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La sinistra nel cul-de-sac

PROGETTO REALISTICO – E’ inutile che qualcuno alzi il sopracciglio, come se i suoi orecchi fossero feriti da sparate anticomuniste dell’era della pietra. E’ solo la triste verità: nonostante tutte le riverniciate a cui è andata incontro, la sinistra non è mai riuscita a liberarsi dal giacobinismo, ossia, nella propria prassi politica, dalla compulsione a richiamare nel momento critico delle campagne elettorali al militantismo anti-qualcosa coloro che sono già suoi, ossia dalla strategia della grande minoranza organizzata, ossia dalla strategia della rivoluzione, che nell’arena politica è il contrario di quella per la conquista del consenso elettorale. Perfino le formule propagandistiche apparentemente più innocue di questi ultimi anni sono state animate in realtà dallo spirito di sempre: “il governo della serietà” fu il motto di Prodi, un pleonasmo assurdo che subliminalmente  rivelava ancora una volta la subordinazione della propria ragione d’essere alla presenza di un avversario provvidenzialmente portatore di valori negativi. E cos’era in fondo il “we care” veltroniano se non un altro esempio dell’indulgere quasi involontario in esercizi farisaici di selfrighteousness? Si comprende allora come per una sorta di malefico incantesimo nel dibattito sul Che fare? che dilania il PD e la sinistra tutta manchino proprio le voci che propugnino l’opzione più naturale: il progetto di un prodotto realistico, ossia moderno ma senza infingimenti di sinistra, seducente quel tanto da far breccia nel mercato della politica; quel mercato, s’intende, popolato dalla somma degli individui che formano il corpo elettorale, compresi necessariamente coloro che oggi votano a destra, ma che non appartengono per forza ad una parrocchia.

TARGET – Operazione incomprensibile soprattutto per un comunista tutto d’un pezzo come D’Alema, uno che non crede assolutamente a nulla, e il cui realismo politico, tanto cinico da essere ottuso, solo nella nostra disgraziata patria può venir scambiato misteriosamente per una solida filosofia socialdemocratica; antropologicamente impermeabile alla pratica della libera impresa politica, e quindi sensibile solo ai conti dell’esistente, si è ridotto a farsi sensale della demenziale alleanza contro natura con l’UDC, il partito più apertamente vaticanista dell’intero spettro politico. Io credo in tutto, ma sperare in una sinistra ratzingeriana mi sembra voler colpevolmente abusare della generosità della Provvidenza. E’, quella di cui sopra, operazione incompatibile con qualsiasi forma di alleanza suicida con Di Pietro, di cui è sempre più palese il disegno di proporsi per meriti acquisiti come l’erede legittimo del settarismo berlingueriano, la corda con la quale la sinistra si sta da decenni impiccando. Il PD ha una sola possibilità: recuperare parte di quel dieci per cento di naufraghi alla sua sinistra (tenendo conto dei radicali) disposti a rinunciare al massimalismo in cambio di un franca dichiarazione di appartenenza alla famiglia laico-socialista europea, anche a costo del cambio della ragione sociale del partito; dimenticare Berlusconi; e porsi l’obbiettivo ambizioso di mangiare un bel po’ di voti al PDL e alla Lega Nord, tra i mangiapreti del primo e gli operai della seconda, e in genere tra gli insofferenti della leadership berlusconiana. Lo spostamento verso il centro dovrà essere un fatto culturale, non il risultato dell’inglobamento di corpi estranei. Non dovrà farsi paralizzare dalla meschina matematica dei professori di politologia. Se Giulio Cesare Berlusconi – il grande condottiero di noi di destra – avesse ragionato in quel modo non avrebbe combinato un bel nulla, anche con 100 canali televisivi a suo disposizione.

24 commenti a La sinistra nel cul-de-sac

  1. Juppes

    vulesse consiglia’ il Massimo Zamax di non riferire troppi fatti a quei farabbutti di sinistri nè dargli troppi consigli….

    ‘o purp se coce con l’ acqua sua stessa

  2. grano

    E se il Pd facesse così (occhio che ci arriva, per cui pensaci bene, ché poi si viene a riscuotere…), il tuo voto glielo daresti, piazzandoti tra “coloro che oggi votano a destra, ma che non appartengono per forza ad una parrocchia”, in quota mangiapreti ex-Pdl o Papi-insofferenti, presumo?
    Io credo di sì. Dì la verita che non ne vedresti l’ora…

  3. @ Grano
    Per pura prudenza, dico “mai dire mai”.
    Diciamo che le possibilità sono una su un milione, allargandomi un po’…

  4. Spiegati meglio,caro Zamarion:per recuperare voti,il P.D.,rispetto al quale mi separa più della distanza fra la terra e l’ultima galassia scoperta,dovrebbe venire da voi,ex contadini e braccianti diventati squallidi piccoli imprenditori razzisti e semi-fascistoidi,a dire : Negher di merda…culattoni fora..terroni puzzate etc. etc. e magari dovrebbe organizzare squadracce di picchiatori nazisti come sembra stiate facendo nella celtica Padania?

