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Internidi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 12 giugno 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Basta l’amore per essere genitori. Buoni genitori. Fra verità (scientifiche) e incertezze, un’intervista a Chiara Lalli, autrice di un libro sul tema in uscita in questi giorni e presentato il 17 giugno alla Feltrinelli di Viale Orlando (Roma)

Chiara Lalli, docente universitaria, il tuo ultimo libro, “Buoni genitori“, in uscita per Il Saggiatore, racconta storie di coppie di fatto, anche omosessuali, e dei loro figli. Per farci capire che  il vincolo relazionale non è necessariamente biologico e l’affetto è un legame che va oltre quello di sangue.

Lalli, te l’ho detto già mille volte: la vuoi smettere? Tanto siamo in Italia e queste cose non le accetteranno mai! O no?

Io non la smetto! Non sono in grado di prevedere se il panorama cambierà oppure no, ma non è una buona ragione per smettere. E poi è bene distinguere quanto succede in Parlamento da quanto si muove e cambia tra le persone. Quando il cambiamento nella società civile sarà compiuto o 3521674370 6178408dbb Figli di una coppia minore. Perché gayalmeno più avanzato, sarà forse più difficile per il nostro Paese continuare a sostenere posizioni discriminatorie. Le ragioni addotte contro la genitorialità e il matrimonio gay, cioè contro il riconoscimento di uguali diritti per tutti i cittadini, sono inconsistenti; spesso sono soltanto luoghi comuni ascoltati da chissà chi e ripetuti senza pensare. Tra i più comuni c’è l’invocazione alla “famiglia naturale” – oggetto non identificato e difficilmente identificabile usato come una clava contro la richiesta di giustizia e di uguaglianza. Che il vincolo relazionale – sia esso genitoriale o di altro tipo – non sia riducibile a quello di sangue mi sembra talmente ovvio che non dovrebbe esserci bisogno di dirlo. Il legame di sangue non è una condizione né necessaria né sufficiente per l’affetto. L’affetto è ciò che conta. Tra un padre genetico che non c’è mai e un padre non genetico presente e affettuoso, quale vorreste?

Ma allora sei de coccio, Lalli. E sentiamo: in che modo pensi di provare queste asserzioni nel tuo libro? Diccelo, dai, Lalli. Dimostracelo

Sono molto più di coccio quelli che condannano senza conoscere l’oggetto verso cui si scagliano. Fai qualche tentativo: chiedi a chi blatera contro l’omogenitorialità se ha mai conosciuto qualche famiglia gay. Se ha parlato con genitori gay o se, ancora più inverosimile, ha letto qualcosa in proposito. No, no e no. E allora perché si condanna? Non si sa. Mi sembra ragionevole pretendere delle buone ragioni, in assenza delle quali la condanna dovrebbe cadere. Invece la condanna rimane, le ragioni latitano. Non va meglio se passiamo a molti dei sedicenti esperti o a rappresentanti istituzionali. Non è facile dimenticare quando Rosy Bindi, allora ministro della famiglia, disse che è meglio crescere in Africa che in una famiglia gay. In un colpo solo Bindi ha infangato milioni di persone. Perché? Nessuno le ha sentito pronunciare una parola di spiegazione. E pensare che Bindi non è una eccezione e non è nemmeno la peggiore…

Sì, ma guarda che lo dicevano anche al mercato l’altroieri: un uomo e una donna sì, un uomo e un uomo no: quelli non possono educare figli, so’ promiscui!

La letteratura in merito smentisce tutti gli isterismi al riguardo. Per i più pigri basterebbe leggere una pubblicazione a cura della American Psychological Association (APA, 2005): si intitola “Lesbian & Gay Parenting”. Ci sono molte informazioni e l’intento è chiaro e direi condivisibile: combattere gli stereotipi con i dati emergenti dalle ricerche empiriche condotte. Ci sono molti libri e molti articoli interessanti: nell’ultimo capitolo del mio libro faccio riferimento a quelli più importanti, anche italiani. Dire “non sappiamo l’effetto che fa” è un’altra miserabile scusa. Sappiamo già quali sono gli effetti del crescere con genitori gay e sappiamo che i bambini non subiscono alcun danno. L’orientamento sessuale non incide sulla capacità genitoriale.

Ma lo sai come siamo noi italiani? Checcefrega dell’American Pissicological assosiescion o come si chiama. La televisione ha detto che non si può fare. Quindi non si può fare. O no?

Chi vuole esprimere un parere sull’omogenitorialità dovrebbe prima acquisire qualche conoscenza. Non è una buona abitudine affermare “questo è sbagliato perché lo penso io”. Mi viene sempre in mente quando facevamo qualche cazzata da piccoli e per giustificarci dicevamo “me lo ha chiesto Simone (che era il più scalmanato della classe)”. Giustamente nostra madre ci rispondeva: “e se Simone ti dice di buttarti al fiume lo fai?”. Sapevamo in cuor nostro qual era la risposta, seppure per ostinazione magari sceglievamo di annuire. Non dimentichiamo che nel caso delle famiglie gay, condannare senza ragioni significa mantenere molte ingiustizie, il cui peso ricada soprattutto sui figli – in nome dei quali si urla e3526211866 fef766b859 Figli di una coppia minore. Perché gay strepita. Ben paradossale no? Queste famiglie esistono, intrinsecamente non hanno nulla che non va. Scegliere di fare finta di niente non è una opzione possibile. Uno Stato civile dovrebbe proteggerle e contribuire a diffondere informazioni corrette; non voltarsi dall’altra parte e rendersi complice di una discriminazione.

Vabeh, Lalli, famo finta che c’hai ragione te. Ma prima, più sopra, hai detto che la società civile dovrebbe essere sensibilizzata e bla bla bla. Quindi, due domande: ndo’ la vedi, ’sta cosiddetta società civile, tu, in Italia? E poi, come dovrebbe arriva’ tutto questo, alla politica che nun je ne po’ frega’ de meno?

A me basterebbe far arrivare informazioni corrette. La società civile è ovunque: è quello che incontri per caso o un tuo amico di infanzia; quello in fila davanti a te o tuo cugino. Io, soprattutto ultimamente, ho attaccato dei pipponi infiniti a chiunque sul matrimonio e la genitorialità gay. Hai anche belle sorprese, perché ci sono persone che ti dicono: “Dove sarebbe il problema? Se si vogliono bene questo deve bastare e sarebbe giusto che ci fossero tutele per tutti i cittadini”. Ci sono però quelli che sono talmente intrisi di stupidaggini che continuano a invocare la “natura” o la “tradizione”. Dimenticando che la tradizione – in un altro momento storico – si invocava per mantenere il divieto dei matrimoni misti. La politica è disperante in generale; sui diritti civili in particolare. Li chiamano “temi eticamente sensibili” per sembrare interessati e coinvolti; ma in realtà moltissimi politici se ne fregano e preferiscono assecondare l’animo sociale più retrivo e schiavista – o quello che loro immaginano sia tale. A volte provo imbarazzo per loro quando li ascolto calpestare buon senso e giustizia.

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