Mi ha colpito il passaggio in cui ricorda le parole di Pietrostefani dopo le accuse di Marino. Pietrostefani dice che con uno come Marino non avrebbe parlato di politica ma al massimo di come era il tempo all’aeroporto di Caselle. Dove Marino, operaio Fiat, andava a prendere le copie di Lotta Continua per poi distribuirle.
Erano dei borghesi che per un tratto della loro vita avevano giocato a fare i rivoluzionari e che poi, naturalmente, erano tornati nel calduccio delle loro famiglie, dei loro patrimoni familiari, delle loro carriere. Pietrostefani (dirigente ENI) aveva fatto un’ottima carriera, aveva fatto un ottimo matrimonio. Non c’è nulla che tira la loro vergogna più di questo. Ognuno può fare il percorso, l’itinerario che vuole. Ma poi deve chiamarlo col proprio nome. Deve dire che è stato un pagliaccio.
Già. Spesso queste cose non vengono dette.
Chiamare le cose con il loro nome è l’impresa intellettuale più difficile che ci sia.
Erri de Luca, oggi, sembra un asceta ma ha avuto un passato molto “attivo”.
Erri de Luca, questo bisogna riconoscerglielo, ha detto: ”Chiudiamo la vicenda giudiziaria e vi racconteremo come è andata”. Ma la sua posizione non è la posizione di tutti i suoi ex-compagni. Ho partecipato ad una conferenza dov’erano presenti sia Sofri che De Luca. Erri de Luca ed Adriano Sofri, che si trovavano a 5 metri di distanza, non si rivolgevano la parola.
Il suo libro ha avuto delle recensioni sui giornali cosidetti di sinistra?
No, nessuna.
Quegli anni hanno portato delle conseguenze politiche i cui effetti sono visibili ancora oggi?
Hanno cambiato la struttura ossea di questo paese. Si è formata una cultura e una subcultura. Una subcultura che continua a reputare Calabresi responsabile della morte di Pinelli. Una subcultura per cui, quelli di sinistra, malgrado tutto, sono migliori.
A suo avviso la deproletarizzazione della sinistra si può fare partire da quegli anni?
No. Non penso. Lotta Continua rappresentava il 2% della sinistra di allora. Poi c’era la sinistra quella solida, quella istituzionale. Che rappresentava il 35%, il 40% del Paese. PSI, PCI, CGIL. Gli operai mica stavano dentro Lotta Continua. Stavano dentro la CGIL, dentro il PCI. Bisogna distinguere tra questa traiettoria impazzita (LC) e la realtà più complessiva della sinistra italiana. Alcuni dei grandi dirigenti comunisti odiavano queste organizzazioni, queste forme di lotta. Amendola, tanto per dirne uno, odiava a morte questi gruppi. Loro erano la schegge impazzite. Avevano 20 anni, erano nuovi rispetto al tempo precedente. Per tante cose, certamente, erano originali.
Oggi ci sono schegge impazzite?
Ho scritto recentemente a proposito dell’attentato a Bologna alla casa Paon. Con una tanica di benzina hanno appiccato il fuoco e due ragazzi di destra si sono salvati calandosi dalla finestra. La storia che si ripete è farsa. Non c’è alcuna base, alcun fondamento e radicamento nella società. Allora c’erano decine di migliaia di persone coinvolte. La tragedia è stata allora. Non si possono fare paragoni. Oggi episodi questo tipo sono delle farse.
Pasolini nel 1975, in un editoriale sul Corriere della Sera, polemizza contro l’egemonia politica e culturale della DC e di un blocco clerico fascista.
Ma quale cappa clierico fascista! In Italia, dopo un certo periodo, tutti i fiori hanno fiorito, tutte le opinioni, tutte le irregolarità. I democristiani, ai quali hanno ammazzato i loro uomini, non hanno mai chiesto la pena di morte. La pena di morte la chiese La Malfa che era un laico. Che era un azionista. La cappa clerico fascista è un’invenzione di quella subcultura di cui le ho detto.
E’ giusto che siano sempre gli stessi a parlare di quei fatti? Esiste secondo lei la possibilità o addirittura la necessità che siano altri, le nuove generazioni, a parlarne?
Nessuno lo impedisce. Certo quelli che sono stati i protagonisti, e ci sono stati dentro, hanno il diritto di parola. Certo nessuno impedisce a nessuno. Credo, però, che sia difficile senza essere stati almeno sfiorati un po’ da quella dinamiche, da quelle atmosfere. E’ difficile rivivere quel momento in cui ciascuno di noi seppe che Luigi Calabresi era stato assassinato. Quel momento è stato un momento centrale. In quel momento seppi che qualcuno dei nostri poteva togliere la vita ad uno che stava andando a lavoro. E’ stata una cosa di cui non mi dimenticherò mai. Uno dei punti più sgangherati della difesa di quelli che sono stati accusati di fare parte del commando, Bompressi e Pietrostefani, fu proprio quello. Dire di non ricordarsi dov’erano quando seppero della morte di Calabresi. Pietrostefani disse che lo aveva saputo, dopo 4 ore, alle 13. Da uno che aveva incontrato per strada.
