L’età dell’Oro, l’età dell’Ora

11/06/2009 - L’ORA DI PALERMO – “Questo giornale ebbe due tristi primati: il maggior numero di morti ammazzati tra le fila dei giornalisti e collaboratori; il fatto di essere il giornale più querelato” (Vittorio Nisticò). L’Ora nasce il 22 Aprile 1900. E’

     
 

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L’ORA DI PALERMO – Questo giornale ebbe due tristi primati: il maggior numero di morti ammazzati tra le fila dei giornalisti e collaboratori; il fatto di essere il giornale più querelato” (Vittorio Nisticò). L’Ora nasce il 22 Aprile 1900. E’ un giornale di cronaca e di analisi politica regionale e nazionale. Fino al fascismo il giornale si fa portavoce degli interessi dei Florio e delle loro istanze. Dal 1926 al 1947 Mussolini ne decreta la chiusura. Nel 1947 anno in cui riapre i battenti, direttore Pier Luigi Ingrassia, giornalista proveniente dalle file socialiste, il giornale subisce la prima seria intimidazione. Con una lettera, la banda Giuliano minacciava i redattori di far loro “rimettere la pelle” se avessero continuato a riferire fatti “da non pubblicizzare”. Ingrassia rispose sul giornale che: “la pelle è un tessuto che ha un valore se sotto ci sono tanti organi fra i quali il cervello e il cuore e quindi un’idea e una passione. Se per paura dovessimo rinunciare all’idea a che ci servirebbe la pelle?”. Vittorio Nisticò fu senz’altro il direttore più longevo. Visse all’Ora il periodo più interessante, sia storicamente sia dal punto di vista del piglio e del ruolo che il giornale ebbe nella Storia d’Italia. Lo diresse infatti tra il 1955 e il 1975, ‘gli anni ruggenti’. La redazione dell’Ora si mette in evidenza per un certo di modo di intervenire sulla realtà, sulla società e sulla vita politica palermitana e nazionale. Diremmo noi, oggi, con un modo che non è quello di certi giornaloni. Nel 1960 l’Ora appoggia gli autonomisti nel periodo cosiddetto del Milazzismo. Quel tentativo di una coalizione fatta di comunisti, socialisti e missini che dovevano nelle migliori intenzioni estromettere dal governo dell’isola i pretoriani DC di Fanfani.

EVVIVA LA SICILIA! – Il primo dicembre 1970, Bruno Caruso, pittore palermitano pubblica sull’Ora una sua pagina in cui accanto al titolo “La mia citta” campeggia un disegno che farà storia giudiziaria seguito da un sottotitolo a caratteri neri “Evviva la Sicilia”. Il disegno ritrae una composizione di personaggi: Luciano Liggio, Ciancimino, l’onorevole. Gioia, l’avvocato Bellavista, il costruttore Vassallo. Erano gli anni in cui si stava consumando lo scempio urbanistico della città ad opera della solita cupoletta, una delle tante che ha violentato l’isola. Tra il 1973 e il 1975 festeggia la caduta dei regimi fascisti in vari paesi Europei, Spagna, Portogallo e Grecia. Sempre in quegli anni si fa portavoce delle istanze dell’isola che chiede al governo centrale di sostenere lo sviluppo economico. La protesta sarà vana, la Cassa del Mezzogiorno illuderà sistematicamente gli isolani.  Verranno preferite realtà come Montedison, e più in generale prevarrà lo stesso modo di procedere post-unificazione in cui si è privilegiato anche con un ingente sostegno economico, battendo moneta, il rilancio e l’industrializzazione del Nord. La Sicilia ‘era’ e ‘doveva’ essere un semplice mercato di sbocco per le fabbriche del Nord. L’Ora seppe raccogliere attorno a sé, allevare e favorire la nascita di una vera e propria intellighenzia. I nomi di Sciascia, Elsa Morante, Pasolini, Salvo Licata, Antonio Calabrò, Mauro De Mauro sono solo alcuni nomi di intellettuali che gravitavano attorno al quotidiano.

PASSATO E PRESENTE – La parabola dei Florio ci permette di guardare ad un passato, non troppo distante, un passato quello che vide l’embrione della questione meridionale, questione quanto mai attuale. Purtroppo – ahinoi – dobbiamo constatare che i proclami sono sempre quelli di una volta e l’assenza di volontà ed autorevolezza politica immutata. L’esperienza autonomista siciliana, che si rivelò fallimentare, è a mio avviso un modello da cui partire per capire i problemi di governo dell’isola e del Sud. Togliatti, leader e statista del PCI, che più di tutti si interessò nella sua agenda politica della questione meridionale, diceva: “Un partito politico in Sicilia deve rappresentare ogni singolo lavoratore, ogni donna, ogni intellettuale e ogni contadino, deve saper parlare il suo linguaggio che sia capace di risolvere i problemi della Sicilia”. Quello che Togliatti con acume politico aveva capito 50 anni fa è che la Sicilia era ed è un banco di prova politico decisivo non solo per chi vuole governare l’isola ma per chi vuole governare l’Italia. E il risultato delle recenti elezioni lo hanno dimostrato anche a Berlusconi. La femmina Sicilia ha battuto la femmina Noemi.

     
 

15 Commenti

  1. ipazia scrive:

    La concinnitas va benissimo,ma giustamente non registro un uso eccessivo dell’ipotassi,cosa che in Cicerone stona alquanto.

  2. Juppes scrive:

    ringrazio commosso il comprensivo Zamax e aggiungerei all’ elenco Pino Daniele, il grande Peppe Barra (tutti Juppes), la Licciardi Teresa Cipriani, De Sio, l’ immenso maestro De Simone (autore della gatta cenerentola), Concetta Barra, Bennato, Avion Travel e altre centinaia di artisti meridionali più o meno famosi……

    oltre a Papele ‘o zampugnaro, mio amico personale ed accompagnatore con zampogna al sax

  3. grano scrive:

    Anyway, se un po’ di mitologia revanscista è il carburante che serve al Sud per alimentare il proprio riscatto civile, sociale ed economico, ben venga: anche i Francesi sono sciovinisti come pochi, ma la dichiarazione dei diritti dell’uomo viene da lì.
    Meglio un Meridione lanciato verso lo sviluppo in feroce ma leale competizione con il Nord e libero dalle mafie che il triste stato attuale delle cose con il dominio del meridionalismo piagnone e rassegnato.

  4. Zamax scrive:

    Ci aggiungerei pure Napoli Centrale, quelli col negro James Senese, quelli di “campagnaaaaaa, cumm’è bella campagnaaaa” e del “culu rutte e niente cchiù…”

    Minchia, pure gli Alunni del Sole…

    E pure il mitico Alan Sorrenti:

    “Noi siamo figli del Sud
    non ci fermeremo mai
    per niente al mondooo…”

  5. ottimo ottimo scrive:

    oppure daniele Scannapieco, mio maestro di sax considerato tra i migliori sassofonisti bianche a livello internazionale, salvatore Amato, trombetista jazz tutta anima e sentimento, adipolpo adipolpi, di origine salernitana, esperto in musica di lato B

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