Ora che i bucanieri svedesi siedono comodamente sulle poltrone di Brxelles tra il tripudio delle armate di smanettoni innamorati dello scambio dei file musicali, è tempo di chiedersi se gli aspiranti cittadini della Tortuca virtuale non abbiano qualche ragione. E ce ne hanno più d una, anche se le case discografiche fanno finta di non saperlo.
No, non voglio discutere delle dimensioni del mercato della contraffazione, del danno che i programmi di file sharing stanno
facendo all’industria discografica, dell’illegalità diffusa e simili amenità. Piuttosto voglio pensare se ci può essere una qualche chiave economica individuale che origina comportamenti lesivi sul mercato stesso che fornisce l’oggetto degli scambi; intendo chiaramente qualcosa di più sofisticato del semplice “è gratis – lo prendo“, lì ci arriva chiunque. Qualche idea mi è venuta ascoltando un intervento “alla Zanzara” di Cruciani su Radio24 (per me Cruciani è un gran giornalista), quindi credo sia opportuno partire da qui. Un ascoltatore, come è nella struttura della Zanzara, ha telefonato per dire la sua sul problema della pirateria musicale, dei siti di file sharing e dei programmi peer-to-peer (tutti strumenti perché i file musicali e non solo vengano scambiati, o prelevati, da un PC privato ad un altro quindi senza passare dal mercato, senza pagare alcun CD alla casa discografica, senza riconoscere diritti d’autore eccetera). Non mi addentro nel discorso della legalità di queste pratiche (la copiatura del contenuto musicale a fini di ascolto privato mi pare sia ancora consentita, quindi il problema è quello della diffusione, e sicuramente c’è un problema interpretativo su quando il moltiplicarsi di scambi individuali diventi pubblica diffusione), ma certamente se dalla vendita di un unico CD si rischia una potenziale copertura dell’intero mercato senza alcun compenso al produttore, qualche dubbio di “legalità” deve venir posto, e in effetti la percezione anche degli stessi “file-sharisti” è comunque quella di fare qualcosa che non si potrebbe.
QUANTO MI COSTI – L’intervento alla Zanzara era su questa linea, e ne dava una giustificazione, sostenendo che non sia comprensibile (moralmente) come si possa costringere un ragazzo (nel caso) all’acquisto di un CD (e pagamento di quei 15, 20 o più euro) affinché questi possa ascoltare quell’unica o al massimo quelle uniche due tracce degne di nota. All’ascoltatore risultava “assurdo” comprarsi otto tracce a circa tre euro l’una, essendo uno spreco, e da qui giustificava il download “piratesco” (si suppone limitato a quell’unica traccia di interesse, anche se non ci giurerei). Probabilmente
questa opinione è dal punto di vista legale censurabile, ma non mi interessa in questa sede. A me interessa quella valutazione personale sull’intero prodotto discografico: uno o due pezzi su otto, grossolanamente un quinto soltanto del lavoro discografico è di interesse, il resto no, non è richiesto, non è voluto, non ha (praticamente) alcun valore e forse ha valore negativo (se l’ascoltatore avesse quelle “inutili” tracce farebbe lo sforzo di cercarle nel PC e cancellare). Il bene CD è cioè scomponibile in più beni (le tracce) separatamente fruibili e dal valore indipendente, quindi l’utente minimizza il suo costo (il costo viene dallo sforzo di ricerca del pezzo, dall’archiviazione, pure dalla consapevolezza della non-originalità del supporto, della non piena qualità del suono, dall’assenza del booklet…) in cambio del risparmio monetario. Tra i costi si potrebbe anche considerare la consapevolezza della non legalità dell’azione, e la disponibilità di un’opera parziale rispetto al complesso dell’album. È chiaro quindi che tutto quel che c’è oltre quella particolare hit ricercata è superfluo o comunque percepito di valore insignificante per giustificare l’atto “piratesco” della singola traccia.




concordo, ovviamente, riga per riga.
L’analisi è perfetta proprio perché disvela che le case stanno cercando di difendere un mondo che, così com’è, non ha più ragion d’essere. Se invece di filtrare il mulo rivoluzionassero il loro modello di business, farebbero di meglio. Ma purtroppo questo non hanno voglia di farlo: troppa fatica.
