Le elezioni e il cittadino senza voce

10/06/2009 - chi vince, chi perde. Ma fra i conti da fare dopo le elezioni ci dovrebbe essere anche “chi non ha voce in merito”. E sono sempre di più. Ecco perché. Mentre gli eminenti commentatori politici dei maggiori quotidiani si interrogano

     
 

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chi vince, chi perde. Ma fra i conti da fare dopo le elezioni ci dovrebbe essere anche “chi non ha voce in merito”. E sono sempre di più. Ecco perché.

Mentre gli eminenti commentatori politici dei maggiori quotidiani si interrogano su chi ha vinto (e rispondono di solito in base al nome del proprietario del giornale per cui lavorano), ci sono un paio di questioni che queste elezioni europee impongono di valutare.

“SIAMO NEI CASINI”. - Perdonate il facile (e un po’ bagaglinesco) gioco di parole, ma sfido chiunque di voi ad avere una reazione diversa al cospetto di un Pier Ferdinando Casini che si produce nell’unica analisi politica della tornata elettorale che meriti di essere riportata. Intervistato a mezzanotte circa da Bruno Vespa, il numero uno dell’Unione Di Centro afferma che “in Italia c’è un problema di rappresentanza, le forze che non hanno raggiunto lo sbarramento del 4% sommano circa il 15% dei voti“.  Affermazione che stranamente passa sotto silenzio da parte degli ospiti in studio (meno sorprendente che il conduttore glissi, per motivi che neanche starò a sottolineare – diciamo che il bipolarismo è un sistema di governo molto “televisivo“).  E pensare che tra gli invitati c’è Paolo Ferrero, grande deluso (se non in senso assoluto, almeno per il fatto di essere il leader del partito che più di ogni altro è andato vicino a sfondare il 4%) e teoricamente maggiore interessato alla questione…

DEBOLI COI FORTI, FORTI COI DEBOLI. - Il senso dello sbarramento, si dice generalmente, è di impedire che i piccoli partiti possano ricattare quelli più grandi, creando problemi di governabilità e di stabilità politica. E’ ancora abbastanza fresco il ricordo della Lega Nord che causava la caduta del primo governo Berlusconi, e ancor di più le vicende recenti del governo Prodi, abbattuto di fatto da un solo uomo (Clemente Mastella) più che dalle titubanze di alcuni esponenti della sinistra. Memori delle vicissitudini, i due maggiori partiti negli ultimi anni decidevano quindi di mettere mano al sistema proporzionale (seggi assegnati in proporzione ai voti ricevuti: 1% di voti significa 1% di seggi). Se politicamente nulla si può obiettare a una scelta di partito di rifiutare alleanze elettorali (come ha fatto il Partito Democratico dopo la caduta di Prodi), quello che dovrebbe destare maggiore attenzione (forse allarme) è la modifica di una legge fondamentale come quella elettorale. Forti di un Parlamento blindato, gli ultimi due governi Berlusconi hanno infatti dapprima varato il cosiddetto Porcellum (così ribattezzato da Roberto Calderoli, esponente leghista firmatario della legge – che prevede sbarramenti al 4% alla Camera e addirittura all’8% al Senato, e premi di maggioranza per la coalizione che ottenga la maggioranza relativa) e poi modificato la legge elettorale per le elezioni europee, in modo che il metodo proporzionale trovasse il contrappeso di uno sbarramento al 4%. Si noti bene, riforme avallate di fatto dal Partito Democratico, che in nessuno dei due casi ha organizzato alcuna forma di contrasto all’azione di governo (verrebbe da pensare a una forma di vendetta nei confronti degli ex alleati – saremo troppo maliziosi?).

