Scegliere tra Pd e Pdl chi sia stato più pesantemente sconfitto in queste Europee non è semplice: il verdetto dipende infatti moltissimo dall’orizzonte temporale col quale si vogliono leggere i dati fuoriusciti dalle urne. Se l’arco di tempo che prendiamo in considerazione per analizzare l’esito elettorale è quello che va dalle Politiche dello scorso anno ad oggi (aprile 2008-giugno 2009), bisogna convenire che la sconfitta appartiene indiscutibilmente al Partito Democratico di Dario Franceschini. Rispetto a 14 mesi fa, infatti, il Pd ha perso ben 7 punti percentuali, recuperati solo in parte (3,5 punti percentuali circa) dall’Italia dei Valori di Tonino Di Pietro. Per un partito che si trova all’opposizione in tempi di crisi, tiri o no vento di destra, sono dati che non ammettono scusanti, anche e soprattutto in virtù del fatto che il duo composto da Pdl e Lega nello stesso periodo è arretrato solamente di un punto percentuale.
Se, invece, l’arco temporale che prendiamo in considerazione per valutare i risultati elettorali è quello delle ultime settimane, o di qualche mese, dobbiamo convenire che chi ha subìto la batosta è solo ed esclusivamente il partito di maggioranza, quello di Silvio. Un dato del 35% era infatti inimmaginabile fino agli ultimi giorni in cui era possibile pubblicare sondaggi, ma anche negli ultimi giorni di campagna elettorale, quando circolavano quelli clandestini e, a dire il vero, perfino quando erano usciti i primi gli exit poll. Tutti i sondaggi politico-elettorali resi pubblici fino all’ultimo secondo, infatti, clandestini e non, parlavano di un consenso per il partito di Berlusconi che si aggirava intorno al 40%, in leggero calo nelle ultime settimane, ma in ogni caso costantemente vicino a quella soglia, soglia che in molti consideravano come risultato minimo per il Pdl. Negli ultimi giorni Berlusconi parlava addirittura di un consenso al 43%, e annunciava di puntare al 45. I più pessimisti avrebbero potuto pronosticare al massimo un crollo al 37/38%. Il 35 fa dunque scalpore, mentre il misero e insignificante 26/27% ottenuto dal Pd, seppur 7 punti sotto le Politiche, perfettamente in linea con le aspettative degli addetti ai lavori, passa inosservato. La Lega Nord (oltre il 10%) e l’Italia dei Valori (all’8%), invece, possono tranquillamente brindare e godersi una soddisfacente affermazione. Mentre l’avanzata di Di Pietro è costante in ogni regione del Paese, quella del Carroccio ha le sembianze di una cavalcata verso Sud. Nella circoscrizione dell’Italia Centrale, quella che comprende Lazio, Marche, Umbria e Toscana, infatti, il partito di Bossi supera il 3%, un anno fa era al 2, ancora prima, alle Politiche del 2006, era all’1% circa, mentre cinque anni fa, alle europee del 2004, aveva raccolto solo lo 0,6%. Nella sola Umbria, tanto per fare un esempio, sfiora il 4% mentre il Pd crolla di 9 punti.
In tv né vincitori, né vinti, però, si sono mostrati in forma. Soprattutto gli sconfitti. Claudio Cicchitto del Pdl ha giustificato il calo del Pdl con l’astensionismo, contemporaneamente Maurizio Gasparri minimizzava il boom della Lega con la presenza del partito del Carroccio in tutte le regioni e non solo in quelle centrali e settentrionali come avvenne alle Politiche di un anno fa. Il dipietrista Leoluca Orlando, invece, in diretta a Porta a Porta non sapeva spiegare bene a chi si riferisse Antonio Di Pietro che pochi istanti prima aveva parlato di nuova coalizione di centrosinistra da costruire, di una diversa alleanza da mettere su partendo da nuovi programmi e nuove persone. E nemmeno la sua vicina di sedia aveva le idee ben chiare. Giovanna Melandri, così come il suo compagno ex segretario diessino Piero Fassino, ha parlato del suo partito ripetendo decine di volte il termine “progressista” per definire l’area cui fa riferimento: lo ha fatto senza avere mai il coraggio e la forza, o forse più semplicemente il via libera, di affiancare alle parole “democratico” e “progressista” anche il termine “socialista“. E, probabilmente in questo Pd che esce dalle urne con le ossa un po’ più rotte del Pdl, oltre alla parola “socialista” non si può pronunciare nemmeno il termine “laico“, né tantomeno “liberale“. In tempi di crisi, si sa, bisogna arrangiarsi e accontentarsi di quel poco che si ha: “democratico”, “progressista”, e basta. E da quelle stesse urne risorge proprio quella lista Pannella-Bonino che, senza apparire in tv, ignorata da tutti e in extremis inutilmente difesa dall’Autorità Garante, quei termini (“socialista”, “laico”, “liberale”) ha avuto il coraggio, la forza, ma direi la libertà necessaria per pronunciarli.
