Everybody understands, few execute
12/06/2009 - Dato che l’inglese ultimamente va di moda, ecco la frase al posto di “Magic Italy” che suggeriremmo al Cav. come autentico motto italico caratterizzante la mentalità imperante nel BelPaese L’Italia e’ un Paese strano per la maggior parte degli stranieri:
Dato che l’inglese ultimamente va di moda, ecco la frase al posto di “Magic Italy” che suggeriremmo al Cav. come autentico motto italico caratterizzante la mentalità imperante nel BelPaese
L’Italia e’ un Paese strano per la maggior parte degli stranieri: indiscutibile e indiscusso in quanto a scenari, panorami e reperti, procura mixed emotions per quanto concerne cio’ di cui molti italiani paradossalmente vanno piu’ fieri, il panorama umano. La nostra immagine non e’ totalmente negativa, intendiamoci: quasi generalmente siamo considerati mediamente amabili, simpatici, non del tutto primitivi o pericolosi. Nonostante il patrimonio ambientale e culturale, arrivano pero’ sempre meno turisti: siamo precipitati in pochi anni dal podio al quinto-sesto posto nella graduatoria dei Paesi piu’ visitati. Accompagna questo dato la costante difficolta’ che sfiora l’ impossibilita’ per gli stranieri di fare business nel BelPaese. Non vorremmo deludere la neo ministra Brambilla ma crediamo che i problemi da risolvere per raddoppiare l’apporto al Pil da parte del turismo, ambizioso obiettivo posto dal Cav. alla giovane pel-di-carota, siano i medesimi che affliggono tutta l’industria italiana: infrastrutture, polverizzazione degli operatori, concorrenza interna, corporativismi, burocrazia borbonica, centralismo, inefficienze etc.etc. In un Paese come il nostro, dove pesi e contrappesi sono studiati in modo da prevenire il FARE concreto, l’intuire prima e il convincere poi tutti i constituents che ad esempio ci sarebbe bisogno di piu’ strade, porti e aeroporti, non rappresenta che il primo, timido passo verso una soluzione che dista anni luce. No, un po’ di iniziative promozionali non basteranno, anche perche’ di mezzo ci sta un aspetto cruciale frenante: la nostra mentalita’ incrociata con la percezione che di noi hanno gli stranieri.
BEL PAESE CHE VAI… – I piu’ tra i miei conoscenti Expats vivono in una sorta di eterna predisposizione alla sorpresa: puo’ accadere di tutto qui, in qualsiasi momento, dall’autenticamente disinteressato coinvolgimento a risolvere alla genialata estemporanea, sino alle piu’ paradossali dimostrazioni di incompetenza, sciatteria e menefreghismo. Come trovarsi indifferentemente dall’America al Burundi senza soluzione di continuita’ e senza preavviso; siamo come la famosa scatola di cioccolatini di Forrest Gump, non si puo’ mai sapere cosa capita. Noi non ce ne rendiamo conto perche’ ci siamo adattati da generazioni, ma e’ una percezione della realta’ italiana molto piu’ solida e fondata della nostra: cio’ che per noi e’ “normale” spesso rasenta l’assurdo. Guarda caso andare “in Occidente” a noi italiani di solito porta sollievo: grande ordine pulizia e predicibilita’ ai limiti a volte del noioso. In modo solo apparentemente paradossale, questa nostra impredicibilita’ di fondo alla fine non produce nello straniero una sospensione del giudizio nei nostri confronti, come a volte ci aspetteremmo in nome della fairness, nell’attesa di poter giudicare ex post, caso per caso, da irriducibili individualisti che odiano venir catalogati come siamo. Invece la mente umana razionale e’ predisposta a definire dei pattern, a formarsi pre-giudizi utili ad anticipare e quindi a risolvere. Pre giudizio e’ in questa accezione un termine neutro: rappresenta il fondamento, la base di partenza di ogni giudizio e decisione, puo’ essere consapevole o inconscio ma c’e’ sempre (le anime belle, prede totali di enormi pregiudizi inconsci, freudianemente amano negare la loro esistenza e utilita’). Non ce’ da stupirsi troppo allora se si legge sul New York Times il sottotitolo-sentenza: “Vittima in Italia della collusione tra giornalismo rapace e giudici sciatti“: non si riferisce (ancora) ai casi del Cav. ma ad Amanda Knox; e’ un caso di pre-giudizio tranchant nei nostri confronti, che da diecimila metri d’altezza sintetizza in modo esemplare i perche’ e le modalita’ classiche d’azione di un paio delle migliori Caste italiane.
