Un benefattore

07/06/2009 - TUTTO E’ CAMBIATO. Quando le telecamere si spensero andai dai miei collaboratori di un tempo. Non erano riusciti a spendere nemmeno metà del denaro che era stato raccolto. Non ci erano stati progressi anzi la disorganizzazione era massima. Mi arrabbiai,

     
 

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TUTTO E’ CAMBIATO. Quando le telecamere si spensero andai dai miei collaboratori di un tempo. Non erano riusciti a spendere nemmeno metà del denaro che era stato raccolto. Non ci erano stati progressi anzi la disorganizzazione era massima. Mi arrabbiai, per la prima volta dissi che erano incompetenti e che solo io mi sbattevo per tutti. Uno dei ragazzi guardò i miei vestiti puliti, tolse il suo camice ancora insanguinato e andò via all’istante. La notte prima, mi dissero, aveva visto morire un bimbo e la madre perché mancavano gli antibiotici: aveva cercato dappertutto, promesso cifre enormi a chiunque ma nessuno aveva la sospirata medicina. Forse allora avrei dovuto riposarmi un attimo, cacciare via tutte le sanguisughe che mi seguivano, scordarmi per un attimo del conto in banca e ricominciare da zero. Ma pensai che l’unico modo per recuperare era di intervenire più radicalmente, di riorganizzare tutto alla luce di una maggiore razionalità, una nuova efficienza. Lavorai con la dedizione di un tempo, per mostrare che ero ancora capace di capire come andavano le cose e come si risolvevano i problemi. Sentivo gli altri ostili ma credevo si sbagliassero, che non capissero che, una volta riorganizzate le cose, tutto sarebbe tornato come un tempo.

camerinoGLI ALTRI IMPEGNI. Ma avevo anche impegni in Italia, l’organizzazione assumeva sempre maggiore importanza e poteva diventare lo sponsor di alcuni concerti di cantanti famosissimi, di una squadra di calcio, di ricchi filantropi. Ognuno, però, voleva che fossi presente, per il calcio di inizio, per un discorsetto, per la prefazione di un libro o il ringraziamento per le donazioni. Accorciai i tempi, nominai un capo tra coloro che non mi avevano voltato le spalle. Gli dissi quale era la filosofia del campo: l’assistenza a tutti, a qualunque costo e fino all’ultimo respiro. Mi disse che era un onore occupare quel posto e che non me ne sarei pentito. Andai via senza aver toccato un bisturi. Senza nessuno che mi salutasse se non il mio nuovo sostituto. Deprecai la protesta degli altri, che pure capivo ma che ritenevo sbagliata: eravamo dalla stessa parte, i malintesi si sarebbero appianati.

PRESAGI. Mentre salivo sulla jeep vidi il capo tribù in un angolo, seduto indifferente. Capii che mi voleva parlare per cui fermai tutto e andai a salutarlo. Gli chiesi come stava, se il suo sonno era stato salutare e lui mi disse che era stato tormentato: aveva sognato uno scorpione che girava sulla sua spalla, che lo aveva accarezzato per tre volte. Lui lo aveva visto ma non lo aveva scacciato e quando si era girato lo aveva morso. Non disse altro e il rumore della jeep coprì il nostro silenzio. Andai via con questo brutto presagio che scacciai con il pensiero che stavo facendo ancora del bene, che tutti i miei sforzi erano solo per loro, per la loro salvezza. Non un sorriso di quelle feste era per me, sopportavo tutto quel lusso solo per tornare da loro con più mezzi, più possibilità di curare.

UNA AGENDA FITTA. Ma questi pensieri furono travolti dall’agenda dei miei collaboratori. La macchina organizzativa era incredibilmente complicata ma loro la guidavano con destrezza e efficienza. Entrai in uno spettacolo continuo, senza tregua, in cui mille personaggi mi affiancavano in ogni tipo di rappresentazione. Tutti i proventi arrivavano a me, economici come di fama. La stima nei miei confronti cresceva senza sosta e, come mi mostravano, fruttava soldi senza fine.

UN IDOLO. Ero diventato un idolo, un mito da imitare o, in molti casi, da conquistare. Ormai non facevo più caso alle truccatrici che mi ronzavano attorno: riuscii però a scandalizzarmi, un giorno, quando mi offrirono un striscia di coca, perché mi avevano visto stanco. La conduttrice del programma mi venne a pregare in ginocchio perché tornassi in trasmissione. Aveva un viso da bambina, un cerbiatto vestito da prostituta, e non resistetti alle sue lacrime. La sera, entrando nel suo letto, cercai solo la purezza di quello sguardo, un rifugio a tutti i miei sensi di colpa. Non fu l’unica volta, così diventai una sorta di slot-machine. Chi tentava la fortuna sapeva che poteva guadagnarsi un prezioso pettegolezzo, la sicurezza (seppi dopo) di portami in trasmissione. Una sera che dissi di no mi ritrovai con una denuncia per molestie sessuali.

