Il discorso di Obama all’universita’ Al Ahzar del Cairo (non il presidente del Toro): un bell’ onesto temino sul Medio Oriente, fondato sul reiterato “ti stimo fratello” per l’Islam, ma gran poco di nuovo sul piano delle strategie e dei fatti. Ma e’ quanto basta al NOSTRO mainstream bisognoso di carisma per celebrare la “svolta”
Controcorrente è la rubrica periodica – piaccia o meno – di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr ( http://ne0quidnimis.blogspot.com ). Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Può causare allergia, sonnolenza e dare assuefazione.
E’ stato sostanzialmente un lungo pistolotto l’address di Barack Obama dal’Universita’ Al Ahzar del Cairo al popolo arabo, maccheddico, all’intero Islam (ve l’immaginate un messaggio diretto “alla Cristianita”? Manco il papa ..). Un elenco dei do’s e dei don’t del bravo politico progressista occidentale: full respect per i fratelli innanzitutto (yo, yo, check this out man), indice puntato sulla colonizzazione madre di tutti i peccati del mondo e poi via falli sognare, mantenendosi sempre cerchiobottista, senza sbilanciarsi sul piano dei fatti concreti. Poco da dire quindi ci sarebbe, i messaggi qualificanti – due popoli due stati per Israele-Palestina, no nukes per l’Iran etc.etc.- paiono quelli di sempre. Se non fosse che l’accoglienza (in Occidente) del discorso, in genere ai limiti della commozione (cerebrale): ho visto cose che voi umani … Rai Tre ad esempio, tutta prostrata in adorazione a partire dalla la corrispondente Giovanna Botteri in pieno love hangover post coitum, con aggettivazione la meno retorica e roboante della quale e’ “storico“, “campale“, “epocale“, “di svolta e di rottura“. Solo DiBella mette avanti Hillary e cita: “belle parole, ora bisogna far seguire i fatti”. Poteva Controcorrente astenersi dal commento fazioso si, ma fuori dal coro?
IN SINTESI – Cominciamo col ribadire un giudizio di sintesi sullo speech del Barack, in modo da giocare a carte scoperte: trattasi un bel temino da liceo un po’ prolisso, dal titolo: “come ti sistemo il M.O. in du’ balletti e torno ad occuparmi della Gm“, infarcito peraltro di qualche svarione da luogo comune nei passaggi storici. Un titolo piu’ colto potrebbe anche essere, parafrasando il saggio con cui Einstein ottenne il Nobel: “Su un punto di vista euristico relativo alla produzione e alla propagazione della pace in M.O.“. Lo svolgimento? Oscillante tra un “‘Sta mano po’ esse’ fero/e po’ esse’ piuma./Stavorta sara’ piuma” e un “Renderemo il Medio Oriente/piu’ bello e piu’ grande che pria./Bravo!/Grazie!“. Piu’ la seconda che ho detto comunque, rende meglio il tono tra l’ispirato e il messianico (probabilmente quello che piu’ eccita la Botero e quelli come lei), tipico della temper del giovane Barack Hussein. Per dar conto all’inclito pubblico dei perche’ della posizione, facciamo un puntuale “commentario” della lunghissima concione, il cui testo integrale potete trovare ad esempio qui in video e in testo originale.