INAFFIDABILI – Il piu’ diffuso dei pre-giudizi nei nostri confronti, guarda caso, e’ quello della inaffidabilita’: non si scappa, le colpe dei padri ricadono sempre sui figli, se avete a che fare con stranieri stara’ sempre a voi dimostrare a ogni pie’ sospinto che siete degni di fiducia, che eseguite i vostri compiti in modo scrupoloso. Soprattutto occorre prestare attenzione all’insorgere del nostro innato peccato capitale agli occhi dello straniero: la predisposizione alla “Italian mafia“. Il tedesco aziendalista piuttosto che l’anglosassone orientato al risultato chiamano cosi’ non la banda armata dedita al crimine ma la nostra predisposizione alla “cordata”, a identificare nuclei spesso non etnici, “inner circle” di solidarieta’ e mutua protezione e soccorso. Col tempo ho imparato che tale pre-giudizio straniero e’ assolutamente corretto, e’ una definizione di “mentalita’ mafiosa” perfetta anche da un punto di vista “psico-storiografico” ed e’ sicuramente piu’ esplicativa e meno auto assolutoria di quella tra noi corrente. Collegato a questo aspetto di mentalita’ c’e’ l’altra critica fondamentale che lo straniero assurge a pregiudizio anti italiano: l’assoluta idiosincrasia alla organizzazione. Battisti -Mogol insegnano, un italiano con un cacciavite in mano fa miracoli, e nessuno nega tra gli stranieri la nostra predisposizione genetica alla genialita’: il design, la creativita’, sono correttamente considerati un portato di tale predisposizione individuale all’ispirazione sregolata (la predisposizione al gusto che ci piace credere di avere no, c’entra niente, e’ altra cosa; ma qui tedeschi e anglosassoni poco hanno da pontificare, pure in una Italia preda dei geometri e di checche straccivendole). Peccato che la nostra indisciplina ci prevenga dal riuscire in quello che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni struttura organizzativa: fare in modo che uno piu’ uno faccia tre. Da noi invece, sovente uno piu’ uno si elidono a vicenda. Infatti i migliori casi di successo italiani all’estero sono top manager o grandi consulenti di vertice: presi a uno a uno siamo spesso i migliori, ma inseriti, incasellati all’interno di contesti strutturati, mmm….
TUTTI I PERCHE’ – Me lo spiegava un inglese qualche tempo fa: dopo aver speso un po’ di tempo in Italia, la conclusione euristica cui era giunto, il modello interpretativo con cui si spiegava l’Italia a mio avviso corretto in modo terrificante, era che saremmo un popolo mediamente troppo intelligente. Talmente tanto da sentirci sprecati in ogni singola cosa che facciamo: siamo sempre migliori di chi ci comanda, abbiamo sempre una soluzione piu’ adatta al caso di quella predisposta, capiamo sempre meglio e piu’ di chi spiega. Il risultato di cotanto flusso neuronale del tutto restio a farsi inquadrare in canali organizzati e predisposti, spiegava l’amico, e’ la demotivazione o l’eccesos di intraprendenza, l’incapacita’ di eseguire i compiti piu’ semplici per come ci sono stati comunicati, e’ la complicazione degli affari semplici, l’anarchia, l’indisciplina, il caos, l’impredicibilita’. Basta fare un giro nella blogosfera italica per rendersi conto di quanto abbia colto nel segno. In America si dice: “everybody understands, few execute“, tutti capiscono, pochi eseguono: nel BelPaese dove il substrato culturale e’ ancora impastato di idealismo crociano, dove l’azione dev’essere provocatoria, futurista, addirittura fascista per affermarsi sul filosofare astratto stile Magna Grecia, questo detto dovemmo scriverlo sulla parte bianca della nostra bandiera, al centro. Un popolo di commissari tecnici e di capi di governo, di