Ed oggi. Qual è la traiettoria del nostro paese?
Oggi è un paese che sta andando a votare per Noemi Letizia o contro Noemi Letizia. Non è che sia migliore o peggiore. E’ un altro paese. Punto.




Vanno di moda i libri dei reduci dalla lotta ideologica?
Aggiungo il mio modesto contributo artistico
http://www.youtube.com/watch?v=mSelMftBiak
Come si fa a non dire che un paese dove vince Noemi è diverso, sì, ma in peggio?
Sai Michele sei riuscito in un’impresa davvero incredibile: farmi piacere, per il breve tempo in cui ho letto la tua intervista, una persona di cui ho pochissima stima.
In questa occasione, però, pur non condivdendo tutto quello che ti ha detto, Mughini non mi è dispiaciuto. Merito tuo, sicuramente.
(by the way: l’osservazione nel commento di Maria Teresa è da applausi a scena aperta)
C.
Onore a Fronterrè che a ogni uscita editoriale di Mughini riesce a intervistarlo (ricordo ancora quella quando è uscito il libro sulla Bardot e Nico et similia). Come intervistatore è in crescendo come le domande s’accorciano.
bravissimo Michele, al solito
Merito del registratore. Sono un intervistatore tecnologicamente avanzato.
“Ognuno può fare il percorso, l’itinerario che vuole. Ma poi deve chiamarlo col proprio nome. Deve dire che è stato un pagliaccio.”
Partirei da qua… Sono parole di Mughini, ex di lotta continua, oggi filosofo del calcio. Più pagliaccio di lui…
Pietrostefani era un borghese? E lui cos’è? Di cosa vive? Di “varietà calcistici” e pubblicazioni revisioniste? Di pentitismo?
Cos’è, una presa per il culo? Quanti mesi di fabbrica s’è fatto Mughini? Quanti di co.co.co. o co.co.pro.? Quanti di contratto a progetto?
Mughini è uno dei tanti che erano di sinistra quando la sinistra rappresentava l’avanguardia intellettuale del Paese, che si sono poi convertiti alla chiesa del revisionismo nel momento in cui questa offre le migliori opportunità di successo.
E’ in buona compagnia, per carità…Pansa, Liguori, Ferrara, Ripa di Meana, occorrerebbero settimane per stilare la lista completa dei riciclati.
Furono giovani, ebbero idee, oggi stanziano nel circo equestre della tv commerciale o nelle pieghe del potere, in qualità di cosa? Di giullari di corte.
Un tempo erano autentici, oggi sono solo caricature. Per quanto Mughini possa sbraitare, nell’interesse delle sue pubblicazioni, la distanza morale che separa la coerenza etica ed ideale di Sofri dall’aristocrazia pelosa delle dichiarazioni di questo personaggio è abissale.
Al di là dei giudizi ci sono i fatti. Sofri sta scontando la pena per l’omicidio Calabresi, Mughini appoggia il suo culo tutte le settimane sulle poltrone di anale 5 per sparare stronzate riguardanti quel grande reality che è ormai il mondo del calcio.
“E’ giusto che siano sempre gli stessi a parlare di quei fatti? Esiste secondo lei la possibilità o addirittura la necessità che siano altri, le nuove generazioni, a parlarne?”
E lo chiedi ad un vecchio arnese come Mughini?
“Oggi è un paese che sta andando a votare per Noemi Letizia o contro Noemi Letizia. Non è che sia migliore o peggiore. E’ un altro paese. Punto.”
No, non è un altro paese, Mughini. E’ esattamente lo stesso Paese. Questo è il Paese di merda che la tua generazione ci ha lasciato in eredità. E che qualcuno, non tu, cercava di cambiare.
Avrei una proposta…Se vuoi sapere come veramente stanno le cose, perché, invece di intervistare questi figuri putrescenti, memoria di un tempo che essi stessi rinnegano, testimoni di una casta reproba di sin-verguenza del potere, non vai in un call center e intervisti il primo stronzo servo della gleba di turno, prima che si butti dal decimo piano di un grattacielo dell’hinterland milanese?
Magari se il giorno dopo si butta fai un vero scoop…
Perché, ai call center sanno chi ha ammazzato Calabresi ?
z guarda che ho la p.iva. Abbiamo capito che non ti piace mughini. E poi? L’argomento è Calabresi e gli anni 70. Con chi ne parlo con mio nonno buon anima?