UN PARLAMENTO PER POCHI. – L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che “ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione (…)”. Camera e Senato contano in totale 945 membri. Ebbene, ad oggi nel nostro Parlamento siedono i deputati di 5 partiti: Popolo della Libertà, Partito Democratico, Lega Nord, Unione di Centro e Italia Dei Valori. Al Senato, per la precisione, troviamo anche 5 rappresentanti di partiti di minoranze linguistiche (la legge salvaguarda i regionalismi). Quello che ci interessa è sottolineare come nell’aprile 2008 la percentuale totale di voti raccolta dai partiti che non avessero raggiunto il fatidico sbarramento era del 9% al Senato e del 9,7% alla Camera. Oggi il sito del Ministero dell’Interno ci informa che per queste elezioni del Parlamento europeo sono rimasti esclusi dal riparto dei seggi disponibili un numero di voti corrispondenti a poco più del 13% di quelli espressi. Sommando il 3,3% di schede nulle e il 3% di schede bianche, raggiungiamo una quota del 20%.  Un italiano su cinque, di quelli che hanno votato, non sarà rappresentato in Europa.

MI SI NOTA DI PIU’ SE VENGO E RESTO IN DISPARTE O SE NON VENGO? - Domanda sarcastica, eppure crediamo calzante per la situazione attuale. Se il voto di un italiano su cinque si è infatti dimostrato “inutile” (in base a ciò che per lui hanno deciso in Parlamento, non certo in termini assoluti), c’è un 35% di nostri concittadini che ha scelto di disertare le urne. Dato in aumento rispetto alle ultime tornate, e che risente peraltro positivamente della concomitanza delle elezioni amministrative (in più di 60 province e circa 4.000 comuni).  Si è detto che l’astensione ha colpito il Popolo della Libertà, si dirà che c’è disaffezione del cittadino medio verso i partiti (e verso la sinistra – commento che non manca mai, da 5-6 anni a questa parte), e si dirà come sempre che l’italiano medio non è interessatoalla politica.  Ma se la chiave di lettura fosse da ricercare anche nella legge elettorale?  Che rilevanza hanno i voti di quel 13% di italiani di cui abbiamo detto sopra?  La nostra è sicuramente una provocazione, ma quello che stupisce è il silenzio di tutti gli analisti, politici compresi.

IL CITTADINO SENZA VOCE. – Chi scrive è un cittadino senza voce. Uno che fa parte del famigerato 13%. Che, soprattutto, si chiede quale sia il ruolo dell’elettore italiano nel 2009.  Scegliere fra chi andrà sicuramente in Parlamento, in nome di quel “meno peggio” che alla lunga genera l’effetto boomerang del qualunquismo e della disaffezione?  Oppure lottare, se non addirittura scendere personalmente in campo, per far sì che prima o poi anche qualche altro partito riesca a superare il giogo dello sbarramento? Ci soccorre una terza via, di certo più semplice: utilizzare tutti i mezzi democratici a nostra disposizione per forzare il Parlamento ad approvare una nuova legge elettorale.  Non si tratta più di un’istanza minoritaria, ma della terza forza elettorale, numeri alla mano. Un partito che raccoglie il 13% dei consensi e che viene messo a tacere a livello istituzionale. In barba al concetto di rappresentanza, che la democrazia dovrebbe sopra tutto tutelare. Prima ancora di una presunta “stabilità politica”, che non può permettersi di sacrificare la volontà di così tanti cittadini.

     
 

69 Commenti

  1. a67 scrive:

    NON VOTATE PIU’ ! e’ l’unica arma che avete. punto

  2. Giamba scrive:

    a67 riassume molto bene la mia posizione

  3. Giamba scrive:

    Ipazi nun veni a Ladispoli a vennece i sarvagenti..
    Sappiamo tutto a zio..
    Berlusconi, gli italiani plagiati..
    Mi chiedo e ti chiedo:

    1) MA LA COLPA E’ DE BERLUSCONI O DEGLI ITALIANI?
    2) SE NUN CE STESSE BERLUSCONI BUB CE NE STAREBBE UN ALTRO A FA LE STESSE COSE ?

  4. Giamba scrive:

    State sempre a di le stesse cose..
    Fate delle analisi dettagliate, esaustive, icastiche (ma si mettemoce pure icastiche cosi’0 Ipazia è contenta..)
    Annate a Samo a venne li vasi..
    A Ladispoli a venne li sarvagenti..
    Poi?
    Va avanti sta storia?
    E se va avanti come va avanti?
    Oh almeno io ce provo..
    Ve dico: NUN ANNATE A VOTA ! TANTO COMUNQUE ANNATE A VOTA SE LO RIGIRANO COME JE PARE ER VOTO E ELEGGONO QUELLI CHE DICONO LORO.