  5. grano

    Ecco, ipazia l’ha detto: “il P.D., rispetto al quale mi separa più della distanza fra la terra e l’ultima galassia scoperta”.
    Figurarsi quanto riesce a capire bene come stanno davvero le cose sull’ultima galassia scoperta e su quella appena più in là…
    D’altra parte è ancora lì che parla di recuperare voti, anziché di ascoltare e convincere delle persone.
    Tornando a Zamax, che mi interessa di più: allora se scommetto (es. un euro) che va a finire come penso e come tu sotto sotto ammetti di sperare (tanto che ti lanci in un disperato “last call”), mi paghi solo centomila volte la posta? Come vedi, oltre a perdonarti qualche eccesso di troppo nei confronti dei mezzi di informazione un po’ sinistreggianti e di quel socialdemocratico mancato di Berlinguer, ti faccio lo sconto… ;-)

  6. danmunty

    bizzarra l’idea che qualcuno di destra dia consigli alla sinistra- non sbagliata o roba così, solo bizzarra.
    Invito però il sempre valido zamax a osservare le tattica propagandistica della destra: quando si tratta di attaccare l’avversario e autoattribuirsi qualità opposte (in positivo), non mi sembra che le due fazioni siano poi così distanti (vedi le volte in cui silvio era all’opposizione)…è un meccanismo più connaturato al ruolo dell’opposizione più che a quello della sinistra. sempre secondo me eh

  7. Secondo me ella è abbastanza intelligente per capire quanto ho scritto.
    Nel comune dove abito, 10.000 e rotti abitanti in provincia di Treviso, quasi il 40% ha votato per la Lega. Un altro 28% ha votato per il PDL. Pur con tutta la cattiva volontà possibile non li riconosco nel quadretto grazioso da lei dipinto. E quindi non penso che per sedurre il popolaccio la sinistra debba per forza abbassarsi ad adottare propagande all’olio di ricino.
    E non è che sia gente così tetragona come si favoleggia. Nel grosso comune di Montebelluna (30.000 abitanti), dove le percentuali per Lega e PDL sono non troppo dissimili, per due volte di seguito è stata eletta sindaco la signora Laura Puppato, femmina e di snistra, candidata alle Europee per il PD, che non è stata eletta pur ricevendo più di 50.000 preferenze, a causa dell’accorpamento nella circoscrizione Nord-Orientale dell’Emilia-Romagna dove naturalmente i candidati di sinistra hanno fatto il pieno, con eccezion fatta per il “fenomeno” Serracchiani.
    Puntualizzo inoltre che il Nord-Est ed il Veneto in particolare col celtismo c’entra ben poco, nonostante la vulgata leghista: non per niente i dialetti emiliani-lombardi-piemontesi rientrano nel gruppo dei dialetti gallo-italici, mentre i dialetti veneti fanno gruppo a parte, in quanto l’invasione celtica fu respinta più o meno sulla linea dell’Adige dai nostri cazzuti antenati, già allora chiamati “Veneti”.

  8. grano

    … ovviamente solo se la “possibilità su un milione” si concretizza.

  9. Nel precedente commento rispondenvo ad Ipazia.

    @ Grano
    Scommettiamo pure…

    @ Danmunty
    … è proprio difficile credere nel mio disinteresse? Il paese ha bisogno di un’opposizione sana. Il meccanismo che tu descrivi in effetti è fisiologico in tutte le democrazie. Ma giudico quello della sinistra – nella sua profondità – patologico, storicamente patologico.

  10. Pingback: Sottolalente.net

  11. grano

    A mio avviso c’è della patologia nell’estremismo demonizzatore “di sinistra” (vedi Ipazia, che appunto o ci crede o – ipotesi effettivamente non improbabile – comunque ci fa, qui tra persone civili ed anche quelli che si sono troppo imbevuti il cervello di scalfarate), ma ce n’è anche in quello “di destra”, che non è mica assente, eh!
    Gli slogan berlusconiani della “scelta di campo”, dell’opposizione sfascista etc.etc. alcuni li prendono correttamente come “fisiologici” eccessi propagandistici, ma c’è anche una bella fetta di convinti che se scoprono che hai votato Pd ti danno dello sfascianazione o anche del comunista e ci credono davvero.
    Del resto, Zamax, queste cose le sai anche tu (anche se fai finta di no temendo di eccedere con il “revisionismo di destra”) e il tuo fastidio è bilaterale, come il mio.
    Speriamo di disintossicarci presto, finalmente.