direttori della banca centrale e di ministri dell’economia, tredici a guardare e valutare, uno solo che scava. Tutti in grado sempre e comunque, a costo di sfidar eil ridicolo, di piegare logica dialettica e retorica ai propri fini: il Paese dove impera la Supercazzola. Ogni neurone devoluto a spiegare non mai come fare, ma perche’ non fosse colpa nostra, e se ci avessero ascoltato a noi, ci avessero …eh ma se me lo dicevi prima … Amiamo rimpinzarci di apparentemente inattaccabili sbrodolate in stile avvocatesco, in grado di spiegare razionalmente l’assurdo, di consolare e di assolvere, come ad esempio qualche giorno fa su queste colonne, qualcuno ha argomentato senza vergogna la tesi della “disfatta elettorale (sic!) di Berlusconi“: tema, svolgimento, qual’e’ il problema? Nell’antica Roma del resto, perorare una causa qualsiasi e subito dopo il suo contrario era esercizio corrente per i giovani virgulti delle classi dirigenti. Mi faceva notare l’amico inglese, prendiamo le guerre come esempio: vi siete auto costruiti nel tempo un cliche’ secondo il quale l’italiano medio sarebbe individualmente valoroso e capace, peccato che perdiamo le battaglie, ci auto giustifichiamo, perche’ ci mancano costantemente i mezzi (cioe’ l’organizzazione) e i comandanti sono costantemente dei cretini. La verita’ e’ un’altra: le perdiamo perche’ gli ordini da noi non si eseguono ma si interpretano, a tutti i livelli, invece di eseguirli e basta, al limite del contro intuitivo e dell’auto lesionista (eseguire un ordine puo’ significare altissima probabilita’ di morire). Da noi manca la mentalità del vincente, prevale quella individualista, da noi l’eroe e’ un fesso: “de Franza o de Spagna, basta che se magna“, contrapposta all’irlandese “better to die than living in this way“. Uscendo dall’eroico usato come esempio esplicativo e tornando alla vita di tutti i giorni, risulta bello e spesso e’ utile essere flessibili e lavorare a “intelligenza distribuita”, ma esserlo troppo alla fine trasforma ogni intrapresa in un avventura e ogni organizzazione in un insieme di bande, dove piu’ che l’abilita’ conta la fortuna. Che come si sa e’ cieca. C’e’ un solo errore che l’amico inglese commette nella sua analisi a mio avviso perfetta della mentalita’ italica e dei suoi limiti, ma non e’ colpa sua: omette di differenziare tra furbizia e intelligenza. E’ lo stesso errore che commettiamo anche noi, costantemente.













Rileggendo bene mi viene da mettere un altro puntino su una i.
“Le caste dc preesistenti (…) sopravvivono alla grande, sponsorizzate in primis dal clero medio basso, mimetizzate in liste locali ma manovrate dalla ex margherita nowadays PD, il vero partito clericale italiano”
“Non disprezzo certo la vecchia dc del Veneto dove sono cresciuto, disprezzo il riciclaggio che molti di costoro han fatto nel PD”.
Beh, oddio, almeno per la mia regione ricordiamoci che la Dc in Veneto era fondamentalmente dorotea, non martinazzoliana, e se guardiamo la ripartizione del potere non-leghista in Veneto nell’era post-Dc (tanto Polo delle Libertà e soprattutto Forza Italia, dal governatore in giù, e poco Ulivo) abbiamo la conferma che il “riciclaggio” le “caste dc” l’hanno fatto assai più nel Pdl che nel PD. Per anni infatti, e ancora oggi, abbiamo avuto a livello dei comuni non capoluogo scontri diretti tra il sindaco di Forza Italia al potere e il candidato della Lega che lo scalzava. Seguendo il filo del ragionamento di Abr, il vero partito clericale italiano sarebbe dunque… Forza Italia nowadays Pdl (ed a giudicare da molti provvedimenti anche dell’attuale governo non mi sento di smentirlo).