    Nun va be?
    Diteme n’antra cosa che va be..

  5. Giamba scrive:

    Anzi du cose dico:

    NUN ANNATE A VOTA

    RIDUCETE I CONSUMI

    VIE GIU’ TUTTO..

  6. Giamba scrive:

    1) RIDUCETE I CONSUMI

    2) NON ANDATE A VOTARE

    VIENE GIU’ TUTTO IN QULCHE SETTIMANA.

    Mi spiego..

    Lo scopo della società della produzionen e del consumo è il consumo appunto, ed il profitto e la produzione che ne consrguono.

    Lo strumento è la “finta democrazia” che vi propinano: vi mandano a votare per eleggere i candidati che vogliono loro che voteranno i governi che vogliono loro, quelli che faranno la politica di governo voluta dalla società della produzione e del consumo.

    Se gli levate fine e strumento viene giu tutto..

    Per forza..

  7. Giamba scrive:

    APPENDICE: Come funziona la democrazia

    1) Fanno liste di candidati in cui decidono già chi sarà eletto

    2) Una parte del popolo coglione la mandano a votare dandogli raccomandazioni, prebende ed elemosine in cambio del voto

    3) Un’altra parte del poplo lo mandano a votare mettendo in scena, prima delle elezioni, fiinte guerre violente tra centrodestra e centrosinistra , proBerlusconi e antiBerlusconi et ceteras

    4) Il popolo coglione va a votare ed elegge quelli che hanno deciso loro

    5) Usano la percentuale di voto cosi’ ottenuta per garantire l’ esistenza della democrazia

    6) Chiunque vinca fa la stessa politica di gioverno, cioè quella dettata dagli interessi dei potentati economici, quelli che finanziano i partiti e decidono gli eletti, burattini che spingono il pulsantino e alzano il bracciono a comando

  8. Giamba scrive:

    E dopo i nani, i pagliacci e le ballerine arriva pure la donna cannone: Serracchiani Deborah

    Appena lanciata sul mercato come “quella che ha preso più preferenze del nano”.

    Addirituraaaaa..

    Tra un pò la vedremo a “Grazie al cielo sei qui” come Adinolfi..
    O da Crozza come Scalfarotto..

    Un oggetto di consumo da lanciare e vendere sul mercato come “politico nuovo”.

    E’ la società della produzione e del consumo.

    Sempre nuovi spettacoli per il popolo coglione..
    Spettatore pagante del circo.
    In fremente attesa di diventare un protagonista pagato del circo.
    Suo unico obiettivo di vita.

    Specchietti per le allodole per attirare i coglioni che rappresenteranno poi, come al solito, gli interessi di quelli che li hanno messi e lanciati sul mercato.
    Ricambiati con quattro soldi e un pò di successo.

    Ma se lo meritano alla fine..
    Se lo cercano , quindi se se lo meritano.
    Poveri figli della società della produzione e del consumo cresciuti con le tivvi commercialie la pubblicità.

    EDUCATI A FARE LE PUTTANE.

    CONTENTI DI FARE LE PUTTANE.

    NECESSARIAMENTE ED INEVITABILMENTE PUTTANE, ALLA FINE….

  9. rebyjaco scrive:

    Tagliando corto, possono votare pure il cento per cento di coloro con diritto al voto, puoi ammettere in Parlamento NO novecento , ma pure milleottocento Parlamentari, ma, fino a che ci saranno questi “”individui”" non cambierà niente (in meglio). La MAFIA è a Roma in Parlamento(lo disse una volta Pannella), ma lo ripetono tutti, quando si scopre qualcuno (si scopre? Si fa per dire) viene da LI’,
    Poco tempo fa, lessi che”"nei dintorni del Parlamento si parla Napoletano”", quando si scoprono dei “”corruttori di Politici”"(si fa per dire) sono collegati pure, ad altri politici in una sequenza di immoralità e connivenza che spaventa. In queste condizioni, c’è solo da sperare che decidano di fare senza indugi, una legge che VIETI alle persone per bene di fare politica, rimarrebbero tutti grazie ai meriti acquisiti.

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