berlusconi e il crollo del concetto di giustizia maggiori controlli e per liberare le intercettazioni telefoniche dalla burocrazia che teoricamente le rende meno efficaci. Per rendersene conto basta guardare gli esempi che vengono dalla Francia e dagli Stati Uniti.

ESEMPI NEL MONDO – Nel primo caso è una legge del 23 Gennaio del 2006, voluta dall’allora ministro dell’interno Nicolas Sarkozy, ad aver ampliato le possibilità di controllo sui dati personali dei cittadini, rendendo più semplice ottenere l’autorizzazione a piazzare telecamere di controllo, rendendo obbligatoria la trasmissioni dei dati personali degli utenti per ferrovie, compagnie aeree e compagnie marittime e aggiungendo un articolo al Code des postes et des communications électroniques (L34-1) che amplia la durata della conservazione dei dati personali degli utenti in caso di necessità legali. La legge è stata motivata dalla necessità di aumentare la sicurezza dei cittadini e di migliorare gli strumenti per la lotta al terrorismo. Ovviamente ne sono seguite polemiche, con la destra che ha difeso la nuova legge e la sinistra che è partita all’attacco difendendo il diritto alla privacy. La situazione negli Stati Uniti è molto più complicata. Nel 2001, dopo i fatti dell’11/09, con un ordine esecutivo segreto di cui ancora non si conoscono tutti i dettagli, Bush autorizza l’NSA ad eseguire intercettazioni telefoniche e telematiche senza l’autorizzazione del FISC. Ovviamente la motivazione principale è la lotta ’senza confini’ al terrorismo. Quando l’NSA electronic surveillance program diventa noto, si scatena un dibattito senza precedenti sulle libertà individuali dei cittadini garantite dalla costituzione americana, tra le quali il diritto alla privacy. Per riassumere, i Repubblicani (la destra americana) si schierarono a favore di George W. Bush affermando che era giusto rinunciare a qualche libertà per garantire la sicurezza dei cittadini, mentre i Democratici (assimilabili alla sinistra), cercarono di difendere, inizialmente con non molta forza a causa della ferita ancora aperta dall’attacco al World Trade Center, il diritto alla riservatezza dei cittadini. Il dibattito interno agli USA, di cui noi abbiamo avuto scarsa eco, non si è concluso in pochi mesi e, in verità, si è protratto fino alla recente campagna elettorale, dove Obama ha dichiarato: “No warrantless wiretaps if you elect me“ (Trad. “Se mi eleggete non ci saranno più intercettazioni senza autorizzazione”) per poi fare un brusco passo indietro il 6 Aprile del 2009 confermando di fatto la linea Bush, probabilmente per non dare l’idea di stare indebolendo troppo la lotta al terrorismo, ancora molto sentita negli USA nonostante la crisi economica.

PARADOSSI PANOPTICI - In ‘Surveiller et punir: Naissance de la prison‘ (1975) Michel Focault traccia la storia dei sistemi di punizione e di sorveglianza, legandola alla volontà di controllo dei corpi degli individui da parte del potere (perdonate l’eccessiva semplificazione) e arriva a teorizzare il panoptismo (da panopticon, ‘che fa vedere tutto‘) come modello dell’ossessione del contro del corpo della società borghese: E per esercitarsi, questo potere deve darsi lo strumento di una sorveglianza permanente, esaustiva, onnipresente, capace di rendere tutto visibile, ma a condizione di rendere se stessa invisibile. Essa deve essere come uno sguardo senza volto che trasforma tutto il corpo sociale in un campo di percezione” (Michel Focault, Sorvegliare e punire, trad. italiana, 1993, Einaudi Tascabili, p. 233). Insomma, non è improprio affermare che in un’ottica storica è la destra (intesa come tendenza culturale) che solitamente si schiera a difesa delle forme più dure di repressione e prevenzione della criminalità, predicando sulla necessità di creare e attuare sistemi di controllo più duri e radicali, mentre la sinistra (anche qui da intendersi come tendenza culturale) sposa solitamente posizioni diametralmente opposte. È lecito quindi chiedersi cosa stia succedendo in Italia proprio partendo dalla paradossalità di una destra che vuole ridurre al minimo gli strumenti di controllo della legge sui cittadini, in alcuni casi neutralizzandoli pur mantenendoli sulla carta, con dall’altra parte una sinistra che pare assumere posizioni di difesa degli stessi, ma non senza frizioni interne, come dimostrano i parlamentari che hanno votato la legge sulle intercettazioni insieme alla destra, forti del voto segreto.

CUI PRODEST – Per rispondere a questa domanda bisognerebbe studiare accuratamente da parlamento italiano Berlusconi e il crollo del concetto di giustizia chi è composta la classe politica italiana e di come ci sia stato nel corso degli anni un decadimento culturale che ha portato alla perdita dei principi base delle diverse fazioni in campo, le quali si ridefiniscono alla bisogna ogni volta che hanno necessità di modificare la propria posizione, solitamente per motivi d’interesse dei partiti o dei singoli membri degli stessi. O forse, più semplicemente, basterebbe leggere la fedina penale e il background culturale di molti parlamentari e considerare che solitamente sono i criminali a trovare vantaggio dall’allentarsi dei controlli, senza starsi troppo a snervare per definire la collocazione politica di questo continuo scivolare nel nulla.

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