Specchiato esempio di pragmatismo della lega che non sarà sfuggito ai più ma fa sempre bene rimarcare…
http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc
@Pietro – 1: si sono puro pragmatismo, quella che in gergo marxista si chiamava una “prassi”.
@pietro-2: “un italiano con un cacciavite in mano fa miracoli”. Probabilmente però quelle aziende chimiche erano tedesche (organizzazionen) …
@Pietro-3: personalmente mi fermo al punto della apparente (maggiore) onestà e “dedizione” amministrativa dei leghisti rispetto agli altri, tutti disillusi individualisti.
Il resto è processo alle intenzioni, è scetticismo: magari sano, magari giustificato .. magari italiano.
Tnxs grano, ma anche se lo pensi per davvero non mi offendo. Visto che rispondevo, al limite la mia eventiale accusa di essere preda dell’effetto mainstream era solo “retaliation”, per metterti sullo stesso piano
Il mio nequidnimis.blogspot e fermo, mi sono convertito al tumblr (http://abr.tumblr.com). per chi soffre di mancanza di tempo e si sente troppo “medio”, non “troppo intelligente” come ogni italiano medio, e condivide il messaggio biblico che tutto è già scritto, allora tanto vale rebloggare.
- Sulla lega sono opinioni, certo. Non da seguace seguo il fenomeno con molto interesse: è il NUOVO, il resto è Berlusconi (effimero per definizione quindi), anti berlusconismo, statalismo centralista e qualche zombie.
NON RUBARE comunque non è un dettaglio da poco, sarebbe addirittura un comandamento. L’altra cosa che non è un dettaglio è l’assenza di vecchi politicanti tromboni riciclati.
- la lega è Bossi-Bossi-Bossi. Gobbo è vicepres. del partito, cosa che nè Maroni nè Castelli sono: con Gentilini è ras locale sempre più potenti (contare i voti). Tosi farà le scarpe a Galan, ‘sto giro o il prossimo.
- La devastazione del Veneto la fanno i Veneti. In specie i cosiddetti imprenditori (agroalimentare in testa, poi la “capannonizzazione” del territorio etc.). Come i medesimi han fatto l’immigrazione, un po’ meglio che da altre parti, ma per meri scopi di sopravvivenza del decotto arretrato (altro che innovazione!) e fregandosene delll’impatto sociale.
- Ammirazione? Credo? Capisco che nei commetni si sta stringati, ma non esageriamo prego. Ricordiamo sempre la massima: politica è scegliere tra il disastroso e il catastrofico.
Poi sulla bellezza elevatrice della DISCIPLINA potrei scrivere un saggio, ma questo è un altro campo.
@grano-2: allora forse “vivo” (indirettamente ma costantemente) il Veneto locale molto più di te: tu parli di regione e governo centrale, io mi riferisco ai comuni, alle province, al territorio.
Il Clero medio basso, così amato nel Giornaletto, è schierato in modo quasi bulgaro in area para PD e lo caldeggia a livello locale, mediante il trick mimetico delle “liste civiche”.
Per tornare agli ex democristi, il doroteismo purtroppo è stato spazzato via; di quello che rimane della dc veneta, mai sentito parlare di Giaretta coordinatore regionale del PD, giusto per fare un esempio?
E Rosibindi, venuta dalla Burinia (*) a vivere (le malelingue sussurrano a convivere, con una donna) e farsi eleggere a Padova?
(*): in un commento ad altro post qui, un lettore sosteneva che a fianco di Padania e Terronia esiste la Burinia, coprente Lazio Umbria, Toscana, Marche ed Emilia
See ghisa. see. Consolati pure con Borghezio, se ti serve per sentirti meglio.
Come se altri usassero Grillo come paradigma del nuovo che avanza nel campo progressista. Troooppo intelligente.