  12. Vedo che ci state girando intorno:ancora nessuno mi ha fatto capire che cosa dovrebbe fare o dire il P.D.o chi altro volesse togliere voti alla Lega o al PDL nel nord-est del Paese e tornare ad “ascoltare”,come sento dire ad ogni pie’ sospinto,questa famosa gente.Se non le cose che ho detto sopra,quali altre?Attenderei una gentile risposta,se possibile.

  13. @Ipazia
    Potrebbero insultare anche loro il sindaco nero di Viggiù per esempio :D

  14. @ Ipazia
    Ci si dimentica che una parte non trascurabile dell’elettorato leghista – cosa ben nota a chi lo conosce bene – è straordinariamente sensibile alle balle spaziali della sinistra a riguardo di certe tematiche ambientaliste: inceneritori, nucleare, OGM e bio agricoltura; nonché alle derive “mercatiste”.
    Ci si dimentica che prima di mani pulite il Partito Socialista prendeva il 15% dei voti, e soprattutto nel Nord-Italia costituiva il fronte più apertamente “laico” del panorama politico. Di quei voti pochi sono tornati a casa.

    Tutto un bel campo da coltivare se la sinistra non se lo facesse portar via, sbagliando due volte su cose fondamentali:
    1) Mantiene quell’afflato palingenetico – soprattutto attraverso le pulsioni giustizialiste – che spaventa l’elettorato medio. Dovrebbe fare il contrario.
    2) Nel contempo rinnega le sue radici di sinistra. Dovrebbe fare il contrario.

    Sono due nichilismi e per dirla col pazzo King Lear, che nell’occasione aveva però torto: “Nothing will come of nothing”…

  15. “nonché alle derive “mercatiste”.”

    Stai citando Tremonti. ;)

  16. Non è così.E’vero che il P.D. rinnega le radici della grande e nobile tradizione marxista (perché sinistra solo questo vuol dire),ma non mantiene nessun afflato palingenetico,perché se lo facesse,sarebbe ancora marxista,cioé di sinistra.Allora le ragioni delle sue sconfitte devono essere altre,probabilmente…

  17. grano

    E qui appare chiaro che non vi è una definizione comune dei termini “sinistra” e “radici di sinistra”.
    A occhio e croce Ipazia, Zamax ed il sottoscritto attribuiamo tre diversi significati alla parola “sinistra”.
    Per Zamax, ad esempio, il Pd è “sinistra” (come Vendola, Diliberto, Ferrando e chissà chi altro), pur rinnegando le sue “radici di sinistra” (e qui comincio a non capirci nulla); per me no e per Ipazia men che meno. Per Ipazia è sinistra solo ciò che è di derivazione marxista, per me no e per Zamax nemmeno (altrimenti il Pd non riuscirebbe ad infilarcelo).
    In ogni caso non ne posso più da tempo delle infinite discussioni che si fondano su questa cronica eterogeneità dei significati attribuiti alla parola “sinistra” e del relativo perimetro d’inclusione semantica. Ritengo tale parola ormai logora ed abusata, rifiuto per quanto mi riguarda l’associazione di tale parola al Pd (anche se ovviamente non tutti la pensano così) e preferisco parlare esplicitamente di “partito riformista” e basta. Lascio volentieri ai vari cespuglietti di più o meno stretta derivazione marxista scannarsi tra di loro come abitualmente fanno su chi sia “veramente di sinistra”, chi no, chi sia “vittima di una deriva riformista” etc. etc.

  18. Le questioni nominalistiche o filosofiche sul significato di destra e sinistra annoiano a morte pure me. In effetti non hanno alcun senso. Tuttavia questi termini convenzionali hanno una loro funzione, la comodità dialettica, purché il buon senso di tutti gli attori nel dibattito li leghi alla storia.
    I partiti socialisti o socialdemocratici o laburisti non sono più marxisti da moltissimo tempo, quando non lo sono mai stati, eppure non hanno problemi a definirsi di sinistra. Perfino negli Stati Uniti nella diatriba democratico-repuubblicana si usa ancora questa terminologia. E’ evidente che la operazione PD ha sconcertato il “popolo” di sinistra. Invece di riuscire in una complessivo processo di maturazione diciamo “riformistico” tanto per intenderci, si è pensato di mischiare furbescamente, tanto per non fare i conti col passato, l’acqua centrista/cattolica col vino della sinistra e ne è venuto fuori un falso rosé.