Mughini? Luride,meschine pagliacciate.E si potrebbe dire di più e raccontare cose…
“z guarda che ho la p.iva. Abbiamo capito che non ti piace mughini. E poi? L’argomento è Calabresi e gli anni 70. Con chi ne parlo con mio nonno buon anima?”
Riguardo alla vicenda Pinelli/Calabresi c’è un bellissimo articolo proprio qua su giornalettismo, che sottoscrivo. C’è una verità riguardo a quella vicenda, che è una verità storica (una semplice correlazione di fatti) e c’è una nuova verità che è quella dei vincitori, i quali si servono, per la legittimazione finale, dei pentiti di sistema alla Mughini.
Che Mughini abbia convenienza a rinnegare il suo passato, visto che vive ad anale 5 non ho dubbi, che a noi convenga berci i suoi deliri è tutt’altra cosa…
Oh, basta guardarsi il Mixer di Minoli…
Quando la teoria di Minoli va da una parte, stai pur certo che la verità sta dalla parte opposta.
“Perché, ai call center sanno chi ha ammazzato Calabresi ?”
Perché, secondo te Mughini ha la benché minima idea se Sofri sia il mandante dell’omicidio Calabresi?
Ma poi…che importa chi realmente ha ucciso Calabresi? Credo che sia opportuno andare oltre e determinare in quel contesto quali fossero le forze in gioco. Se pensiamo di liquidare il caso Calabresi come una vicenda giudiziaria abbiamo perso in partenza. Una verità giudiziaria definitiva a riguardo c’è già. La verità storica è però ben altra cosa. E questa verità non ha nulla a che fare con i deliri di Mughini.
Ma possibile che stiamo parlando di Mughini? Ma come siamo ridotti?
grazie Z. per esserti ricordato il mio articolo
La cosa che stupisce un 28enne come me è perché mai a parlare con tanta acrimonia di quegli anni siano spesso (non sempre) coloro i quali per le loro idee e azioni non hanno pagato, anzi.
il signor mughini è uno di quelli che si sono riciclati e hanno scelto di lavorare sotto padrone: sono diventati cioè esattamente quello contro cui si battevano.
Non sono uno psichiatra, però mi viene da pensare che queste persone inconsciamente credano che voltando faccia al loro passato e sputando sopra le idee di allora, possano sentirsi a posto con la coscienza.
Le stesse persone casualmente parlano tutte con enorme rispetto di Sofri, l’unico che sta pagando per tutti. Sarà mica che il Sofri ricorda loro che sono un po’ vigliacchi e che una parte della sua pena sarebbe dovuta toccare anche a loro?
p.s. mughini come tanti altri ha solo capito che quel sistema non si abbatte se non rischiando tutto quello che si ha, e tutti insieme. Molto meglio farsi pagare la finta confessione e il voto a berlusconi (ché mica è un pentito: è uno che non ci ha mai creduto e ha sempre scelto secondo la mareggiata del momento).
Guarda Luigi, ho scritto quel che ho scritto col pensiero che andava ad una puntata di “Mixer” di Minoli nella quale la vicenda Pinelli/Calabresi veniva trattata con una sotterraneità ed una capziosità tali da ribaltare completamente la verità storica. Ricordo quella puntata come l’avessi vista oggi.
Pinelli innocente, vittima casuale di una situazione fortuita, e Calabresi vittima martire di un disegno folle e cruento di una massa eversiva bramosa di sangue.
Quella puntata di mixer si serviva, oltre che della retorica di stato sulla questione, delle testimonianze di due pentiti “eccellenti”: Mughini e Carlo Ripa di Meana, per sovvertire la verità storica dei fatti e delle responsabilità che ne conseguono.
Ai miei occhi esiste una sola verità: Pinelli era innocente ed è morto. Calabresi era il responsabile dell’ufficio della questura di Milano che, consapevolmente, ha direttamente o indirettamente determinato la morte dell’anarchico Pinelli. Calabresi era, evidentemente, se non altro a livello morale, “pro quota” responsabile della morte di Pinelli.
Se non si parte da questa verità storica, non si arriva da nessuna parte.
Capisco solo ora, leggendo il tuo post, che non era tua intenzione porti su una linea di continuità rispetto alla ricostruzione Minoliniana della verità.
Ma questo non trapela dalla tua intervista.
Ho riletto il tutto, ad essere sincero noto la tua volontà nelle domande, solo che dovresti dimenticarti di avere 28 anni, anzi, dovresti essere consapevole che a 28 anni il futuro è nelle TUE mani, non di questi barbagianni che la possibilità di avere un futuro l’hanno avuta e l’anno barattata con un posto fisso ad anale 5.
La prossima volta che intervisti personaggi come Mughini sii consapevole che questi vivono solo grazie ai tuoi sacrifici. Distruggili. Non meritano altro.
z. mi sa che c’è stato un fraintendimento: non l’ho fatta io quest’intervista
sono solo un lettore in questo caso, e condivido tutte le tue osservazioni.