LE INCHIESTE. Fu ritirata subito ma i giornali ci vendettero molte copie. Dopo aver insistentemente costruito un mito erano pronti a disfarsene. Vista l’inconsistenza della prima accusa vennero fuori storie di frequentazioni con persone dalla fedina penale non limpidissima, spese e rimborsi fiscali gonfiati, compensi in nero. La magistratura cominciò ad indagare non più su accuse false ma su fatti veri. Chiesi spiegazioni a mia sorella ma lei era fuori dal gioco. Tante volte aveva cercato anche lei di mettermi in guardia ma io non l’avevo ascoltata, fidandomi degli esperti. Questi dichiararono che ero sempre stato informato, che tutte le decisioni venivano da me. Forse era anche vero, forse potevo capire che lo scorpione mi stava per mordere ma avevo girato la testa dall’altra parte. Avevo pensato che potevo domarlo quando mi accarezzava e invece stava solo preparando la sua preda.

I MIGLIORI AVVOCATI. Non ho voluto spendere soldi in avvocati. Ho scoperto di averne tanti, sottratti chissà come ai fondi per l’organizzazione. E’ stato un regalo dei miei preziosi consulenti che sono venuti a propormi un buon collegio difensivo. Ma io non voglio difendermi da accuse che sono verissime, li ho licenziati tutti e ho lasciato che mi buttassero in questa cella.

carcereDel mio ospedale non so molto. Spero che ritroverà, nella nuova mancanza di fondi, lo spirito giusto che si era perso.

UNA NUOVA OCCASIONE. Ma la vita, forse, vuole essere di nuovo buona con me. Un giudice che dice di avermi sempre apprezzato senza mitizzarmi prima e demonizzarmi dopo mi ha promesso di assegnarmi ai servizi sociali. In un piccolo paesino del sud, in un ospedale che non conta nulla, pieno di malati ma povero di soldi.

Ora devo riflettere, ora devo concentrarmi per sfruttare la mia grande occasione. Forse potrò ricominciare ad operare, forse negli occhi dei disgraziati di casa nostra potrò ritrovare quella luce di speranza che ha illuminato i momenti più belli della mia vita.

     
 

4 Commenti

  1. marblestone scrive:

    Stavolta mi tocca: questa storia è frutto della mia fantasia e ogni fatto o riferimento a persone realmente esistite (o esistenti) è puramente casuale

  2. Comicomix scrive:

    Ho letto. Ho visto. Ho riflettuto.

    E’ una linea sottile quella che distingue il volontariato dal “business” del volontariato. La voglia di fare davvero del bene e la vanità di vantarsene.

    E’ sottile anche il confine tra la necessaria strutturazione di inziative “benefiche”, che non possono prescindere, da un certo punto in avanti, di un’organizzazione “manageriale” e la loro trasformazione in “macchine per soldi”, per cui si finisce per dimenticare il vero scopo per cui si fanno queste cose.

    Lo so perchè l’ho visto e lo vedo: mantere il cuore puro quando devi usare (bene) il cervello.

    Non credo ci siano risposte possibili, se non dentro se stessi.

    Certo è vero che la condizione umana e soprattutto le “società” umane finiscono spesso per oscurare il “cuore”.
    Ma è possibile far coesistere l’amore per il prossimo, il fare del bene e l’organizzazione di queste opere?

    La risposta, amico mio, is blowing in the wind.

    Spero tanto di sì.

    C.

    (Un abbraccio a L. da tutti noi)

  3. Lucia scrive:

    Che fervida fantasia Pietro!
    Ciò che mi colpisce dei tuoi racconti è la “continuità emotiva” rappresentata dai personaggi, segno evidente che l’autore dimostra di avere un animo sensibile! Complimenti!
    In effetti, questo racconto potrebbe fungere da copione per un set cinematografico…mi è piaciuto! :)

  4. marblestone scrive:

    @comicomix
    Credo che sia possibile, ci sono sicuramente tante persone che riescono a farlo. Ma il mio racconto voleva evidenziare i compromessi che deve affrontare anche chi è provvisto delle migliori intenzioni.
    Un bacio al tuo angioletto da parte del mio…
    @Lucia
    Grazie, in effetti io vedo sempre le mie storie e poi le scrivo. Quindi sarebbe bello metterle direttamente in video

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