  19. Visto che si parla di parole di cui si abusa senza che esse abbiano un significato chiaro,allora infiliamoci anche “Riformismo”,che ovviamente non vuol dire nulla oltre al fatto che riformare vuol dire cambiare l’esistente.Come ci insegna la Fisica,nel movimento esiste una direzione,ma anche un verso.Cambiare ,quindi,può anche significare tornare indietro.Faccio un esempio banalissimo:tra non molto verrà approvata la legge infame sulle gabbie salariali,che riporterà la contrattazione sindacale ai tempi di Valletta,ma sarà ovviamente una riforma.Il tre Gennaio del 1925,dopo il famoso discorso,Mussolini ha cominciato a fare tutta una serie di riforme etc etc…

  20. grano

    Vabbè, tutti i termini sono entro certi limiti convenzionali (come dice Zamax) e le convenzioni possono mutare nel tempo.
    In questo momento nella parola “sinistra” trovo un significato convenzionale troppo ampio e troppo vago (Ipazia, la tua accezione stringente ha una sua rispettabilità storica, ancorché discutibile, ma allo stato attuale è comunque poco diffusa), mentre in Italia “riformismo” ha oggi come oggi un significato convenzionale già più chiaro (tanto è vero che con Zamax ci si capisce) e rappresenta molto meglio l’essenza di ciò che il Pd cerca bene o male di essere e che soprattutto io mi auguro che divenga, evolvendo dal rosé ancora un po’ spurio ottenuto per mescolanza al rosé doc, vinificato così fin dall’inizio. Si potrebbe invocare anche il termine di scuola americana “liberal”, ma ha un significato sospetto e ancora troppo avanzato per alcune frange cattoliche e dunque temo purtroppo che non rappresenti un possibile approdo di breve termine per il Pd.

  21. La questione a me pare molto più semplice e la posso riassumere nel modo seguente:quando si riforma,cioè si modifica qualcosa rispetto alle leggi in vigore,tale modificazione amplia o riduce il ventaglio dei diritti che la “povera gente” ha acquisito in passato anche al prezzo di “Lacrime e sangue”?La definizione di riformismo non è neutra.Se,per esempio,una legge aumenta la possibilità che un datore di lavoro licenzi a suo talento un proprio dipendente,o lo faccia lavorare senza diritti in passato riconosciuti,che tipo di riforma è questa? E’ un ritorno al passato o no?Il riformismo poteva avere un senso in direzione progressiva quando,che ne so,riduceva l’orario di lavoro dalle 14 ore giornaliere alle ore 13 virgola cinquantanove minuti,oppure ti consentiva di andare a fare la pipì al bagno per trenta secondi,invece di fartela nel pannolone.Il riformismo del P.D. va in questa direzione?NO,amici,va esattamente nell’altro verso…

  22. abr

    Visto che s’è tirata in ballo la fisica, andrebbe ricordato che la velocità di un corpo, qualsiasi sia la sua direzione e verso, si misura relativamente a un sistema di riferimento inerziale.
    A meno che non ci si muova alla velocità della luce. A sinistra si pensa ancora tolemaico, per sistemi di riferimento assoluti: esiste “il progresso”, il “verso giusto”, ovviamente quello prederminato dalla tradizione dalle prassi e dai sacri testi: quello che dicono loro.

    Infatti certi ragionamenti sul razzismo innato dei montebellunesi o sulle gabbie salariali riportano alla mente quel signore in auto che sente alla radio: “fate attenzione, c’è un pazzo contromano in autostrada” e mormora: “un pazzo? Ne avrò schivati almeno cinquanta sinora!”.
    Una ricetta per la sinistra oggi così vincolata al conservatorismo tolemaico? Un bel salto nell’iperspazio.
    Ma non è facile per chi è stato convinto di aver già capito tutto a lasciare la mamma e trovarsi per tentativi ed errori una strada originale nel mondo, là fuori. Più semplice e consolatorio credere che siano tutti gli altri a viaggiare contromano.
    ciao, Abr

  23. ABR,ma che cosa hai detto?Perché non sei entrato nel merito?Perché quasi nessuno qui entra nel merito?Vuoi rispondere a questa domanda:se i miei diritti si riducono,ciò costituisce riforma o regresso?

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