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Internidi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 15 giugno 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Non si può fermare la forza prorompente dell’innovazione. Non quando al governo ci sono persone della tempra di Maria Stella Gelmini. Dopo la straordinaria innovazione del ritorno al 7 in condotta, del grembiule a scuola, del maestro unico, ecco l’ultima grande novità: il ritorno ai Licei degli anni ’30

Ministro della distruzione Riforma dei licei, Maria Stella colpisce ancora

Perché la ministro è una grande innovatrice. Lei fa grandi riforme. Lei guarda al futuro. Telefona al suo consulente, il Dottor Emmet Brown, prende a braccetto il suo amico Marty McFly, bacia la foto di [[Silvio Berlusconi]], inforca gli occhiali, entra a bordo della Delorian e…via! Il ritorno al futuro è compiuto! Un passo avanti dopo l’altro, senza sosta. Ha iniziato l’anno scorso. Consapevole della non eccelsa qualità dell’apprendimento degli studenti,  la ministro ha varato una grande riforma, pochi mesi fa. I soliti disfattisti senza fantasia avrebbero aumentato le risorse disponibili, incentivato un ricambio generazionale del corpo insegnante, riorganizzato la scuola.

Ma lei è più avanti. Guarda al futuro anzi al Ritorno al futuro. Ed ecco la soluzione: tagli al personale, tagli alle risorse, tagli di orario, il ritorno del 7 in condotta, il maestro unico alle elementari, il grembiule a scuola. La qualità dell’apprendimento si migliora così. I soliti disfattisti  hanno osato insinuare che la logica degli interventi normativi fosse solo quella di tagliare la spesa pubblica nell’Istruzione anziché fare un’effettiva riforma del sistema scolastico, coerente e con specifiche finalità pedagogiche di fondo. Ma la Gelmini, forte del consenso del 400% di docenti e famiglie, un consenso forte, evidente, netto, a bordo della sua Delorian, non si è fatta intimidire.

Di fronte al grande gradimento che le sue innovative idee hanno avuto tra studenti, genitori ed insegnanti, la ministro si è però spaventata un po’. Troppa innovazione, non si deve esagerare. Così ha fatto un mezzo passo indietro, un nuovo ritorno al futuro: ha trasformato da obbligatorio a facoltativo il ritorno del maestro unico alla scuola elementare, ha confermato il tempo pieno con due insegnanti per classe e ha congelato l’incremento del numero degli studenti per classe. Ma nonostante questo, chi ha potuto ha deciso di iscrivere i suoi figli all’estero, nelle scuole slovene.

E i risultati già si vedono. Sull’apprendimento? Ma no, sciocchini! Dalla circolare ministeriale dello scorso 2 aprile sono emersi tagli all’organico. Nelle scuole elementari e medie sono state tagliate, 37 mila cattedre: 5.645 in meno in Campania, 3.646 in Puglia, oltre 5 mila in Sicilia, 2.492 in Calabria, 3.999 in [[Lombardia]]. Circa 9 mila cattedre eliminate nel solo Nord italia. E negli asili o scuole materne, secondo i dati della Gelmini, c’è stato un boom di richieste del tempo pieno del 47% da parte delle famiglie, che richiederebbe 10.037 nuove classi, mentre al contario (siamo furbi noi italiani!) sono stati tagliati lo stesso 11.767 maestri. Quando ricomincerà l’anno scolastico, a settembre, le famiglie saranno felici come non mai.

I tagli – pardon, le riforme –  non toccavano le scuole superiori. Una lacuna grave, nel disegno riformatore della ministro Gelmini. Ma Marty McFly e il Dottor Emmet Brown hanno chiamato Maria Stella a fare altri passi avanti: il ritorno al futuro non può attendere! Ed eccolo, il nuovo ritorno al futuro: la riforma dei licei, varata venerdì dal Consiglio dei ministri. Una riforma anch’essa profondamente innovativa: prevede la soppressione di tutte le novità degli ultimi 50 anni: via tutti gli indirizzi sperimentali, via le ore in più, via le cattedre e i docenti. Solo sei tipi di licei, il ritorno del semplice Liceo Classico e del Vecchio Liceo Scientifico. Geniale!

La riforma è completata da un’altra grande innovazione: la soppressione di molte ore di scuola. Perché, com’è facilmente intuibile, per colmare la distanza che abbiamo dagli standard educativi e di apprendimento degli altri paesi, per farsi davvero strada nella vita, la soluzione non è studiare di più. Quello è da sfigati secchioni. La soluzione innovativa è studiare di meno, o non studiare affatto: basta chiedere a Del Piero, a Borghezio, alla stessa Gelmini.

I soliti disfattisti hanno fatto notare che, se si esclude il liceo musicale, la novità di questa riforma è un ritorno alla scuola anni ‘30. Come sanno bene tanti amici della Gelmini ([[La Russa]], Gasparri e Meloni per esempio) l’era una belle epoque per l’Italia. La gente era ignorante, non studiava. Pensava poco, non protestava, non faceva domande, non rompeva le scatole. E se qualcuno insisteva, una bella scampagnata, due manganellate e tutto finiva lì. Altri bastian contrari hanno ricordato che in tutto il mondo avanzato le risorse per la scuola vengono aumentate anno dopo anno, mentre il nostro è l’unico paese al mondo che fa riforme tagliando soldi, cattedre, insegnanti, classi, ore di scuola. Perché si sa, noi italiani siamo i più furbi di tutti!

Ma il capolavoro d’innovazione della riforma Gelmini dei Licei sta nel testo del regolamento che prevede che la riforma partirà dall’anno scolastico 2010/2011, e riguarderà le prime e le seconde classi. Cioè, varrà anche per i 500 mila ragazzi e le ragazze  che a settembre 2009 inizieranno il primo anno della scuola superiore. Che si faranno il primo anno secondo il vecchio sistema (licei e relative sperimentazioni, ma anche istituti tecnici e professionali vecchio stile) e dal 2010 avranno orari, materie e organizzazione nuovi. Un grande passo avanti. Innovativo, anzi geniale: da tutto il mondo arrivano commenti ammirati per questo colpo di genio. Complimenti, ministro [[Gelmini]]!

E così, ecco che dopo la scuola dell’obbligo, ora la grande riforma è compiuta: la scuola non è pre-gentiliana e neppure pre-sessantottina. E’ avveniristicamente pre-istorica. A questo punto resta solo l’ultimo passo. Maria Stella, intelligente com’è, riuscirà a fare anche quello: la riforma del nome del suo Ministero. Una riforma nel suo stile, che coniuga il passato e il futuro in un presente radioso da incubo. Il suo ministero non si chiamerà più Ministero della scuola e dell’Istruzione, ma più semplicemente Ministero della Distruzione della scuola. E sarà l’apoteosi, il trionfo di Maria Stella. Uno straordinario passo avanti.

E dopo, il futuro della scuola sarà ancora più radioso. Per chi potrà permetterselo ci saranno ottime scuole private, dove basterà versare una retta modesta (10 o 20 mila euro), in gran parte pagata con i soldi che lo Stato generosamente elargirà a questi probi cittadini, togliendoli dalle tasche dei docenti precari a cui non rinnoverà le cattedre. Per tutti gli altri, cioè la maggior parte della gente normale, impiegati, artigiani, piccoli commercianti, l’educazione e l’istruzione saranno comunque garantite dagli ottimi programmi culturali sulle reti Mediaset: il Bagaglino, Sentieri, Passaparola, La ruota della fortuna e molti altri.

Un brillante avvenire ci attende. Un altro passo in avanti: proprio laggiù, in fondo al burrone.

Buon tutto!

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