(Sto pensando a noi)
10/06/2009 - -5- fine pena mai ? Uno due tre… “Domenica é il mio compleanno. Dovresti festeggiarmi. Dovresti festeggiare il tuo sposo. E questo doveva solo essere un gioco, per Dio. Poi dice che uno trascende…No, non è gelosia da p.. ah
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fine pena mai ?
Uno due tre…
“Domenica é il mio compleanno. Dovresti festeggiarmi. Dovresti festeggiare
il tuo sposo. E questo doveva solo essere un gioco, per Dio. Poi dice che uno trascende…No, non è gelosia da p.. ah dici tardiva ? ma come erav..vabbé, la fai facile, la fai facile tu ma mett..no, dico..si, ho capito, prova a metterti nei panni miei a parti invert..ah dici che non esiste proprio si..e se fosse dipeso da te manco questo schifo sarebbe esistito, capisco..epperò quando sei venuta l’altra volta io t’ho spiata in faccia ed eri mic..toglimi le mani da dosso, calmat..e che diamine, come ti rinfaccio ? cosa ti ho rinfacciata (volevo dire rinfacciato scusa), machevuoidame, maccheavròdettomai, eunatortavolevoeunpo’d'attenziò..si che tu la torta me l’avresti fatta solo per non andare a festeggiare dai miei come non ti conosces..macchesarà mai, si, il solito vigliac..vabbé, il solito cod..eccihailepa..edecidituttotuilsolitocodar..cornuto va bene vab..cornuto si finiamola qui, buona giornata anche a te ! ”
Finalmente solo.
Puzza di piedi e libro in quell’ angolo di letto. Qualcosa andava pure tolto.
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“Io naturalmente verrei a letto con te, sei il mio tipo però va bene anche così, non roviniamo l’amicizia..”
Lei pensò, mi sta rassicurando che é un uomo, patetico.
“Ovviamente, se poi proprio non ti fidi e vuoi essere rassicurata sulla tua femminilità ti scoperei pure, per educazione”.
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Quei dialoghi m’avevan fatto tristezza perché usciti dal profondo del cuore, su questa pantomima di uomini e donne che a lungo andare ti porta a pensare, se ti fai vecchio in tempo prima di morire, che alla fin fine, castità a parte, l’unica trasgressione sia fregarsene, se vieni vieni.
Se poi muori prima, il film su Andy K. inizia con la fine, vieni con una botta sola.
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Ordinary people
Siamo io e lei. Lei non ha l’aria stanca, ma io si. L’aria da troia dovrebbe
essere quel suo sporgere le labbra truccate troppo, truccate male, dipinte di cesso, quando cerca di sedurmi seduti al tavolo di quell’osceno ristorante. Non capisco cosa ci faccia ancora qui, con questa sudicia mancata battona patetica e deforme. Non che lo sia, naturalmente. Non che lo sia sul serio.
Mia moglie è ancora piacente, una bella donna sui quaranta, enta-quaranta quando non sanno ancora cosa vogliono ma lo dicono meglio.
La mia cosa voglia non ha importanza, posto ne abbia mai avuta quando ancora non la vedevo così. Sciupata in una caricatura grottesca, risibile, del tutto risibile che qualcuno vorrebbe ancora farsela. Il cameriere non la caga proprio, neanche quando ripete il vecchio numero del fazzoletto e della calza. Che palle, più che venire mi vien voglia di finire. Quando arriva lui, è come quando arriva lo sgravio delle tasse, una bombola d’ossigeno, una liberazione.
Scopa, paga, via. A casa, via via, rompere ancora con queste fantasie quando oramai non hai più presa.
Lui è medio, normale. Né brutto né bello come lei, ma quel che peggio, mediocre come il suo chilometrico stacco di cosce magre e appese.
Mi ci appendo, infatti, come consuetudine. L’essere cornuto era davvero una gran cosa di passione quando c’era. Oggi, al ritorno, mi basti simulare una sega fatta al cesso sulla sera che posso finalmente congedarmi dal copione e finalmente stare spento.