Dopo aver letto la prima pagina, dove si parla di dischi in cui un paio di tracce sono interessanti e poi più nulla, mi venivano in mente commenti contenenti proprio “cultura musicale” e “The wall”. Seconda pagina rulez.
Concordo anche io pienamente. Anche se aggiungerei un dato abbastanza importante. La persona che scarica è spesso anche quella che compra. Di più, in questa ricerca che al momento non riesco a rintracciare, l’ascoltare musica o guardare film prelevandoli illegalmente dalla rete stimola a comprare più cd ed andare più spesso al cinema. Forse – ricollegandomi a un concetto del pezzo – potersi fare una cultura musicale e cinematografica da autodidatti, aiuta poi a cercare e apprezzare opere d’arte.
Insomma, l’atteggiamento autistico delle case discografiche e delle major è quanto di più controproducente che si possa pensare.
E’ vero che siamo degli ignoranti musicali, e che l’educazione musicale dovrebbe essere insegnata in maniera differente, insegnando ad ascoltare, e anche a usare gli strumenti musicali. Ci sono esempi di scuole dove questo accade, ma sono solo eccezioni, e non sempre si può sopperire con lezioni private.
Leonardo stampa fotografie di una precisione paurosa secondo me. Articolo bellissimo.
Sul discorso major: a volte mi chiedo come vogliano agire e quali siano i fini. L’effetto positivo di un certo tipo di pirateria è indiscutibile. Quanti gruppi son diventati famosi con le musicassette copiate all’infinito? Cambiando ambito, la playstation avrebbe avuto il successo che ha avuto se non ci fosse stata la possibilità di modificarla?
L’ascoltatore della Zanzara ha fatto un’osservazione che lascia il tempo che trova; non è quello il punto.
Le case discografiche non vendono tanto la musica in sé, ma la possibilità di ascoltarla in assenza del suonatore.
Nel passato i musicisti vivevano del poco denaro che la platea di ascoltatori era disposta a pagare; non era raro che grandi musicisti come Mozart morissero in miseria.
La tecnologia ha messo ha disposizione uno strumento che “moltiplica” all’infinito la presenza del musicista, ne hanno approfittato alcuni industriali facendosi pagare a peso d’oro questo supporto.
Il risultato è stato un orgia di suonatori incapaci, pacchiani, spesso drogati ma ricchissimi, la cui immagine è sapientemente venduta dai pubblicitari al loro servizio.
Tutto questo che cosa ha a che fare con l’educazione musicale?
Oggi gli artisti potrebbero distribuire le loro composizioni direttamente dal loro sito, in cambio di pochi centesimi o di una offerta libera, saltando così tutta la catena distributiva (e guadagnando lo stesso cifre decenti).
Gli autori validi ne ricaverebbero comunque di che vivere, qualcuno potrebbe anche diventare ricco. Le pippe no.
La pirateria danneggia le case discografiche, non la musica, e le rivendicazione dei discografici sono anacronistiche quanto le lamentele dei fabbricanti di candele nei confronti delle lampadine elettriche.
Bellissimo articolo.
Condivido appieno il tuo discorso sui booklets. Credo altresì che se l’artista o il gruppo è valido può “sopravvivere” ampliamente grazie ai concerti. Un diritto d’autore che s’estende per un periodo di settant’anni(del quale godono gli eredi)è antistorico ed anticulturale, anzi, ridicolo. Sono tante le cose ridicole della legge sul copyright. Credo sia preciso dovere di ogni cittadino infrangerla.
mi sembra che sia l’ascoltatore della Zanzara sia l’articolo si sia perso un pezzo della storia. Oggi l’acquisto di singole tracce senza DRM al prezzo di 99 cents è ampiamente disponibile non solo su Itunes ma anche su Dada, e dozzine di negozi online in Italia. La giustificazione che si debba comprare un cd anche per ascoltare una o due tracce è falsa.
Sanders:
è acquistabile qualsiasi singola traccia di qualsiasi CD esistente sul pianeta? Come non lo so io credo non lo sappiano in molti, e la colpa in questo caso di chi è?
Allora è vero che la qualità dello scarico via internet non è peggiore di quella di un CD originale? E’ alta quella di Itunes o è bassa quella del CD?