NEL DETTAGLIO – Dopo il saluto Obama va subito al punto: c’e’ baruffa nell’aria tra gli Usa (non l’Occidente intero?) e il Mondo Musulmano (questo invece intero). L’uomo e’ intelligente e corretto, evita la scorciatoia da lettori della Gazzetta dello Sport e non ne da’ pilatescamente colpa a Bush; piuttosto la prende alla larga accennando a “secoli di coesistenza e cooperazione tra Islam e Occidente ma anche di conflitti e guerre religiose”. Poi tra colonialismo e guerra fredda, modernita’ e globalizzazione, arriva a identificare il colpevole: i “violent extremists” dell’undici settembre, causa prima della eccessiva reazione occidentale, che ha incolpato i Musulmani di esser contro non solo agli Usa e all’Occidente ma anche ai diritti umani. ‘Sta spirale perversa di odio e sospetto reciproco, dice, deve essere conclusa: da cui il titolo qualificante del suo discorso, “a new beginning between the United States and Muslims around the world“: Usa e Islam non sono alternativi e in competizione, afferma, ma al contrario devono avere un rapporto basato sulla condivisione e il mutuo rispetto. Non avverra’ per un semplice discorso, riconosce, ci vorra’ del tempo, ma gia’ l’affermare apertamente i sentimenti che abbiamo tutti nel profondo del cuore aiutera’ a iniziare il processo. Da bravo venditore, Obama qualifica se’ stesso come “adatto al ruolo”: sono cristiano, afferma, ma col padre di famiglia musulmana da generazioni (qui e’ stato accorto: per l’Islam la religione del figlio DEVE essere quella del padre, in caso contrario e’ apostasia e la pena e’ la morte). Parla della sua contiguita’ con l’Islam ( e non adesione, anche qui accorto) quando cresceva in Indonesia e cita il debito che la civilta’ avrebbe con l’Islam (l’algebra, la bussola, la stampa, la medicina: tutta roba inventata in realta’ in Estremo Oriente o nell’antica Grecia, che gli Arabi ebbero comunque il merito di apprendere e diffondere). E continua a sbilanciarsi, parlando di tolleranza e egalitarismo razziale dimostrate dall’Islam (un ambito in cui chi ha religione diversa paga una tassa e deve star sghiscio, non s’e’ mai capito quando la schiavitu’ sia stata abolita, in cui “nero”, “servitore” e “cane” sono termini equivalenti, bah). Sia come sia, e’ ora di finirla con gli stereotipi, e questo deve valere anche per come i musulmani giudicano gli Usa. Ecco, forse questo passaggio cerchiobottista come tanti altri e’ la vera novita’ del discorso obamiano: sarebbe un po’ stanchino di esntire il suo Paese dipinto come “a self-interested empire“, finiamola per favore. Gli Usa non sono contrapposti all’Islam anzi questo ne e’ parte importante (non il contrario per fortuna), con piu’ di sette milioni di musulmani e 1200 moschee nel suo territorio. Qui il discorso s’inoltra ai margini del baratro: liberta’ religiosa protetta dallo Stato, il suo governo s’e’ rivolto ai tribunali per proteggere “il diritto” delle donne musulmane di portare la hijab e di punire chi lo voglia denegare.



La critica ai neocon mi sembra fondatissima, sia la dittatura del proletariato, che l’esportazione della democrazia sui basano sull’ideologia, sul concetto che le istituzioni plasmano le persone, concetto tuttaltro che liberale e che se non ha funzionato per il socialismo perchè mai dovrebbe funzionare per la democrazia?
Se mi si dice, iniziamo ad abbattere un dittatore, e nel giro di 20 anni, con le nuove generazioni la democrazia si potrà consolidare potrei anche crederlo, ma crederlo possibile da un giorno all’altro è stupido e alla prova dei fatti irrealizzabile.
Che Obama non proponga in realtà niente di concreto e abbia fatto un sermone secondo me non ha molta imnportanza, gli uomini di governo si valutano per le azioni e per i risultati concreti, l resto è aria fritta.
Beh è buffo che i teocon de noantri giudichino ininfluente un discorso se lo pronuncia Obama ma invece terribilmente pericoloso e degno di bombardamento immediato se invece è Ahmadinejad che parla. Vero è che le parole hanno peso, anche perchè di solito sono accompagnate dai fatti (e infatti in Israele qualcuno è subito diventato molto nervoso a sentirsi dire che i coloni devono sbaraccare).
Guardate che non si è mica in Italia dove c’è chi promette riforme liberali da 20 anni.
Trovo contraddottorio (o forse non ho capito bene)il passaggio: “Che Obama non proponga in realtà niente di concreto e abbia fatto un sermone secondo me non ha molta imnportanza, gli uomini di governo si valutano per le azioni e per i risultati concreti”.
Quanto al’export – della dittatura del proletariato o della democrazia, secondo i gusti – non sarei cosi’ tranchant, il tema e’ sottile e ha implicazioni “solidaristiche” – per usare terminologia cara al socialismo e al cattolicesimo ma anche all’illuminimo di J.J. Rousseau – non banali.
Sorry, SigPar e’ Abr, problema di login “pirata.
Teocon a chi? Ho ucciso per molto meno.
Nel merito, purtroppo l’iraniano investe a svilupparsi la Bomba, oltre che farneticare.