Poi c’è la Lega, che, per bocca di Roberto Cota, sfodera un sentimento anti-europeo, con riferimento in particolare all’ingresso della Turchia in Europa, senza precedenti. I risultati definitivi non sono ancora arrivati e proiezioni alla mano, dati positivi alla mano, si coglie al volo, fin da subito, l’opportunità di incalzare in maniera ancora più decisa il governo sui temi forti del proprio partito. Il successo della Lega, che va di due punti circa oltre il già ottimo 8,2% di un anno fa, si va ad incastonare in maniera perfetta nello scenario politico europeo, dove va di scena il vento di destra che, a fronte di un calo significativo dei socialisti, rafforza il Partito Popolare, che balza dai circa 220 seggi ai circa 270, e accresce l’area a destra del Ppe, quella degli euroscettici, quelli che, per intenderci, a volte degenerano nella xenofobia e nel razzismo. Poi ci sono i vincitori che non t’aspetti. Claudio Fava di Sinistra e Libertà parla addirittura di “grande risultato” per la neonata lista, di progetto politico da portare avanti, mentre Grazia Francescato si mostra felice per il successo dei Verdi che avanzano, quelli all’estero, e, incalzata da una giornalista sulla mancata unità di tutta la sinistra radicale, afferma che sono stati altri (evidentemente quelli della lista comunista) a chiudere le porte alle trattative. Ma poco prima era stato proprio il leader comunista Ferrero a rammaricarsi per una mancata unità che avrebbe permesso di superare agilmente lo sbarramento del 4%. Chissà a chi si riferiva. Pierferdy Casini, intanto, ritiene che l’esito di queste elezioni abbia dato un duro colpo al bipolarismo, proprio quel bipolarismo difeso dal vincitore Di Pietro. Roba da manicomio.




Poco da dire in più.
Dando una scandagliata locale, faccio notare:
1. La sempre più elevata rarefazione del Pd nel nord
2. Il dato del PDL in Abruzzo (con pochi votanti, vero, ma sinceramente mi sarei aspettatto l’astensionismo di destra più che di sinistra)
3. Lo “storico” sorpasso in Umbria, dove per la prima volta dal dopoguerra il primo partito non è quello della sinistra.
Aspettiamo anche le amministrative, che secondo me saranno portatrici di diverse “sorpresine”
Certo, rispetto alle attese un mezzo tonfo per Berlusconi. Ma per il centro-sinistra italiano la “traversata nel desrto è ancora lunghissima. E passa per un rinnovamento profondissimo della classe dirigente, in ambito nazionale e locale.
C.
Il centrodestra, a conti fatti e travasi a parte, è rimasto inchiodato al dato delle politiche. Per aumentare deve rispolverare qualche fatto di destra liberale, oltre alle pugnette celoduriste ed ai socialismi d’accatto.
Buona questa, Falkenberg! Prova a citarmi un ministro in carica da cui ci si possano aspettare “fatti di destra liberale”. Perfino Brunetta, che è quello che in alcuni suoi provvedimenti potrebbe sollecitare qualche illusione in proposito, si dice un “socialista non pentito”, il che mi fa dubitare fortemente della coerenza dei suoi propositi.
Tu continua pure ad aspettare… tra te e Comicomix vedremo chi si illude di più.
Di liberale c’è Benedetto Della Vedova, che però qualsiasi cosa succeda nel pdl non potrà mai fare nulla. Col Pdl schiacciato sulle posizioni della Chiesa non ha potuto far altro che manifestare sotto Montecitorio con un cartello al collo. 1 solo liberale su circa 400 parlamentari del partito di berlusconi è un po’ poco. O no?
CHI …MAL SEMINA ,DICE IL MEZZADRO,,,,,,COVONE….VUOTO,IL CAV… PENSAVA CHE LA PASSAVA LISCIA.
Sì, pensava di farcela, ma intanto può dormire sonni tranquilli col Pd che naviga in acque ancor più agitate delle sue. Centrodestra ben saldo intorno al 45%.
A dire il vero di liberali ce n’è anche qualcun altro, che ovviamente non è bravo a rendersi visibile come un esponente di scuola radicale quale è Della Vedova.
Almeno nel centrodestra si tratta comunque di un’etnia in via d’estinzione. Del resto Papi ha già detto che il multietnico non gli piace – Aida Yespica a parte, of course.
BRAVO DI PIETRO ,VAI COSI SE CONCISO..E SICURO…SE NON CERI TU IN QUESTA..BAGARRA ,TI DOVEVAMO CREARE.,L-ITALICO..VOTA A SUO INTERESSE ..SIA IDEALE.CHE POLITICO…MA PIACE QUANTO ANCHE SE ANTAGONISTA. LASCIA IL BUON ESITO DEL SUO OPERATO ,COMPLIMENTI BRAVO.
Dico solo che in gallura ha votato solo il 37% degli aventi diritto.
Tanti discorsi, tanto livore!
ma quello che conta sono i fatti concreti: PDL+LEGA in salita; PD+IDV in discesa.
L’Europa va a destra e Repubblica e i suoi mandanti si ciucciano il calzino.
SARA…ma il vostro GABBIBO…e sul viale del tramonto..e, compassato …STA ALLA FRUTTA.. E CAFFE- EEE AL CREPUSCOLO.
ATTENTA…AGLI IDI DI MEZZA ESTATE..X..IL GABBIBO..AAA AIUNDSTEN …PAISA-