Per non dire, tra il concionare sui massimi sistemi parlando di fratellanza e rispetto e sibilare “ebrei cancro del Pianeta”, non so, ma io ci vedo ancora una sottile ma significativa differenza.
Mi rendo conto che cio’ venga valutato meno da qualche sensibilita’ social-liberal termondista ancora in giro, ma questo non e’ un mio problema.
non c’è nessuna contraddizione, i discorsi dei politici e degli uomini di governo spesso sono pura manutenzione del consenso, mentre gli atti del governo possono prendere tuttaltre strade, e alla fine conta di più sporcarsi le mani con la realtà dei rapporti di forza che fare tanti discorsi inutili, l’esempio classico è Kennedy che mentre lisciava il pelo a parole alla sinistra era un falco in politica estera….
“Nel merito, purtroppo l’iraniano investe a svilupparsi la Bomba, oltre che farneticare.
Per non dire, tra il concionare sui massimi sistemi parlando di fratellanza e rispetto e sibilare “ebrei cancro del Pianeta”, non so, ma io ci vedo ancora una sottile ma significativa differenza.”
Mi sembra un ragionamento debole. I discorsi e la propaganda servono a generare o consolidare il consenso sul fronte interno, ma i “fatti” in politica estera, quando tiene il consenso interno, riflettono esclusivamente i rapporti di forza.
Teheran non potrebbe mai usare la bomba atomica nemmeno se l’avesse, perché così facendo determinerebbe la propria fine.
Gli Stati Uniti, invece, in linea teorica potrebbero scatenare un attacco nucleare su qualsiasi paese non sia la Cina o la Russia, senza tema di ritorsioni militari significative. Il dramma occidentale nei confronti di una nuova potenza nucleare esterna alla propria sfera d’influenza diretta, sta nel fatto che questa diventa automaticamente meno ricattabile e che un eventuale intervento militare contro quello stato diventerebbe più rischioso e dispendioso.
Poi, mi sembra di capire che t’interessano i fatti.
Vediamoli questi fatti.
L’Afghanistan è sotto occupazione militare da quasi otto anni, l’Iraq da sei e, ad oggi, di fatto, non si sa quando e se queste occupazioni termineranno.
L’occupazione dell’Iraq è stata perpetrata al di fuori dell’egida dell’ONU, quindi si configura come un’aggressione criminale da parte di uno stato sovrano ai danni di un altro stato sovrano. La propaganda sulle armi batteriologiche è stata sbugiardata da tempo, l’interesse vero è palesemente il controllo delle risorse petrolifere mediorientali.
Questa occupazione ha determinato la morte di oltre 750.000 persone.
Guantanamo e Abu Grahib, la tortura e la deportazione sono le fondamenta sulle quali l’occidente costruisce la democrazia nei paesi occupati?
Credo che questi fatti bastino e avanzino.
Non vedo come il milione di morti ammazzati tra Afghanistan e Iraq possa avere nulla a che fare con la promozione della democrazia.
Tanto valeva allora buttarci su una bella bomba nucleare, ammazzarli tutti, decontaminare l’area e colonizzarla instaurando una bella repubblica democratica.
E l’Egitto e l’Arabia Saudita alleati USA che sono? Repubbliche democratiche?
E Berlusconi e Napolitano che accolgono con tutti gli onori Gheddafi, dittatore ed antico sponsor del terrorismo internazionale non ti fanno ridere?
Spero di non deluderti se oso affermare che la politica estera occidentale non è affatto interessata alla democrazia, bensì alla solita vecchia logica imperialista del controllo territoriale e dell’approvvigionamento di materie prime. Non lo dico io, lo dicono i fatti.
E Obama, come ha già scritto qualcuno, non è Gesù…un uomo non fa sistema.
Ehm. SOno un archeologo ed ho lavorato proprio in Andalucia, Granada e Malaga. Guarda che i resti archeologici dicono qualcosa di un po diverso da quello che sostieni tu, del resto i tubertiani sono ancora diffusissimi e alle elementari si studiano ancora vassalli e valvassini che, in realtà, non sono mai esistiti. (mi scapperebbe anche da dire che qualche pazzo è persino riuscito a far credere a 20 milioni di persone che in pianura padana c’erano i celti, ma pazienza…)